Articolo52

DIRITTI & ROVESCI

Sito d'Informazione Comparto Difesa e Sicurezza

 

Dirittie & Rovesci - Nei Diritti ci sono anche i  Rovesci - Franco Leo delegato COCER AM

Home ] CHI SCRIVE ] DIARIO del GIORNO ] AVVOCATO RISPONDE ] LA POSTA ] AGENZIA STAMPA ] FORUM ] CHATT ]

Cari Amici e Lettori,

Il Sito "Diritti & Rovesci" in collaborazione con Articolo52, Mailing-List  fondata da Giovanni Palantra, da oggi tracciano un percorso comune volto a promuovere il dibattito e il miglioramento dell'informazione ad uso dei colleghi internauti. Alla mailing-list partecipano Delegati, Cobar, Coir, Cocer di tutte le Forze Armate, fonte di discussione e spunti di riflessione, non mancano i toni accesi viceversa la polemica non è gradita.

Non è un FORUM dove il libero anonimato favorisce il lato peggiore del visitatore. La "lista" si presenta come luogo per favorire la discussione su specifiche tematiche proposte, volta volta, dal moderatore. In poche parole una "piazza virtuale" in cui scambiarsi opinioni e suggerimenti.  

 

 
 



PARTITO PER I MILITARI? NO!, GRAZIE

 

Non credo che serva, se non a farsi che qualcuno possa “mettersi in mostra” e, in questa società di carta, plastica e televisione, fingere di rappresentare qualcuno o, forse, qualche idea.

Questa del “partito dei militari” è un’idea corporativa, che nasce in un momento di estrema difficoltà per i cittadini. In Italia la crisi non è solo economica, è anche sociale, culturale, politica, morale.

Pensare di fondare un partito per risolvere i problemi di una categoria (“corporazione”), con
tutto il rispetto per chi lo ha pensato, non mi sembra una grande idea.

Pensare ad un altro partito in un paese che, solo per calcolo elettoralistico, è capace
di organizzare elezioni con 30, dicansi 30, liste presenti sulla scheda elettorale, non è solo un azzardo: è un controsenso.

E per fare cosa poi?

Noi siamo una categoria di lavoratori, ne più, ne meno, che simile a tante altre categorie. Abbiamo qualche particolarità, questo si. L’ho già scritto, una di queste è che, per contratto, siamo disposti a morire per difendere il nostro Paese e perciò il nostro lavoro si svolge attorno a questa possibilità.
Anche gli altri cittadini dovrebbero avere, normalmente, la stessa disposizione d’animo, ma a differenza loro, noi ci addestriamo per difendere la Patria.

Basta questa “singolarità” a farci diversi dagli altri? Io non sono disposto a crederlo, non voglio crederlo: perché non voglio essere diverso dagli altri.

Io sono un cittadino italiano, vivo in un paese che da oltre 60 anni ha una legge fondamentale scritta col sangue dei deportati, dei tanti che si sono opposti alla dittatura, militari e civili, dei cittadini che hanno costruito con la Resistenza gli ideali per far rinascere un paese più forte, più
democratico, più libero.

Serve un partito dei militari a rafforzare tutto ciò?
Non credo. Là dove hanno fallito i partiti “generalisti” non possono riuscire quelli corporativisti.

Non abbiamo bisogno di un partito dei militari. Gli onorevoli che tanto gentilmente si prestano ad organizzare questa “conferenza di presentazione” si impegnino, piuttosto, a venire incontro a quelle che sono state richieste chiare della maggior parte dei militari: dateci un organismo
rappresentativi che, a parità di quello che fanno i sindacati di polizia, abbia gli strumenti per dar voce alle giuste istanze di progresso, democratizzazione,
libertà, rispetto e giustizia che i militari chiedono.

Partito dei militari?
NO grazie!

Sindacato ai militari? SI, al più presto!

GIOVANNI PALANTRA

CONTINUA NEL FORUM
 

ISCRIVITI  Articolo52

 

Tuo Nome *

Tua Email *

Messaggio:

*obbligatorio

 

 

 
 

Luca Marco Comellini
Oggi, 21 gennaio 2009, Luca è al 15° giorno di astensione volontaria dall’assunzione di cibi liquidi e solidi.
QUINDICI giorni. Quanti di noi riescono ad immaginare di stare QUINDICI giorni senza cibo?
Luca è sposato, ha una moglie, ed un figlio. Di CINQUE anni. Non conosco ne la moglie, ne il figlio.
Conosco Luca. E’ un gran rompicoglioni. E’ uno che pensa di avere quasi sempre ragione lui. E’ uno che non ascolta se dici qualcosa che è diversa da quello che pensi tu.
E’ uno che polemizza.
E’ uno che vuole capire. Che si pone delle domande.
E’ uno che sa di avere dei doveri, e nessuno gli hai mai contestato di non svolgere i suoi doveri. Però è uno che sa di avere anche dei diritti. E spesso ha contestato che questi diritti gli venivano negati.
Non è molto amato Luca. A volte nemmeno dai colleghi, immaginiamo quanto possa essere ben visto da alcuni superiori.
Luca è un maresciallo dell’Aeronautica Militare.
Ho letto diverse cose su Luca in questi giorni. Quello che mi ha più impressionato è stato un forum “militare” nel quale, a parte colui che ha iniziato il thread, nessuno di quelli intervenuti ha ritenuto di dover esprimere solidarietà a Luca. Il più buono si è chiesto perché ha deciso di fare il militare se poi pretende di far valere i suoi diritti.
Ma perché Luca non si sta alimentando?
perché vogliono congedarlo utilizzando uno strumento legislativo scritto 54 anni fa (la legge 599/1954, Stato giuridico dei sottufficiali delle forze armate), quando ancora la nostra Costituzione non era stata pienamente attuata, quando il regolamento di disciplina era ancora quello fascista, quando la “legge dei principi” (la legge 382/78) non era nemmeno immaginabile. Una legge che, in alcune sue parti, ha forti dubbi di incostituzionalità.
Luca è oggi sottoposto ad un “procedimento disciplinare di stato”, un atto “parziale” dell’amministrazione, un atto nel quale ognuno di noi potrebbe incappare anche allo stato attuale, perché molti di noi hanno fatto o fanno azioni che sono assimilabili a quelle per le quali Luca è sottoposto a provvedimento disciplinare.
Quanti di noi hanno “assunto cariche politiche” oppure “sono iscritti a partiti politici”? Cosa peraltro non vietata dalla legge e dal regolamento. A quanti di noi è capitato di parlare anche male delle istituzioni? e quanti di noi hanno fatto ricorso contro l’amministrazione? e tante altre cose del genere o simili. Parlano di imparzialità delle forze armate rispetto alla politica. E i generali in parlamento? E quei comandanti che negli anni scorsi, anche prima delle ultime elezioni, hanno permesso la propaganda nelle loro caserme? (casi pubblicati sulla stampa, locale e nazionale), e i partiti politici che usano simboli militari per farsi propaganda? C’è poi la questione della presentazione delle petizioni ai presidenti di Camera e Senato, una questione che SMD ha risolto di recente, spiegando che anche i militari, in quanto anzitutto cittadini, hanno il diritto di poter presentare petizioni alle Camere, come previsto dalla Costituzione: e meno male!
Ma c’era bisogno che lo scrivesse SMD? Non basta una logica interpretazione della norma? A volte non è sufficiente comportarsi come “il bon padre di famiglia”? Magari non siamo molti quelli che hanno presentato petizioni, ma quanti di noi le hanno firmate?
E allora perché Luca?
Forse per le cose che ho detto all’inizio.

 

GIOVANNI PALANTRA

Articolo tratto dalla lista di Articolo52   per iscriverti

Sulla vicenda Comellini altro materiale:

 

 
 
 

SPECIFICITA'

Cari amici,
è qualche giorno che "rimugino" sulla specificità. Se ne sta facendo un gran parlare, ce l'abbiamo, non ce l'abbiamo, ce la danno, non ce la danno.
Per la verità ho sempre pensato che parlare di "specificità" senza indicare di cosa stiamo parlando era come preparare una scatola vuota e farla riempire da qualcun altro, qualcuno che lì dentro poteva mettere tutto ciò che voleva e noi non avevamo la certezza di cosa ci avrebbe messo, perchè come spesso accade, da sempre ma recentemente di più, appare assodato che essendo militari siamo tutti tenuti ad avere un tutor che, di volta in volta, può essere l'anziano, il più alto in grado, il comandante, il generale, il ministro, il presidente del consiglio, il presidente della repubblica, tutti titolati a dire cosa siamo. Tutti titolati tranne noi.
Perchè noi non abbiamo, ovviamente, alcun titolo a parlare di noi stessi. I poveri delegati COCER ancora si illudono di poter parlare, e infatti quelli dell'AM hanno pure l'ardire di fare una delibera nella quale si permettono di dire che "l'orario di servizio non si tocca". Anzi a dare maggior peso alla cosa, si permettono pure di ricordare a chi di competenza che l'orario di servizio rientra tra gli argomenti di specifico interesse della Rappresentanza Militare!!!
E già mi verrebbe il dubbio che lo sia un argomento di specifico interesse perché mi pare che gli altri cocer non sono minimamente interessati alla cosa.
Ma torniamo alla specificità. Dicevo che sono alcuni di giorni che ci penso. Le polemiche tra i nostri amici su cosa sia sono ancora abbastanza fresche, ma non sono servite a dirimere i dubbi.
Poi però ascolto il telegiornale e mi rendo conto di cosa sia la nostra specificità e mi chiedo perché tante chiacchiere quando la specificità nostra e dei poliziotti e sotto gli occhi di tutti continuamente?
Morire è la nostra specificità, correre il rischio di rimanere colpiti negli affetti più cari è la specificità dei nostri coniugi, figli, genitori, fratelli e sorelle. Questa è la nostra specificità, questa è la differenza tra noi e tutti gli altri lavoratori che svolgono compiti spesso altrettanto ingrati ma che non hanno scritto sul loro "contratto" che è previsto che possano morire.
E' difficile capirlo?, E' difficile spiegarlo?
Altri otto oggi, nell'adempimento del loro dovere.
Sette feriti (per fortuna) nei giorni scorsi, nell'adempimento del loro dovere.
Quando faranno il loro dovere i tanti che sono capaci di dire "armiamoci e partite" ed oggi stanno aggiungendo "e portatevi pure le vostre cose perchè non abbiamo i soldi per darvele noi"?

GIOVANNI PALANTRA

Articolo tratto dalla lista di Articolo52   per iscriverti

Altri articoli sulla SPECIFICITA'
 
 

Cari amici e colleghi,

 

Approfitto della disponibilità per illustrarvi la mailing list che, ormai da oltre sei anni, ho fondato: Articolo52.

Ovviamente il nome della lista è stato scelto perché, da subito, doveva essere chiaro lo scopo: la democratizzazione delle Forze Armate ed il riconoscimento di quei “diritti di cittadinanza” che la Costituzione continua a riconoscere anche ai militari (seppur con qualche limitazione dovuta allo Status) e che, nella prassi, ci vengono conculcati. L’articolo 52 è, infatti, quello della Costituzione della Repubblica Italiana, quello che recita:

 

"La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.

Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge.
Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l’esercizio dei diritti politici.

L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica."

 

La lista nacque con l’idea di favorire lo scambio di informazione e conoscenza anzitutto tra i delegati della rappresentanza militare i quali, spesso, si scontravano, e si scontrano, con l’impossibilità di conoscere una serie di informazioni fondamentali per poter svolgere al meglio il proprio mandato. La lista è stata poi estesa a quanti erano interessati a conoscere l’opera ed il lavoro dei delegati (quando c’era). Comunque è diventato uno strumento di informazione, raggiungendo seppur parzialmente il compito per il quale era nata.

Oggi la lista raggiunge quasi 250 utenti. Non è un gran numero ma sono utenti importanti, sono persone responsabili e interessate al proprio ruolo, nelle Forze Armate e nella società.

Il nuovo obiettivo, oltre quello di ampliare il numero degli iscritti, è quello di aumentare la capacità propositiva, è quello di diventare più incisivo e di inserirsi e collaborare con quanti hanno come obiettivo gli stessi che ci siamo prefissi noi negli ultimi sei anni: democratizzazione delle Forze Armate e ampliamento dei diritti riconosciuti ai militari, per primo un diritto alla rappresentatività che oggi ci è precluso da una legge che chiude i nostri diritti in un serraglio dal quale riusciamo ad uscire solo quando e se ci viene permesso dalle “superiori autorità”.

 

Un cordiale saluto

Giovanni Palantra