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Cari Amici e Lettori,
Il Sito "Diritti
&
Rovesci"
in collaborazione con
Articolo52,
Mailing-List fondata da Giovanni Palantra, da oggi tracciano
un percorso comune volto a promuovere il dibattito e
il miglioramento dell'informazione ad uso dei colleghi internauti.
Alla mailing-list partecipano Delegati, Cobar, Coir, Cocer di tutte
le Forze Armate, fonte di discussione e spunti di riflessione,
non mancano i toni accesi viceversa la polemica non è gradita.
Non è un FORUM dove il
libero anonimato favorisce il lato peggiore del visitatore. La
"lista" si presenta come luogo per favorire la discussione su
specifiche tematiche proposte, volta volta, dal moderatore. In poche
parole una "piazza virtuale" in cui scambiarsi opinioni e
suggerimenti.
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PARTITO PER I MILITARI? NO!, GRAZIE
Non credo che serva, se non a farsi che qualcuno possa “mettersi in mostra” e, in questa società di
carta, plastica e televisione, fingere di rappresentare qualcuno o,
forse, qualche idea.
Questa del “partito dei militari” è un’idea corporativa, che nasce in un
momento di estrema difficoltà per i cittadini. In Italia la crisi non è
solo economica, è anche sociale, culturale, politica, morale.
Pensare di fondare un partito per risolvere i problemi di una categoria
(“corporazione”), con
tutto il rispetto per chi lo ha pensato, non mi sembra una grande idea.
Pensare ad un altro partito in un paese che, solo per calcolo
elettoralistico, è capace
di organizzare elezioni con 30, dicansi 30, liste presenti sulla scheda
elettorale, non è solo un azzardo: è un controsenso.
E per fare cosa poi?
Noi siamo una categoria di lavoratori, ne più, ne meno, che simile a
tante altre categorie. Abbiamo qualche particolarità, questo si. L’ho
già scritto, una di queste è che, per contratto, siamo disposti a morire
per difendere il nostro Paese e perciò il nostro lavoro si svolge
attorno a questa possibilità.
Anche gli altri cittadini dovrebbero avere, normalmente, la stessa
disposizione d’animo, ma a differenza loro, noi ci addestriamo per
difendere la Patria.
Basta questa “singolarità” a farci diversi dagli altri? Io non sono
disposto a crederlo, non voglio crederlo: perché non voglio essere
diverso dagli altri.
Io sono un cittadino italiano, vivo in un paese che da oltre 60 anni ha
una legge fondamentale scritta col sangue dei deportati, dei tanti che
si sono opposti alla dittatura, militari e civili, dei cittadini che
hanno costruito con la Resistenza gli ideali per far rinascere un paese
più forte, più
democratico, più libero.
Serve un partito dei militari a rafforzare tutto ciò?
Non credo. Là dove hanno fallito i partiti “generalisti” non possono
riuscire quelli corporativisti.
Non abbiamo bisogno di un partito dei militari. Gli onorevoli che tanto
gentilmente si prestano ad organizzare questa “conferenza di
presentazione” si impegnino, piuttosto, a venire incontro a quelle che
sono state richieste chiare della maggior parte dei militari: dateci un
organismo
rappresentativi che, a parità di quello che fanno i sindacati di
polizia, abbia gli strumenti per dar voce alle giuste istanze di
progresso, democratizzazione,
libertà, rispetto e giustizia che i militari chiedono.
Partito dei militari?
NO grazie!
Sindacato ai militari? SI, al più presto!
GIOVANNI PALANTRA
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Articolo52
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Luca Marco Comellini
Oggi, 21 gennaio 2009, Luca è al 15° giorno di astensione volontaria
dall’assunzione di cibi liquidi e solidi.
QUINDICI giorni. Quanti di noi riescono ad immaginare di stare QUINDICI
giorni senza cibo?
Luca è sposato, ha una moglie, ed un figlio. Di CINQUE anni. Non conosco
ne la moglie, ne il figlio.
Conosco Luca. E’ un gran rompicoglioni. E’ uno che pensa di avere quasi
sempre ragione lui. E’ uno che non ascolta se dici qualcosa che è
diversa da quello che pensi tu.
E’ uno che polemizza.
E’ uno che vuole capire. Che si pone delle domande.
E’ uno che sa di avere dei doveri, e nessuno gli hai mai contestato di
non svolgere i suoi doveri. Però è uno che sa di avere anche dei
diritti. E spesso ha contestato che questi diritti gli venivano negati.
Non è molto amato Luca. A volte nemmeno dai colleghi, immaginiamo quanto
possa essere ben visto da alcuni superiori.
Luca è un maresciallo dell’Aeronautica Militare.
Ho letto diverse cose su Luca in questi giorni. Quello che mi ha più
impressionato è stato un forum “militare” nel quale, a parte colui che
ha iniziato il thread, nessuno di quelli intervenuti ha ritenuto di
dover esprimere solidarietà a Luca. Il più buono si è chiesto perché ha
deciso di fare il militare se poi pretende di far valere i suoi diritti.
Ma perché Luca non si sta alimentando?
perché vogliono congedarlo utilizzando uno strumento legislativo scritto
54 anni fa (la legge 599/1954, Stato giuridico dei sottufficiali delle
forze armate), quando ancora la nostra Costituzione non era stata
pienamente attuata, quando il regolamento di disciplina era ancora
quello fascista, quando la “legge dei principi” (la legge 382/78) non
era nemmeno immaginabile. Una legge che, in alcune sue parti, ha forti
dubbi di incostituzionalità.
Luca è oggi sottoposto ad un “procedimento disciplinare di stato”, un
atto “parziale” dell’amministrazione, un atto nel quale ognuno di noi
potrebbe incappare anche allo stato attuale, perché molti di noi hanno
fatto o fanno azioni che sono assimilabili a quelle per le quali Luca è
sottoposto a provvedimento disciplinare.
Quanti di noi hanno “assunto cariche politiche” oppure “sono iscritti a
partiti politici”? Cosa peraltro non vietata dalla legge e dal
regolamento. A quanti di noi è capitato di parlare anche male delle
istituzioni? e quanti di noi hanno fatto ricorso contro
l’amministrazione? e tante altre cose del genere o simili. Parlano di
imparzialità delle forze armate rispetto alla politica. E i generali in
parlamento? E quei comandanti che negli anni scorsi, anche prima delle
ultime elezioni, hanno permesso la propaganda nelle loro caserme? (casi
pubblicati sulla stampa, locale e nazionale), e i partiti politici che
usano simboli militari per farsi propaganda? C’è poi la questione della
presentazione delle petizioni ai presidenti di Camera e Senato, una
questione che SMD ha risolto di recente, spiegando che anche i militari,
in quanto anzitutto cittadini, hanno il diritto di poter presentare
petizioni alle Camere, come previsto dalla Costituzione: e meno male!
Ma c’era bisogno che lo scrivesse SMD? Non basta una logica
interpretazione della norma? A volte non è sufficiente comportarsi come
“il bon padre di famiglia”? Magari non siamo molti quelli che hanno
presentato petizioni, ma quanti di noi le hanno firmate?
E allora perché Luca?
Forse per le cose che ho detto all’inizio.
GIOVANNI PALANTRA
Articolo tratto dalla
lista di Articolo52
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Sulla vicenda Comellini
altro materiale:
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SPECIFICITA'
Cari amici,
è qualche giorno che "rimugino" sulla specificità. Se ne sta facendo un
gran parlare, ce l'abbiamo, non ce l'abbiamo, ce la danno, non ce la
danno.
Per la verità ho sempre pensato che parlare di "specificità" senza
indicare di cosa stiamo parlando era come preparare una scatola vuota
e farla riempire da qualcun altro, qualcuno che lì dentro poteva mettere
tutto ciò che voleva e noi non avevamo la certezza di cosa ci avrebbe
messo, perchè come spesso accade, da sempre ma recentemente di più,
appare assodato che essendo militari siamo tutti tenuti ad avere un
tutor che, di volta in volta, può essere l'anziano, il più alto in
grado, il comandante, il generale, il ministro, il presidente del
consiglio, il presidente della repubblica, tutti titolati a dire cosa
siamo. Tutti titolati tranne noi.
Perchè noi non abbiamo, ovviamente, alcun titolo a parlare di noi
stessi. I poveri delegati COCER ancora si illudono di poter parlare, e
infatti quelli dell'AM hanno pure l'ardire di fare una delibera nella
quale si permettono di dire che "l'orario di servizio non si tocca".
Anzi a dare maggior peso alla cosa, si permettono pure di ricordare a
chi di competenza che l'orario di servizio rientra tra gli argomenti di
specifico interesse della Rappresentanza Militare!!!
E già mi verrebbe il dubbio che lo sia un argomento di specifico
interesse perché mi pare che gli altri cocer non sono minimamente
interessati alla cosa.
Ma torniamo alla specificità. Dicevo che sono alcuni di giorni che ci
penso. Le polemiche tra i nostri amici su cosa sia sono ancora
abbastanza fresche, ma non sono servite a dirimere i dubbi.
Poi però ascolto il telegiornale e mi rendo conto di cosa sia la nostra
specificità e mi chiedo perché tante chiacchiere quando la
specificità nostra e dei poliziotti e sotto gli occhi di tutti
continuamente?
Morire è la nostra specificità, correre il rischio di rimanere
colpiti negli affetti più cari è la specificità dei nostri coniugi,
figli, genitori, fratelli e sorelle. Questa è la nostra specificità,
questa è la differenza tra noi e tutti gli altri lavoratori che svolgono
compiti spesso altrettanto ingrati ma che non hanno scritto sul loro
"contratto" che è previsto che possano morire.
E' difficile capirlo?, E' difficile spiegarlo?
Altri otto oggi, nell'adempimento del loro dovere.
Sette feriti (per fortuna) nei giorni scorsi, nell'adempimento del loro
dovere.
Quando faranno il loro dovere i tanti che sono capaci di dire "armiamoci
e partite" ed oggi stanno aggiungendo "e portatevi pure le vostre cose
perchè non abbiamo i soldi per darvele noi"?
GIOVANNI PALANTRA
Articolo tratto dalla
lista di Articolo52
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Cari amici e colleghi,
Approfitto della disponibilità per
illustrarvi la mailing list che, ormai da oltre sei anni, ho fondato:
Articolo52.
Ovviamente il nome della lista è stato
scelto perché, da subito, doveva essere chiaro lo scopo: la
democratizzazione delle Forze Armate ed il riconoscimento di quei
“diritti di cittadinanza” che la Costituzione continua a riconoscere
anche ai militari (seppur con qualche limitazione dovuta allo Status) e
che, nella prassi, ci vengono conculcati. L’articolo 52 è, infatti,
quello della Costituzione della Repubblica Italiana, quello che recita:
"La difesa della Patria è sacro dovere del
cittadino.
Il servizio militare è obbligatorio nei
limiti e modi stabiliti dalla legge.
Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino,
né l’esercizio dei diritti politici.
L’ordinamento delle Forze armate si informa
allo spirito democratico della Repubblica."
La lista nacque con l’idea di favorire lo
scambio di informazione e conoscenza anzitutto tra i delegati della
rappresentanza militare i quali, spesso, si scontravano, e si scontrano,
con l’impossibilità di conoscere una serie di informazioni fondamentali
per poter svolgere al meglio il proprio mandato. La lista è stata poi
estesa a quanti erano interessati a conoscere l’opera ed il lavoro dei
delegati (quando c’era). Comunque è diventato uno strumento di
informazione, raggiungendo seppur parzialmente il compito per il quale
era nata.
Oggi la lista raggiunge quasi 250 utenti.
Non è un gran numero ma sono utenti importanti, sono persone
responsabili e interessate al proprio ruolo, nelle Forze Armate e nella
società.
Il nuovo obiettivo, oltre quello di
ampliare il numero degli iscritti, è quello di aumentare la capacità
propositiva, è quello di diventare più incisivo e di inserirsi e
collaborare con quanti hanno come obiettivo gli stessi che ci siamo
prefissi noi negli ultimi sei anni: democratizzazione delle Forze Armate
e ampliamento dei diritti riconosciuti ai militari, per primo un diritto
alla rappresentatività che oggi ci è precluso da una legge che chiude i
nostri diritti in un serraglio dal quale riusciamo ad uscire solo quando
e se ci viene permesso dalle “superiori autorità”.
Un cordiale saluto
Giovanni Palantra
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