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Dirittie & Rovesci - Nei Diritti ci sono anche i  Rovesci - COCER MARINA

  

 

NELLA PAGINA

 

Avanzamento dei Capi di 1^ classe :

la Marina Militare propone soluzioni costruttive in ambito Interforze

 

Per il Co.Ce.R. solo la possibilità respirare…. ma non troppo

Giorno 7 giugno u.s. si è svolto un importante incontro in materia di avanzamento Sottufficiali fra i rappresentanti degli Stati Maggiori, le Commissioni Avanzamento e la Direzione Generale del Personale. Al Co.Ce.R. Interforze è stato concesso di essere presenti solo come uditori.

Nella sostanza, la percezione è stato di un incontro limitato a scambio di informazioni. Negli interventi si è particolarmente distinta in modo positivo e pragmatico la Marina Militare, che è intervenuta con il Capitano di Vascello De Tuglie, Vice della Commissione avanzamento Sottufficiali. Il Comandante ha illustrato il più grande e annoso problema della categoria Sottufficiali, cioè l’avanzamento dei Marescialli Capi al grado di 1° Maresciallo. In seguito ai vari provvedimenti di riordino delle carriere, che si sono susseguiti dal ’95 in Marina vi sono oltre cinquemila uomini all’anno che sono valutati per l’avanzamento, e che creano problemi sotto l’aspetto tecnico per la Commissione. Tale stato, inoltre crea anche difficoltà nel funzionamento, come conseguenza dello sviluppo della singola professionalizzazione. Infatti l’aspetto più importante, e che coinvolge direttamente il Co.Ce.R., è l’aspetto “psico-sociale” che vive il personale. Sono state proposte delle soluzioni costruttive e con una spesa bassa, al fine di “assorbire” tutti i Capi di 1^ classe entro il 2017, anno nel quale andranno in avanzamento al grado di Primo Maresciallo i nuovi Marescialli arruolati con il decreto legislativo 196/95. A questo intervento, ha fatto seguito quello dell’Aeronautica, che ha sottolineato il problema, senza prospettare soluzioni concrete. Lo stesso problema, è stato ribadito in maniera decisa dai Carabinieri il cui Comando Generale, a quanto dire dal Colonnello che è intervenuto,  sta cercando soluzioni.

Al termine vi era la possibilità di fare domande. Ho chiesto di avere un chiarimento, ma appena preso il microfono, non vi è stata neanche la possibilità di ringraziare per l’invito, perché è mi stata tolta la parola direttamente dal direttore e dal Vice direttore del Personale militare. La spiegazione del gesto autoritario è stata che, secondo il regolamento “il Co.Ce.R. non può parlare con la Direzione del Personale”. E’ rimasto comunque non chiaro se, il fatto che non si voglia che il Co.Ce.R. dialoghi con Persomil, sia una volontà proveniente dallo Stato Maggiore della Difesa o è una volontà proveniente dalla stessa Direzione Generale.

In questa occasione non ho ritenuto insistere, pensando che non aver ascoltato dal vivo i problemi quotidiani del personale sia stata una occasione persa per i partecipanti alla riunione. Le semplici domande dei delegati presenti potevano evitare che i tecnicismi espressi, potessero dare l’impressione di essere fine a se stessi. Con l’esperienza acquisita in questi anni, posso affermare che nelle riunioni tecniche, se non si rimane ancorati all’obiettivo principale, che è l’uomo militare nel contesto della Forza Armata e della comunità, queste riunioni possono diventare sterili o addirittura controproducenti.

Mi sembra fuori luogo la chiusura formalistica nei confronti di una Rappresentanza militare, in un momento così difficile dove  vi è bisogno di una unità di intenti.

Nel 2004 furono stanziati ben 122 milioni di euro all’anno, per procedere ad un riordino delle carriere. Ma per poca capacità della “politica” e per non aver presentato delle proposte condivise da parte delle Amministrazioni, sono stati tolti al personale non dirigente e non direttivo oltre 700 milioni di euro. Gli stessi fondi che si accumuleranno fino al 2014 verranno sottratti agli esecutivi (da caporali a luogotenenti), per far fronte ai tagli derivanti dalla manovra economica dell’estate 2010. Somma che andrà distribuita per circa i 2/3 alla dirigenza o ad essa omogeneizzata. Nulla è stato detto sulla volontà di risolvere la problematica dei Marescialli Capi o se le proposte della M.M. siano condivise. Nulla è stato detto sulla problematica di coloro che sono stati arruolati ai sensi della legge 958/86 che non trovano sbocchi di carriera.

Tante volte insieme ad altri colleghi abbiamo raccolto firme per convocazioni del Co.Ce.R. Interforze, che non hanno trovata neanche il numero legale. Certamente è ora che i delegati del Co.Ce.R. Interforze si riapproprino del proprio ruolo riunendosi e chiedendo un incontro con il Comandante corrispondente, su questi e tanti altri problemi che incombono sul personale.

Roma, 20.06.2011

Antonello Ciavarelli

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ANTONELLO CIAVARELLI

DELEGATO COCER MM

  antonellociavarelli@libero.it

 

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Il Co.Ce.R. Interforze, un “Consiglio non consiglia”

 

Quando gli equipaggi non conoscono la rotta

Va avanti in parlamento l’iter di conversione in legge del decreto varato dal Governo lo scorso 23 marzo 2011, che cerca di attutire i riflessi negativi dell’ultima manovra economica. Questa, come è ampiamente noto negli ambienti militari, oltre a bloccare i contratti, bloccava gli emolumenti connessi all’avanzamento di grado e all’anzianità.  Con il decreto del 23 marzo sembrava tutto risolto. Ci sono invece delle incertezze.

Fin dalla scorsa estate, in particolare con i colleghi del Co.Ce.R. Interforze Fico e Chinè, abbiamo spesso sollecitato la convocazione del Co.Ce.R. Interforze con raccolta di firme. Purtroppo è stato vano. Infatti sono tanti i casi in cui la maggior parte dei delegati non hanno creduto, nei fatti, nell’azione dell’organo più importante deputato a rappresentare il personale militare. Alcuni hanno preferito agire all’interno della propria Sezione, altri agire singolarmente e in parte rimanere ad aspettare. A luglio durante l’approvazione della manovra, il parlamento ha approvato la legge, con una cosiddetta “interpretazione autentica”, che ha esplicitato l’esclusione dai tagli delle anzianità oltre agli aumenti connessi all’aumenti di grado e l’adeguamento dell’indice inflativo per gli ufficiali cosiddetti “omogeneizzati” alla dirigenza (con più di 13 anni di servizio). Ma perché il Parlamento non lo abbia esplicitato direttamente nella legge, non è dato di sapere. Così sono passati i mesi, con il problema non affrontato nei fatti dal Co.Ce.R. Interforze, fino a quando agli inizi di questo anno solare le Direzioni Generali del personale si accingevano a stilare le circolari applicative della legge. Nei primi mesi di quest’anno ho visto colonnelli e generali ricordarsi del Co.Ce.R.. Stessi dirigenti che si dicevano disposti ad azioni eclatanti, davanti alle sedi istituzionali. “I non dirigenti e non direttivi” (cioè caporali e Sottufficiali), fatte sempre  le dovute eccezioni, non hanno mai sentito il bisogno di intraprendere iniziative, quanto meno da ricondurre al Co.Ce.R. Interforze.

Cosa sta accadendo? Uno degli effetti, della fatidica manovra economica della scorsa estate, è stato quello di sottrarre ai “non dirigenti e non direttivi” oltre 700 milioni di euro già stanziati nel 2003. Inoltre come si ricorderà a partire dal 2006, furono anche stanziati 122 milioni di euro annui, cosiddetti “strutturali”, per procedere alla legge sul riordino delle carriere. In questi anni i vari Governi, il Parlamento e le Amministrazioni non hanno avviato il riordino, quindi le risorse accantonate sono state sottratte fino alla data del 2010. Tutto faceva prevedere che lo stesso sarebbe accaduto anche per il 2011. Una soluzione amara, era proprio quella di contribuire con i fondi del 2011, per annientare il “blocco salariale” e le altre conseguenze. Ciò è quello che in buona fede, si era dedotto dall'incontro del Governo, con Co.Ce.R. e parti sociali lo scorso 22 marzo.

Invece arriva la sorpresa! Con un giro di parole, il decreto approvato rinvierebbe al 2014 il riordino delle carriere. Quest’ultimo come sappiamo è importante soprattutto per i graduati, che potevano vedere una opportunità di apertura di carriere ai ruoli superiori. Oggi i tanti talenti, soprattutto fra i nostri giovani, sono soffocati nei vari ruoli. Inoltre, era l’occasione per eliminare le famose sperequazioni annose dei marescialli capi. Ma il Co.Ce.R. Interforze continua con il suo silenzio assordante, soprattutto da parte dei più giovani che hanno il futuro e la carriera senza speranza per i prossimi tre anni. Saranno “forse” accontentati, per poche decine di euro al mese, i graduati più anziani e un po’ di marescialli, mentre gli ufficiali “omogeneizzati” tutti, si vedranno “forse” salvaguardati in questi 3 anni aumenti da almeno 3.000 euro fino a oltre 15.000 euro. Questi conti “della serva” possono sembrare un po’ banalizzanti, ma nei calcoli per valutare il costo degli aumenti si potrebbe fare riferimento al conto annuale, dei siti istituzionali. Bisogna sempre usare il “forse” perché, ancora al Co.Ce.R., non è stato riferito quanto è la spesa per attutire i danni nei prossimi tre anni e se basteranno i fondi del riordino. Dal danno alla beffa il passo sarebbe breve. 

A questo, tra l’altro,  si aggiunge un silenzio assurdo in merito alla riforma della rappresentatività e in merito al nuovo codice dell’ordinamento militare. Quest’ultimo ha inteso racchiudere tutte le norme ai fini della semplificazioni normativa. Ma piccoli aggiustamenti e modifiche fatte nel “copia e incolla” stanno annientando le conquiste sociali ottenute da tanti colleghi, che hanno rischiato personalmente per la nostra dignità trenta o quarant’anni fà.

Ho sempre cercato di esprimere l'estremo rispetto per l'istituzione della Rappresentanza e per i vari delegati con i quali abbiamo tanto condiviso in questi anni. Non nascondo però che nel non vedere un Co.Ce.R. Interforze sensibile a questi ed altri gravi problemi provo, in qualità di delegato, forte imbarazzo ad essere stato prorogato. Trovarsi in una situazione di proroga senza darne un senso, espone il Co.Ce.R. alle critiche di chi pensa che si sia stati prorogati in cambio del silenzio. Negli uffici legislativi ci sono generali e dirigenti, così come nei vari uffici del trattamento economico dei vari Stati Maggiori. Se i Caporali e i Sottufficiali non riconducono la trattazione del problema all’interno del Consiglio, chi potrà tutelarli? In questa fase di emendamenti il Co.Ce.R. Interforze non ha sentito il bisogno di riunirsi, ma neanche di chiedere di essere auditi nelle commissioni competenti dei due rami del parlamento. Tutto è normale.

 La responsabilità sarà grande, nei confronti dei gradi più bassi non solo sotto l’aspetto economico, ma soprattutto per la loro dignità, cioè di coloro che avrebbero nella rappresentanza l’unico modo per tutelare i propri diritti. Non si dovranno meravigliare le amministrazioni quando il personale, prima o poi ricomincerà ad esprimere con forza il bisogno di riunirsi in organizzazioni sindacali. 

La speranza non deve mai essere persa, perché diversi delegati provano lo stesso disagio che sto esternando e non accettano questo auto-annichilirsi. Diversi sono i delegati, che hanno rispetto per il proprio ruolo e della dignità umana e professionale del personale rappresentato. Su questi sentimenti bisognerà far leva affinché una importante istituzione come il Co.Ce.R. Interforze, non venga inghiottita dalla mediocrità ma, si riscatti per il bene del personale rappresentato e l’amministrazione in generale.

Antonello Ciavarelli

Roma 6/5/2011 

 
Manovra economica: “gli Ufficiali sono stati umiliati e rimborsati” (quando fare i conti della serva, serve)  
 

Lo scorso 23 marzo il Consiglio dei Ministri ha emesso un decreto legge, tanto atteso dal mondo in divisa. L’ultima manovra economica, che come è noto, oltre a bloccare i contratti, bloccava tutti gli emolumenti connessi all’avanzamento di grado e all’anzianità dei militari. I problemi in prima battuta appaiono risolti.  
Ma come sono andate le cose, a che punto siamo e cosa è indispensabile fare almeno da parte del Co.Ce.R.?
Leggendo attentamente il decreto si nota che i 115 milioni di euro stanziati rispettivamente per il 2011, 2012, 2013 sono stati stornati da quelli stanziati per il riordino delle carriere. La legge finanziaria n. 350 del 2003, che all’epoca in quanto rappresentanti salutammo con grande entusiasmo, si è svuotata dell’aspetto essenziale, cioè quello economico. Infatti furono stanziati 73 milioni di euro per il 2004, 118 per il 2005, e dal 2006 in poi 122 milioni per ogni anno.
Con la manovra della scorsa estate, tali risorse sono state sottratte e riassorbite dal Governo fino alla data del 2010. Quale soluzione è stata trovata?
Le amministrazioni hanno pensato bene di usare i fondi per il riordino delle carriere e compensare i tagli della manovra in questione. Nelle fasi delle trattative, si presumeva che i fondi del riordino da mettere in gioco fossero solo quelli del 2011. Infatti essendo già nell’anno in corso, tutto faceva presumere che quei fondi facessero la stessa fine di quelli degli anni precedenti. Con la meraviglia di chi era in buona fede, ci si è trovati con un decreto che priva dei fondi per ben 3 anni, rimandando il riordino per un improbabile 1° gennaio 2014.
Che ha fatto il Co.Ce.R.?
Sono apprezzabilissime le azioni di pressing, in tutti i sensi, sulla politica. Sono note le efficienti incursioni del Co.Ce.R. Carabinieri, ed anche le azioni in ordine sparso di altri delegati del Co.Ce.R. Interforze. È mancata, però, l’azione più importante, cioè quella corale, unita e condivisa. Questo non significa ciò che in particolare alcuni vogliono far credere; cioè che nelle sedi Istituzionali i Sottufficiali e Graduati devono tacere e gli Ufficiali Presidenti parlare, anche se in questo intento, nei fatti, non ci sono mai riusciti negli ultimi nove anni. Significa, invece, agire con unità di intenti. Significa prima di tutto riunirsi e parlarsi. Significa almeno approvare una delibera unanime da presentare nelle sedi politiche. Sono infinite, in quest’ultimo anno, le volte che unitamente al Maresciallo Chinè abbiamo raccolto le firme per riunire il Co.Ce.R. Interforze. Le stesse richieste sono state avanzate anche con esplicite delibere da Marina ed Aeronautica. Purtroppo solo in un caso, quasi casuale, si è riusciti a raggiungere il numero legale. Unica occasione nella quale è stato presente il presidente in questi ultimi 10 mesi. È assurdo che in una situazione particolarmente difficile come quella che abbiamo vissuto, il Co.Ce.R. non ha sentito il bisogno di riunirsi. Ancora più assurdo è che tale iniziativa non l’abbia presa il Presidente Interforze che dall’alto della sua carica dovrebbe percepire l’importanza dell’attività del Co.Ce.R. nella sua interezza.
Sono tanti che ormai rivolgono critiche alla rappresentanza. Al di là delle polemiche su proroga o meno, si è percepito una volontà di non far sapere che con le risorse destinate già dal 2004 ai “non dirigenti e non direttivi” si dovevano pagare tutti i tagli previsti sulle busta paga degli Ufficiali, adeguamento Istat compreso. Viceversa per i contrattualizzati rimarrà il blocco dei contratti per tre anni. Nessuno però, dà conto al personale per la mancata concretezza dei vari Governi, dei Parlamenti, dei Vertici e in parte anche dei Co.Ce.R. per non aver proceduto in cinque anni ad avviare una riforma delle carriere. Nel frattempo in parlamento, c’è un disegno di legge, che speditamente percorre il suo iter. Si tratta della socialmente inopportuna legge sulle posizioni vicarie dei Vertici delle Forze Armate, che aumenterebbe ulteriormente lo stipendio di alcuni generali, per la quale alcuni parlamentari non ritengono importante una audizione del Co.Ce.R.. Per i Sottufficiali e Graduati si è trattato di compensare con i fondi del riordino le risorse per l’avanzamento di grado e per gli assegni funzionali (che non si percepisce ogni due anni, ma al 17°, 27° e 32° anno di servizio). Quando un 1° Maresciallo viene promosso Luogotenente, non percepisce neanche 40 euro mensili di aumento. Un ammiraglio promosso, percepisce almeno dieci volte di più.
Questi conti, che hanno una tendenza alla banalizzazione, riescono però a far percepire la realtà, è cioè,  che circa i 2/3 dei fondi, che furono stanziati per il riordino delle Carriere, saranno destinati per risolvere tutti i problemi degli Ufficiali (aumenti biennali compresi), e solo in parte minima per “i militari poveri”, operazione degna di “un Roobin Hood al contrario”.  In quanto Sottufficiali siamo stati educati e ispirati dalle imprese storiche anche di quegli Ufficiali che hanno dato la vita per la Nazione e per i propri uomini. Non a caso il Comandante di una nave che affonda, dovrebbe essere l’ultimo a lasciarla o dovrebbe affondare con essa. Oggi gli Ufficiali saranno costretti a subire l’umiliazione di vedere la nave affondare, lasciare gli equipaggi in mare con dei canotti e andarsene con lo Yotch. “Comprendo con quale dispiacere la maggior parte di loro stia subendo tale situazione”.
Per i “non direttivi e non dirigenti” sarà un arrivederci, se non un addio, al riordino e alla speranza di risolvere le sperequazioni rimaste fra i marescialli Capi (o Capi di 1^ classe). A tutto questo, che lo si vuole far passare per un successo (in parte lo sarebbe stato), ci sono problemi altrettanto importanti come i diritti che subdolamente tendono ad essere negati. Il nuovo codice dell’ordinamento, nato per semplificare le normative accorpandole in un unico testo, dopo il lavoro del “copia e incolla”, si rilegge privo di quei diritti acquisiti negli anni. Un esempio è nella libertà di pensiero, nella libertà di partecipare alla vita politica, nella possibilità di ricorrere al tribunale amministrativo  ecc. ecc.. A fronte di ciò diventa assurda l’inerzia nell’ intraprendere azioni per una riforma della rappresentatività militare. Fra i motivi di petizioni di firme intraprese da me è il collega Chinè vi sono questi argomenti, con la speranza di deliberare una richiesta di autorizzazione alla costituzione di un gruppo di lavoro ed un tavolo tecnico con lo Stato Maggiore Difesa.  Che dovrebbe/potrebbe fare il Co.Ce.R.? Innanzitutto riunirsi. L’esempio dovrebbe venire dal Presidente, e dai delegati del comitato di presidenza e a seguire tutti i delegati. Se il  Co.Ce.R. Interforze con pazienza non si riappropria del proprio ruolo, si continuerà ad esporre alle generalizzate critiche di inoperosità. Lo stesso Presidente si continuerà ad esporre a chi lo considera il “delegato Co.Ce.R. del Governo”, “il Presidente dello Stato Maggiore Difesa”, e il “simpatizzante” della Rappresentanza militare a cui partecipa nei ritagli del suo prezioso tempo. Non ho mai nascosto l’affetto che nutro per la persona del presidente e collaborerò, affinché non ci siano più le condizioni perché queste critiche si ripetano. …. I lettori che vogliono intendere, sicuramente  intenderanno ...
ROMA 1 APRILE 2011
Antonello Ciavarelli
 

 14.12..2010 ANTONELLO CIAVARELLI. Presentazione del libro "IL MILITARE QUANDO L'UOMO TRASCENDE LA PROFESSIONE". Invito aperto
 
30.11.2010 

GLI ALLOGGI DELLA DIFESA: quando le bandiere sventolano

Tutti hanno pregi e difetti, compresi gli organismi di rappresentanza. Fra i pregi della Sez. Marina del Co.Ce.R. si fa fatica a scorgere le azioni non contraddittorie anche fra i singoli delegati. Solo per citare alcuni esempi potremmo ricordare quanto inizialmente deliberato a sfavore del personale operativo in materia di F.E.S.I. (Fondo Efficienza),  passando per la triste fine della problematica dell’amianto con la legge cosiddetta dei lavori usuranti, ed altre circostanze, finendo alla manovra economica attuale , quando mentre tutti i Co.Ce.R. E le sigle sindacali protestavano,  tre delegati della Marina con comunicato stampa elogiavano l’operato della maggioranza. Anche nell’argomento attuale degli alloggi della Difesa,  la Sez. Marina del Co.Ce.R. a cui appartengo,  non è riuscita a smentire la sua incoerenza.

In materia di alloggi, infatti, tante sono le delibere contrarie del Co.Ce.R. Marina sia alle bozze di regolamento che di decreto ministeriale. Particolarmente critica è stata una delibera avente per argomento: “Articolo 6, comma 21 – quarter, del decreto legge 31 maggio 2010 n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 – decreto ministeriale per la rideterminazione del canone degli alloggi di servizio militari occupati da utenti senza titolo”. Tale delibera è stata, dopo una dura discussione, condivisa anche dal Comparto Difesa. Inoltre la stessa Sezione Marina ha deliberato giorno 24 novembre u.s., stimolando il Comparto Difesa a riunire il gruppo di lavoro richiesto in precedenza. Sempre la Sez. Marina, ha chiesto al Suo Capo di Stato Maggiore l’autorizzazione ad approfondire, con dedicato gruppo di lavoro, la problematica al suo interno.

 Durante l’incontro, dello scorso 17 novembre, avuto con il Sottosegretario alla difesa On. Corsetto, si era convenuti, infatti,  che il Co.Ce.R. Comparto Difesa doveva esprimersi in seguito ai risultati di un gruppo di lavoro Interforze che in quel contesto si autorizzava.

Giorno 25 novembre 2010 con un abile blitz da vissuto politico , il Presidente della Sezione Marina, mettendo in atto tutti i cavilli e i formalismi, ha inserito una sua proposta di delibera all’ordine del giorno, riuscendo a far ribaltare a maggioranza il parere espresso all’unanimità nelle delibere precedenti e senza considerare gli eventuali risultati dei gruppi di lavoro insistentemente richiesti. Il Co.Ce.R. Marina, quindi è repentinamente diventato favorevole al regolamento proposto dal Governo in materia di “canoni alloggiativi”. Inoltre si è votato anche il sistema di votazione. È stato negato perfino l'appello nominale, mentre negli ultimi anni per maggiore trasparenza, si era tanto discusso sull'opportunità di scrivere  sulle delibere i presenti e i voti espressi. 

Per esprimere il tutto in termini comprensibili, ma spero non banali, la rivalutazione dei canoni come proposta dalla bozza di regolamento avrà l’effetto di “cacciare” via i cosiddetti “sine – titulo” dagli alloggi. Fin qui qualcuno potrebbe pensare che è giusto. Ma ci sono sempre dei ma. Infatti la giustizia o in questo caso il “giustizialismo” verrà applicato solo ai Sottufficiali o verso coloro che hanno redditi bassi. I Generali, anche in pensione, se la matematica non è un’opinione, si potranno permettere di continuare ad usufruire degli stessi alloggi, perché sono comunque in grado di sostenere gli aumenti.

Volgendo uno sguardo alla storia degli ultimi due decenni, le ripercussioni saranno devastanti per tutto il patrimonio alloggiativo della difesa. Mi spiego. Come ho tante volte menzionato, con legge del 1993 si fece in modo che i cosiddetti “sine – titulo” pagassero l’equo canone affinché si attivasse il Fondo Casa (cioè un fondo che consentiva di avere mutui molto agevolati), affinché si pagassero le ristrutturazioni e si costruissero nuovi immobili. In più di quindici anni nulla è stato fatto e ci sono addirittura diverse migliaia di case vuote in Italia e per quanto a noi risulta ben 600 solo nella sede di Roma.

Di qui sono tante le domande che nascono spontanee.

Se l’intento della Difesa è quello di aiutare l’aspetto sociale dei militari, perché invece di “cacciare i Sottufficiali” dalle case, non si provvede a ristrutturare quelle vuote con i proventi dell’equo canone?  È legittimo avere dei dubbi sulle rassicurazioni date dal Sottosegretario, se da 16 anni non si vedono i fatti?  Come è possibile che ci siano delegati che pensino che, facendo uscire dagli alloggi i “sine-titulo Sottufficiali”, possano entrare i Caporali o altri che hanno bisogno, senza esserci una azione parallela? Se l’attività politica, in questo campo, delle Forze Armate era veramente sociale, perché non si è agito negli ultimi 16 anni? I vertici, nei quali ho la massima fiducia per le loro capacità, perché non si sono fatti comprendere dai vari Governi che nel frattempo si sono succeduti? Con gli oltre circa 150 milioni di euro (a tanto potrebbe ammontare la somma dei canoni), non si sarebbero potute ristrutturare le migliaia di case vuote e costruire di nuove e attivare il Fondo Casa che avrebbe aiutato tutti? A queste domande non ho mai trovato risposte concrete e fattive.

Inoltre, come ho già scritto, fra le varie mozioni che sono state presentate in Parlamento vi è quella dell’On. DI BIAGIO e altri. Testualmente riporta la citazione di una parte del verbale di un gruppo di lavoro effettuato presso lo Stato Maggiore della Difesa,  che tra l’altro dice: “…il canone elevato che si viene a determinare risulta sicuramente antieconomico/insostenibile rispetto ad altra sistemazione abitativa (anche in zone periferiche) tratta da libero mercato….” . Da questa lettura si percepisce che l’azione dell’aumento dei canoni rimane fine a se stessa. Quindi, quei colleghi desiderosi e bisognosi di alloggi rimarrebbero comunque fuori anche se le case venissero liberate.

La sensazione di sconforto, però, in questo lavoro di delegato Co.Ce.R. viene soprattutto dall’interno del Consiglio. Mi risulta così banale che possa essere chiuso il discorso del patrimonio immobiliare della Difesa, chiedendo solo di cacciare via chi non è capace di pagare elevati affitti (i Sottufficiali). Così  non ci si rende conto che verrà anche meno chi paga quei soldi, che da sedici anni sarebbero dovuti servire per aiutare tutti.

Nonostante da anni, lavori con gli stessi colleghi delegati, e con i Vertici, nella cui onestà intellettuale credo, mi dispiace, quando in contesti così importanti non vengano condivisi i sentimenti sociali, umani e le opportunità economiche che potrebbero esserci per tutto il personale (e non per pochi privilegiati).

L'importante è non disperare.

Antonello Ciavarelli

 

 

02.07.2010

Antonello Ciavarelli – COCER MARINA (dichiarazioni)

Il personale è fortemente deluso, perché con questo Governo si aspettava di essere riconosciuto quel tanto che quotidianamente fa. Viceversa viene ricompensato con decisi tagli sul necessario. Visto che a queste condizioni di fatto si navigherà gratis o ci si autofinanzierà gli aumenti di grado, presto il nuovo strumento militare professionale volontario, rischierà di trasformarsi in uno strumento basato sul volontariato, con lo stesso spirito di una organizzazione di beneficenza.

 
  11.6.2010  - MANOVRA FINANZIARIA, NESSUNO TOCCHI ABELE. "..il ministro soffermatoSI, con i delegati, ha puntualizzato che: “non ci saranno tagli sugli stipendi. piuttosto si costruiranno un carro armato in meno o un aereo in meno, ma gli stipendi dei militari non verranno toccati...
 
 26.05.2010 DELEGATO COCER MARINA ANTONELLO CIAVARELLI MANOVRA FINANZIARIA INCONTRO GOVERNO E PARTI SOCIALI "...non solo non ci saranno aumenti, addirittura gli eventuali tagli agli stipendi ammonterebbero almeno a 50 euro mensili. Oltre a questa finanziaria critica, di contro ci sono in corso paralleli provvedimenti per i militari che inasprirebbero i codici e i regolamenti di disciplina, negando tanti diritti acquisiti negli anni...
 

07.05.2010 COMPENSI ACESSORI, QUALCHE BUONA NOTIZIA "..le navi militari siano delle “love boat” perché il riconoscimento professionale è quasi nullo.
 

 

28.04.2010 MARINA MILITARE: PARADOSSO SULLA SICUREZZA  "...Sfugge, spesso, che ci sono più di dodicimila uomini della Marina Militare appartenenti alla Guardia Costiera che operano come Ufficiali ed Agenti di Polizia Giudiziaria alle dipendenze di vari dicasteri, primo fra tutti il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Interni, Ambiente Agricoltura e pesca, ecc., svolgendo attività di polizia marittima.."

 

 
26.04.2010   "Aspetti chiari e no con i quali navigano gli equipaggi "  "..nei mesi di Ottobre/Novembre/Dicembre 2009 “causa incapienza dei fondi resi disponibili sul pertinente capitolo” siano riconteggiate e remunerate in natura con recupero compensativo. Oltre al danno, la beffa! Gli equipaggi, non solo non si vedranno riconoscere un’indennità forfettaria che dal 2002 sostituisce l’orario straordinario e che corrisponde a circa tre euro all’ora per le ore di navigazione effettuate oltre l’orario  di lavoro, ma addirittura si vedranno “forfetizzare il forfettario”, perché gli si riconoscerà solo 4 ore di recupero per ogni giorno di navigazione effettuata nei giorni feriali.." ....segue
 

INFORMAZIONI  PERIODICHE - INCONTRO CON IL CAPO DI STATO MAGGIORE MARINA

 

         Il giorno 6 aprile si è tenuto l’incontro fra i delegati del Co.Ce.R. Sez. Marina e il Capo di Stato Maggiore Ammiraglio Branciforte, sul tema dei pagamenti delle indennità accessorie al personale militare che ha navigato nel 2009. I delegati hanno esposto, in maniera accurata, tutte le problematiche connesse alla condizione del personale imbarcato e ai riflessi che un mancato pagamento delle indennità avrebbe sulle famiglie e sul morale di bordo. L’ammiraglio, come sempre si è dimostrata persona di poche parole e molti fatti. Ha rassicurato i delegati riferendo che lo Stato Maggiore ha messo in atto tutte le azioni per far si che tali emolumenti vengano elargiti.

Come, quando, perché, ecc., però, non è dato di sapere e di conoscere ai delegati del “suo Co.Ce.R.”.

I singoli delegati e il personale tutto della Marina, hanno sicuramente una grande fiducia nelle non comuni capacità del Capo di Stato Maggiore. In questa epoca storica, la crescita culturale di tutti militari, è sicuramente uno dei fatti positivi per le Forze Armate. Crescita culturale che non si scontra con l’esecuzione degli ordini, anzi rende il personale più consapevole dei loro doveri. I militari delle Forze Armate del terzo millennio, hanno ormai bisogno di passare da “una obbedienza cieca ad una obbedienza cosciente”.

Il Co.Ce.R., sicuramente resterà a disposizione del Suo Capo di Stato Maggiore per ogni forma di partecipazione e collaborazione così come aveva chiesto e proposto con delibera.

Una domanda viene comunque naturale: “In una fase così delicata per la Forza Armata, non è una occasione sprecata non approfittare del fattivo contributo della Rappresentanza Militare, proprio in un momento in cui si pensa di valorizzarla riconoscendole per legge un ruolo negoziale?”

Antonello Ciavarelli – delegato Co.Ce.R.

 

 

22.03.2010 ANTONELLO CIAVARELI  Non pagano il CFI, L'ORA DI STRAORDINARIO SI SVALUTA E' VALE UN QUARTO

 

Militari specifici, perché  “limitati personalmente”. Chi è contento di ciò?

 

 

Senza ascoltare ufficialmente i sindacati di Polizia e i Co.Ce.R. (il sindacato dei militari) è stato approvato in via definitiva dal Senato il tanto osannato concetto di specificità per i militari e le Forze di Polizia.

Cosa dovrebbe intendersi, sembrava già chiaro ai padri della Costituzione. È noto anche a tutti gli italiani che i militari sono soggetti tra l’altro al rispetto dei codici militari, ai regolamenti di disciplina e al rispetto degli ordini e delle gerarchie ecc.ecc... Infatti, è scontato che nel momento in cui si giura fedeltà alla “Patria e alle libere istituzioni”, si è ben coscienti di aver fatto una scelta di vita, con tutto ciò che essa comporta. Tra i vari aspetti ripetuti nella legge però, invece di sottolineare l’importante funzione degli uomini in divisa per la comunità, si evidenzia che “è riconosciuta la specificità del ruolo delle Forze Armate e delle Forze di Polizia”, ciò “in dipendenza delle limitazioni personali, previsti da leggi e regolamenti”.

È oggettivo che nella norma non è stato stanziato neanche un euro. È oggettivo che si è entrati nel terzo anno di vacanza contrattuale e che gli ultimi aumenti assegnati sono riferiti a risorse stanziate ben tre anni fa. Perché esultare per un qualcosa che già si sapeva e che i militari vivono sulla loro pelle? Forse perché è stato sancito che “hanno delle limitazioni personali”? 

Altresì la norma è stata approvata senza ascoltare il Co.Ce.R., nonostante la Sezione Marina che a norma di legge ha fatto richiesta di audizione alle Commissioni parlamentari.

Al terzo comma dello stesso articolo si sottolinea che il COCER “partecipa, in rappresentanza del personale militare, alle attività negoziali”. Che significa? Qual è la differenza fra concertazione e negoziazione? Già oggi il COCER “partecipa”. Cosa è cambiato e cosa e migliorato non è dato di comprendere. Tutto è eventualmente rimandato a norme applicative. È come se si riformasse il sistema sindacale italiano, ignorando nei fatti CGIL, CISL, UIL, UGL ecc.ecc.. 

Di tutto ciò i militari dovrebbero esultare? O dovrebbero esultare gli italiani? Quali saranno le conseguenze in seguito alle norme che discenderanno?

 A riguardo il Co.Ce.R. Marina ha chiesto una convocazione di tutto il COCER Interforze, nella speranza che un annunciato beneficio non si trasformi presto in un maleficio.

 

ANTONELLO CIAVARELLI 4.3.2010

 

DIGNITA’ DEI SOTTUFFICIALI E RIORDINO DELLE CARRIERE

In questa fase di passaggio dallo strumento militare basato sulla leva obbligatoria a quello basato sul sistema professionale, è molto sentita la necessità di un riordino generale delle carriere, al fine di dare chiarezza in marito ai livelli di responsabilità e rispettiva gratificazione economica corrispondenti ai vari gradi. Poche settimane fa, inoltre, i sindacati delle forze di polizia e i COCER sono stati chiamati dalle rispettive amministrazioni (Ministeri Interni, Giustizia, Agricoltura e Foreste, e S.M.D.) per confrontarsi su una bozza di disegno di legge delega di iniziativa governativa. Per i Sottufficiali, nonostante le terminologie eleganti e ricercate, il senso della delega rimane molto vago.

Nelle linee generali il principio più importante su cui si deve essere chiari è che: “per dare dignità al ruolo dei marescialli, bisogna riconoscere al grado apicale il ruolo direttivo”, solo così si potrà creare anche parallelamente una vera carriera amministrativa (la cosiddetta omogeneizzazione che percepisce il ruolo Ufficiali). Infatti i marescialli, oggi, sono in grado di sostituire gli Ufficiali inferiori e di più.

Da anni, grazie ai vari disegni di legge illusori, si fanno ipotesi o sogni sulle progressioni di carriera. Ma per cercare di fare meno danni possibile è indispensabile uscire dalle logiche dei tanti che esprimono frasi quali: ”che mi fanno, io che divento?”. Cioè bisogna andare oltre le logiche personalistiche. Le aspettative sono legittime, in quanto nella finanziaria 2004 furono stanziati dei fondi (da rifinanziare nei 2 anni successivi) per il riordino delle carriere dei non dirigenziali e non direttive. Purtroppo il rifinanziamento non è mai arrivato e non si ha certezza dei fondi non stanziati nel oramai lontano 2003 per il 2004.

È importante però non dimenticare che la necessità di riordino deriva principalmente per assestare quanto successo dal ’95 in poi. All’epoca, come tanti ricordano, i Carabinieri per salvaguardare l’esperienza e le anzianità di servizio, guardando al futuro, procedettero a far approvare un cosiddetto periodo “transitorio”, diverso. In estrema sintesi, la sperequazione rispetto al “transitorio” di Esercito, Marina ed Aeronautica, non fu solo il fatto di aver due gradi o addirittura tre se si era iscritti anche ai “fini non utili di avanzamento”, ma soprattutto perché fino al decreto 82/01 (con il quale fu istituita la qualifica di luogotenente) i Carabinieri continuarono ad avanzare al grado apicale di Aiutante con il sistema dei cosiddetti terzi, di cui alla legge 212/83, anziché per “vacanza organica”, come avveniva per le tre FF.AA.. Dopo il suddetto decreto i Carabinieri venivano promossi con sistema del 1/30° del ruolo marescialli. Che significa? In “soldoni”, se all’epoca i Marescialli dei CC. erano all’incirca 27.000, il 1/30° corrispondeva a circa 900, cioè quasi tutti, (ma non tutti), gli appartenenti ai corsi che, via, via andavano in avanzamento. Di qui i salti mortali fatti dal Co.Ce.R. durante i lavori del successivo provvedimento di  riallineamento delle carriere per “fotografare” la situazione al 2001. Questo non ha consentito un riallineamento perfetto, anzi si era consapevoli che sarebbero rimaste sperequazioni. Il provvedimento si rese indispensabile, però, per promuovere migliaia di marescialli al grado apicale, così come si riconobbe una anzianità maggiore ai marescialli capi per cui ricevettero in largo anticipo l’omogenizzazazione al grado superiore. Inoltre la vacanza organica che aveva bloccato l’avanzamento di migliaia di marescialli dal ‘95 al  2001 non poteva essere sostituita con il vecchio sistema per terzi di cui alla vecchia legge 212/83, ma al massimo cambiarlo con il 1/30° del ruolo. In Marina il calcolo non fu difficile farlo. I Marescialli erano 15.000, quindi, 1/30° era 500. In precedenza con la vacanza organica venivano promossi in 50 per tutta la Marina su migliaia. Le stesse proporzioni valevano per le altre due Forze Armate. Premesso questi aspetti puramente tecnici, che comprimevano i risultati nei “paletti” del paragone con l’Arma dei carabinieri, è opportuno fare delle riflessioni.

È chiaro che in questa fase transitoria (ancora in atto), la meritocrazia lascia il tempo che trova. Sono tanti i colleghi professionalmente validissimi, che dopo una vita di sacrifici, incarichi di rilievo e giudizi eccellenti, non si vedono riconosciuta la soddisfazione anche puramente morale di arrivare al grado apicale, di una carriera ancora non direttiva ma solo “esecutiva”.

 Quanto prima è indispensabile “sanare”, questa ingiustizia che mortifica tutta la categoria, per poter poi affrontare bene l’auspicato/possibile riordino delle carriere. Presso la Commissione Difesa del Senato sono stati ascoltati gli Stati Maggiori e il Co.Ce.R. in merito ad un disegno di legge che cerca di sanare tale problema (A.S. 934 DDL TORRI). I Consigli delle tre Forze Armate si sono pronunciate favorevolmente a tale proposta. Anche se in quest’ultima ci sono degli aspetti migliorabili ha sicuramente l’importanza di tenere alta l’attenzione sia della politica (che pare orientata favorevolmente in maniera trasversale all’interno della Commissione), che degli Stati Maggiori.

La stessa ratio, però in merito alle sperequazioni e alle soluzioni succitate, deve essere applicata anche per salvaguardare la dignità dei Sottufficiali del ruolo Sergenti, sperequati ed arruolati con la legge 958/86 le cui carriere, anche se non ricostruibili, per un periodo transitorio potrebbero però sfociare nel ruolo marescialli. Sarebbe più conveniente per l’amministrazione sotto l’aspetto economico, in quanto il sergente o sergente maggiore ha uno stipendio simile al Maresciallo di terza. Il sergente a sua volta sarebbe sostituito da Caporali il cui stipendio iniziale è decisamente più basso. Sotto l’aspetto morale e professionale ci sarebbe più motivazione e si disporrebbe di Sottufficiali esperti e maturi. 

In generale il riordino, quindi, non può tralasciare questi punti fermi basati sulla dignità umana del personale messa al primo posto. Sicuramente la strada è più lunga e faticosa, che basare il tutto sulla logica dei numeri, ma  i delegati della rappresentanza militare non potranno trascurarla nel rispetto dei colleghi e della categoria che rappresentano.

 

Antonello Ciavarelli

Delegato del Co.Ce.R.

antonellociavarelli@libero.it

 
Dichiarazioni alla Stampa
 

Il problema del personale della Guardia Costiera è all’attenzione del Parlamento. Infatti è stata presentata a riguardo una interrogazione parlamentare. Si è preso spunto da uno dei tanti spiacevoli episodi in cui si devono imbattere quotidianamente gli uomini delle Capitanerie di Porto, cioè la violenza subita lo scorso febbraio, durante un normale controllo, da alcuni marinai nel comune di Ferruzzano (provincia di Reggio Calabria), ad opera di una cinquantina di presunti pescatori locali. Nell’interrogazione è stata inoltre, tenuta in considerazione la volontà espressa all’unanimità dai delegati di base durante l’ultima assise, dove si chiedeva il riconoscimento di un giusto status al fine di tutelare gli Ufficiali ed agenti di Polizia giudiziaria della Guardia Costiera sia ai fini giuridici che per l’incolumità fisica, anche dotandoli “dell’arma individuale d’ordinanza”.
Questo personale, dipende funzionalmente da diversi dicasteri primo fra tutti dal Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, oltre che Interni, Difesa, Ambiente, Giustizia, Ministero delle politiche agricole, beni culturali ecc.. Nonostante la loro attività sia solo marginalmente a carattere amministrativo e di difesa nazionale, ma prevalentemente di polizia giudiziaria e polizia Marittima (contrasto all’immigrazione clandestina, contrasto al contrabbando di stupefacenti, polizia ambientale, sicurezza della navigazione controllo sulla salubrità del pescato, polizia demaniale ecc..ecc..), “di fatto” per poter procedere agli arresti o difendersi da violenze, i militari della Guardia Costiera devono chiamare il 112 o il 113, quasi come se fossero associazioni di volontariato, con spreco di risorse economiche ed umane, per lo Stato. Ai fini del giusto riconoscimento delle piene funzioni di polizia, l’Italia potrebbe disporre immediatamente di 13.000 uomini in più per la sicurezza, senza spese di concorsi, arruolamenti, corsi di formazione.
Dal sottoscritto (delegato Co.Ce.R.) in diverse sedi sono state evidenziate ufficialmente queste problematiche, compreso al Consiglio dei Ministri ed al Parlamento.
Di fatto oggi vi è una importante interrogazione parlamentare, oltre che una delega al Ministro dei Trasporti per riordinare il Corpo. L’auspicio è che si colgano al volo queste importanti occasioni.
In un contesto di richiesta di sicurezza, dove il Governo con decisione approva decreti per l’impiego dell’Esercito e la partecipazione all’ordine pubblico delle cosiddette ronde, sembra paradossale che, militari Ufficiali ed Agenti di Polizia giudiziaria della Guardia Costiera, debbano essere insultati e malmenati durante i normali controlli potendosi difendere solo con l’unica arma personale a loro disposizione: “la buona volontà”.
Antonello Ciavarelli
delegato del Co.Ce.R. (Consiglio Centrale di Rappresentanza dei Militari)
 

 

12.03.09 INTERVISTA A CIAVARELLI ANTONELLO SU ODEON TV RADIO La denuncia della Guardia Costiera: "Siamo disarmati e senza possibilità di procedere ad arresti..."

 

DICHIARAZIONI AGLI ORGANI DI INFORMAZIONE

MILITARI: ORARIO DI LAVORO UNA CONQUISTA A RISCHIO



I lavori di concertazione per la sigla della cosiddetta “coda contrattuale” relativa al contratto di lavoro del comparto difesa e sicurezza, ha avuto una battuta di arresto. In seguito a settimane di proficuo lavoro (a fronte di esigue risorse) effettuato dai Sindacati di polizia, Co.Ce.R. - militari e rispettive Amministrazioni, dopo una maratona conclusasi alle 4 del mattino del 11 marzo (con 18 ore di lavoro consecutive) le trattative si sono frenate a causa dalla seria problematica del mancato pagamento degli straordinari al personale della Guardia di Finanza. Di contro nella stessa sede in maniera paradossale, da parte del Co.Ce.R. Comparto difesa è stato presentato un emendamento al D.P.R. 163 (vecchio contratto normativo) al fine di estendere la forfetizzazione di “tutte le attività che esulano comunque dalle normali attribuzioni derivanti dal proprio incarico” (significa, cioè, pagare qualsiasi attività di 24 ore consecutive con meno di 3 euro nette all’ora anziché lo straordinario). Dopo ampia e animata discussione e presa di posizione unanime del Co.Ce.R. Marina si è arrivati ad un accordo al fine di considerare comunque prioritario il sistema dello straordinario e del recupero, rispetto alla forfetizzazione dell’orario di lavoro.
Dalla riunione del 10 marzo sono emerse particolari esigenze risolvibili solo in chiave politica, come la scarsità di risorse per gli straordinari, la particolarità dell’attività della Guardia Costiera e la vita del personale imbarcato sulle Unità Navali. In questi argomenti le sigle sindacali hanno manifestato la vicinanza al Co.Ce.R. Marina e al Co.Ce.R. Guardia di Finanza.
Nel frattempo il Co.Ce.R. Marina, la stessa mattina, nel tenere conto che l’attività straordinaria viene quasi sempre soddisfatta con il recupero compensativo o addirittura con il sistema dei compensi forfettari (3 euro all’ora), ha deliberato al suo Capo di Stato Maggiore di rendere trasparente, anche attraverso la pubblicazione su siti internet, la distribuzione degli straordinari nei vari ruoli.
In momenti storici dove il Governo ha dimostrato decisionismo nell’impiegare l’Esercito e le ronde per fini di pubblica sicurezza, nell’unificare le Casse (nate per scopi previdenziali) senza ascoltare i rappresentanti dei militari ecc.., viene da chiedersi come mai non scioglie il nodo della sicurezza (interna ed esterna) con un minimo di risorse da destinare, senza tagliare indiscriminatamente anche sulla funzionalità che a sua volta va a discapito della sicurezza degli stessi lavoratori in divisa?
Per la prima volta negli ultimi 4 governi la parte politica della Funzione Pubblica è il grande assente durante le fasi di concertazione. Per certi aspetti questa assenza ha sicuramente fatto emergere la serietà e le capacità costruttive delle parti sociali. Di contro, però, in questa fase conclusiva per destinare le risorse stanziate dal vecchio governo Prodi, si è percepito come le tante esternazioni televisive di apprezzamento per chi indossa la divisa siano solo apparenza. Di fatto è emerso da parte di tutti i rappresentanti l’amaro dato della lontananza del Governo nei confronti dei lavoratori militari e poliziotti, e di conseguenza un forte dubbio che la sicurezza sia stato solo un argomento usato in campagna elettorale per avere consensi e i diritti dei militari in quanto cittadini solo un optional.
Arrivare, infatti, al mancato pagamento dello straordinario e il non riuscire a concedere al personale il recupero compensativo delle ore eccedenti, mette in serio pericolo l’orario di lavoro del personale militare. Le Rappresentanza Militari sono disposte a mettere a rischio la conquista di tale diritto? E se si a quali altri diritti i militari dovranno rinunciare?

Antonello Ciavarelli
Delegato Co.Ce.R. M.M.

 

 

17.02.09: "Le Forze Armate, la Costituzione e il caso Englaro"

 

17.10.08 Articolo sugli alloggi di Servizio: 

 

La libertà, valore indispensabile per tutti

Il militare può essere un uomo libero? Il militare può esprimere il suo pensiero liberamente? Che cos’è la libertà? La libertà del militare è slegata o va di pari passo con il grado, con il ruolo o con l’eventuale posizione di potere occupata?

Sicuramente sono domande che l’uomo in generale da sempre si pone, ma proprio per questo credo che in ambienti come quelli militari, è importante fare delle considerazioni e tentare dare delle risposte.

Di termini quali professionalizzazione per consentire il passaggio delle Forze Armate, da “strumento militare basato sulla leva obbligatoria” a “strumento militare professionale”, si è fatto largo uso. Ciò al fine di far intendere, anche alla opinione pubblica, l’orientamento ad una maggiore efficacia nell’operare da parte del personale, con una conseguente riduzione di risorse economiche. Per forza di cose si è dovuta portare un’attenzione particolare sul personale. Si punta/tenta a “professionalizzarlo”, cioè a renderlo più tecnico, specifico, in quello che è il suo mestiere. Per questo si studiano corsi sempre più specialistici al fine di migliorare al massimo la destrezza con le armi e con tutta la strumentazione da usare oggi, sempre più sofisticata. Attraverso convegni, seminari, simposi, Generali, ma anche psicologi, sociologi, hanno studiato e studiano i sistemi migliori anche  per stimolare al massimo la persona militare affinché questa reagisca positivamente a coloro che sono a capo dell’Istituzioni, e affinché questi abbiano le risposte che desiderano. All’uopo, si svolgono interessanti corsi, sia per i ruoli Ufficiali sia per i Sottufficiali, al fine di studiare i dinamismi psichici utili affinché da un determinato stimolo si possa avere una risposta. In questi anni, quindi, nonostante le difficoltà, sicuramente c’è stato tentativo affinché lo “Strumento militare” funzioni meglio e in particolare con più efficienza. Aspetti sicuramente positivi che però hanno fatto sì che nelle Scuole e nelle Accademie Militari, ci si è sempre più chiesto cosa si vuole che sappiano fare, produrre, rispondere gli allievi una volta completati i corsi. Ma ci si è mai sentita l’esigenza di sapere quale genere di persone si vogliono nelle Forze Armate e soprattutto quale genere di persone si vuole che escano dalle nostre scuole militari?

Quando, però, si considera l’attenzione verso “l’uomo” militare, e si cerca di far percepire la profondità dell’essere umano con le sue problematiche non trascurabili, questa profondità viene invece coperta sempre più facilmente da sovrastrutture come il nozionismo, il tecnicismo, formalismo ecc…., aspetti questi che non fanno altro che andare contro i valori e le virtù quali la libertà, la responsabilità, la volontà, la capacità di scegliere ecc. ecc… e, di conseguenza, la capacità di decidere e di compiere i propri doveri. Quanto detto, necessita di consapevolezza personale e di crescita interiore, che si rendono sempre più necessarie, se consideriamo l’uomo inserito nel contesto sociale, e quindi l’uomo come relazionato. Quante volte è stato detto anche seriamente: “tu esegui e obbedisci, non sei pagato per pensare!”. Di conseguenza, se non si può pensare non si può neanche esprimere il pensiero ad un collega e tanto meno scriverlo.

In questo senso sicuramente è importante invece fortificare interiormente il militare soprattutto in una prospettiva sociale, cercando di trovare quali possibilità ha lo stesso di crescere e sviluppare al meglio il suo potenziale, all’interno della convivenza.

 Mi calo con un esempio in situazione. Alla Scuole Sottufficiali, almeno fino ad un recente passato, i “marinai” svolgevano corsi di formazione discreti sotto l’aspetto tecnico con periodi, però, nei quali si inculcava il concetto di gerarchizzazione in tutto anche nel senso dell’umano. Terminato poi il corso, c’erano i lunghi periodi di destinazione a bordo delle navi, dove questi concetti venivano esasperati a tal punto che nel piccolo passavano anche fra il maresciallo e il sergente e, quest’ultimo e il marinaio. Le diversità di trattamento negli aspetti sociali, purtroppo,  vanno ancora oggi a consolidare determinati concetti (es. i quadrati/sale convegno dei soli Ufficiali, soli Sottufficiali e per marinai niente). Infatti, quando il personale “non direttivo” sbarca, dopo alcuni anni, avverte un senso di scoramento. Sente di contare poco e niente nella società perché professionalmente non si è mai relazionato con il mondo esterno e soprattutto viene a mancare, di fatto, quella organizzazione di bordo che sotto alcuni aspetti dà l’impressione di pensare a tutto (ad es. le pratiche di segreteria per le licenze per gli avanzamenti, le mense, il vestiario, la sistemazione alloggiativa ecc..). Si avverte l’incapacità addirittura di prendere delle decisioni. Nei vari trasferimenti di sede, ci si ritrova senza alloggio (neanche collettivo - ASC) con problemi burocratici da risolvere (cause di servizio, riscatti I.N.P.D.A.P., eventuale legge 100, bloccati in avanzamento senza sapere perché, ecc. ecc.). Aspetti che nessuno mai sistemerà al suo posto e naturalmente queste difficoltà sono principalmente per i “non direttivi/esecutivi”. È  lampante che per gli Ufficiali Generali o Ammiragli tutto ciò è automaticamente risolto soprattutto però, con la “sentita” collaborazione di tanti “non direttivi”.  

Ma che tipo di uomini militari abbiamo voluto? In una tale situazione come si può mettere in azione la propria volontà e ancor meglio volere la propria libertà di scelta? “Il margine più grande è da riservare alla libertà umana soprattutto se ad essa si riconosce il massimo di intensità del causa sui, ossia della scelta creante del proprio io.” La libertà, alla quale si fa cenno, sicuramente è quella interiore. Basti pensare all’emancipazione delle donne. Giuste conquiste sociali, ma così come in altri campi si è poco pensato ad una libertà interiore, quante di esse oggi sono veramente libere? “

Epiteto (un filosofo stoico, schiavo-emancipato, cioè reso libero) riferendosi alla politica del suo tempo, ma credo che sia un esempio attualissimo, evidenziava che fra un senatore condizionato dai consensi e compromessi e uno schiavo che era stato venduto 3 volte non c’era nessuna differenza. Credo che nell’affrontare questo specifico tema, è prezioso soffermarsi su un testo de “la leggenda del Grande Inquisitore” tratto da “I fratelli Karamazov” di Dostojevski.  Più che la visione meramente cristiana del testo risalta il significato antropologico e umano di questo valore. La leggenda è ambientata nel XVI secolo in Spagna al tempo dell’inquisizione. Cristo si presenta a Siviglia, gli abitanti lo riconoscono e gli chiedono di guarire i malati. Ai primi miracoli, il Grande inquisitore, un cardinale di novant’anni fa arrestare Gesù. Di qui nasce il dialogo, anzi più un monologo del Cardinale che lo accusa di perturbare l’ordine stabilito facendo perdere agli uomini la loro libertà. Egli è convinto, infatti, che la libertà si possa realizzare solo a spese della libertà, perché l’umanità avverte la libertà come un peso che vuole lasciarsi dietro. In nome di essa ci sono state guerre, disordini, scempi, atrocità. Il grande inquisitore così si rivolgeva a Gesù: “Niente è stato più insopportabile agli uomini e alla società umana della loro libertà! …L’uomo non conosce preoccupazione più penosa di quella di trovare qualcuno al quale poter rimettere al più presto questo dono della libertà, con cui questa creatura infelice viene al mondo. Tuttavia può impadronirsi della libertà dell’uomo solo chi è in grado di tranquillizzarne la coscienza …Chi, infatti, deve dominare gli uomini, se non coloro che dominano le loro coscienze e nelle cui mani è il loro pane? Crederanno con gioia alla soluzione che daremo, perché li libererà dal grave fastidio e dalla terribile pena attuale di dover personalmente e liberamente decidere………… giacchè noi soli, noi che custodiremo il segreto, saremo infelici… Che colpa ne ha un’anima debole, se non ha la forza di accettare doni così terribili? …per l’uomo rimasto libero, non c’è preoccupazione più ostinata e più penosa di quella di trovare al più presto qualcuno da adorare. Però l’uomo tende ad adorare qualcosa, che sia elevato al di là di ogni dubbio, così sublime che tutti gli uomini siano pronti ad adorarlo ...Oppure ha dimenticato che la tranquillità e perfino la morte sono più care all’uomo della libera scelta tra il bene e il male?”. Sono delle parti di un’opera che scandaglia le profondità dell’animo umano. È faticoso essere coscientemente di fronte alla debolezza, quasi senza uscite, dell’uomo. Egli, infatti, non chiede solo un’autorità alla quale scaricare le responsabilità alleggerendo le proprie coscienze, ma anche che tutti faccino altrettanto. Infatti, è quando un’autorità viene riconosciuta da tutti, che svaniscono i dubbi sulla giustezza di un determinato comportamento. L’uomo, infatti, preferisce sbagliare nelle decisioni ed essere securizzato, anziché essere tormentato dal dubbio anche se ha preso la decisione giusta. “Gli uomini vogliono essere adulati, sopratutto riguardo alla loro fisionomia interiore; non amano chi li costringe a vedere la verità su loro stessi. Si vendicano su chi lo fa con schiettezza e senza nulla mistificare”. Queste sono le motivazioni più profonde che spingono gli uomini alla fede per gli idoli e nei leader politici, che li alleviano dal dubbio e gli eliminano i rischi delle scelte. Nel nostro tempo, i governanti, gli scienziati o anche nel nostro caso determinati generali hanno questa funzione, cioè quella di esonerarci dalle scelte. Negli anni sono cambiate le autorità con le quali l’uomo si “libera della libertà”. Basterebbe, quindi, essere soddisfatti sotto l’aspetto economico, sollevarsi dal senso di colpa acquietando la coscienza ed essere uniti come un gregge, per eliminare così il problema “politico”. D’altro conto chi ha il potere, spesso è suo schiavo.

La libertà, alla quale si fa cenno, è chiaro quindi, non si riferisce né all’arbitrarietà del fare il proprio comodo vivendo alla giornata, né tanto meno all’arbitrarietà di fare quello che si vuole in forza di un potere economico, né pensare di affidarsi liberamente a un dio qualunque, tanto l’uno vale l’altro.

Chi è per ciò, l’uomo libero? Possiamo affermare che è colui che vive secondo la propria volontà non secondo quella degli altri. Ma “da noi” si vive come vogliono gli altri o si può vivere come si vuole, nel senso su inteso? Allo stesso tempo, tuttavia, è importante riaffermare che la libera volontà non deve essere confusa con il proprio capriccio. Infatti, nello scegliere di essere veramente liberi non si può fare a meno di fare la scelta di fondo e cioè di scegliere quel “io” che si vuole essere.

Libertà sia del militare in quanto è esecutore e sia dello stesso in quanto ha la possibilità dare ordini. Cioè si può essere condizionati perché cresciuti in un contesto che può rendere incapace di partecipare al proprio bene e al bene comune, ma si può essere anche condizionati dagli onori, del potere, del carrierismo, dell’arrivismo che porta a schiacciare umanamente chi, anche se con una funzione professionale da “esecutivo”, è pronto a sviluppare umanamente i propri talenti al servizio di tutti.

Per l’uomo è difficile comprendere quali sono le proprie azioni condizionate. Seneca, infatti, ci teneva ad evidenziare che riteneva fondamentale capire cosa veramente schiavizza l’uomo. I politici, gli amici del re, uomini di potere, così come oggi, erano tutti poco liberi, usando le sue parole: ”schiavo della schiavitù più splendida e magnifica”. Questi forti cenni alla libertà e quindi ad una delle fondamentali possibilità che ha l’uomo di umanarsi, ci fanno avvertire urgente la necessità di costruire un soggetto forte, robusto capace di decidere e scegliere in vera libertà il rapporto suo con ciò che lo circonda.

Soprattutto per i cosiddetti “esecutivi”, tale libertà è possibile principalmente nel modo di rapportarsi alle cose. Non è la “cosa” con cui ci si rapporta che nobilita o umilia, ma il proprio rapporto con la “cosa”. Cioè ad esempio la vita militare non deve piacere perché con quel superiore ci si trova bene o viceversa, ma perché con l’Istituzione e i suoi valori ci si rapporta con convinzione. Quindi, libertà, volontà, decisione, scelta, non sono altro che una strada per un irrobustimento della propria interiorità e soprattutto sono il passare ad un atto e non fermarsi ad una mera comprensione. Non si può pensare di capire tutto sull’agire interiore non muovendosi, non chiamandosi in causa. Quando l’io sceglie, attiva delle energie, per cui è assolutamente differente dall’io precedente, anche se è la stessa persona. Si sente la necessità di considerare queste responsabilità, non solo nella realtà del proprio vivere interiore, ma del proprio vivere in un contesto sociale e non solo, ma anche in relazione e all’interno di una convivenza sia piccola e sia grande come possono essere le nostre.

La libertà o meglio l’autonomia, come sopra espresso, non si oppone a relazione ma alla dipendenza e il pericolo è, che la giusta e pronta dipendenza funzionale e professionale, che deve esserci all’interno delle Forze Armate, si trasformi in una dipendenza umana di uomini da altri uomini o da altri “sistemi”, che ad esempio non accettano chi ha  capacità umane elevate con un grado inferiore. Ciò porta a rigettare determinate verità, solo perché, espresse da chi non ha il titolo adeguato all’interno di quella struttura. Possono sembrare belle parole. Pensieri dotti per darsi un tono, o addirittura frasi fatte o qualunquiste. Ma perché ancora la categoria dei dirigenti (nel suo insieme) teme di rapportarsi con i “non direttivi/esecutivi” dal punto di vista umano? Esempi eclatanti sono ancora le scandalose separazioni nell’ambito degli Organismi di Protezione Sociale (vedi il caso della Marina di Taranto) dove anziché proteggere il sociale, si rimarcano le differenze di classe sociale fra gli Ufficiali, i Sottufficiali e solitamente i volontari non hanno neanche classe sociale (come per le spiagge o anche per i circoli ecc.. ecc..). Soprattutto da parte dei grandi maestri classici, era sempre considerata importante la cura della propria interiorità non fine a se stessa, quasi come un intimismo, ma nel contesto della convivenza. La “prova del nove” della propria crescita interiore la si riscontra nella convivenza, cioè nel muoversi all’interno di una relazione e quindi, in un confronto con l’altro. La struttura umana necessita della relazione, ma non in maniera classista e stagnante in un unico determinato livello sociale.

A scanso di equivoci a conclusione di tali riflessioni, e nel tentativo dare delle risposte sicuramente non definitive ma come punto di partenza, è importante sottolineare che la generalità è ciò che viene percepita. Purtroppo essa copre, invece, la profondità di tanti uomini e superiori di grado (la critica comunemente è rivolta a loro), che vedono nella relazione umana motivo di miglioramento, se c’è verità di intenti e verità d’animo (e di questo ne sono testimone). In ciò un esempio banale, ma per rifarci alla quotidianità, è la costituzione di uno stabilimento balneare unico nel dipartimento di Ancona voluto dalle Rappresentanze militari locali e dal Comandante in Capo pro-tempore, dove viene interpretata la direttiva del C.S.M.D. sugli aspetti di solidarietà e spirito di Corpo, oltre che di economia, dando dignità a tutti senza diversità di trattamento. Altro esempio è la serena e non scandalizzata risposta data dal Comandante delle Forze navali d’altura di Taranto alla richiesta di sindacalizzazione, proveniente da tutti i rappresentanti di bordo. Da tale risposta traspare, realmente, la capacità e lo stimolo al rapporto relazionale con il personale dipendente.

Inoltre, la libertà di cui si è trattato si riferisce all’interiorità non al libero arbitrio. Essa, quindi, non è di intralcio all’efficienza dell’Istituzione soprattutto quando è necessario agire con prontezza, ma anzi la coscientizzazione e la partecipazione ai valori, fanno sì che “l’obbedienza ceca” si trasformi in “obbedienza consapevole e cosciente”. Solo così  si può mettere l’uomo militare in condizioni di compiere grandi gesti sia in “casi limite”, sia  nella quotidianità.

A quali valori riferirsi? “C’è una situazione di squilibrio che si verifica nell’uomo per un’abnorme preponderanza di libertà sciolta da ogni riferimento a punti fissi e necessari”. In quanto militare appartenente ad una nazione di grandi tradizioni come l’Italia il personale motivo di orgoglio è quello di aver giurato su una Costituzione dai valori sempre attuali quali, la libertà, la democrazia, la dignità della persona in quanto tale e il bene della comunità con la quale si relaziona e verso la quale è al servizio. La libertà del militare è un valore inestimabile se, non è svincolata da qualsiasi riferimento, ed è, invece, ancorata saldamente a quei principi riportati nella Costituzione. Così si potranno avere uomini forti interiormente tali da affrontare anche situazioni drammatiche in teatri di guerra (in modo da non subire i disturbi psichici dei migliaia di soldati americani). Si avranno uomini veri e sinceri nei confronti dei superiori, senza timori di ripercussioni su carriere e trasferimenti. Si avranno, inoltre, collaboratori costruttivi e superiori di riferimento per i giovani, per una comunità miliare al servizio della nazione. In tutto questo c’è poco spazio a qualsiasi livello per chi intende usare un ruolo di potere per i propri scopi. Apprezziamo la bellezza di essere liberi, apprezziamo la bellezza di essere autentici, apprezziamo la bellezza di essere uomini (o persone umane), apprezziamo la bellezza di vivere da militari veri, anche se tutto ciò può avere un costo.

Il rischio è bello se la speranza è grande!(*).  

Antonello Ciavarelli

 

 
Tutto quello che si è detto e fatto sul "CASO CIAVARELLI"

TUTTO PARTE DALL'ARTICOLO L'unica arma la buona volontà

 

03.08.08 Anche il "Giornale di Taranto" si occupa del "Caso Ciaverelli

25.07.08 Ancora sul caso Ciavarelli scrive il Secolo d'Italia

23.07.08 Ancora un' INTERROGAZIONE PARLAMENTARE sul caso CIAVARELLI. Speriamo che tanto interesse politico si concretizzi in qualcosa!

21.07.08 TRE INTERROGAZIONI PARLAMENTARI SUL CASO CIAVARELLI. Maggioranza e opposizione chiedono al Ministro della Difesa come sia possibile che accadano ancora oggi queste forzature.

01.07.08 "SALVATE IL SOLDATO RYAN, alias Antonello Ciavarelli" - by Ferdinando Chinè

29.06.08 Ancora sul caso del Delegato COCER Marina Ciavarelli  il SIAP, Sindacato Appartenenti Polizia, prende le difese e stigmatizza il provvedimento disciplinare quale dispositivo censorio delle prerogative del Rappresentante.

Un articolo interessante I tabù del Comparto Difesa Sicurezza, ovvero quando la liberta di pensiero non è la stessa!

23.06.08 si mobilitano Sindacati di Polizia SAP e CONSAP in solidarietà del Delegato CoCeR ANTONELLO Ciavarelli

19.06.08  Delegati del COCER Guardia di Finanza scrivono al giornale "IL TEMPO" sul caso di Antonello CIAVARELLI. Non ci sono caste, ci sono scomodi delegati "della mancha" colpevoli solo di scrivere le proprie opinioni

22.05.08 DELIBERA TUTELA DEL DELEGATO ELETTO NELLA RAPPRESENTANZA

 

PER UN’ETICA DEL SINDACATO, SIDACALIZZIAMO LE FORZE ARMATE

 

Introduzione

Nella scorsa legislatura anche fuori dagli ambienti militari si è molto parlato di sindacalizzazione delle Forze Armate, forse anche grazie ad alcuni disegni di legge sulla riforma del sistema di rappresentatività, che ha portato la discussione nelle aule Parlamentari.

È chiaro che in particolare negli ultimi mesi si è diffusa una sensazione (a parer mio sbagliata) di diffidenza nei confronti dell’attività sindacale in generale, a causa degli alti e bassi derivante spesso dalla personalizzazione dello strumento. Infatti su libri e pubblicazioni, i sindacati italiani vengono definiti “caste” subendo critiche alla stessa stregua di quelle ricevute dal mondo politico. Ma ciò vorrebbe dire che un Istituto che tutela i lavoratori riconosciuto dalla Costituzione italiana e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, è da buttar via perché attualmente per certi aspetti può venire mal utilizzato? Allo stesso tempo dovremmo eliminare il Parlamento perché da parte dell’opinione pubblica i partiti vengono considerati delle “caste” e la politica perde di credibilità? Ciò mi ha invogliato a studiare e ad approfondire questi temi che di seguito mi permetto di portare all’attenzione dei lettori, frutto dell’esperienza maturata in questi anni di attività come delegato Co.Ce.R..

Rappresentanza e passaggio allo strumento militare professionale

Le spinte provenienti dal personale militare, anche e sopratutto dalle Rappresentanze di Base, non possono farci esimere dal riflettere sulla opportunità di dare ai lavoratori militari una riforma della Rappresentanza Militare in direzione sindacale. Infatti a distanza di quasi  trenta anni, tante sono le difficoltà e contraddizioni legate alla gestione e funzionamento di uno strumento che ha come riferimento la gerarchia escludendo possibilità di dialogo e confronto democratico. Da questo punto si sono evidenziati negli anni i limiti della Rappresentanza Militare la quale, nonostante tutto, è riuscita a incidere su un miglioramento dello stesso Organismo. Tutto ciò si è evidenziato con la professionalità e crescita culturale dei militari tutti. Questa non più rinviabile esigenza di sindacalizzazione la stanno esprimendo in modo evidente gli uomini dell'Aeronautica e della Guardia di Finanza e in modo, anche se meno evidente ma altrettanto sentito, la stanno percependo altre decine di migliaia di militari, compresi i Marinai.

Cenni di storia sindacale

Come è noto in particolare agli appassionati del diritto sindacale, il sindacato è un fenomeno moderno nato con il movimento operaio, collocabile storicamente verso la metà del settecento, ed è strettamente collegato alla comparsa sulla scena dell'impresa. Con questa ultima compaiono due ruoli, quello di chi ha investito il capitale, ha comprato materie prime e fornito mezzi e quello di chi ne è sprovvisto ma è in possesso solo di forza lavoro.

In quasi tutti i paesi europei dopo un percorso evolutivo articolato in una fase di repressione, e di tolleranza, viene riconosciuto a pieno titolo il sindacato. Nella seconda metà dell'ottocento si afferma in Inghilterra il sindacato con i dovuti riconoscimenti giuridici.

Una sintesi estrema, questa, per riflettere di quanto ampio sia stato il percorso effettuato in termini temporali, ma ancor più in termini sociali, per approdare alla sindacalizzazione dei lavoratori. All'inizio infatti, per lungo tempo è stato valutato devianza sociale, un crimine, e come tale represso. Progressivamente è stato accettato come un fatto congenito all'organizzazione e poi investito di una funzione sociale, nella considerazione che uno dei due contraenti è in partenza più debole e come tale deve essere protetto.

Giorni nostri ed etica di un sindacato dei militari

Tutto ciò fino ad arrivare ai giorni nostri dove in Italia la Costituzione nell'art. 18 e 39 dà il diritto di associarsi liberamente a tutti i cittadini in organizzazioni sindacali.

Se consideriamo il lavoro umano sotto una duplice dimensione oggettiva e soggettiva, possiamo allora intendere per oggettivo l'insieme di attività, risorse, strumenti e tecniche di cui l'uomo si serve per produrre (nel caso delle FF.AA. le navi, gli aerei, i cannoni ecc.) e in senso soggettivo l'agire dell'uomo in quanto essere dinamico, capace di compiere varie azioni che appartengono al processo del lavoro. Ciò per puntualizzare che la soggettività conferisce al lavoratore la sua peculiare dignità, che impedisce di considerarlo come una semplice merce o un elemento impersonale dell'organizzazione produttiva.

La persona è il metro della dignità del lavoro: non c'è infatti, alcun dubbio che il lavoro umano abbia un suo etico valore, il quale senza mezzi termini e direttamente, rimane legato al fatto che colui che lo compie è una persona.

Anche se non può essere ignorata l'importanza della componente oggettiva del lavoro sotto il profilo della sua qualità, tale componente tuttavia, va subordinata alla realizzazione dell'uomo, e quindi alla dimensione soggettiva, grazie alla quale è possibile affermare che il lavoro è per l'uomo e non l'uomo per il lavoro e che lo scopo del lavoro eseguito dall'uomo rimane sempre l'uomo stesso e la comunità in cui vive.  

Questa valenza del lavoro dell'uomo e per l'uomo è ancora più rilevante se si tratta di professioni “limite” come quella del militare. In questa fase di cosiddetta professionalizzazione delle FF.AA. l'attenzione sull'uomo diventa ancora più rilevante,  proprio per il senso di operatori di pace e giustizia sia in ambito nazionale che internazionale che si sta dando al mestiere di militare. Infatti, anche a livello soggettivo, il militare è sempre più cosciente dei suoi compiti tanto é che ad esso gli si affida l'uso di armi micidiali e molto più sofisticate rispetto a poco più di mezzo secolo fà.

In questo senso l'uomo militare, sempre più cosciente della delicatezza che la sua scelta di vita comporta e della rilevanza che ognuno assume nello svolgimento del proprio compito a qualsiasi livello, è ormai maturo per assumere le responsabilità che una sindacalizzazione della rappresentanza comporta. Responsabilità che orientate al perseguimento del bene comune, sono un fattore di ordine sociale e di solidarietà e quindi un elemento indispensabile della vita sociale.  Tanto più se si tratta di lavoratori con lo status di militare si rende quanto mai attuale e necessario l'esercizio di un'autentica solidarietà tra i lavoratori. In questa direzione si rimane naturalmente lontano  da una interpretazione di sindacati che costituiscano solamente il riflesso della struttura di classe della società e che siano l'esponente della lotta di classe, che inevitabilmente governa la vita sociale. In particolare un eventuale sindacato dei militari dovrebbe essere promotore della lotta per la giustizia sociale, per i diritti degli uomini che lavorano in una particolare e delicata professione come quella militare. Il confrontarsi deve essere visto come un normale adoperarsi per il giusto bene, non una lotta contro gli altri. Ancor più nel mondo militare il sindacato, divenendo strumento di solidarietà e di giustizia, non potrebbe o dovrebbe abusare degli strumenti di lotta; in ragione della sua vocazione, vincerebbe le tentazioni del corporativismo, si autoregolamenterebbe e valuterebbe le conseguenze delle proprie scelte rispetto all'orizzonte del bene comune. Puntualizzando che essi non devono avere il carattere di partiti politici che lottano per il potere e non sottoposti alle loro decisioni, le rappresentanze sindacali militari avrebbero tutto il diritto di influenzare e sensibilizzare direttamente il mondo politico ai problemi del lavoro e di impegnarlo a favorire le realizzazione dei diritti dei lavoratori. Dimostrazione nel nostro contesto, di una siffatta visione del mondo sindacale, è il contributo apportato dai sindacati delle Forze di Polizia sia per il proprio personale che per il Ministero stesso. Apporto che darebbero i sindacati militari al personale e agli stessi Stati Maggiori.

In questi approfondimenti fra le varie fonti si è approfittato in particolare di alcune citazioni di Giovanni Paolo II e della sua lettera enciclica Laborem exercens, proprio nella convinzione che, in una eventuale stesura di una riforma della Rappresentanza Militare in direzione sindacale, è fondamentale tenere ferma una dimensione etica alta del sindacato dei lavoratori e dei lavoratori militari. Per cui sarebbe indispensabile che il sindacato dei militari fosse composto da personale in servizio e collegato all’attività di servizio. Dimensione, quindi, che non può essere slegata dai riferimenti forti ai quali la vita militare si rifà e puntualmente citati in una Costituzione italiana dai valori sempre attuali.

 In questo senso dare alle Rappresentanze Militari un ruolo sindacale, cominciando da subito da quello negoziale, è quanto mai urgente e sarebbe un valore aggiunto se si vuole fare delle Forze Armate un'istituzione costituita di uomini coscienti delle loro responsabilità e della loro scelta di vita sempre più orientata al servizio della nazione e del bene dei suoi cittadini.

 

Antonello Ciavarelli

 

 
 

 

l’unica arma è la buona volonta’

Si continua a parlare di “pacchetto sicurezza” o qualcosa di simile. Si prendono in considerazione la possibilità di nuovi arruolamenti e corsi di formazione nelle Forze dell’ordine con relativi oneri non certamente trascurabili a carico della collettività. Si parla di dare incarichi di Pubblica Sicurezza alle Forze Armate creando allarmismi perché ci si potrebbe trovare senza saperlo in uno Stato di Polizia. Tra le varie ipotesi mancherebbe quella che tende ad utilizzare risorse umane già esistenti razionalizzando interventi e funzioni. Sfugge, spesso, che ci sono più di dodicimila uomini della Marina Militare appartenenti alla Guardia Costiera che operano come Ufficiali ed Agenti di Polizia Giudiziaria alle dipendenze del Ministero dei Trasporti, Interni, Ambiente, Difesa, Beni culturali, Giustizia ecc., svolgendo attività di polizia marittima, come concorso all’immigrazione clandestina, al traffico di stupefacenti in mare, come sicurezza ambientale, sicurezza della navigazione, antiterrorismo nei porti, controlli in mare e a terra sulla regolarità e salubrità del pescato ecc. ecc..

Il tutto avviene senza un sistema di difesa ma solo armati di buona volontà e di amore per il mare e per una professione a servizio della comunità. Perché spendere milioni di euro per fare concorsi, arruolare e formare altri uomini per le Forze di Polizia se c’è tanto personale della Guardia Costiera che già vi opera, e non aspetta altro che un riconoscimento, per agire con più efficienza e dignità? Tutto ciò sarebbe a costo zero! Gli uomini, i mezzi e la professionalità ci sono! È assurdo che di fronte al perpetrarsi di un reato debbano chiamare i Carabinieri come se fossero comuni cittadini o durante i normali controlli debbano farsi accompagnare dalla Polizia di Stato, per non incorrere nel rischio, come spesso accade, di essere malmenati ed insultati!.

Quando si vorrà veramente dimostrare di razionalizzare le risorse? Queste non sono solo considerazioni di chi scrive perchè investito dal ruolo di rappresentante e che svolge anche compiti di tutela del personale. Le stesse considerazioni, inoltre, sono anche state enunciate dal vertice del Corpo che più volte ha espresso, in tutte le sedi (ed ad esso ha echeggiato con forza la Rappresentanza Militare), la necessità di un coordinamento fra le Forze di Polizia attraverso un Dipartimento del Mare.

Con questa nuova legislatura sarà la volta buona o si dovrà attendere una disgrazia perché questi problemi potranno ricevere la giusta attenzione delle Istituzioni? Quando finalmente si faranno prevalere veramente gli interessi nazionali e della comunità in una materia delicata come la Sicurezza?

Antonello Ciavarelli - antonellociavarelli@libero.it

 

 
 
 

Neanche la libertà di coscienza per la sidacalizzazione dei militari?
 

Come cittadino con le stellette non condivido la mancata presa di posizione dei partiti principali su alcuni temi etici fondamentali. Essi evitano di affrontarli, lasciandoli alla “libertà di coscienza”. Ritengo, che se si hanno delle idee e valori ben precisi su temi che riguardano l’uomo e il suo agire per la pacifica convivenza, tutti gli altri aspetti, partendo da quelli economici, possono avere maggior senso e chiarezza nell’azione del Governo. È per questo che ciò debba essere espresso soprattutto con la campagna elettorale.
Per alcuni problemi dei militari, in questa campagna elettorale non si fà nessun accenno. Dalla base (caserme, navi, aeroporti) vi sono forti spinte in direzione sindacale. Su un tema così scottante che andrebbe ad intaccare le opinioni dei vertici di una Amministrazione fra le più tecnocratiche, come la Difesa, i maggiori partiti non concedono neanche la libertà di coscienza, non parlandone o ancor peggio lasciando i loro candidati parlamentari fuori da questo problema così sentito.
Con questo silenzio, la politica fa allontanare i militari e le loro famiglie dalle istituzioni. L’industria, il commercio, l’artigianato e perfino l’agricoltura hanno avuto sviluppo e progresso grazie al lavoro di milioni di lavoratori i quali per meglio operare hanno fatto tesoro dell’azione sindacale.
Circa la sindacalizzazione delle Forze Armate non si tratta di creare i presupposti per dare strumenti ai militari per disobbedire. Viceversa, la possibilità di esprimere e far emergere i problemi sarebbe una possibilità per monitorare lo stato della “giustizia sociale” in un ambito delicato come quello delle Forze Armate. Ad esempio un sindacato con tutti i limiti che la militarità imporrebbe, sarebbe di valido contributo per un Comandante di nave Garibaldi che già da Capitano di Vascello avrebbe grosse difficoltà a comprendere le difficoltà che vive il personale in sala macchine, luogo raramente visitato per impegni connessi all’incarico.
L’obiettivo centrale di tutti deve essere quello di partecipare alla formazione di Forze Armate di una nazione democratica, fatta da cittadini convinti del ruolo specifico che gli è riservato nella società e per la società.
Questo importante processo di democratizzazione attraverso la sindacalizzazione, allo stato attuale è il fondamento della “professionalizzazione” dei militari che ormai meritano il riconoscimento di quei diritti di associazionismo sindacale previsti dalla nostra Costituzione e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo dai valori sempre attuali.
È importante non infiacchire questa tensione in ogni circostanza, e diversi delegati del Co.Ce.R. stanno approfittando degli incontri con i maggiori partiti per mantenere viva l’attenzione. Il mutamento e il desiderio di essere coscienti servitori della nazione in aderenza ai principi a cui si ispirano le Forze Armate e non semplici ciechi obbedienti di qualche superiore gerarchico, deve essere il motivo determinante di ognuno per favorire le grandi riforme che riguardano l’umanità italiana in divisa.-
 

Antonello Ciavarelli
antonellociavarelli@libero.it




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Antonello Ciavarelli durante un intervento ad uno degli incontri pre-elettorali con i partiti politici dove, oltre le problematiche dell’amianto, previdenza, precariato, riconoscimento delle funzioni di polizia alla Guardia Costiera, chiedeva ai partiti di esprimersi in merito ai diritti sindacali anche per i militari.

 

 
 
 

Circoli di Marina Risposta all’interrogazione parlamentare

Preferisco evitare particolari commenti. I lettori sapranno sicuramente dedurre le proprie conclusioni.

Personalmente senza demoralizzarmi, nel rispetto della Costituzione delle leggi e dei regolamenti, continuerò con sempre maggiore impegno a fare il mio dovere di delegato come tanti altri nei vari livelli della rappresentanza. Il tutto però non potrà che partire da una presa di coscienza da parte del personale.

Anche in questa circostanza mi pongo una domanda retorica: “un sindacato (con tutti i riferimenti etici derivanti dallo status di militare), avrebbe avuto la stessa considerazione?”.

Antonello Ciavarelli

 

 Tutta la triste e inconcludente Storia sulla questione Circoli della MM. 

 

 

 
 
 

La soluzione di alcuni problemi quotidiani dei militari è prerogativa dei vertici militari o dei Governi?

 

Da sempre la mia attività di delegato è stata improntata in un concetto di collaborazione con l’Amministrazione al fine di garantire tutela e giustizia sociale fra il personale militare. Sono stato parte propositiva continua all’interno del Co.Ce.R. Marina. Oggi, nonostante si possa constatare un’attenzione maggiore da parte dei vertici verso il personale, c’è da ritenere di essere ancora lontani dall’applicazione di quelle politiche sociali previste dai vari regolamenti che possono fare la differenza in questo passaggio dalle Forze Armate basate sulla leva obbligatoria a Forze Armate basate sul professionale.

Prendo alcuni esempi specifici per dare l’idea delle mie riflessioni.

Questione Circoli. In Marina meno che in altre Forze Armate tale problema dovrebbe essere presente, in quanto come è noto, il personale in servizio, in base ad un Regio decreto del 27 ottobre 1937, è socio di diritto (e di dovere) del cosiddetto “Ente Circoli” (figura giuridica esterna alla F.A.), molto innovativo per l’epoca, il cui scopo coincide tuttora con quelli degli Organismi di Protezione Sociale (O.P.S.) che in Forza Armata (vedi foresterie e sale convegno), esistono solo marginalmente. In un iniziale delibera il Co.Ce.R. Marina X mandato, per certi aspetti anche con coraggio, ha evidenziato che, nello statuto per regolamentare l’attività di questo Ente, è estranea la Rappresentanza Militare. Si sono rilevate, inoltre, le incongruenze derivanti dal fatto che i direttivi sia a livelli centrali che periferici, degli stessi circoli, sono imposti dal Capo di Stato Maggiore o dai Comandanti in Capo dei dipartimenti e non votati dai soci stessi. Inoltre è stato messo in chiara evidenza che in una prospettiva di protezione sociale, proprio coloro che percepiscono i redditi più bassi (ruolo volontari), non sono destinatari di questi Circoli e quindi dei relativi benefici. In considerazione di ciò il Co.Ce.R., con ulteriori delibere, ha anche chiesto al suo C.S.M.M. di istituire l’Ente Circoli Sottocapi, ed in attesa di ciò, quando possibile ospitarli nei circoli Ufficiali e Sottufficiali od anche ospitare gli Ufficiali dai “Sottufficiali” e viceversa. Tutto ciò in considerazione degli scopi di natura sociale, di solidarietà e di spirito di corpo che gli O.P.S. nelle altre Forze Armate svolgono.  Questo anche avvalorato dall’esistenza di diverse situazioni paradossali come ad es. la caserma Lante di Roma dove esiste un circolo (sicuramente O.P.S.) dei soli Ufficiali, nel quale i Sottufficiali e Volontari possono entrare solo se invitati e per questi ultimi nessun circolo ma le macchinette del caffè

Risposte:

a)           Pur perseguendo finalità analoghe agli OO.PP.SS., le specifiche modalità di costituzione e di amministrazione di MARICIRCOLI non prevedono alcuna competenza da parte della Rappresentanza Militare, né l’inserimento di delegati delle categorie interessate nella struttura dirigenziale dell’Ente e nei direttivi dei Circoli. Lo svolgimento di incontri periodici del COCER/M. con altri organismi non è contemplato dalla vigente normativa. Allo scopo di illustrare ai delegati della R.M. centrale le modalità, attraverso cui l’Ente Circoli persegue gli scopi prefissati, autorizzo un’audizione del suo Presidente, da concordare con il MARICIRCOLI. ….. “. Il senso della risposta pare retorico, cioè sono norme conosciute, infatti siamo stati proprio noi, delegati Co.Ce.R. che, nel citare lo statuto ed evidenziando delle carenze e discrasie, chiedevamo una variante dello stesso!

b)           L’esigua disponibilità di stanze presso le foresterie dei Circoli a fronte del numero dei potenziali fruitori, non consente di prendere in esame la possibilità di un ulteriore allargamento del bacino di utenza al personale di Truppa in Spe”.  Quindi, i Volontari non possono accedere o frequentare i Circoli Ufficiali e Sottufficiali perché sempre pieni. Ma ci sarà un giorno che non sarà pieno, ed in quel giorno un Ufficiale sarebbe disposto ad accettare un Volontario?

Da qui tante altre domande nascono spontanee, che lascio ai lettori.

Altro esempio:

Stabilimenti balneari. Tante volte il Co.Ce.R.  si è interessato in maniera propositiva a riguardo. Taranto è un esempio evidente. Gli Ufficiali usufruiscono di uno stabilimento che per la bellezza del posto farebbe pensare a Sharm el Scheik. I Sottufficiali, a parte la pineta, hanno uno stabilimento mediocre, sicuramente per le strutture, nonostante l’impegno e la dedizione dei colleghi che vi lavorano. E per i volontari? Nulla, se non la bella isola di San Pietro che è comunque scomoda da arrivarci, ha un costo decisamente più elevato e vi accedono ugualmente i cittadini. La Rappresentanza ai vari livelli ha chiesto ai rispettivi Comandanti corrispondenti, non solo un dialogo a riguardo ma, ha proposto di allargare la spiaggia dei Sottufficiali di cui una parte è stata data ai dipendenti civili e far accedere anche i Volontari. Così si consentirebbe l’accesso all’isola, in quanto O.P.S., a tutti i ruoli dei militari e ai  dipendenti civili della difesa. Così si potrebbero anche accogliere ospiti esterni, ma che tali rimarrebbero evitando la difficile convivenza di chi, sconosciuto ed estraneo all’Amministrazione, accaparra diritti ai colleghi Sottufficiali e Sottocapi che vi lavorano, come se fossero loro i concessionari di tali stabilimenti. Si avrebbe così il risultato (peraltro auspicato dalla circolare SMD-G-023 del Capo di S.M.D.), di un’unica gestione e un risparmio di risorse economiche ed umane. Con le risorse risparmiate per i dipendenti civili, si potrebbero potenziare gli altri O.P.S. che sono in loro gestione in città.

Cosa succede? Nulla. Gli Ufficiali vivono giustamente bene nella loro spiaggia, i Sottufficiali fanno a cazzotti per avere una sedia dove sedersi e un tavolo per consumare il loro pranzo a sacco e i Volontari NULLA. Al massimo OSPITI alla spiaggia Sottufficiali già stracolma, oltre che scomoda per pietre sulla battigia e scale da salire e scendere.

Brevemente altro esempio. ALLOGGI

Qualcosa a riguardo si muove, se non altro per alcune iniziative che a livello centrale si stanno attivando. Ma la rappresentanza militare dov’è? Quasi ignorata.

Oltre a considerare nelle questioni alloggiative il servizio (Alloggi ASI), mi chiedo se si considerano gli aspetti relativi ai redditi e all’anzianità. In Marina è un classico! Essendoci molta mobilità capita che chi ha appena acquistato una casa, ha iscritto figli a scuola o problemi di salute ecc.., sia pure in modo pianificato, venga trasferito per un periodo di anni più o meno definito. Il militare obbedisce. Per i suoi problemi arriva senza famiglia nella nuova destinazione, chiede all’Amministrazione il sostegno per un alloggio anche A.S.C. (cioè con una branda ed un armadietto) e gli viene rinfacciato che ha l’indennità di trasferimento (la cosiddetta legge 100) per cui  può affittarsi una casa fuori (per 500 euro al mese per 3 anni). In diversi casi, invece arriva ad una nuova destinazione chi, ha magari meno problemi, redditi superiori perché ha la moglie lavora, ha la stessa “legge 100”, percepisce “l’omogenizzazione stipendiale”, l’assegno di perequazione, ore di straordinari, un solo figlio e gli viene data subito la camera singola, al massimo doppia, al centro della città. In tutto ciò non vengono considerate le fasce di reddito familiari e l’anzianità anagrafica e di servizio.

Piccoli esempi, ma reali, per far comprendere da dove nasce anche la necessità di dare contenuto all’articolo 10 del Regolamento di Attuazione (R.A.R.M.). Di questo  passo diventa sempre più forte la spinta verso altri strumenti rappresentativi di tipo sindacale, visto che a proposte concrete, costruttive e richieste di dialogo ai vari livelli, di cui si avrebbe diritto, si risponde in maniera evasiva (se si risponde).

 Ma come è possibile che, sia sotto l’aspetto sociologico oltre che umano, certe questioni nel 2008, in piena fase di transizione al modello professionale, in particolare in Marina sono ancora così evidenti?

Provo a fare ulteriori riflessioni. Il marinaio “non direttivo” (Volontario e Sottufficiale) che finisce i corsi di formazione viene destinato a bordo. Sulle navi, la cui organizzazione possiamo dire quasi impeccabile sotto l’spetto funzionale grazie ai sacrifici del personale, la qualità degli alloggi è strettamente legata alla gerarchia e gli ambienti di vita sono decisamente separati. I marescialli, sergenti e volontari provvedono a tutto ciò che di materiale c’è da fare (dal picchettaggio, alle pitturazioni, alle pulizie per tutta la nave, carico e scarico di viveri ecc.). Inoltre, esistono i “quadrati” (cioè le mense e sale convegno) dei soli Ufficiali, dei soli Sottufficiali (spesso divisi per marescialli e sergenti) e mense equipaggio (e cioè ai volontari nessuna “sala convegno”), con tutta la differenza di trattamento che ne consegue. In generale ci si ambienta a due principali forme di divisione fra compiti e stile di vita, tra Ufficiali ed equipaggi (così come citato dal Decreto Ministeriale 459/99 artt. 8 e 9). Quindi, di conseguenza, fin da giovani ci si assuefa al fatto che, anche quegli organismi che dovrebbero proteggere il sociale, divengono momento di discriminazione sociale.  Proprio in quelle circostanze utili per acuire lo spirito di corpo (e non intendo di confidenzialità), diventa marcata la divisione di classe. Addirittura sulla tanto attesa nave Cavour purtroppo pare che questi aspetti saranno ancora più evidenti. Queste separazioni e divisioni non saranno superate nonostante gli spazi ampi di una portaerei, come invece lo sono superate da sempre ad esempio sulle navi americane. E così il tutto viene riflesso negli Enti a terra. Infatti ad esempio vi è l’esistenza di diverse situazioni paradossali come la caserma Lante di Roma dove esiste un circolo (sicuramente O.P.S. perché quello dell’Ente Circoli è sul lungotevere) dei soli Ufficiali (e con tanto di cartello all’ingresso), nel quale i Sottufficiali e Volontari possono entrare solo se invitati. Per questi ultimi, di contro, in caserma non vi è nessuna sala convegno, ma solo le macchinette del caffè, per ristorarsi. Quindi, diventa naturale che, un Ufficiale, che è sempre stato trattato con il rispetto che gli si deve (perchè è il Signore dei mari), non potrà mai accettare di confondersi in un Circolo o addirittura in uno stabilimento balneare o in un comprensorio alloggiativo con un Volontario o Sottufficiale, anche se questo è educato, ma addirittura può essere più colto ha più di una laurea o parla più di una lingua, o una famiglia di stile distinto come accade ormai nella normalità. Cioè, si è stati formati e abituati a pensare che chi ha il grado inferiore è inferiore anche come essere umano, per cui non gli spettano gli stessi servizi e la stessa protezione sociale. La conseguenza più triste è che, per anni, diversi Sottufficiali (soprattutto fra gli arruolati in massa fra la fine degli anni ‘60, negli anni ‘70 e inizi ‘80) hanno creduto in tutto ciò, e per questo speravano di attirare le simpatie di un superiore, perché si credevano veramente inferiori anche come uomini, non perché avevano fatto la loro scelta di vita di essere dei Signori Sottufficiali.

MORALE DELLA FAVOLA

Tirando le somme da tutto questo, si può capire che per tanti problemi dei militari di oggi è comodo trattare i Governi come parafulmine appellandosi spesso o quasi sempre al fatto che vengano stanziate poche risorse per le Forze Armate, mentre la soluzione di tali problemi è per la verità una questione tutta interna alla Forza Armata. Proprio in virtù del modo con cui avvengono questi cambiamenti politici, che indubbiamente confondono i cittadini, le Forze Armate dovrebbero essere quelle istituzioni Morali di riferimento.

Ciò che la “Marina” dovrebbe conservare sono i valori e le virtù a cui si è sempre ispirata anche nei momenti più tristi della storia italiana (vedi la tragedia della Corazzata Roma), sempre validi e riscontrabili nella nostra Costituzione. La forza Armata Marina se vuole avere un raffronto nella società per il modo positivo con cui opera in acque internazionali per il bene del Paese, grazie ai sacrifici dei suoi uomini, deve cominciare a superare le assurdità delle separazioni dei “Soli Ufficiali”, “soli Sottufficiali” ecc… A volte mi domando se i vertici di F.A. si chiedono perché la maggior parte dei giovani desiderano far parte dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Guardia Costiera e dell’Aeronautica. Forse perché si fa meglio i propri comodi, si lavora di meno o si percepisce uno stipendio più alto, ecc.? Credo, invece, perché in quei contesti si cerca di essere realmente sulla stessa barca e si cerca di vivere professionalmente bene, anche conservando i propri ruoli. Così ad esempio nell’Arma, è Carabiniere sia il Generale che l’Appuntato. Non ci si deve cullare del fatto che, ci sono comunque domande di ingresso in Marina solo perché al Sud c’è disoccupazione. È necessario andare oltre queste logiche per non rischiare che venga considerato il lavoro del militare uno “stipendificio”, ma uno status di cui sentirsi orgogliosi per essere “al servizio della nazione” (la famosa specificità). Tutto ciò cominciando da chi è superiore di grado che, per ricevere la stima dei suoi uomini lo deve dimostrare quotidianamente con l’esercizio delle virtù militari e non con il militarismo, l’esercizio della giustizia e non con il giustizialismo, migliorando se stesso ed essendo di stimolo per gi altri.

Tutto ciò, però di contro, in una società militare in continua evoluzione con personale di elevata cultura, i marinai (diciamo non direttivi) non sono esonerati dalle loro responsabilità e partecipazione al bene comune e a fare bene il proprio dovere. Per ciò che riguarda i delegati della rappresentanza, l’impegno è di svolgere eticamente il proprio ruolo, sempre stando al rispetto delle regole, ma non scoraggiandosi soprattutto quando ci si scontra con le logiche e gli interessi di classe, e quando si può apparire scomodi nonostante si persegua il bene della Forza Armata e del personale rappresentato.

Per questi motivi l’esortazione che sento di dare al personale rappresentato, proprio in questi momenti di vuoto istituzionale è di rimboccarsi le maniche, ognuno ai propri livelli (soprattutto i delegati, me per primo) e di rifarsi al senso vero al nostro lavoro e della nostra Forza Armata agendo con coraggio e senza paura, forti della nostra dignità di uomini e di militari.

antonellociavarelli@libero.it

Antonello Ciavarelli

Delegato Co.Ce

 

 
 
 

Fondo Efficienza ISTITUZIONALE (FEI)

Il Co.Ce.R. Marina sposa la tesi dello Stato Maggiore


Con una deliberazione di 5 voti a favore ed uno contrario (cioè del sottoscritto), il Co.Ce.R. Marina, in estrema sintesi, si è espresso favorevolmente affinché il beneficio “venga erogato in fasce: avendo attenzione per le posizioni del personale non impiegato in compiti strettamente operativi e che per questo fruisce ancora della sola operativa di base o campagna, pur contribuendo decisamente, questo personale, insieme a tutti, all’efficienza dell’istituzione, la quale non deve limitarsi, però, ad una mera enunciazione; proseguendo con pari attenzione per il restante personale, citando a titolo esemplificativo le seguenti posizioni e senza preventiva esclusione di alcuna categoria di questo: il personale anfibio (Reggimento San Marco) e subacqueo al momento escluso dai benefici di cui all’art. 6 comma 5 e 7 del DPR in epigrafe; il personale chiamato a svolgere, per esigenze della F.A. funzioni aggiuntive e di carattere logistico, manuale, ispettivo” (così scritto nella delibera del 29 febbraio u.s.).
Quindi, a quanto pare, uniformemente all’orientamento dello Stato Maggiore Marina, la priorità, al fine di riconoscere efficienza, vuole essere data agli Enti Centrali e a quegli Enti nei quali non si percepisce l’indennità di Supercampagna (istituti di formazione). Inoltre il Co.Ce.R., ostentando bontà verso tutti, di fatto auspica solo successivamente alle soddisfatte esigenze centrali, il riconoscimento agli altri Enti come il personale anfibio, coloro che a bordo svolgono lavori manuali (imbarco viveri e posto di lavaggio) ecc…
Credo che sia il caso di fare dei piccoli passi indietro, per comprendere cosa si intende per efficienza e lo spirito del Fondo riconosciuto nell’ultimo contratto.
Con l’istituzione del F.E.I. all’art. 5 il D.P.R. 171/2007 si sono volute individuare le modalità con le quali ricavare le risorse necessarie, fra le quali soprattutto le economie di bilancio di tutti gli Enti e una percentuale da stornare dalle assegnazioni del Compenso Forfetario d’Impiego. Per questo è necessario tenere conto delle finalità per le quali durante il contratto economico/normativo si è inteso istituire il Fondo e cioè: “al comma a): fronteggiare particolari situazioni di servizio; comma b) incentivare l’impiego del personale nelle attività di funzionamento individuate dai rispettivi vertici; comma c) compensare l’incentivazione della produttività collettiva al fine del miglioramento dei servizi”.
Quindi nonostante che, sia riguardo il tipo di attività e sia riguardo i risultati ottenuti, in ambito periferico e operativo l’efficienza è oggettivamente riscontrabile, cosa succederà se andrà in porto quanto proposto dallo “dal Co.Ce.R. Marina e lo Stato Maggiore Marina”? Soprattutto gli Enti operativi, dovranno osservare economie di bilancio che si ripercuoteranno sul personale, cioè si consumerà ad es. (scusate la banalità) ancor meno, materiale da consumo, vestiario, straordinari, tonner o carta ecc.. cioè tutto ciò che va a carico del funzionamento (meno di così non si capisce come), ma si devolverà soprattutto anche meno Compenso Forfetario di Impiego per le navi, non per ricompensare il personale di bordo con il Fondo Efficienza, ma per orientare quei risparmi principalmente agli Enti Centrali. Infatti il D.P.R. 171/2007 ha riconvertito fino al 25 % dei fondi destinati annualmente al C.F.I. in Fondo Efficienza.
Personalmente non ho nulla contro affinché questo fondo venga percepito dai tanti colleghi, che comunque ci mettono del proprio e che sono negli Enti Centrali con tutte le difficoltà quotidiane che la vita nella Capitale comporta, ma si è invertito il senso dell’efficienza e il senso del perché considerarsi operativi. Come si può spiegare ai colleghi del Reggimento San Marco, o al personale team ispettivi delle UU.NN.; o di coloro che da marescialli anziani ancora svolgono lavori di facchinaggio sulle stesse navi, o coloro che, a contatto con delinquenti, svolgono attività di polizia marittima della Guardia Costiera ecc.., che in ambito di efficienza devono essere privilegiati, rispetto a loro, gli Enti Centrali? Chiunque oggi può riscontrare i tempi biblici delle lungaggini burocratiche di tutti i tipi (dagli avanzamenti, alle attribuzioni delle pensioni definitive, dell’equo indennizzo e causa di servizio, ecc. ecc..), che sono fonte di disagio e di frequentissime manifestazioni di malcontento verso questo operato. Tutto ciò, nonostante non siano cominciate neanche le procedure per le quali le Rappresentanze Militari debbano essere informate, per poi esprimere pareri a riguardo (art. 15 DPR 255/99).
La democrazia è anche questa. Nonostante mi sia parsa palesemente contraddittoria e avessi presentato, con mozione, una delibera sulle linee delle riflessioni su citate, ho dovuto assistere inerte alla volontà espressa dei cinque colleghi, in quanto a nulla sono valse le mie azioni di convincimento.
Se ci fosse stato un sindacato, i 45.000 uomini della Marina (compresa la Guardia Costiera, i cui fondi sono su capitoli del Ministero dei Trasporti, il quale Ministro non è ancora chiaro se verrà interpellato), avrebbero dovuto subire così passivamente il parere di 5 delegati su una materia che per legge deve essere concertata e riguarda la Rappresentanza Militare? Il sindacato o un miglioramento della Rappresentatività dei militari, però, non può essere imposto. Se non si partecipa almeno a questi temi prendendo le giuste iniziative, lo scontento rimarrà fine a se stesso. Come sempre auspico, per il bene delle Forze Armate di una Nazione democratica, la partecipazione dei vari Consigli Intermedi e di Base affinché esprimano il loro parere e facciano le loro proposte.

Nel mio piccolo come singolo delegato, forte delle mie convinzioni e della mia volontà, non cesserò mai all’interno delle regole, di fare il bene del personale rappresentato, anche se questo comportamento nell’immediato non paga.


antonellociavarelli@libero.it - Antonello Ciavarelli

 

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Durante l’ultima riunione del Co.Ce.R. Marina e i delegati COIR confluenti fra i vari contributi è stato presentato il seguente documento sul contesto economico finanziario della categoria dei sottufficiali delle Forze Armate. Credo che questo lavoro del delegato COIR M.M. della Sardegna Capo 1^ cl. Fr. Armanni (che autorizza la pubblicazione) possa rappresentare una utile e costruttiva riflessione, per tutti i delegati della rappresentanza militare.
Grazie
Antonello Ciavarelli
Giampaolo Vietri delegati Co.Ce.R..



Documento presentato alla Riunione COCER Marina e COIR confluenti dal

delegato cat. “b” Massimo Armanni



La maggior parte della ricchezza finanziaria degli ultimi dieci anni si sta sempre più concentrando altrove, limitando notevolmente le ormai carenti risorse di reddito derivato da stipendio del personale militare non direttivo.
Ordinarie ormai sono le stangate dovute da aumenti dei prezzi di luce, gas e benzina; nonché dei costi per le spese alimentari, di primaria importanza per il personale militare non direttivo, per lo più monoreddito e senza pretese di espandere le proprie spese in acquisti di servizi e beni superflui.
Il peso fiscale sugli stipendi non è alleviato, anzi continua a salire inasprendolo quasi ogni mese con trattenute che abbassano il netto da percepire. Il personale militare non direttivo della base chiede una svolta, attraverso la sensibilizzazione del problema, che se non viene affrontato in modo esaustivo, può solo contribuire a rendere sempre più depauperate da abbassamenti del potere d’acquisto della moneta, le esigue risorse mensili degli stipendi.
E’ cosciente del forte interesse dei Governi di tagliare le spese della Difesa, che purtroppo incidono anche sui salari, rendendoli indifesi ad affrontare i grandi temi economici del Paese. Non fa in tempo a ricevere i piccoli aumenti stipendiali previsti dalle concertazioni, che già riceve per famiglia un aumento consistente sui costi del caro vita (si parla recentemente di un aumento procapite di circa 800 euro annuali per aumenti sui costi di luce, gas, latte e pane).
Il personale militare non direttivo sente poca attenzione verso le proprie necessità, che si dovrebbero soddisfare con i risultati dalle concertazioni economiche e normative, nonché dalle leggi finanziarie che dovrebbero essere incisive e persuasive a dover dimostrare l’interesse a contenere almeno il potere d’acquisto dei salari.
Ad ogni provvedimento economico il personale militare non direttivo aspetta ed auspica investimenti dello Stato per alleggerimenti e distribuzione di qualche beneficio in più di quanto si riesce ad ottenere, attualmente molto limitato e sempre in perdita ( ci danno pochi soldi di aumento, dopo averci aumentato tutto, soprattutto i costi del caro vita).
Certamente non giova sapere che si è lavorato molto sulle aliquote IRPEF e sulle trattenute INPDAP, poco sulle detrazioni per familiari a carico (soprattutto per moglie e figlio a carico).
Sembrerebbe, ma ne ho quasi la certezza, che i recepimenti dei provvedimenti di concertazione per il personale militare non direttivo siano tutti imperniati ad una attenta e corretta logica intesa a far credere di dare qualcosa che di fatto non solo viene già tolta, ma aumentata dai costi del caro vita.
Tale problematica purtroppo, a detta del personale militare non direttivo, non viene esposta e soprattutto nulla si fa per avviare nel tempo iniziative e proposte per rendere meno deficitaria la situazione che si viene prospettando con il passare del tempo.
Gli aumenti ed i rincari sui beni al consumo non conoscono battute d’arresto, ma le nostre concertazioni, sì! Non dimentichiamoci che il cibo rappresenta, in percentuale sul reddito, la principale spesa delle famiglie meno abbienti. Penso che mettersi a dieta non riesca a salvare le tasche dei colleghi.
Pertanto negli ultimi dieci anni i provvedimenti di concertazione per il personale non direttivo del Comparto Difesa e Sicurezza si sono sempre conclusi di fatto con l’illusione che viene dall’alto di farci percepire una giusta e dovuta retribuzione per far fronte al caro vita e soprattutto all’avvento dell’euro. Di fatto la situazione politica ed economica del Paese ha favorito un forte depauperamento del potere di acquisto delle retribuzioni, rendendolo palese quasi ogni mese con ulteriori detrazioni dovute soprattutto ad aumenti dell’Irpef, dell’Irpef regionale e di quella comunale. Tra l’altro recentemente, con l’attuale Governo si è voluto aumentare il dovuto alle Regioni ed ai Comuni.
Si è notato che tutte le procedure di calcolo delle trattenute e ritenute finora adottate, sono tese a ridurre il netto mensile retributivo, che ulteriormente viene colpito dal caro vita e dai costi vivi ovvero quelli necessari per i bisogni primari e sostanziali, a scapito di un aumento delle tasse e delle imposte.
L’ultimo schema di provvedimento relativo al quadriennio normativo 2006 – 2009 ed al biennio economico 2006 – 2007, ci induce a rafforzare quanto sopra, giacché tale provvedimento è stato firmato con notevole ritardo e tuttora in corso di iter formativo che si è risolto da poco solo parzialmente con il pagamento dei cosiddetti miglioramenti economici, quindi dopo quasi due anni dalla scadenza del biennio economico 2004 – 2005.
E’ strano, ma diventa un fatto ordinario sapere che il caro vita aumenta, soprattutto quando si viene a conoscenza che lo Stato è prossimo ad elargire i soldi per rinnovi contrattuali; di conseguenza il personale militare non direttivo ormai da molto tempo si illude che quei pochi soldi di aumento possano sopperire in tutto gli aumenti dei prezzi al consumo e che qualcosa finalmente possa essere messa da parte per sopperire a fatti straordinari della vita.
Molti benefici sostanziali sono stati tolti proprio nel corso degli ultimi dieci anni. Fra i più importanti ricordiamo: i rimborsi spese per cure termali dovuti per cause di servizio riconosciute; gli anni di lavoro cumulabili, ormai scesi a non oltre cinque, per riconoscimento lavoro presso Unità di superficie e subacquee ect; le credenziali ferroviarie, con le quali ottenevamo sconti sui treni e sulle navi; la notevole riduzione degli equi indennizzi dovuti da riconoscimento di cause di servizio e da nuovi calcoli matematici per ricevere sempre meno, non rivalutabili monetariamente, quando e se saranno percepiti; l’applicazione di aumenti ogni anno all’IRPEF ed ai contributi (ritoccati consistentemente nello stesso anno anche più di una volta).
Quindi, per tutto quanto esposto finora, siamo costretti a spendere più di quanto entra mensilmente con i propri salari.
Un altro fattore non trascurabile che si è verificato, e che si sta trascinando talmente tanto, che preoccupa il personale militare non direttivo, è la volontà manifestata dai Governi di voler mantenere molto alte le retribuzioni del personale dirigenziale a scapito (così si ritiene) del personale militare non direttivo con dei calcoli applicativi diversi e senz’altro più favorevoli rispetto a quelli previsti per il personale militare non direttivo ovvero gli Ufficiali raggiunti gli anni di omogeneizzazione percepiscono in toto lo stipendio dei vari gradi superiori a mano a mano che maturano l’anzianità; mentre per noi è limitata al grado di Capo di 1^ classe con almeno 10 anni di grado, omogeneizzato solo al primo grado superiore senza le indennità accessorie (straordinario etc). Sicché il Capo di 1^ classe omogeneizzato, avente 25 anni effettivi di servizio, non può percepire il parametro del 1° Maresciallo anch’egli +25 anni effettivi di servizio e quello con +29 anni di servizio, per una perdita mensile lorda di circa 50 euro mensili, che si ripercuoterà anche sulla 13^ mensilità e sulla previdenza pensionistica. Ciò vale non solo per i punti parametrali, ma anche per le indennità operative.
Sarebbe auspicabile anche ed almeno un riconoscimento di carriera finora svolta: omogeneizzare il grado apicale a quello, se vogliamo osare, a quello di Colonnello non omogeneizzato. Si può proporre di far confluire tutte le indennità accessorie, comprese lo straordinario, per consentire un aumento consistente sulle indennità fisse.
Massimo Armanni

 
 
 

FINANZIARIA E MILITARI, SLALOM SPECIALE DEL GOVERNO.

 Grazie ai mezzi di comunicazione sempre più efficaci, anche gli atti legislativi più complessi come la manovra finanziaria diventa accessibile e comprensibile, non solo agli addetti al settore, ma a tutti coloro che si interessano alla vita pubblica.

Anche quest’anno nella manovra finanziaria per i militari solo pochi e prudenti segnali  di concretezza nei confronti del mondo militare. Troviamo, infatti, interventi certamente interessanti e condivisibili: il considerare le “vittime del dovere” alla stessa stregua delle “vittime del terrorismo” (cosa comunque non da poco), lo stanziamento di nuove risorse per dare copertura anticipando da febbraio ad agosto 2007 del vecchio contratto e 200 milioni di euro per la specificità. Su quest’ultimo punto si dovrà approfondire il ragionamento per giungere ad un accordo serio e non determinare sperequazioni tra il personale delle Forze di Polizia e Forze Armate. Ed in questo ambito Governo e Parti sociali compreso COCER avranno parecchio da lavorare

Si parla spesso di “specificità”, usando o abusando di questo termine per dimostrare un’attenzione al mondo militare come se quei 10 o 15 euro divisi per tutti cambiassero la vita. La vita quotidiana la si può migliorare solo se cambia la considerazione che il mondo politico può avere verso i temi fondamentali, che hanno costi limitati, ma che nel contempo bisogna avere il coraggio di affrontare.

Faccio solo pochi esempi per dare l’idea di quanto sopra.

Le pensioni: la rappresentanza militare da anni sta proponendo soluzioni in merito, come lo spostamento del passaggio dal sistema contributivo al sistema retributivo fino al momento in cui non vengono attivati i “Fondi Pensione”, che attutirebbero il forte scarto che così si creerà fra ultimo stipendio e prima pensione per il personale più giovane. Nonostante una legge “Dini” del ‘95, a causa  dell’inadempienza dei vari Governi questi “fondi pensione” non sono mai stati attivati. È vero che graverebbe sul sistema nel tempo ma se si pongono correttivi alla contribuzione di tutti, le cose risulterebbero indolore per lo stesso sistema.

Il precariato nelle FF.AA.: per fortuna si comincia a sentir parlare anche all’interno delle Amministrazioni del precariato come un problema da risolvere, ma nonostante tutto non si riscontra una presa di posizione politica tanto più in questa finanziaria.

Poi ci sono problemi altrettanto seri sul tavolo che spaziano dal riordino delle carriere, alla riforma del sistema di rappresentatività dei militari, ed in particolare per la Marina l’Amianto.

Solo degli esempi e alcuni cenni per riflettere sul senso che si vuole dare alle Forze Armate in generale e al concetto di “specificità”. Quest’ultima in un certo qual modo è stata sancita con la legge sul sistema stipendiale riferito ai parametri anziché sui livelli sui quali si basa il resto del pubblico impiego. Oggi però non credo che la problematica degli uomini in divisa possa essere risolta con 100 milioni di euro in più o in meno, indirizzati peraltro a straordinari e buoni pasto. Ma è la considerazione di fronte ai grandi temi (che posso avere anche costi limitati), che fanno la differenza ancor più se quei fondi sono già destinati a straordinari e buono pasto dei quali dovrebbe essere l’amministrazione a farsi carico. È rispettoso sicuramente il faticoso lavoro fatto ad esempio dai metalmeccanici ma il fine è diverso. I militari oltre che per se stessi e la propria famiglia lavorano al servizio della nazione e della comunità per le quali devono essere pronti a morire. Questo non basta a dare quel coraggio politico ai vari Governi per risolvere ad es. la problematica pensioni, così come in modo costruttivo è stato richiesto dalle rappresentanze militari e condivise dalle sigle sindacali di Polizia?

E il problema precariato? Possono mai le Forze Armate fondarsi su risorse umane precarie. L’appartenenza alle Forze Armate è una scelta stabile e per tutta la vita e non lo si può trasformare in un mestiere a tempo determinato, instabile e precario. Tutte le Forze Armate assumeranno carattere di instabilità e precarietà se si continua ad andare in questa direzione. Tutto ciò oltre, ovviamente al carattere socialmente penalizzante di tale stato.

Quanto altro tempo bisognerà aspettare affinché la sicurezza interna ed esterna della nazione, in quanto priorità debba essere considerata veramente in modo “specifico”? Quando ci sarà un Governo che avrà il coraggio di prendere una posizione su temi chiari che i sindacati e le Rappresentanze convergono senza trovare la scusa della carenza di risorse, o di apparenti divisioni dei sindacati? Mi sia concessa una battuta apparentemente banale o qualunquista: ritengo che sia importante che come le auto della Polizia di Stato necessitano di benzina per assicurare la sicurezza interna è altrettanto indispensabile il carburante per le navi per navigare al fine di avere degli equilibri internazionali e quindi assicurare la sicurezza esterna. Però i sacrifici andrebbero chiesti un po’ a tutti e se il Governo ha iniziato a ridurre sprechi e agevolazioni anche nelle FF.AA., si possono comunque operare interventi vari. Mi chiedo ad esempio perché i dirigenti e super dirigenti devono passare da una macchina di media alta cilindrata ad una di lusso ed extra lusso con l’aumentare del grado o livello? Quando poi il servizio di trasporto collettivo coincide con l’orario di lavoro e le città offrono trasporti pubblici con le cui aziende si potrebbe concordare abbonamenti agevolati e riduzioni per tutto il personale militare compresi i dirigenti? Perchè ad esempio non si utilizza il sistema di Protezione Sociale (sale convegno, circoli, spiagge, soggiorni marini montani) attenendosi alle finalità e ricorrendo ad un gestione più sobria (come per i circoli o spiagge ancora oggi esclusive per i soli dirigenti/direttivi)?

Potrebbero sembrare ovvie le problematiche trattate o banali quelle appena elencate ma sono reali e quotidiane e se le ignorassimo tutte, in che cosa consisterebbe la necessità di definire la specificità del mondo militare?.-

Antonello Ciavarelli

Giampaolo Vietri

Delegati Co.Ce.R.

 

 

 
 
 

“STIPENDI E ARRETRATI DEI MARINAI PER IL MESE DI OTTOBRE 2007”

 

In seguito a giustificate insistenze di chiarimenti da parte del personale rappresentato e nell’assicurare il paritario trattamento dei “marinai” ai militari di altre Forze Armate, nel pagamento degli emolumenti previsti dal D.P.R. 171/2007, abbiamo assunto doverosamente le seguenti notizie e (sia pure informali) rassicurazioni dagli Enti preposti:

“l’aggiornamento stipendiale e gli arretrati dal 01/02/2007 saranno preparati in un “cedolino” a parte entro il corrente mese di ottobre. La non inclusione dei previsti miglioramenti economici nella busta paga di ottobre è da attribuirsi esclusivamente a problematiche di ordine tecnico/informatico che non hanno consentito, analogamente alle altre Forze Armate di inserire nel computo del mese i citati incrementi stipendiali. Questi ultimi avranno comunque la stessa valuta dello stipendio di ottobre (24.10.2007)”.-

            

               Capo 1^ cl. Antonio Ciavarelli

Sottocapo 1^ cl. Antonino Bellomo

Capo 1^ cl. Giampaolo Vietri

Sottocapo 2^ cl. Ciro Loffredo 

DELEGATI COCER MARINA MILITARE

 
 

DICHIARAZIONE CIAVARELLI – VIETRI

RIGUARDO LA SOTTOSCRIZIONE DEL

“PATTO SULLA SICUREZZA” E  LA SOTTOSCRIZIONE DEL CONTRATTO

(pomeriggio del 27 luglio '07 dopo quasi 24 ore di trattative ininterrotte)

 “Fin dall’apertura della concertazione economica – normativa in atto, la Marina Militare e nello specifico noi Sottufficiali, ci siamo posti in maniera propositiva al fine del raggiungimento di alcuni obiettivi principali quali:

·                           privilegiare la destinazione delle risorse sugli assegni fissi e pensionabili e continuativi;

·                           la partecipazione alla stesura di una serie di norme, senza oneri, al fine di dare chiarezza a disguidi che sono sorti con l’applicazione del contratto o con Decreti Ministeriali (vedasi ad es. C.F.G. e “lavori Manuali” per Sottufficiali);

·                           la speranza che fin da questo contratto si aumentasse la partecipazione delle rappresentanze militari (vedasi proposta per la partecipazione alla distribuzione degli straordinari e dell’istituto del F.E.I.);

·                           infine, una maggiore chiarezza negli aspetti legati al “Patto sulla sicurezza”. Esso, cioè, continua a risultare carente nei riferimenti e negli strumenti con i quali si vuole procedere normativamente (se in finanziaria, d.d.l. governativo, ecc.) su delicati aspetti quali l’amianto, il ruolo negoziale, il riordino dei ruoli, e nella razionalizzazione delle funzioni del personale del Corpo delle Capitanerie di Porto.

Il primo punto, nel trovare riscontro, soddisfa le rappresentanze perché si da una risposta alle forti sollecitazioni che arrivavano dalla base derivanti da oltre un anno di vacanza contrattuale.

Il recepimento, però, di una serie di norme proposte dallo Stato Maggiore Difesa che non condividiamo come l’estensione a 365 giorni di missione l’anno, o la mancata partecipazione delle rappresentanze militari alla destinazione dei Fondi Efficienza, un non comprensibile aumento, in questo contesto, della quota di missione forfetaria a 110 euro, o la mancata soluzione, senza oneri, a problematiche proposte che da anni non trovano soluzioni in Forza Armata, come la mancata professionalizzazione (lavori manuali dei Sottufficiali a bordo), fanno sì che nonostante l’attiva partecipazione dei delegati, nelle trattative svoltesi fin ora, a prevalere non sia stato né il Governo, né le parti sociali, ma la volontà delle Amministrazioni (nel nostro caso S.M.D.).

Ci riserviamo di firmare perché pur sentendoci partecipi dei discreti risultati ottenuti frutto dell’esperienza, del buon senso e dei suggerimenti della base, lo strumento della Rappresentanza militare si è dimostrato per l’ennesima volta non efficace a fronte degli sforzi che i delegati hanno espresso anche perché di fatto, fino a questo punto delle trattative, non riteniamo che ci sia stata data ancora la giusta considerazione come rappresentanti del personale della Marina.

Quindi, vista la poca attenzione verso i seri problemi da noi esposti e con l’auspicio che ci si possa entro martedì ancora dare seria risposta, ci riserviamo di firmare, anche perché questa astensione potrebbe rappresentare l’unico modo per amplificare l’urgenza non più rinviabile di dare al personale militare la stessa dignità rappresentativa delle organizzazioni sindacali, con il primo strumento normativo utile”.

 Alla dichiarazione di riserva per la firma, fatta dal Presidente del COCER Marina, alla quale è seguita la nostra sù esposta, il Sottosegretario alla Funzione Pubblica SCANU e il direttore generale del Ministero dell’economia Lucibello, hanno evidenziato che, da martedì p.v., data annunciata per la firma, e il 3 agosto data dell’ultimo Consiglio dei Ministri prima della pausa estiva, non trascorrono i cinque giorni previsti per un eventuale ricorso al Ministro di riferimento, e se non ci sarà, quindi, l’unanimità annunciata invece dai sindacati di polizia, si rischierà di perdere un mese di tempo perché si possano avere gli aumenti in busta paga. Veniva proposto, quindi, a noi Marina e ai delegati del Co.Ce.R. A.M., che anch’essi avevano delle perplessità, di concertare separatamente gli aspetti specifici di cui avevamo bisogno. Intanto ciò sta effettivamente accadendo ed è in corso.

Rimaniamo in attesa dei risultati ai quali perverremo entro martedì.

 

Antonello Ciavarelli - antonellociavarelli@libero.it

Giampaolo Vietri giampaolovietri@libero.it

delegati Co.Ce.R.

 
 
 

PROPOSTA DOCUMENTO DI CONCERTAZIONE

BIENNIO ECONOMICO 2006/2007

QUADRIENNIO  NORMATIVO 2006/2009

CO.CE.R. sez. MARINA

Categoria Sottufficiali

 

In considerazione delle poche risorse disponibili si è ritenuto indispensabile proporsi in modo da raggiungere obiettivi più vicini possibili alle aspettative del personale rappresentato.

Per questo riteniamo doveroso avanzare proposte responsabili che rappresentano il minimale non più rinviabile in particolare per il personale Sottufficiale della Marina:

 

 1)       privilegiare le voci stipendiali e le indennità “fisse, pensionabili e liquidabili”;

2)      ridurre al minimo gli interventi economici relativi ad alcune indennità fisse ed accessorie e solo per quanto riguarda la loro armonizzazione con quelle delle FF.PP.;

3)      specificare gli aspetti relativi all’ultima concertazione normativa 2002 - 2006 dove nelle circolari applicative operate dallo Stato Maggiore Marina hanno fatto sì che venga messo a rischio l’istituto dell’orario di lavoro;

4)      chiarire il decreto Ministeriale del 1999 relativa ai servizi di bordo che contrasta la successiva legge professionale 331/2000;

5)      Impegnare il Governo al fine di confermare quanto annunciato dal Sottosegretario al Consiglio dei Ministri in materia di Amianto nella prossima finanziaria 2008;

6)      Impegnare il Governo così come annunciato nel D.P.E.F. al fine di valorizzare la rappresentatività del personale delle FF.AA. attraverso il riconoscimento del ruolo negoziale nelle more di un pieno riconoscimento della rappresentanza sindacale;

7)      Aspetti relativi all’istituto dello straordinario, solo per quanto riguarda quelli relativi all’attribuzione del compenso e/o recupero delle ore eccedenti.
 

PUNTO 1

a)      Al fine di assicurare l’aumento medio pro-capite più elevato possibile per tutto il personale contrattualizzato, si ritiene necessario individuare quale destinazione dei 123 euro medi lordi + 10 alle voci stipendiali limitatamente al punto parametrale e all’Importo Aggiuntivo Pensionabile, quest’ultimo, rappresenta l’emolumento a carattere fisso e continuativo meno gerarchizzato e un suo incremento andrebbe ad elevare le retribuzioni più basse;

PROPOSTA: PRIVILEGGIARE LO STIPENDIO E LE “VOCI FISSE E PENSIONABILI sulla destinazione delle risorse”

 

QUALORA INVECE IL GOVERNO DOVESSE ACCOGLIERE LE SPINTE DEGLI STATI MAGGIORI CIRCA UN INTERVENTO, SIA PUR MINIMALE, SULLE INDENNITA’ ACCESSORIE, COME RAPPRESENTANTI DEL COCER E IN QUESTA SEDE DEI SOTTUFFICIALI DELLA MARINA COMPRESE LE CAPITANERIE DI PORTO, RITENIAMO CHE I PUNTI DI SEGUITO ESPRESSO COSTITUISCONO PREGIUDIZIALE PER LA NOSTRA CATEGORIA.

 

PUNTO 2

a)       In seguito alla precedente concertazione normativa 2002-2006 riguardo l’indennità di imbarco si è prodotto una sorta di differenziazione fra coloro che sono imbarcati su unità della Marina (190% dell’indennità di base di alcune rispetto al 183 di altre).

 

Proposta: Estensione della norma di cui all’art. 5 comma 9 del D.P.R. 163/2002,  al personale imbarcato su qualsiasi unità navale;

 

b)      Ritocco dell’indennità di Polizia giudiziaria per il personale del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, oggi ancora ferma al solo 30%. Sarebbe un segnale per il personale del Corpo che come è noto svolge ormai da tempo solo limitata attività amministrativa e sempre più attività operativa di polizia da quella Ambientale, demaniale, relativa alla pesca, anti-immigrazione, antiterrorismo nelle aree portuali ecc.. tutto ciò alle dipendenze di vari dicasteri dai Trasporti, Interni, Ambiente, Agricoltura e acquicoltura, difesa ecc.. Inoltre la spesa è a carico dell’Amministrazione Trasporti che stornerebbe dalle sue risorse quelle prelevate dalla concertazione.

Proposta: La misura dell’indennità pensionabile prevista dall’articolo 2, comma 2 bis, del decreto – legge 16 settembre 1987, n. 379, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 novembre 1987, n. 468, è elevata al 40%.

 

c) In seguito allo scorso contratto normativo 2002 – 06 si è evidenziato la differenza di riconoscimento dell’orario di lavoro fra il personale delle Forze Armate e delle Forze di Polizia. In particolare ci si riferisce al riconoscimento del lavoro svolto durante le ore notturne.

Proposta: estensione al personale delle FF.AA. (Comprese il personale del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera) dell’indennità prevista dal comma 1, art. 51 del D.P.R. 164/02 – INDENNITA’ DI SERVIZIO NOTTURNO.

 

 

d) i servizi svolti dal personale militare sono per lo più interni alle installazione ad eccezione di casi previsti da norme particolari. Al legislatore è sfuggita la particolare attività di polizia svolta dal personale del Corpo delle Capitanerie – Guardia Costiera, che da anni è sperequato in particolare durante la sua attività di polizia anche in concorso con le FF.PP. ad ordinamento civile e militare. Esso subisce un trattamento non solo sperequato ma addirittura sottopagato (a circa solo 3 euro netti all’ora), in quanto l’Amministrazione trasporti si vede costretta ad applicare le indennità accessorie di C.F.G. (Compenso Forfetario di Guardia) prettamente di Forze Armate che mal si adattano all’attività di polizia e di Istituto svolta. Tale indennità risulterebbe a carico dell’amministrazione trasporti.

Proposta: Estensione dell’articolo 48 comma 1 del D.P.R. 164/02 al personale delle Forze Armate – SERVIZI ESTERNI.

 

PUNTO 3

 

a)      L’articolo 9 del D.P.R. 163/02 al comma 4 ai commi 3, 4 e 5 istituiva il C.F.G. (Compenso Forfetario di Guardia). Inoltre specificava l’applicabilità dell’istituto per i soli Servizi di Guardia Armati e non, e cosa si intendesse per quest’ultimi. Infatti recitano: (comma 3) “… al personale impiegato nei servizi di guardia armati e non di durata pari o superiori alle 24 ore, che per imprescindibili esigenze di servizio ovvero prima del trasferimento ad altro ente non possa fruire dei recuperi compensativi di cui all’articolo 11 comma 2, è corrisposto un compenso forfetario di guardia …… per ogni otto ore di servizio prestato oltre l’orario di lavoro giornaliero”. (Comma 5) “Per servizi, armati e non, si intendono i servizi presidiari, di caserma e di guardia che per l’espletamento non richiedono specifiche professionalità da parte del personale.” Tali indennità danno una retribuzione netta oraria di circa 3 euro. Nonostante l’evidenza di assegnare tali compensi solo per “imprescindibili esigenze di servizio ovvero prima del trasferimento ad altro ente” e che “sono da intendersi servizi presidiari, di caserma e di guardia che per l’espletamento non richiedono specifiche professionalità da parte del personale”, lo Stato Maggiore Marina e di conseguenza a causa di una mancata rappresentatività del personale anche il Comando Generale delle Capitanerie di porto (Allegati 1 e 2), stabiliscono all’inizio di ogni anno quanti C.F.G. spettano per ogni giorno di guardia estendendolo a tutti i tipi di servizi anche quelli connessi con i servizi di istituto solo perché vengono battezzati “Guardie”. Così chi svolge per 24 ore il servizio specialistico di elettricista a bordo, in anteprima, sa già quanti C.F.G. gli spetteranno. Coloro che svolgono attività SAR (sicurezza e soccorso in mare su motovedette “ognitempo”) con turni auto-compensanti si vedono gli stessi turni ristretti perché compensati in maniera forfetaria con i circa 3 euro all’ora (senza straordinari e recuperi compensativi) nonostante svolgano la propria specifica professionalità. In più a fine anno si verifica che a bordo delle Unità Navali, con domande scritte dal personale al Comando, viene concessa la trasformazione delle ore di eccedenza straordinarie in C.F.G. (1 ogni 8 ore). Inoltre tali concetti furono ulteriormente chiariti da Segredifesa in seguito a quesiti proposti da parte del COCER (in allegato 3).

 

PROPOSTA: al fine di riportare il senso originario al Compenso Forfetario di guardia, al comma 5 art. 9 del D.P.R. 163/02 aggiungere “……che non richiedono specifiche professionalità da parte del personale e che non siano riconducibili ai servizi di istituto e non più di un C.F.G. per guardia”

 

PUNTO 4

L’art.10 comma 3 del Decreto 19 ottobre 1999 n°459 dispone che i Sottufficiali imbarcati su unità della M.M.I., forniscano prestazioni di natura manuale, nonostante l’art. 3 della legge “professionale” 331/2000, consideri l’opportunità di far svolgere tali attività ai dipendenti civili della difesa o ditte esterne, al fine di dedicare le risorse alla professionalità militare. Nella considerazione delle difficoltà della vita di bordo,

si Propone: che le disposizioni di cui al Decreto Ministeriale 459/99 at. 10 comma 3 (ed in aderenza alla legge professionale), non si applicano quando le unità navali sono ormeggiate nei porti italiani.

 

PUNTO 5

Durante la presentazione del DPEF il Sottosegretario Enrico Letta ha annunciato la volontà del Governo a dare soluzione alla problematica amianto con la prossima finanziaria.

Proposta/Richiesta: impegno di governo al fine di dare soluzione all’annoso problema.

 

PUNTO 6

Nel D.P.E.F. si è voluto specificare la volontà da parte del Governo di valorizzare la rappresentatività del personale militare.

In considerazione delle spinte sindacali che sempre più pervengono dal personale,

 

si Propone/richiede – IMPEGNO DI GOVERNO:

Il Governo si impegna ad inserire nella legge finanziaria 2007 il riconoscimento di un ruolo negoziale al Co.Ce.R., alla pari delle organizzazioni che rappresentano le Forze di Polizia ad ordinamento civile, ciò in attesa di una legge che raccolga le richieste del personale e individui una forma di rappresentatività sindacale come già avvenuto per la Polizia di Stato.

 

PUNTO 7

In merito all’aspetto degli straordinari, in linea con le proposte del Co.Ce.R. si ritiene che le risorse debbano essere recepite da fondi al di fuori del contratto. Pur condividendo lo spirito della proporzionalità fra straordinario e orario di lavoro è un aspetto che tocca i sottufficiali della Marina solo marginalmente. Basterebbe risalire alle assegnazioni del 2005 e 2006 per comprendere come esse siano state pagate per lo più alla dirigenza ed in particolare ai Comandanti dei Comandi/Enti a bordo e a dirigenti Generali. Inoltre accade che le ore eccedenti svolte dai Sottufficiali a fine anno vengano pagate/convertite con C.F.G. (Compenso Forfetario di Guardia) alla modica cifra di quasi 3 netti per ogni ora. Squilibri che avvengono nonostante i vari assegni percepiti dalla dirigenza, quali quelli di perequazione di posizione ecc., di gran lunga superiori agli stipendi dei sottufficiali. Nel caso non dovesse essere accettata la proposta di non reperire tali risorse dal contratto:

si Propone:

a)      Per quanto riguarda gli orientamenti del Governo circa la detassazione del compenso per lavoro straordinario la Categoria “B” del Co.Ce.R. Sezione Marina ritiene che comunque tale compenso debba essere sottoposto alle ritenute previdenziali ed assistenziali al fine di garantire soprattutto al personale giovane il versamento dei contributi ai fini pensionistici e quindi la detassazione dovrebbe essere tale solo ai fini dell’ I.R.Pe.F.;

 b)      Norma: “Il Comandante del Comando/Ente al quale vengono assegnati i fondi per gli straordinari, provvede in coordinamento con le rappresentanze di base, all’attribuzione di tale emolumento in considerazione delle esigenze connesse con l’orario di lavoro da svolgere annualmente.”

Tutto ciò, in considerazione che, l’attuale norma contrattuale prevede prioritariamente il pagamento del compenso rispetto al recupero e quindi il ricorso a presunte esigenze di servizio non può avvenire solo per alcune categorie di personale a discapito di altre in particolare dei gradi più bassi.

 

Quanto sopra proposto nella convinzione di dare un giusto contributo al tavolo della concertazione senza che le proposte implichino lo stanziamento di risorse aggiuntive in questa sede, in quanto secondo gli impegni espressi le modifiche più sostanziali possono avvenire nel 2008 con le risorse stanziate nella finanziaria dello stesso anno. Riteniamo altresì, che si consideri lo sforzo che la nostra categoria sta compiendo solo finalizzata al fatto che le risorse (123 euro medie lorde) possano effettivamente essere corrisposte al personale contrattualizzato con le competenze del mese di settembre e non com’è successo per il passato che dalla firma del contratto alla pubblicazione del D.P.R. sono trascorsi 6/7 mesi. Questo segnale di celerità e di efficienza burocratica riteniamo che questo Governo possa darlo.-

                                                                                                              IL DELEGATO

PER LA CONCERTAZIONE

CATEGORIA SOTTUFFICIALI SEZ. M.M.

       Capo 1^ Antonio CIAVARELLI

 
 
 

Sottufficiali e Volontari di bordo: professionalità mancate

Il Co.Ce.R. Marina con propria delibera approvata all’unanimità ha inteso interpretare le esigenze di maggiore professionalità che provengono dalla base e soprattutto dal personale di bordo. Essendo le navi una comunità viaggiante il personale a bordo deve fare in modo di bastare a se stesso, per cui si devono svolgere diverse attività manuali. Con decreto Ministeriale del Ministro della difesa del 1999, veniva specificato che, “i Sottufficiali, per tener conto delle particolari esigenze dell’ambiente di vita e di lavoro a bordo delle unità navali sono tenuti a fornire prestazioni di natura manuale oltre a quelle della professionalità possedute”. Nei vari decenni dal dopoguerra, comunque, la consuetudine consolidata a volte anche a terra era che fino alla categoria di Sottufficiali si svolgessero lavori manuali di tutti i tipi. Anche per questo la conseguenza era che si creavano in questo modo delle vite separate a bordo, a seconda del grado e del ruolo. C’era così chi pranzava con le posate d’argento, chi nei piatti e vassoi, chi nelle famose gamelle che i militari conoscono e tutto ciò nei quadrati (cioè le sale convegno) dei soli Ufficiali, dei soli Sottufficiali e le mense equipaggio.

Con il passaggio allo strumento militare professionale e la sospensione della leva obbligatoria con l’obiettivo di valorizzare la professionalità del personale militare l’art. 3 della legge 331/2000 così sanciva: “prevedere al fine di salvaguardare prioritariamente l'impiego operativo dei volontari di truppa, il progressivo affidamento di incarichi amministrativi logistici al personale civile del Ministero della difesa,...omissis...avvalendosi nell'ambito degli ordinari stanziamenti di bilancio, anche d'imprese private per o svolgimento di natura logistica svolte dal personale militare e non connesse al soddisfacimento di esigenze di sicurezza e di difesa delle strutture militari “. Passati sette anni nulla è cambiato, anzi è peggiorato. In particolare la categoria dei sottufficiali che è la più numerosa si trova a svolgere lavori manuali nonostante avanzati di età e di anzianità di servizio che facevano da giovani e fanno ancora oggi attività di imbarco viveri, picchettaggio, pitturazioni, posti di lavaggio e rassetto degli ambienti di vita  e operativi, dei dormitori, dei camerini e dei locali igienici, per salvaguardare le condizioni igieniche, sia in porto che in navigazione. Tutto ciò a danno della tanta osannata professionalizzazione e con la possibilità, a questo punto di un ritorno alla leva obbligatoria.

La rappresentanza militare ai vari livelli durante le varie audizioni ha evidenziato questi problemi ai vari comandanti corrispondenti proprio per far sì che i “panni sporchi” si lavassero in casa propria . Ciò che si è percepito, però, è che si è voluta mantenere la situazione inalterata più possibile, e di conseguenza inattiva la rappresentanza militare, che a bordo si può dire, eccetto alcuni casi cos’ì com’è  strutturata, non ha mai potuto funzionare nei suoi trent’anni di vita.

Se le navi oggi riescono a navigare è perché, il personale Sottufficiali e Volontari riescono avere quella saggezza, buon senso e amore per la Marina da andare oltre la loro professionalità e svolgere lavori manuali per più del 50% della loro attività.

Verrà chiaro chiedersi: come mai le eccezioni alla professionalità e quindi al citato art. 3 della legge 331/00 non sono per tutti, visto che si stà sulla “stessa barca”, ma devono essere solo per truppa e Sottufficiali, cioè gli equipaggi? Come  è noto a bordo ci sono i Signori Ufficiali e gli equipaggi (vedasi a riguardo gli artt. 8 e 9 del D.M. 459/99).

Benché siano passati 7 anni da tale legge il COCER nonostante tutte le limitazioni che rispetto ai sindacati ha nella sua azione, si è visto nelle condizioni irrinunciabili, di affrontare questo sentito problema con tutti i mezzi possibili anche di inserirlo nella piattaforma contrattuale per discuterlo in sede governativa al fine di far provvedere a tali bisogni a ditte esterne o dipendenti civili almeno per le soste in porto delle navi.

L’auspicio e la speranza è che finalmente i vertici affrontino questo problema  alla base e considerino gli umori di bordo che sono chiusi in uno sconfortato, assordante silenzio.

Giampaolo Vietri giampaolovietri@libero.it

Antonello Ciavarelli - antonellociavarelli@libero.it

Delegati Co.Ce.R.

 

 
 
 


Il Co.Ce.R. a Palazzo Chigi 28.06.07


 

Alla presentazione del Documento di Programmazione Economico e Finanziaria da parte del Governo assieme alle parti sociali c’era anche il COCER ampiamente rappresentato. A tutte le osservazioni presentate dalle varie organizzazioni sindacali anche il Consiglio Centrale ha ritenuto giusto fornire un proprio contributo su alcune fondamentali questioni relative al personale della difesa. Il Presidente del COCER quale portavoce dell’organismo ha ritenuto opportuno sintetizzare la richiesta dell’organismo circa il riconoscimento della specificità del lavoro del personale delle Forze Armate. Questa specificità è stata sostenuta anche dai rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.
In qualità di delegato che ha acquisito una forte esperienza nei rapporti con i rappresentanti della Funzione Pubblica, Governo e soprattutto della conoscenza delle problematiche da anni da me trattate anche nel corso del precedente mandato, ho ritenuto necessario soffermarmi su alcune questioni che in sintesi riporto per doverosa informazione.
Ho evidenziato come il personale della Marina Militare nel suo insieme è sottoposta ad una forte atipicità nelle forme di impiego per le attività svolte per conto del Ministero della Difesa in qualità di Forza Armata e per i Ministeri dei Trasporti, Ambiente, Interni ecc.. per quanta riguarda il corpo delle Capitanerie di Porto. Su questo argomento ho richiesto l’attenzione del Governo per sollecitare una riforma delle CC.PP., sulla base anche di proposte già presentate che sono agli atti delle varie commissioni parlamentari.
La questione relativa al precariato ha sollecitato la vera attenzione del Governo perché posta dal sottoscritto in termini di sensibilità. Infatti la parte politica, non si è mostrata sensibile per il recente passato in quanto la norma finanziaria 2006 per il 2007 relativa al precariato purtroppo non è stata applicata alle FF.AA. con conseguente collocamento in congedo di centinaia di giovani e conseguente disagio dell’organizzazione stessa delle FF.AA..
Ho evidenziato che il problema delle pensioni, è tra quelli maggiormente sentiti dal personale. La riforma delle pensioni con forte penalizzazione per il personale militare c’è già stata ed è già applicata. A fronte di queste penalizzazioni, non vi è stato ancora la possibilità di partecipare ad una previdenza integrativa e complementare per mancanza di risorse poste finora nelle leggi finanziarie per cui tutta la pubblicità data con gli spot televisivi patrocinati direttamente dalla Presidenza del Consiglio, diventano solo fumo e pura illusione per il personale militare.
Ho ritenuto opportuno precisare in modo inequivocabile che al di là delle conclusioni a cui il Co.Ce.R. giunge di volta in volta sulla riforma della Rappresentanza Militare, è giusto e onesto dire alla parte politica che dovrà legiferare, che la stragrande maggioranza del personale non si sente più tutelata da questo sistema di R.M. e che ha grossi limiti di rappresentatività e chiede con forza il riconoscimento del sindacato.
Questi pochi punti che ho riassunto sono stati recepiti dai Ministri e Vice Ministri presenti e in quel momento, non lo nascondo, ho avuto qualche perplessità sul successo che poteva avere il mio intervento e le mie proposte.
Voglio semplicemente dire che in qualsiasi circostanza è utile parlare, è utile richiedere ed è un diritto anche farsi ascoltare, perché da parte di chi ascolta ci può essere sempre qualcuno più sensibile pronto a recepire. È esattamente quello che è successo in questa circostanza infatti, cari colleghi, se fate una ricerca sul sito del governo troverete pubblicato in particolare alle pagine 44 e 68 del D.P.E.F. come il Governo abbia recepito queste proposte ed in particolare così scrive nel documento:” prosegue decisamente l’attuazione del modello professionale delle Forze Armate mediante: ….. La promozione del benessere del personale, con particolare riferimento ai settori previdenziali e abitativi, valorizzando il contributo della rappresentanza militare (pag. 44)”. Ed inoltre, alla pag. 68 :” La tutela della sicurezza in mare costituisce per il Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera, un settore per il quale è necessario procedere ad una pertinente evoluzione organizzativa e funzionale per lo svolgimento dei programmi assegnati”.
Ritengo doveroso pubblicamente ringraziare i colleghi che con la loro fiducia mi hanno dato l’opportunità di partecipare a questa importante riunione, ma voglio ringraziare soprattutto quei Ministri e Sottosegretari i quali su questi argomenti hanno dimostrato sensibilità e impegno. Ora tocca al Co.Ce.R. non perdere questa grossa opportunità e lavorare perseguendo quelle linee programmatiche del Governo senza disperdersi in inutili polemiche o impegnarsi in tavoli di lavoro già utilizzati in passato (vedi riforma R.M.) che non hanno portato a nessuna conclusione. Se si riesce a sfruttare questa occasione e si lavora tutti insieme si riesce a rispondere a tutto ciò che il personale che rappresentiamo si aspetta.
Prima di chiedere forme di tutela per noi Co.Ce.R., ritengo sia indispensabile richiedere forti tutele per il persole rappresentato.
Antonello Ciavarelli
Delegato Co.Ce.R. - antonellociavarelli@libero.it

 

 

 
 
 

Marinai di Taranto:

anche quest'anno, senza spiaggia e senza mare


Si confidava in una maggiore sensibilità e, invece, anche quest’anno si ripete il problema, riguardante gli Organi di Protezione Sociale della Marina (O.P.S. cioè spiagge, sale convegno, circoli ecc..), In essi, infatti, permangono gli annosi problemi per i Sottufficiali e militari Volontari in servizio permanente. Fin dal 2003, infatti, la Rappresentanza Militare ai vari livelli, ha più volte rilevato l'evidente disparità di trattamento fra gli Ufficiali e Sottufficiali, e ancor peggio per Volontari in servizio permanente, per ciò che riguardava gli O.P.S. ed in particolare per le spiagge di Taranto. La contraddizione che si nota, è che così facendo si dà alla protezione sociale un valore esclusivamente economico e di casta e non invece quel valore aggiunto del sociale e spirito di corpo a chi meno ne ha bisogno.
La situazione nella sede di Taranto è quella che si ripete da molte le stagioni. Gli Ufficiali sono giustamente dotati di una spiaggia bella, ordinata, ben mantenuta e con tutti i comfort. I dipendenti civili della difesa hanno tre O.P.S. di cui 2 spiagge. I Sottufficiali hanno solo una spiaggia fornita di una discreta pineta, ma nel complesso carente in quanto dotata di spazi ridottissimi anche perchè, la spiaggetta adiacente fu “regalata” oltre dieci anni fà, allo stabilimento dei dipendenti civili della difesa per allargare i loro spazi e perché l’attuale spiaggia è formata da grosse pietre che spesso sono causa di distorsioni specialmente alle persone anziane che desiderano entrare in acqua. Infine la situazione dei Volontari in Servizio Permanente è che non hanno nulla a riguardo.
Il controsenso, come si evince, è data proprio dal fatto che, la categoria di lavoratori più numerosa in città, ha una spiaggia e un’aria di ricezione insufficiente, la cui cura per renderla accogliente è devoluta alla buona volontà dei colleghi (che và ben oltre il proprio dovere) per non parlare di sedie, tavoli, ombrelloni ecc.. Inoltre, i più bassi in grado, e quindi con lo stipendio più basso, non hanno nulla. La rappresentanza militare con insistenza si è proposta costruttivamente chiedendo il recupero della spiaggetta adiacente che originariamente era dei Sottufficiali, offrendo così l'accesso ai Volontari e perché no, anche ai militari delle altre FF.AA.. Ciò avrebbe anche contribuito ad eliminare le separazioni dei “soli Ufficiali”, dei “soli sottufficiali” e dei “soli Volontari” ecc., che ai giorni d'oggi appaiono anacronistiche, e conformarsi invece, con le direttive del Capo di Stato Maggiore Difesa (SMD-G-023) che prevede, viceversa, l'accorpamento di questi organismi al fine di risparmiare risorse economiche ed umane. I dipendenti civili, a loro volta nella circostanza, avrebbero maggiori risorse per migliorare la loro area balneare di Saint Bon sotto l’aspetto qualitativo e di ampiezza.
Gli O.P.S., come è noto, sono molto importanti per i militari in quanto, a fronte di risorse economiche stipendiali sempre più ridotte, in considerazione della vita sacrificata svolta in particolare dal personale di bordo e di coloro che sono “fuori sede” per motivi di servizio, assolvo un servizio sociale di tutela e protezione per le famiglie che gli Enti locali non sarebbero in grado di assolvere, ma soprattutto servono a rinsaldare rapporti e sentimenti solidali tanto preziosi per l’operatività della Forza Armata.
Purtroppo anche quest'anno nonostante le rassicurazioni dei Comandi locali nulla è cambiato. Pur in presenza di problemi legati alla disponibilità di risorse il fatto che le stesse vengano gestite con priorità diverse da quelle individuate dalla Rappresentanza Militare fa sì che col tempo possano determinarsi momenti di sfiducia verso i vertici responsabili.
Non sono questioni marginali, quelli sociali, infatti, meritano la stessa attenzione di quelli contrattuali, di carriere, ecc. che al Governo, al Parlamento e nelle varie sedi Istituzionali la Rappresentanza Militare propone per il bene del personale. Dall'attenzione alle questioni della vita quotidiana anche e soprattutto da parte dei vertici, si misura il livello di dignità attribuito al personale e si riconoscono i sacrifici che lo status di “militare al servizio della nazione” comporta.

02.07.07

Antonello Ciavarelli - antonellociavarelli@libero.it
Giampaolo Vietri – giampaolovietri@libero.it
Delegati Co.Ce.R.

 

 
 
 

Il perché di un NO!!

 Giorno 30 maggio come è ormai noto il Co.Ce.R. Interforze ha approvato con una “relativissima” maggioranza il documento relativo alla Riforma della Rappresentanza Militare. Facente parte del Comitato di Presidenza Interforze, con molta energia ho cercato di  creare almeno un dibattito in merito. Paradossalmente, viceversa si voleva considerare degli eventuali emendamenti solo in seguito alla approvazione. Queste sono le mie modeste considerazioni riguardo la votazione e il merito del documento presentato dal gruppo di lavoro sul “Nuovo Oraganismo per la tutela dei diritti del personale militare”:

1)     nello specifico infatti il punto 2 lettera a) nel paragrafo concernente il “Riconoscimento del COCER quale parte sociale” non mi trova concorde perché al suo interno non viene esplicitata chiaramente la possibilità di avere una concertazione cosiddetta “decentrata”, ma nell’ultimo rigo è timidamente scritto “sulla contrattazione decentrata si potrebbe ipotizzare di accordarla. Sempre nell’ambito dello stesso punto sarebbe il caso di specificare che la negoziazione deve essere svolta dai delegati Co.Ce.R. contrattualizzati e non dai dirigenti, a meno che quest’ultimi non vengano contrattualizzati per cui la presenza in ambito contrattuale sarebbe proficuamente reciproca.

2)       Riguardo il comma b) “Riformulazione dell’art. 8 della legge 382/78”, non vedo l’utilità di sancire un diritto che abbondantemente c’è già ed escludere viceversa ogni forma di associazionismo (sindacato). Oggi ci sono, infatti, associazioni come UNSI, ANMI, Ente Circoli M.M., ecc.. di militari autorizzati dal Ministro e non sindacali come invece vorrebbe la stragrande maggioranza dei militari.

3)       Nel punto c) “autonomia finanziaria” si deduce una forma di autolimitazione. Per poter affrontare tutte le iniziative che si dovrebbero intraprendere come Rappresentanza Militare e trascritte in questo punto, ci vorrebbero oneri maggiori di quelli attuali. È un articolo che va in controtendenza. Con la crisi economica che affronta il Paese, non si comprende perché di contro non ci debba essere un risparmio da parte del Co.Ce.R.

4)       Comma d) “Ufficio di consulenza giuridica - economica” è mio parere che anche in virtù della professionalizzazione, tutti i delegati crescano ed arrivino preparati ai vari livelli della rappresentanza militare. Questa proposta, finchè la Rappresentanza Militare rimarrà all’interno dell’Amministrazione la farebbe ricadere in una forte ingessatura che ne limiterebbe ogni movimento. L’esile spazio in cui oggi ci si può muovere, anche in alcuni casi andando oltre, diventerebbe una gabbia che non consentirebbe alcun sconfinamento.

5)       Comma f) “tutela del delegato”. In questa circostanza, cioè la più delicata, ritengo che debba essere il punto più chiaro e meno vago di tutti. Deve essere esplicitato chiaramente che non si devono verificare fatti come quelli di “Nave Espero” sul quale lo stesso COCER Interforze si è espresso. Altro esempio è che in Marina il 40% dei delegati Co.Ba.R. è stato trasferito senza possiblità di tutela.

6)       In ultimo sul principio ritengo che, per onestà intellettuale nei confronti reciproci fra delegati e nei confronti dei rappresentati che premono in una direzione di tipo sindacale, è indispensabile che i delegati Co.Ce.R. si assumano la responsabilità nell’esprimere un eventuale deciso No, alla sindacalizzazione delle Forze Armate. Oltre alla contrarietà su i punti esposti mi vedrei fermamente convinto a non eludere e deludere le aspettative del personale rappresentato circa un cambiamento forte e radicale del sistema.

7)     Riguardo invece alle modalità con cui si è svolta l’assemblea, non mi vede concorde in quanto, nonostante le apparenti formalità faticosamente eseguite, si è  voluto di fatto procedere forzatamente all’approvazione del documento in questione ritenendo che eventuali emendamenti possano essere apportati successivamente in un’eventuale futuro. Tutto ciò, metodo e documento, che invece non era condiviso per circa la metà dei delegati, che non ha partecipato al voto abbandonando l’aula proprio in considerazione del clima che si era venuto a creare intorno a questa forzatura.

Sempre in tal senso esprimo, inoltre, la mia contrarietà al documento presentato dal gruppo di lavoro perchè oltre tutto risente della forza egemonica del Co.Ce.R. Esercito.

Quanto sopra descritto e accaduto, purtroppo, ha fatto sì che non si sia creato, invece, il clima di serenità richiesta per la trattazione di un argomento così delicato e molto sentito dalla totalità del personale che gli stessi delegati rapresentano.

 

Antonello Ciavarelli

Delegato Co.Ce.R.

antonellociavarelli@libero.it

 

 
 
 

2 giugno: FESTA DELLA REPUBBLICA

IGNORANTI e IGNORATI

 

Cari colleghi e lettori,

 

Sono il delegato del  COCER Marina Stefano Moschetti fino ad ora non ho mai voluto prendere carta e penna per  non diversificarmi dagli altri delegati, si è trattato di una scelta personale .per cercare di restare in linea con i documenti ufficiali di Sezione e di Comparto Difesa.

Giornalmente siamo occupati dalle grosse problematiche come il Contratto, la Riforma della Rappresentanza, Alloggi, Precari, Esuberi, Finanziaria e chi più ne ha più ne metta. Vorrei iniziare queste mie comunicazioni portando alla luce una piccola problematica, che a qualcuno di voi potrebbe apparire stupida o irrilevante, per altri, potrebbe essere uno spunto di riflessione per conclusioni altrettanto significative quanto le grosse questioni.

Mi riferisco alla mancata considerazione dei Delegati Cocer nell’ambito delle cerimonie ufficiali come quella del 2 giugno prossimo. Siamo stati completamente IGNORATI, la nostra presenza non si ritiene utile e significativa, forse siamo solo un peso. Era già successo che in occasione di alcune cerimonie si omettesse di invitare i delegati del Cocer. Lo stesso CSMD aveva risposto ad una delibera di questo mandato  riguardante il ruolo rappresentativo del COCER alle cerimonie ove sia presente l’Autorità Corrispondente.

La cosa che ha fatto piu sconcerto tra i delegati è che qualche “ben pensante” è convinto che il COCER sia formato solo dai Presidenti, poiché, quando tutto va bene, gli unici ad essere invitati sono loro. Vorrei ricordare che non è così! Ogni Delegato ha la stessa dignità a prescindere dal grado e dalla Forza Armata.  

Ora la questione sta in questi termini, se nelle piccole cose veniamo ignorati, oscurati e dimenticati, per le grosse problematiche cosa dobbiamo aspettarci?

 

Questo è il mio “grido di dolore”,a buon intenditor poche parole!

 

Stefano Moschetti

delegato COCER/Marina

categoria”C”

 

MOSCHETTO STEFANO

COCER MM

 
 

IL CAPO DI STATO MAGGIORE DELLA DIFESA

 INCONTRA IL COCER COMPARTO DIFESA

         La vigilia dell’incontro svoltosi in data 3 aprile u.s., aveva creato forti aspettative fra il personale proprio in considerazione dell’importanza degli argomenti da trattare quali ad esempio l’annunciata ristrutturazione delle Forze Armate e dei risultati delle varie audizioni parlamentari dei Capi di Stato Maggiore e del Co.Ce.R..

L’Ammiraglio di Paola nel particolare, ha tenuto ad evidenziare che né lui, né il Ministro, hanno mai espresso l’intenzione di ridurre il personale delle tre Forze Armate da 190.000 a 160.000. Un dato di fatto, però, è lo squilibrio che si è creato fra i vari ruoli in conseguenza dell’applicazione della legge cosiddetta del “professionale” risalente all’anno 2.000. Infatti, anche se il numero complessivo degli uomini è vicino a 190.000 previsti, ci sono però, diverse migliaia di marescialli  in esubero a fronte di carenze nei ruoli sergenti e Volontari di Truppa. Per risistemare il tutto servono interventi strutturali e chiaramente adeguate risorse economiche.

Altro argomento di rilievo del quale si è discusso animatamente in particolare fra lo stesso C.SM.D. e i delegati Marina e Aeronautica è stato quello del cosiddetto “precariato”. La posizione espressa da questi ultimi è stata quella di contrarietà al concetto di Forze Armate basate sul precariato. Così, infatti, si renderebbe precario tutto il sistema, contrariamente alla scelta radicale di vita che dallo status di militare deriva. Inoltre la mancata applicazione di una parte della legge professionale, cioè quella che dovrebbe garantire la continuità lavorativa, determina una sorte di emarginazione dalla società perché i soggetti interessati vengono scarsamente considerati in quanto già rifiutati dalle FF.AA. I delegati hanno anche richiesto l’attenzione circa l’applicazione della legge finanziaria 2007, che sia pure non considerata la soluzione a questo male è comunque una legge dello Stato da applicare è che attutirebbe il disagio e il malessere del personale precario.

Lo Stato Maggiore Difesa non è però di questo avviso. Secondo quanto è emerso dal ragionamento il personale a ferma prefissata non è da considerare precario perché ha fatto un concorso del quale sapeva la limitazione temporanea fin dall’inizio. D’altro canto è ciò che avviene anche nelle Forze Armate di nazioni straniere. Inoltre la finanziaria non è applicabile oltre che per spiegazioni tecniche derivanti dal Ministero del Tesoro, anche perché le Forze Armate non sono da considerarsi uno “stipendificio”. Queste considerazioni rispettate e rispettabili, non hanno trovato la condivisione di molti delegati.

Diversi sono stati gli interventi, in merito di altri delegati.

Per ciò che concerne quanto da me personalmente espresso, oltre al tema del precariato, ho ritenuto opportuno un chiarimento. Anche se era stato sottolineato che l’argomento non è di competenza del Co.Ce.R. ho ritenuto utile sottolineare che spesso si è costretti ad andare ai limiti dei confini delle proprie competenze. Questo allo scopo di collaborare con le gerarchia per la tutela e il benessere del personale.

Ho evidenziato, per esempio, che ad un Sottufficiale destinato su nave Espero sono stati inflitti a 5 giorni di consegna semplice in conseguenza della divulgazione di una delibera del COCER che riguardava un fatto accaduto sulla stessa nave. È chiaro che la disciplina non è competenza della rappresentanza militare, ma viene da riflettere quanto questi atteggiamenti vadano ad intaccare l’operato della Rappresentanza Militare.

Il fatto poi che sia stata ventilata una possibilità di riduzione del personale, o comunque un orientamento a cambiare gli organici nei vari ruoli preoccupa legittimamente il personale. Viene da chiedersi infatti se a fronte di una riduzione di personale corrisponda un aumento della qualità professionale o invece al contrario, un abbassamento del livello di impiego o una compromissione dell’orario di lavoro per compensare la riduzione di uomini, ed in questo la R.M. non solo è competente a trattare l’argomento, ma deve sentire il dovere di prevenire certe situazioni di fatto. In considerazione dello sfoltimento di alcuni ruoli e di un’eventuale applicazione della legge professionale che prevedeva “scivoli” di cinque anni o il transito in altre amministrazioni ho auspicato, che per il futuro ci siano ulteriori dialoghi con lo Stato Maggiore proprio perché in un modo o nell’altro il Co.Ce.R. sarà chiamato dalla parte politica o governativa unitamente ai sindacati ad affrontare il problema.

Nonostante siano emerse diversità di vedute, anche perché ognuno ha avuto il massimo rispetto del reciproco ruolo, l’incontro si è conclusa con la prospettiva di ulteriori incontri e confronti in merito, cosa che fa ben sperare per il futuro soprattutto conoscendo i noti sentimenti di rispetto del C.S.M.D. nei confronti del personale.

 

Antonello Ciavarelli

antonellociavarelli@libero.it

            

 
 
 

 

 

DOCUMENTI COCER MARINA  MILITARE

LETTO IN IV COMMISSIONE DIFESA SENATO

GIORNO 7 MARZO 2007

 

Per la Rappresentanza Militare della Marina parlare di professionalizzazione della Forza Armata ha un solo significato: riconoscere ai militari il ruolo di lavoratori; lavoratori con le stellette, dipendenti del Ministero della Difesa, con compiti e soprattutto specificità ben definite.

Come tutti i lavoratori anche i militari hanno come obiettivo prioritario la tutela del posto di lavoro, e lo sviluppo dell’organizzazione in cui sono occupati; anche coloro che per scelta di vita hanno deciso di indossare una divisa sono sicuramente interessati all’evoluzione della Difesa ed alla sua integrazione nel Sistema Paese; sono attenti alla cinematica evolutiva, agli ammodernamenti, alle scelte strategiche e a quant’altro meriti di essere particolarmente seguito nel mondo militare, e lo fanno  con l’apprensione e le speranze proprie di tutti i lavoratori.

Non credo sia necessario essere a conoscenza delle specifiche nozioni impartite nelle Scuole di Guerra per comprendere che la struttura militare per essere operativa deve logicamente presentarsi come una piramide; questo, anche storicamente, è un dato acquisito. Dalle legioni romane, alle orde barbariche; dalle fanterie svizzere agli eserciti dell’era contemporanea; ma anche nella cosiddetta guerriglia, perfino nella guerra di bande, c’è sempre un vertice militare, ci sono dei controlli sul campo, a vario livello, e ci sono gli esecutori.

E’ proprio sulla struttura piramidale della nostra Marina, che vorremmo focalizzare l’attenzione. Da una osservazione sulla consistenza dei gradi si capisce subito che anziché parlare di una struttura piramidale, si potrebbe parlare di una struttura a cilindro, se non addirittura a “piramide rovesciata”.

Questo significa che in passato non sono state fatte sempre scelte oculate o quanto meno, usando un termine marinaresco, si può affermare che si è navigato a vista. Un esempio di quanto affermato valga per tutti: per comandare una fregata oggi sarebbero disponibili più di una mezza dozzina di Comandanti e così via per numerose altre funzione di vertice, dall’Ammiraglio al Maresciallo, con poche eccezioni legate a particolari specialità. Invece i ranghi si assottigliano quando si esaminano i numeri relativi ad Ufficiali inferiori e Truppa.

Ed allora ci sono solo due possibilità.  La prima,  è quella di continuare a mantenere in servizio gli ultracinquantenni inventarsi tipologie di gradi ed incarichi che risultano indubbiamente creativi, come addetti a studi speciali, consulenti, responsabili di questo e di quello. Ed a supporto di tutto un consistente drappello di personale precario, ovviamente privo di reale tutela giuridica, ma pronto ad essere investito di tutte le mansioni necessarie per il quotidiano tirare avanti.

La seconda è quella, invece, di agire con determinazione e rapidità. Un esempio. Nella Forza Armata Marina c’è il noto problema amianto, testimoniato dalle centinaia di vittime e da altrettanti grandi invalidi per asbestosi; proprio questa problematica ci consente di palesare una soluzione: si ammettano gli anziani ai benefici previdenziali per gli esposti all’asbesto, agevolando per tale via l’esodo di personale ormai difficilmente impiegabile.

Ed ancora, si rispettino i dettami della legge finanziaria 2007, e, se non sufficientemente chiari, si faccia un provvedimento normativo “ad hoc” che consenta di stabilizzare anche i nostri precari, o quantomeno di salvaguardarne un posto di lavoro e, quindi, la loro dignità, acché non siano dei “minus habentes” nel contesto dei precari della pubblica amministrazione.

Una forza armata altamente professionale e specialistica come vuole essere la Marina Militare del Terzo Millennio deve essere composta da professionisti; non è credibile che operi come una vera e propria fabbrica di disoccupati. Così come, ancora una volta, va ricordato che ai militari non si può negare una Rappresentanza valida e libera, anche ripensando, se  necessario, l’articolo 8 della legge 382/1978, che pone forti limiti anche al semplice diritto di associazione. Occorre imprimere alla Forza Armata Marina una sferzata verso la modernità e la funzionalità tanto auspicata.

Rispetto poi alla ventilata possibilità di una ulteriore riduzione numerica delle FF.AA. la R.M. chiede precise garanzie affinché non siano deluse le aspettative del personale.

Diamo certezze, chiediamo certezze. Dovrà esserci la certezza che le condizioni con cui uno si arruola non siano continuamente modificate. Oltre alle note penalizzazioni pensionistiche, sono state, via, via, deluse anche le aspettative di carriera del personale di ogni categoria; è stata soppressa la possibilità per i Sottufficiali di accedere al ruolo Ufficiali C.S.; sono state introdotte limitazioni di età per il concorso Ruoli Speciali.

Se, quindi, la riduzione del personale delle FF.AA. fosse auspicata dalla compagine governativa per questioni legate al bilancio ed accettata dai Vertici Militari, sorgerebbero forti perplessità da parte della Rappresentanza Militare della Marina che per questo chiede precise garanzie per tutto il personale militare.

Invero, la riduzione del personale dovrà essere necessariamente preceduta da un adeguamento dei mezzi e delle risorse, e perché no, anche da una riduzione dei compiti; ché è vero, la tecnologia sostituisce l’uomo, ma è indispensabile trovare il giusto equilibrio; ricordiamo che se un terzino crea scompiglio in area avversaria vuol dire che, comunque, ha lasciato solo il suo portiere.

Una Marina professionale e proiettata verso il futuro, deve liberarsi  di anacronistici usi e privilegi. Ma nel contempo, anzi prima, deve poter  fornire ai propri dipendenti quei servizi necessari per agevolare il militare nel suo difficile compito. Non privilegi, dunque, ma servizi mirati alla propria specificità; un’assistenza sanitaria dedicata; un’assistenza ai familiari del personale imbarcato o impegnato in operazioni; sistemazioni alloggiative adeguate e decorose; strutture di sostegno/ricreative per tutte le categorie.

La Rappresentanza Militare è pronta a fornire e fornisce indicazioni utili e condivise dai colleghi; la Rappresentanza che vive nell’infrasociale militare di cui è espressione e che, quindi, ne conosce bene i problemi auspica che il Legislatore ed i Vertici Militari siano pronti ad ascoltare.

 

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del 07 marzo 2007
Documento dei Sottufficiali


 

“Gentile Presidente,
La ringraziamo della possibilità che ci viene concessa di esprimerci in particolare come categoria dei Sottufficiali di Marina. Questo documento, che relazionerò è stato redatto oltre che da me anche dagli altri due colleghi Capo Vietri e il Luogotenente Milani.
In considerazione della particolarità dell’argomento da trattare non si possono escludere delle riflessioni sulla legge cosiddetta “Professionale” n. 331/2000 e il decreto legislativo che ne è scaturito, guardando con particolare attenzione ad alcuni aspetti normativi significativi. Tutto ciò attraverso gli occhi di chi militare e delegato vive in prima persona le trasformazioni dello strumento militare e con il dispiacere che spesso da diversi anni la stessa Rappresentanza era stata attenta e critica.
Citerò alcuni articoli del “professionale” e relative considerazioni:
A) art. 3 comma 1) lett. c): “disciplinare il progressivo raggiungimento dell’entità dell’organico delle singole categorie indicate alla lettera a), prevedendo anche il transito del personale in esubero rispetto all’organico delle Forze Armate nei ruoli di altre amministrazioni in relazione alle esigenze, ai profili d’impiego e alla programmazioni delle assunzioni da parte delle amministrazioni stesse o, in caso di mancato reimpiego, il collocamento in ausiliaria se con meno di cinque anni dei limiti di età previsti per ciascuna categoria di personale”. Articolo ripreso dall’art. 3 del Decreto Legislativo 215/2001.
Purtroppo questa norma è stata considerata solo in ridottissima parte. Infatti non solo non ci sono state opportunità di reimpiego nelle altre amministrazioni ma anche i collocamenti in ausiliaria sono stati minimi da non influire su una riduzione degli esuberi.
In virtù di questo dettato di legge una opportunità potrebbe essere il transito e reimpiego nel Corpo delle Capitanerie di Porto. Come è noto il personale del Corpo non è considerato nell’ambito della riduzione del personale. Inoltre, a fronte, dei sempre maggiori impegni che vanno dalla polizia giudiziaria, polizia marittima, polizia ambientale, archeologica marina, attività anti-terroristiche, sicurezza della navigazione, concorso al contrasto di traffico di stupefacenti, antimigrazione e ricerca e soccorso in mare ecc…, il personale rimane comunque ridotto e può far fronte solo con la totale dedizione e professionalità. Il rimpinguamento di personale preso dall’esubero delle FF.AA. oltre tutto, avrebbe un impatto fortemente positivo e sarebbe fortemente apprezzato dall’opinione pubblica in quanto andrebbero a rinforzare gli aspetti della sicurezza del cittadino e delle Istituzioni. Per questo, necessiterebbe solo un minimo di aggiornamento professionale rispetto a ciò che servirebbe per il transito ad altra Amministrazione Pubblica. A similitudine, in modo analogo potrebbe avvenire per il transito nei ruoli della Protezione civile.
B)
1) art. 3 comma 1) lett. f), punto 1.: “prevedere il reclutamento di volontari in ferma prefissata di durata di uno o cinque anni, da impiegare sia sul territorio nazionale, sia all’estero, modificando in funzione di tali previsioni le corrispondenti disposizioni del decreto legislativo 195/96, nonché la possibilità di differenziare le modalità di reclutamento in relazione alla durata della ferma contratta, di alimentare con i volontari in ferma di un anno i volontari in ferma prefissata di cinque anni per due successive rafferme biennali”.
2) art. 3 comma 1) lett. f), punto 5.1) (ed anche seguenti):”prevedendo iniziative per il sostegno, la formazione professionale, il completamento di cicli di studio ed il collocamento preferenziale sul mercato del lavoro privato, anche attraverso il ricorso a convenzioni tra il Ministero della difesa e le associazioni delle imprese private e l’attivazione di agevolazioni anche finanziarie che favoriscano le assunzioni da parte delle imprese”. Articolo trattato anche dall’art. 17 D. Lgs. 215/01.
3) Art. 5 comma 2:”….. con D.P.C.M., di concerto con i Ministri della pubblica istruzione e Università, sono determinati i crediti formativi per i cittadini che prestano servizio militare volontario, rilevanti, nell’ambito dell’istruzione e della formazione professionale o di specializzazione, previsti per l’acquisizione dei titoli necessari all’esercizio di specifiche professioni o mestieri”.
Questi punti normativi, forse per la non lungimiranza hanno di fatto causato l’incontrollabile fenomeno del precariato. Il famoso comma 519 dell’art. 1 della finanziaria 2007 nonostante sia chiaro nel considerare i militari ai fini dell’assunzione a tempo indeterminato dei militari non ancora in servizio permanente, sta avendo delle resistenze nell’applicazione per via dell’interpretazione dei Vertici delle Forze Armate. Questo non è un particolare di poco conto perché non si riesce ancora a capire se questa interpretazione può portare con il tempo al ripristino del servizio militare di leva obbligatoria. Comunque nonostante gli aspetti positivi della norma (comma 519 art.1 ) questa ha carattere di circostanza. Opportuno sarebbe non fondare più gli organici delle Forze Armate sui volontari a ferma determinata. Guardando al personale, purtroppo non sono state sviluppate quelle norme tese a salvaguardare e valorizzare i militari che terminavano la ferma al fine del loro ingresso nel mondo del lavoro. C’è più di qualche caso dove del personale in ferma breve per il quale si sono investiti risorse economiche per specializzarlo e formarlo, impiegato in teatri internazionali, è dovuto rientrare perché non c’era modo di trattenerlo in servizio. Per di più l’essere venuta meno sia da parte politica che dell’amministrazione l’applicazione ad esempio di convenzioni ai fini occupazionali e la valorizzazione della professionalità, hanno fatto avvertire da parte del giovane non solo di non avere una considerazione in più per aver servito la nazione ma percepito dalla società come colui che è stato allontanato dall’Istituzione perché non all’altezza di lavorare nelle Forze Armate. Volgendo lo sguardo all’Istituzione Forze Armate, inoltre, viene da chiedersi che se esse continueranno a reggersi sempre più su basi precarie, queste non potranno che assumere struttura precaria, vanificando così quello che è il concetto di esperienza lavorativa.
C) art. 6 “Relazione in Parlamento”. “…..il Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della difesa, presenta al Parlamento la relazione annuale sullo stato della disciplina militare, sullo stato dell’organizzazione delle FF.AA., in relazione agli obiettivi di ristrutturazione, nella quale in particolare riferisce sul livello di operatività delle Singole Forze Armate, sul grado di integrazione del personale militare volontario femminile ecc… “. Relazioni queste che avrebbero contribuito a monitorare e approfondire lo stato dei fatti apportando le dovute correzioni politiche e amministrative, ma che non si sono mai presentate. E se per caso ci sono state, di certo la Rappresentanza Militare non ne è venuta a conoscenza.
D) Art. 1 “Le Forze Armate sono al servizio della Repubblica. L’ordinamento e l’attività delle Forze Armate sono conformi agli art. 11 e 52 della Costituzione e alla legge. Compito prioritario delle Forze Armate è la difesa dello Stato. Le FF.AA. hanno altresì il compito di operare al fine della realizzazione della pace e della sicurezza, in conformità alle regole del diritto internazionale ed alle determinazioni delle organizzazioni internazionali alle quali l’Italia fa parte. Le FF.AA. concorrono alla salvaguardia delle libere istituzioni e svolgono compiti in circostanze di pubblica calamità e in altri casi di straordinaria necessità ed urgenza……”. In ultimo ma primo sia in ordine di articolo che di importanza è proprio il primo articolo della legge professionale, perchè richiamandosi alla costituzione, dà il senso delle nostre FF.AA. e l’orientamento che la politica e le amministrazioni devono avere. È chiaro che da quasi venti anni gli impegni internazionali sono aumentati e l’Italia, si è sempre distinta sia per l’impegno incondizionato mostrato dai nostri militari, ma soprattutto per la capacità di interpretare i dettati della costituzione sempre attuale proprio perché basata su valori sempre validi, quali la pace la libertà e il rispetto della vita umana. Al contrario però l’attenzione politica in generale nei confronti del personale militare all’atto pratico viene, via, via meno. È chiaro che, la vita del militare, che vada fuori sede o no, è una vita di particolare dedizione come il prete o il medico o come dovrebbe essere per l’insegnante, perché ha a che fare con le fatiche quotidiane e si impatta con la drammaticità della vita umana, soprattutto per chi va in teatri di guerra. Oltre tutto, nelle famiglie dei militari è difficile avere due redditi, almeno a tempo pieno, perché, è evidente, che ne verrebbe meno la stabilità familiare, a causa della mobilità. La stabilità familiare è stata minata negli anni anche dalla soppressione o limitazione di organismi quali ad esempio di protezione sociale, o comunque e soprattutto di stipendi non assolutamente adeguati per un sostentamento dignitoso delle famiglie e che aiuti l’instabilità provocata dalla scelta di vita che la famiglia stessa è costretta a farsi carico.
Se si vuole, quindi, fare delle Forze Armate professioniste, bisogna evitare di entrare nella logica che la diminuzione delle risorse debba corrispondere alla diminuzione dei numeri di stipendi da erogare. Anzi, determinati ruoli di tipo logistico amministrativo, dovranno comunque essere assicurati da qualcuno. La tecnologia dovrà essere più sofisticata e quindi la qualità dovrà sostituire i numeri. Ma le risorse economiche sono sempre inferiori.
In definitiva si sta assistendo ad una operazione mai registrata in altre amministrazioni. Solo nelle Forze Armate la chiusura degli Enti e la gestione degli esuberi del personale, grava esclusivamente sul personale. Riteniamo che se il progetto generale debba avere come obiettivo l’accentramento di funzioni operative in meno enti, la riduzione del personale e il mantenimento al contempo dei livelli di efficienza con l’impiego di minori risorse, il progetto generale non deve disconoscere la necessità di un riordino delle carriere che metta definitivamente ordine nella organizzazione gerarchica, cosa oggi naturalmente compromessa. La necessità, quindi di andare a definire i ruoli stabilendo quanti e quali devono essere i dirigenti e i vari livelli (Ufficiali), quale deve essere il ruolo direttivo (Marescialli), quanti i ruoli di concetto ed esecutivo (SGT. e truppa). Solo con un riordino di questo tipo, dove vengono riconosciute le funzioni e l’adeguato trattamento economico, accompagnato da norme non traumatiche per la questione “esuberi”, solo in presenza di queste garanzie come delegati COCER ci sentiamo in grado di dare il pieno consenso al progetto.
Le suddette osservazioni non sono altro che il frutto dei lavori della Rappresentanza negli ultimi cinque anni.
Concludendo, viene da chiedersi: “quanto la politica avverte veramente l’importanza delle Forze Armate e il ruolo che i militari italiani svolgono? quanto lo avverte veramente l’amministrazione?”. Ciò che più dovrebbe preoccupare è, se questi valori non li avvertiranno più i militari, se continueranno ad essere considerati lavoratori comuni, addirittura a tempo determinato, da sfruttare e non considerati uomini al servizio della nazione e quindi della pace dei suoi cittadini.

I delegati del CO.CE.R Marina
1° Maresciallo Luogotenente
Alessandro MILANI
a.milani2@alice .it
 

Capo 1^ Np. Antonio Ciavarelli
antonellociavarelli@libero.it


C°1cl. TSC/ETE Giampaolo VIETR
I
giampaolovietri@libero.it