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Problemi vecchi, governo nuovo e terapeuti “datati”. Quale futuro per il comparto sicurezza e difesa.

Il nuovo Presidente del Consiglio emerito professore, commissario europeo ecc. nonché neo senatore a vita Mario Monti, dopo aver presentato la sua squadra di governo, è pronto a ricevere la fiducia dal Parlamento ed è altrettanto deciso a guidare il paese nell’affrontare e risolvere la crisi che lo attanaglia.

Certo non può spettare al sottoscritto dare un giudizio su una crisi di governo che agli occhi della gente appare tutto tranne che improvvisa, soprattutto per le ristrette tempistiche di gestione, infatti mai si era vista nell’Italia repubblicana e democratica una crisi istituzionale risolta così velocemente.

Di certo c’è che il governo precedente da troppo tempo si era arenato su un binario morto e il motivo non era certo la sola speculazione economica sui titoli di stato e la borsa, scusa cardine per consacrare la necessità di un nuovo governo, ma ritengo sia il risultato di una serie di eventi di “irrazionalità politica” avvenuta nella maggioranza iniziati con la frattura della componente finiana, continuata con un’indecorosa campagna acquisti di voti e corrispondenti onorevoli finita, con le dimissioni di un Berlusconi che agli occhi degli italiani, come del resto del mondo, non era più credibile.

Non spetta ancora a me fare considerazioni sui nuovi ministri, illustri professori, competenti tecnici e consumati burocrati ma al momento, forse sbagliando e lo spero di tutto cuore, tutto sommato qualche dubbio lo nutro. I dubbi derivano proprio a causa della loro illustre provenienza, la loro posizione sociale, la loro storia personale costellata di successi, titoli, riconoscimenti e guadagni, ma, soprattutto temo anche la loro età anagrafica.

Nutro dubbi sul fatto che i nuovi ministri, così presi dalla responsabilità di salvare il paese dalla crisi economica ed accontentare la vorace Europa, non siano in grado di cogliere le reali problematiche che vive la gente normale, quelli con uno stipendio da 1200, 1500 euro e, che quindi questi salvatori, appunto, quasi inconsapevoli come i politici precedenti, procedano con i tagli dei costi, il taglio dei diritti, il taglio delle esistenze e delle speranze.

Nutro certezza che alla fine si limiteranno solo a far tornare i conti, i loro conti, perché tanto, a lavoro finito, rientreranno tranquillamente alle loro banche, alle loro università ai loro studi, ai loro incarichi, alle loro consulenze e non dovranno certo rispondere ai cittadini del loro operato quando sarà il momento di tornare democraticamente a votare un governo politico.

Forse non spetta alle persone comuni come me giudicare quanto è avvenuto nella politica italiana negli ultimi mesi, primo perché non è facile giudicare e poi non si è a conoscenza dei fatti, quelli reali, saranno gli storici, i sociologi, i politologi e gli stessi politici, che negli anni futuri daranno la giusta lettura di quanto accaduto e giudicheranno uomini e avvenimenti.

Nuovo governo a parte; personalmente ritengo sia necessario continuare a parlare dei provvedimenti che, in risposta alla crisi e all’Europa, negli ultimi due anni hanno di fatto inciso in maniera flagellante sul pubblico impiego e, che sembra, dalle prime indiscrezioni sarà ancora sottoposto ad ulteriori tagli soprattutto per quanto riguarda il trattamento pensionistico.

La necessità di tenere alta l’attenzione su questi temi deriva dalla ulteriore forte preoccupazione che nonostante i tagli “lineari” già fatti nei ministeri che, come risaputo, stanno generando il progressivo arresto dei servizi, nonostante i provvedimenti che hanno di fatto bastonato le persone, ossia i dipendenti, come il blocco degli stipendi per almeno quattro anni, nonostante i diversi provvedimenti decurtativi sulle pensioni che si sono susseguiti sempre a carico dei lavoratori dipendenti, tra cui ricordo l’anno aggiuntivo dopo la maturazione dei requisiti per la corresponsione alla pensione, il frazionamento dell’indennità di buona uscita, riduzione del coefficiente di calcolo pensionistico ecc.., ancora non basta.

Sono preoccupato, molto preoccupato perché nonostante il versamento di tutte queste “lacrime e sangue” non è sufficiente e quindi il governo sembra intenzionato a emanare provvedimenti contenenti ancora ulteriori tagli, ancora sacrifici che continueranno a gravare per la maggiore parte sulle spalle dei lavoratori dipendenti in particolar modo quelli pubblici.

Voglio ricordare che tra i lavoratori pubblici e i ministeri più colpiti, saccheggiati e devastati ci sono il ministero della Difesa e degli Interni, quindi Forze Armate, Carabinieri, Forze di Polizia e Vigili del Fuoco. Non credo sia una novità parlare dei problemi del pattugliamento per la mancanza del carburante o dei pezzi di ricambio, come non è una blasfemia parlare di ridotta quasi azzerata attività addestrativa e operativa dei reparti dell’Esercito, della Marina o dell’Aeronautica Militare.

Tagli su tagli. Tagli sugli investimenti, tagli sulla formazione, sull’addestramento, l’equipaggiamento, tagli su mezzi, strumenti e uomini. Si anche gli uomini in divisa si sentono tagliati, sminuiti, sbeffeggiati e parlando proprio di uomini mi piacerebbe rivolgermi ad uomo, un militare come me, che per le sue caratteristiche professionali e personali è riconosciuto in patria, ma soprattutto in ambito internazionale, come “l’esempio” del militare. Sto parlando dell’ammiraglio Di Paola nonché neo ministro della Difesa.

Al Signor neo ministro, se potessi, farei una sola richiesta, dopo le tante promesse fatte proprio dalla politica, poco o niente mantenute, dopo la cieca attuazione di ingiustizia su ingiustizia sul comparto sicurezza e difesa, chiederei solo di ridare una dignità alle Forze Armate e le Forze di Polizia. Gli chiederei di ridare dignità agli uomini e alle donne con le stellette, ai poliziotti, ai finanzieri e ai pompieri, e per farlo non può che ripartire dalla valutazione di tutti i provvedimenti emanati “linearmente” ossia indiscriminatamente sul comparto per capirne i drammatici effetti nel breve e medio periodo e, dove necessario, intervenire per emendare, attenuare, ristabilire.

Se potessi chiederei al Signor Ministro, prima di iniziare la sua attività, di ricordare, di non dimenticare, il suo passato, la sua storia, di quando era un giovane guardiamarina con quattro soldi in tasca, di quando si è sposato e aveva difficoltà a pagare l’affitto perché non aveva un alloggio di servizio o, quando doveva lasciare la famiglia per lunghi periodi d’imbarco o di missione.

Di ricordarsi di quando era in comando e i suoi stipendi erano ancora bassi e condivideva e comprendeva le problematiche dei suoi marinai, dei suoi sottufficiali nel gestire le spese familiari, la scuola dei figli, il pagamento del mutuo.

Se potessi gli chiederei di pensare cosa può significare oggi per un militare, un poliziotto o un finanziere avere difficoltà nello svolgimento del proprio servizio, essere consapevole che le aspettative di un lavoro e di una carriera prima garantite oggi sono state palesemente negate.

Di provare a pensare a cosa significa convivere con lo sconforto della certezza che il già misero stipendio sarà bloccato per almeno quattro anni e, che a nulla varranno le promozioni, i cambi d’incarico, il cambio della sede e tipologia di servizio, perché nella fretta, e spero non nella volontà, i tagli lineari della finanziaria 2010 sono stati indiscriminati e il personale del comparto sicurezza ha pagato un sacrificio inaudito rispetto agli altri lavoratori.

All’epoca non fu assolutamente considerata la specificità di questo personale sia in termini giuridici sia in quelli economici e, l’equità oggi sbandierata dal neo presidente del consiglio mal si concilia con quanto perpetrato allora, con quel grosso errore di bloccare oltre allo stipendio anche tutte le altre indennità specifiche dei militari. Errore che il governo uscente ha riconosciuto e a cui ha posto un magro rimedio, la legge 74/2011, norma che attenua in misera parte l’enorme ingiustizia inferta a chi indossa una divisa. Signor ministro riparta da questa situazione perché merita una sua riflessione e il suo intervento riparatore.

Chiederei di pensare cosa significa la delusione dei lavoratori dell’aspettativa negata, dopo più di quarant’anni di lavoro, di una pensione dignitosa e della tanto agognata liquidazione, pensione che invece si allontana e si erode provvedimento dopo provvedimento sempre di più fino a non bastare, fino a sparire.

Al signor ministro vorrei chiedere tante cose, e non importa se per la sua attività viaggerà nelle nuove e fiammanti Maserati, non importa se oltre al cospicuo trattamento economico previsto per i gradi di vertice, sicuramente meritato, percepirà anche lo stipendio da ministro, questo non ha importanza, l’unica cosa importante è che il signor ministro si ricordi di chi è stato, si ricordi dei suoi marinai e sono sicuro che guidato dalla memoria della sua storia con il suo operato saprà ridare una dignità a tutto il personale delle Forze Armate.

 

Cameri 17 novembre 2011                                                    Diego Spadafora

 
 
 

Alla fine, dopo dieci anni di attesa, (IN)giustizia è stata fatta.

  …”P.Q.M. il Tribunale amministrativo regionale dichiara il ricorso in epigrafe inammissibile.”

Si chiude così, con questa laconica sentenza, dopo dieci anni di attesa e di speranza, senza clamore e senza entrare nel merito della questione sollevata. Così si conclude la possibilità di trovare giustizia da parte di 67 ufficiali dell’Aeronautica Militare.

Nei giorni prima dell’udienza, il 15 giugno, finalmente, devo dire, la questione del ricorso aveva trovato, oltre la costante e autentica attenzione del CoCeR, anche l’interesse dello Stato Maggiore dell’A.M. e della Direzione Generale del Personale Militare. Infatti, una volta avuta notizia della fissazione dell’udienza si era generata una certa attenzione sul caso che è stato oggetto di analisi e confronti, anche se informali.

Le voci che giravano ai vari livelli erano che “sostanzialmente” gli ufficiali, ops i ricorrenti, avevano ragione ma in considerazione degli atti impugnati era facile che il TAR sollevasse la questione di tardività.

Che “sostanzialmente” gli ufficiali ricorrenti avessero proprio ragione è stato anche evidenziato nella nota difensiva della stessa avvocatura dello stato presentata al TAR, l’avvocato dello stato oltre a chiedere il fondamento della tardività sull’atto impugnato dichiarava espressamente:” del resto i ricorrenti non hanno ragione di dolersi ora del pregresso conferimento della nomina al grado di sottotenente in spe, a decorrere dal 3 marzo 1998, non avendo assolutamente impugnato, nei termini, tale atto presupposto sicuramente già di per se lesivo della loro sfera giuridica”.

Le voci, anche se autorevoli, se pur scettiche sull’esito non avevano fatto smettere di alimentare la speranza di una sentenza favorevole soprattutto alla luce dei fatti, quelli veri, ossia che dodici anni fa qualcuno, il 1° Reparto 1^ Divisione di PERSOMIL, ha prodotto degli atti in ritardo per la nomina degli ufficiali vincitori di diversi concorsi tra cui il Ruolo Servizi, oggi Ruolo delle Armi, Ruolo Ingegneri e Ruolo Commissari.

Sempre quel qualcuno, 1° Reparto 1^ Divisione di PERSOMIL, a seguito di un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, peraltro senza aver mai avuto corso, sul mancato rispetto dei termini di legge per la produzione dell’atto di nomina, ha stabilito nel febbraio del 2000, con un atto autotelativo la retrodatazione dell’anzianità di nomina solo, e non si sa il perché, per gli ufficiali del Ruolo Ingegneri e Commissari lasciando immutata l’anzianità del Ruolo Servizi.

Da qui nasce poi la vicenda delle diverse istanze presentante dagli ufficiali, sempre a quel qualcuno, e sistematicamente ignorate, da qui, alla fine, il ricorso al TAR sul primo atto utile.

Oggi, a sentenza fatta, per i 67 ufficiali resta solo l’amarezza, resta l’indignazione dovuta alla decisione di qualcuno presa più di dieci anni fa e per il quale sono costretti a perdere un anno di anzianità nel grado di Maggiore, l’assegnazione di incarichi più prestigiosi, il trattamento economico correlato, subire la differenza con i colleghi più “fortunati”, trascinandosi quest’anno RUBATO per il resto della carriera.

Adesso che fare, andare in secondo grado? Cosa possiamo fare ancora fare davanti ad una Amministrazione, sempre il 1° Reparto di PERSOMIL, che alle sollecitazioni pervenute da più parti di produrre, per evitare l’udienza, un atto autotelativo per rideterminare l’anzianità da sottotenente al 20 dicembre 2007, rispetto al 3 marzo 1998 (per la precisione solo 64 giorni), si è limitata a rispondere che :“questa Amministrazione non può che attendere la definizione del contenzioso in oggetto per l’adozione delle eventuali conseguenti determinazioni amministrative.”?

Se appare evidente ed accertato che gli ufficiali del Ruolo delle Armi, vincitori del concorso pubblicato nella GU n° 79 del 1996, hanno subito una palese e effettiva ingiustizia rispetto ai colleghi, perché l’Amministrazione, lo Stato per cui lavorano, combattono e muoiono non intervengono per ristabilire la legalità? Difficile rispondere a questa domanda.

Allora oggi da dove si può ripartire? Sicuramente dal CoCeR che ha sempre seguito la vicenda intervenendo con una delibera già nel 1999 e recentemente, il 19 gennaio 2011, con un'altra delibera con cui si chiede all’Amministrazione Difesa di voler provvedere in via di autotutela alla rivisitazione dei provvedimenti concernenti l’immissione in ruolo a seguito di concorso, in cui risulta evidente la travalicazione dei termini di legge poiché esiste un interesse concreto ed attuale da tutelare.

Sulla base di questa delibera torniamo a chiedere ancora l’intervento del CoCeR per sostenere con forza l’attuazione di quanto chiesto con la delibera, e per farsi promotori nel chiedere l’intervento della Forza Armata nel farsi parte attiva e reclamare il ristabilimento della legalità e il ristoro dell’ingiustizia che si sta concretizzando a danno del proprio personale nel peggior dei modi.

 PS come si suol dire oltre il danno la beffa, infatti dopo aver pagato il ricorso, dopo 10 anni di attesa, dopo una sentenza negativa che non è entrata nel merito della questione che inciderà direttamente sulla vita di 67 persone, la GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA HA CONDANNATO I RICORRENTI AL RIMBORSO DELLE SPESE DI GIUDIZIO 8.000 OTTOMILA EURO.

Complimenti.

 

Cameri 05/10/2011                                                                                       Diego Spadafora

 
 
 

Aeronautica Militare. La politica del personale…. ,degli uomini ……,delle risorse ,……dei numeri…… , delle cose……………

La risorsa umana, l’uomo con la sue capacità intellettive, la sua volontà, la sua creatività rappresenta l’elemento fondamentale di ogni organizzazione sia essa economica, amministrativa o di altra natura.

Le teorie sulla gestione delle risorse umane sono state sempre condizionate dalle condizioni sociali, economiche politiche esistenti, si può partire da Taylor agli inizi del 1900 con lo studio scientifico del lavoro e la “one best way”, poi a seguire si ricorda tra i tanti Mayo che introdusse la psicologia del lavoro, il fattore umano e la motivazione.

Negli anni dello sviluppo economico si sono susseguite numerose teorie che hanno sempre maggiormente posto al centro del sistema azienda l’uomo, tra cui Mc Gregor con il lato umano delle aziende, poi è seguito Herzberg che poneva la motivazione e la crescita dei dipendenti quali elementi trainanti per poi arrivare agli attuali Lawrence e Lorsh che hanno elaborato il concetto di comportamento organizzativo, la coerenza interna e la responsabilizzazione degli attori.

Ne approfitterei per evidenziare che anche la Chiesa, che ha sempre storicamente guardato con diffidenza al sapere dell’uomo, con la citazione di Papa Giovanni Paolo II “Mentre un tempo, il fattore decisivo della produzione era la terra ed in seguito il capitale oggi il fattore decisivo è sempre più l’uomo stesso, cioè il suo sapere”, ne ha riconosciuto il valore definendolo appunto il “fattore decisivo”.

Anche l’Aeronautica Militare ritiene fondamentale la risorsa umana infatti, della sua gestione ne ha fatto una vera e propria politica. Questa volontà appare consapevole e convinta come si può desumere dall’introduzione del documento di riferimento del quale, per opportuna chiarezza, riporto integralmente alcune parti dell’introduzione:

“Tutti i mezzi, le infrastrutture, le risorse finanziarie, le normative sono in sé entità inanimate, prive di ogni efficacia. Sono le persone che, attraverso l’azione collettiva, attivano e collegano quegli elementi e rendono l’organizzazione viva e capace di produrre straordinari effetti. L’uomo è dunque la risorsa chiave. La sua capacità di “operare insieme” è il vero vantaggio competitivo da promuovere per conseguire la massima efficacia ed efficienza dell’organizzazione.”.

“Le politiche del personale divengono dunque la Politica del personale dell’Aeronautica Militare, esplicitata per condividere questa riflessione, stimolare contributi e per stabilire le linee guida conseguenti, renderle integrate tra loro e finalizzate alla promozione della risorsa umana desiderata nella quantità, nella qualità e nei tempi necessari alla F.A., attraverso concreti effetti”.

Questi sono alcuni dei concetti su cui la Forza Armata basa teoricamente il proprio agire verso il suo personale ma nella realtà è proprio così?

Possibile porsi questa domanda? Possibile avere ancora dei dubbi sulla gestione della risorsa decisiva per il successo di un’organizzazione?

Sinceramente ritengo sia errato parlarne in senso generale, ma ultimamente, e mi riferisco al periodo estivo, si è avuta notizia di alcune situazioni, decisioni e determinazioni correlate proprio alla gestione del personale che agli addetti ai lavori, e non solo, sono apparse quanto meno singolari.

Situazioni inconsuete e anomale per la difficoltà di comprensione della loro genesi, della loro dinamica e della loro tempistica, situazioni che pongono dei dubbi e che meritano una riflessione da parte di tutti, e per tutti intendo gli uffici dello Stato Maggiore, la DIPMA e il CoCer, perché è necessario fare chiarezza e comprendere se si tratta di errori, superficialità o se siamo di fronte all’espressione di una nuova volontà.

Giustamente si può chiedere di cosa si stia parlando, allora è necessario raccontare alcune vicende reali che riguardano persone vere e, che meritano un approfondimento.

Una delle prime vicende di cui ho avuto notizia è la richiesta fatta nel mese di giugno a diversi Ufficiali dell’annesso 2, documento informativo correlato alla programmazione del personale in termini di trasferimento, che ignari come i loro Comandi di essere in movimentazione in quanto confermati nell’incarico al Reparto di appartenenza, dovevano entro pochi giorni restituirlo alla DIPMA perché trasferiti ad altra sede entro il mese di settembre.

Tale circostanza, apparsa anomala rispetto alle procedure consolidate della programmazione triennale del personale, ha rappresentato una vera e propria doccia fredda per il personale coinvolto che in tempi decisamente ristretti è stato costretto, come se fosse facile, a cercare una nuova casa, provvedere ad un trasloco, far trasferire il coniuge se lavoratore dipendente, iscrivere i figli in una nuova scuola ecc., quotidianità umane che sembra però non siano considerate nella teoria della politica del personale.

Ma vorrei andare avanti. Sempre in termini di trasferimento, ho avuto notizia invece del caso opposto ossia un Ufficiale che era programmato in movimentazione e, avendo ricevuto assicurazioni sul trasferimento, si era già predisposto con una nuova casa, una nuova scuola ecc…, ma, alla fine, il trasferimento non è diventato esecutivo e quindi ha dovuto necessariamente rivedere tutta la sua vita.

Altro caso singolare, questa volta la notizia arriva da più parti, riguarda un telegramma della DIPMA che da un giorno all’altro, stiracchiando alcuni concetti teorici contenuti in apposite direttive in materia, ha cambiato di fatto la professionalità di diversi Ufficiali.

In conclusione, oggi avevi una categoria e una specialità e, per incanto, il giorno dopo ne hai un’altra senza necessità di corsi, qualificazioni esami o altro. Boh?

Alcuni di questi Ufficiali sono risultati ignari del provvedimento e, in particolare, uno di loro (ciao Giuliano) dopo una lunga malattia è anche tristemente mancato proprio pochi giorni dopo il provvedimento.

Altra storia, quasi divertente, riguarda l’attività che l’Aeronautica Militare fa svolgere agli Ufficiali al termine del master presso l’Istituto di Scienze Militari di Firenze. Infatti, dopo i sei mesi di corso a Firenze è previsto un periodo di altri sei mesi, il cosiddetto “Staff Tour”, da trascorrere presso lo Stato Maggiore.

Il personale, o i numeri o le cose, pertanto, dopo ben sei mesi trascorsi fuori sede, casa ecc., era pronto a sopportare altri sei mesi lontano da famiglie. La lontananza impone una certa organizzazione della quotidianità di una vita normale con l’adozione di opportuni accorgimenti tra cui babysitter, nidi, scuole ecc., il rinvio di impegni, la perdita degli incarichi professionali, insomma, parliamo di vite, normali appunto.

Con sorpresa però, pochi giorni prima della data della partenza, si ha notizia di un rinvio delle decisioni in merito allo staff tour al mese di luglio.

Quindi si torna al reparto e si organizza la vita professionale e familiare in previsione della partenza prevista per luglio, per la precisione il 15. Agli inizi di luglio pronti a partire, ma nuova sorpresa, arriva la comunicazione di uno slittamento a settembre, ma questa volta si parte di sicuro sempre il 15. Via, altra organizzazione nel Reparto, a casa, vacanze ecc.

Questa volta la notizia è arrivata prima, a metà agosto, lo Staff Tour è sospeso per l’anno 2011. E poi??? Un centinaio di Ufficiali, brindando al Natale, attenderà fiducioso di sapere quali saranno le novità del nuovo anno.

Altra notizia particolare dell’estate ha riguardato anche l’avanzamento degli Ufficiali. Si vocifera con insistenza che alcuni Ufficiali inseriti nell’aliquota d’avanzamento sono stati pretermessi, ossia rinviati, perché non possedevano i titoli di studio previsti per l’avanzamento stesso così come indicato dal nuovo testo unico in materia di ordinamento militare.

Cosa c’è di strano nell’applicazione di una norma? Nulla, se non fosse per il fatto che fino ad oggi nessuno era mai stato pretermesso per la mancanza dei titoli di studio, infatti, se è vero che il testo unico in questione è entrato in vigore dall’ottobre del 2010 è, altrettanto vero che si tratta del risultato dell’unione di tutte le norme preesistenti e che, nel caso specifico dell’avanzamento, proprio la norma invocata quale motivo del rinvio esisteva già nella previgente legge 490/98. La questione è che fino a questa estate, infausto periodo, per quanto riguarda il possesso di alcuni “requisiti” la norma non aveva mai trovato la sua piena applicazione.

Il risultato è che, a quanto sembra, solo a partire da oggi alcuni Ufficiali dovranno pagare sulla propria pelle, carriera ecc. errori, distrazioni e superficialità commessi da altri nel passato.

Queste sono solo alcune situazioni recenti, o almeno quelle più conosciute, le quali vanno ad aggiungersi ad altre più stagionate come ad esempio l’impossibilità di essere parte agente per quanto riguarda i trasferimenti e risultare solo “oggetto”, soggetto alla programmazione triennale fatta dai Reparti.

A questo si deve sommare la pesante questione delle promozioni al grado di Primo Maresciallo per l’A.M. che, come risaputo, crea un forte malcontento diffuso tra il personale Sottufficiale il quale non riesce a intravedere alcuna possibilità di promozione a causa della spropositata aliquota d’avanzamento di più di 9.000 unità, ancora in aumento, per gli 800 posti disponibili annualmente.

Infine, ma non certo ultima, va aggiunta la crescente incertezza sui trattamenti economici e pensionistici, che nonostante le rassicurazioni del governo e degli Stati Maggiori restano in bilico generando considerevoli preoccupazioni per tutto il personale.

Sicuramente, alla fine, si potrebbe pensare e dire che tutto sommato solo una parte del personale si trova coinvolto nelle anomale vicende estive che ho dovuto menzionare, ma risulta evidente che tali episodi rappresentano un evidente contrasto tra la realtà della gestione vera del personale, o dei numeri o delle cose, e la teoria che l’Aeronautica Militare promuove nella politica sul personale.

Concludo questi miei pensieri riprendendo alcune frasi dell’introduzione del documento sulla politica del personale dell’A.M. “…L’uomo è dunque la risorsa chiave. La sua capacità di “operare insieme” è il vero vantaggio competitivo da promuovere per conseguire la massima efficacia ed efficienza dell’organizzazione….”, non si può che concordare con questi concetti perché l’uomo è e resta la risorsa fondamentale per il successo di qualsiasi organizzazione pertanto, è evidente quanto necessario, soprattutto in questo periodo di grave crisi economica e di incertezze per il futuro, puntare ancora maggiormente sulle capacità, sulla professionalità e sulla volontà che le donne e gli uomini della Forza Armata possono esprimere, cercando di attuare concretamente una vera politica del personale e riconoscere senza distinzioni l’imprescindibile considerazione che ogni persona vera e la sua sfera personale merita.

 

 

Cameri 31 agosto 2011-08-31                                                                      Diego Spadafora

 
  22.10.2010 : "AVANZAMENTO, IN ATTESA di GIUSTIZIA" - "..tenuto conto dell’atteggiamento ostativo o più che altro superficiale e disinteressato tenuto dalla D.G.P.M., attendevamo fiduciosi la sentenza del T.A.R., sperando che venisse emanata in tempi più rapidi, ma oggi, a questo punto, non possiamo che auspicare in un.." DIEGO SPADAFORA
 

 

Manovra finanziaria.

Nodi da sciogliere e dubbi da dissipare.

 

Giovedì di passione per mezza Italia, oltre ai rappresentanti delle regioni, dei comuni, i sindacati e le rappresentanze c’erano anche, quasi tre milioni e mezzo di cittadini, uomini e donne dipendenti della pubblica amministrazione, che essendo partecipi, ops, “solidali” per almeno 5 miliardi di euro in termini di risparmio, attendevano trepidanti di conoscere gli elementi innovativi introdotti dal maxi emendamento presentato dal Governo sui cui il Senato avrebbe velocemente votato la fiducia.

Tra questi ultimi ci sono anche i 450.000 dipendenti del comparto sicurezza-difesa e i vigili del fuoco che, nell’ambito del decreto legge ancora in atto, avrebbero subito pesantissime ripercussioni in termini stipendiali a causa di provvedimenti che oltre a bloccare, giustamente e al pari degli dipendenti pubblici i rinnovi dei contratti per il 2011-2013, sarebbero andati a intaccare istituti specifici ed esclusivi del personale militare e delle forze di polizia tali da falcidiare per i gradi più bassi e deboli le buste paghe in termini di mancati aumenti fino al 36%, ricordando che per i dirigenti ci si ferma al 5% o al massimo al 10%.

Leggendo il maxi emendamento presentato e approvato possiamo vedere che all’art. 8 è stato inserito il comma 11 bis che tenendo conto della specificità del comparto sicurezza-difesa istituisce un fondo di 80 milioni per due anni per le “misure perequative per il personale interessato all’art. 9 comma 21”. Bene questo sta a significare che sono tecnicamente salvaguardati gli adeguamenti del personale dirigente, gli scatti e gradi dello stipendio per quello non contrattualizzato, le progressioni di economiche di carriera per tutti.

Bene, dirigenti e non contrattualizzati ormai non perderanno più nulla, ma per tutti gli altri istituti del personale contrattualizzato ossia assegni funzionali, omogeneizzazione ecc. come funziona???

Continuiamo la lettura per arrivare all’emendamento sull’art. 9 comma 1, il fulcro dei provvedimenti sugli statali, che ricordo recita che per gli anni dal 2011 al 2013 il trattamento economico complessivo del singolo dipendente compreso l’accessorio non può superare, in ogni caso il trattamento, cui va aggiunta l’innovazione, “ordinariamente spettante per l’anno 2010, inclusi arretrati o conseguimento di funzioni in corso d’anno, FERMO RESTANDO in ogni caso quanto previsto dal comma 21 terzo e quarto periodo per le progressioni di carriera comunque denominate ecc..

Allora riepilogando un momento all’art. 8 comma 11 bis ci sono dei soldi per coprire il comma 21 ma all’art. 9 resta fermo l’applicazione dell’art. 21 terzo e quarto periodo che riguardano le progressioni di carriera quindi i soldi coprono gli aumenti e gli scatti dei dirigenti ma non gli avanzamenti di tutti gli altri. Meno bene sembra.

Seguendo i lavori del Senato tra gli interventi dei senatori si trova un passaggio importante nell’intervento del Sen. Gasparri, capogruppo del PdL, che sul comparto esprime le seguenti parole: “Per quanto riguarda la sicurezza, ci tengo a sottolineare con parole precise che oltre allo stanziamento di 80 milioni, sia per il 2011 sia per il 2012, che servirà per tutelare la specificità dei lavoratori e delle lavoratrici del comparto sicurezza e difesa, specificità che noi abbiamo voluto introdurre nel collegato lavoro, in questa manovra si tutelano i compensi accessori. Voglio dirlo con chiarezza a chi ci ascolta anche fuori da qui. Per il comparto sicurezza e difesa sono escluse dal tetto le indennità operative delle forze armate e quella pensionabile delle forze di polizia, l'assegno funzionale, l'omogenizzazione stipendiale, gli incrementi stipendiali parametrali non connessi a promozioni, le indennità per trasferimenti, missioni e presenza qualificata in servizio. Tutto questo è negli emendamenti che abbiamo discusso ed approvato a tutela di prestazioni professionali che sappiamo essere tanto importanti. Abbiamo inoltre ampliato, cari colleghi, la possibilità di destinare alla giustizia e alla sicurezza le risorse provenienti dal Fondo unico giustizia, quel fondo alimentato dai sequestri e dalle confische che ogni giorno vengono fatte alla camorra, alla mafia e alla 'ndrangheta.”.

Finalmente, queste parole espresse da un rappresentante quanto mai credibile del partito di maggioranza tolgono i dubbi sulla reale salvaguardia degli istituti per il personale contrattualizzato, io credo fermamente che ciò accadrà ma ritengo doveroso rappresentare che dalla lettura degli articoli e dei commi della manovra non sembra proprio così quindi sarà necessario avere l’emanazione di provvedimenti normativi applicativi che rendano attivi concretamente tali intendimenti.

Proseguiamo arrivando all’emendamento sull’art. 9 comma 34 che riguardava l’indennità operativa di campagna, qui la lettura è chiara è rinviato al 2014 la riduzione del 30% dei contingenti. Boh fra quattro anni ne riparleremo.

Si passa poi al comma 35 bis appena inserito che integra l’art. 32 della legge 152 del 1975 in merito alle spese di difesa per fatti avvenuti in servizio per personale delle forze di polizia o militari che espletano servizi di pubblica sicurezza.

Niente di nuovo sul fronte della previdenza, restano invariati i provvedimenti sul posticipo della maturazione del diritto al trattamento pensionistico trascorsi 12 mesi dal raggiungimento dei requisiti, resta la rateizzazione delle indennità di buonuscita e resta il nodo della trasformazione del TFR in TFS, che al momento vede solo l’applicazione del trattamento economico con relativa decurtazione delle prossime buonuscite ma non l’applicazione di altri istituti come l’anticipo  o la rivalutazione del datore di lavoro di quanto accantonato.

Onestamente si deve riconoscere l’egregio lavoro svolto dai Sindacati e dei Co.Ce.R. in queste fasi delicate e concitate, ma ci sono ancora troppi dubbi e troppi nodi da sciogliere per il comparto sicurezza-difesa, nodi e dubbi che comportano inevitabili preoccupazioni e tensioni tra il personale che continua a fare il proprio dovere, il proprio lavoro con l’auspicio che presto possa trovare le rassicurazioni che merita e che i vertici sono tenuti a perseguire e fornire.

Ai delegati e rappresentanti l’invito di continuare a lavorare e mantenere la necessaria attenzione sui provvedimenti che si andranno a generare fino a quando non si avrà la certezza della tutela dei diritti , delle aspettative, di tutto il personale.

 

16 luglio 2010                                                                                   Diego Spadafora

 
 
 

 Manovra finanziaria. A conti fatti oggi, ecco chi paga.

 

Ma i sacrifici richiesti per mantenere in linea il debito pubblico del nostro paese chi li farà realmente?

Da un lato le Regioni e gli altri enti locali sono sul piede di guerra e non ci pensano nemmeno a diminuire di un poco le “limitate” risorse che hanno per gestire i propri territori pensando tra l’altro a nuove forme di tassazione dei cittadini, dall’altro il presidente degli industriali si ritiene soddisfatto, di cosa non si sa, in quanto la manovra, ossia i sacrifici, non riguardano ne gli industriali, ne gli autonomi ne fortunatamente i lavoratori privati.

Quindi alla fine; se tutti si tirano fuori, questi 24 miliardi di risparmio da dove vengono fuori?

E’ evidente che la manovra in questo periodo pre-vacanziero è oggetto di particolare attenzione come non mai, si leggono i quotidiani, si consultano i siti internet si sussulta ad ogni lancio di agenzia perché al di la del caos degli emendamenti tra quelli che “abbiamo presentato realmente”, quelli che “volevamo presentare ma non abbiamo trovato Tremonti”, quelli che “ci siamo sbagliati era solo un refuso”, quelli che ……“ci stanno prendendo in giro seriamente”……, non si riesce a comprendere come andrà a finire.

Oggi per avere un’idea sull’evoluzione pratica del provvedimento ho deciso di chiedere informazioni ad un esperto del settore amministrativo per avere dei chiarimenti ovviamente interessati.

All’incontro ho trovato l’esperto già abbastanza giù di morale facendomi capire che probabilmente la mia idea non era proprio così saggia, ossia meglio non sapere, ma io fiducioso ma gli ho chiesto di andare avanti.

Prima di iniziare ad analizzare la situazione che mi interessava mi ha voluto introdurre a quella che è attualmente la condizione generale del comparto sicurezza-difesa dal punto di vista stipendi, ed ha esordito così: “primo, gli stipendi di militari e poliziotti contrattualizzati, ossia i gradi più bassi, sono fermi al 2007 perché il contratto del biennio 2008-2009 non è stato siglato e probabilmente verrà per così dire sospeso quindi l’aumento medio di circa 80-90 euro netti al mese non ci sarà, poi è chiaro che essendo in linea con i necessari interventi di risparmio il prossimo contratto 2010-2012 salterà come l’aumento valutabile intorno ai 90 euro netti medi”.

Inizio a fare i conti quindi desumo che ho già perso i soldi del precedente contratto per circa 2100 euro netti a cui sommo il triennio successivo per circa 3200 euro circa arrivando al totale di 5300 euro netti. Beh mi sembra già una bella cifra.

L’esperto mi guarda sconsolato, chiedo se c’è altro mi risponde di si; il taglio reale dell’indennità operativa di campagna che potrebbe valere intorno ai 150 euro netti al mese. Mi sento mancare.

Mi riguarda esternando un “peccato”. Chiedo lumi e mi dice che io sarò ancora più generoso. Mi siedo e ascolto. L’esperto inizia “ tu sei un Ufficiale e dopo tanti anni di servizio è previsto una sorta di minidirigenza, la cosiddetta parziale omogeneizzazione, che però per poco non potrai avere perché maturi il diritto nel marzo 2011”. Chiedo cosa significa, lui con gli occhi bassi mi dice che perderò 340 euro netti al mese. Due calcoli veloci arrivo a più di 4000 euro netti all’anno. Non ci credo.

L’esperto continua, “ti ricordo che sei in avanzamento e sarai promosso al grado di Maggiore nel 2012 ma non riceverai l’aumento previsto di circa 115 euro netti al mese. Ricalcolo, altri 1380 euro all’anno.

Sconsolato, avvilito, disgustato chiedo se basta. Con un filo di voce l’amico bisbiglia, perderai anche l’omogenizzazione totale nel marzo 2013 erano altri 100 euro netti al mese, 1200 euro all’anno.

Non riesco più a respirare. Ringrazio l’amico per la disponibilità e mi avvio livido di rabbia per fare due conti anche se approssimativi.

Riepilogando la situazione, un Ufficiale del comparto sicurezza-difesa nell’applicazione dei provvedimenti attualmente in vigore che il governo intende adottare per il contenimento del debito pubblico nel prossimo triennio avrà un mancato aumento stipendiale per i seguenti importi netti mensili: contratto 2007-2008 circa 2100 euro netti; contratto 2010-2012 circa 3200; parziale omogenizzazione circa 12.000; promozione al grado di Maggiore circa 2700; completa omogeneizzazione 1200 per un totale di 21.200 euro, ossia una media di circa 7000 euro netti all’anno cifra che sarebbe maggiore se si tiene conto dell’indennità operativa di campagna.

I conti non tornano, com’è possibile che un dipendente pubblico contrattualizzato possa trovarsi in questa situazione?

Se i sacrifici si devono fare dovrebbero essere fatti da tutti in modo equo, infatti, se prendiamo a riferimento un dipendente pubblico medio come me, più o meno si dovrebbe moltiplicare il risparmio ottenuto per ogni dipendente quindi il risultato della manovra a carico della Pubblica Amministrazione dovrebbe risultare 20.000 euro x 3.500.000 dipendenti = 73.500.000.000 netti, 73 miliardi mi sembrano troppi ma non dovevano essere 5? Per risultare equi, giusti i sacrifici sarebbero dovuti essere 5 miliardi / 3.500.000 dipendenti quindi circa 1.500 euro a testa. I conti non tornano ancora, come può esistere questa colossale differenza?

Come può essere che un governo che si loda delle missioni internazionali; della lotta alla criminalità organizzata, della lotta allo spaccio degli stupefacenti, come può essere che un Parlamento che approva una norma per la specificità del ruolo delle Forze Armate e delle forze di Polizia possa chiedere ad un Ufficiale delle Forze Armate, un Commissario di Polizia, un Ufficiale Finanziere contrattualizzato un sacrificio di oltre 21.000 euro netti nei prossimi tre anni della propria vita? Stessa cosa vale per il Sottufficiale che passa di grado o raggiunge l’anzianità per gli assegni funzionali, immagino i pensieri di un generale di Brigata che passa al grado di Divisione “giuridicamente”.

I conti non tornano, e continuano a non tornare ma la realtà è questa.

Oltre al danno, grave danno, devo anche subire la beffa di chi informato dei provvedimenti ti ricorda che lui non perderà molto, forse lo scatto, o l’amico che ti dice che andrà in avanzamento con decorrenza 2010 e quindi non perderà l’aumento della promozione e così via.

Mancano ancora più di tre settimane alla scadenza del Decreto Legge 78 e c’è ancora il tempo per intervenire prima che il governo ponga la fiducia, a questo punto non posso che lanciare un grido disperato per sensibilizzare i rappresentanti dei Co.Ce.R, i sindacati i rappresentanti istituzionali, affinché possano far capire utilizzando tutti i mezzi a disposizione a chi ci governa che qualche cosa che non va in questa manovra c’è, che nonostante il fermo intendimento del governo di raggiungere determinati risultati nella riduzione del debito pubblico alcuni provvedimenti vanno necessariamente rivisti perché altrimenti si produrranno ingiustizie tali da non poter mai più essere risarcite, mai più recuperate perché tre anni di una vita non sono pochi.

 

P.S. Qualcuno ha detto che “il tempo della ricreazione è finito”…..ne sono convinto anch’io.

 

                                                                                                          Diego Spadafora

 DIEGO SPADAFORA
 
 
  09.6.2010  - MANOVRA FINANZIARIA, SENZA CONFRONTO  “...all’intelligenza” avida e ingorda non basta ancora, quindi salta il riordino delle carriere, ma a questo punto di quale carriere stiamo parlando, saltano le diarie di missione all’estero, fortunatamente ad eccezione di quelle di pace, fino ad arrivare al punto dove le celebrazioni e le cerimonie, classiche negli ambienti istituzionali, prevederanno si la partecipazione di personale che però sarà da considerare non in servizio e quindi non meritevole di alcun  istituto compensativo..."
 

 
 
    28.05.2010 "IN SILENZIO e SENZA DIFESA "..Chi indossa una divisa non è solito disquisire o filosofeggiare sulle norme, le conosce,  le applica e le fa applicare, si attende tuttavia che chi sta a capo dell’istituzione si faccia carico di garantirne e salvaguardarne il benessere economico e sociale in modo da poter lavorare serenamente e responsabilmente. Se ciò non avviene, come sta accadendo in questo momento, viene messo in discussione il rapporto di fiducia, si generano perplessità.."