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Sito di Informazione del Comparto Difesa e Sicurezza |
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Quando l’amico e collega Ferdinando CHINE’ mi ha prospettato l’idea di predisporre un sito tutto nostro, un sito diverso dagli altri già presenti sulla scena, che comunque già svolgono una azione di informazione encomiabile, che non sia un “muro del pianto”, uno sfogatoio di piccoli problemi personali ma uno spazio di informazione/opinione che serva soprattutto ad analizzare/approfondire e avanzare soluzioni sulle tematiche che attengono al mondo militare ho accettato con entusiasmo ed una forte spinta emozionale, certo che la mia esperienza, nel campo della Rappresentanza Militare, possa essere un modesto contributo a disposizione dei colleghi. Uno spazio che sia a disposizione di tutti i colleghi affinché esprimano le loro opinioni senza paura e senza filtri e che quindi siano corresponsabili nelle scelte. Il nostro sito non sarà una “bacheca” in cui appendere circolari/direttive/leggi. Per accedere a questa documentazione ci sono le strutture militari preposte (segreterie-comandi ecc.). Ci poniamo come obiettivo quello di mettere a disposizione uno spazio che serva a fare opinione, a far sentire la voce del cittadino con le stellette. Il nostro compito sarà solo quello di dare un senso più compiuto a queste idee/opinioni ed essere sempre in prima fila, con coraggio e scevri da qualsiasi condizionamento, nel momento in cui c’è da avanzare richieste e/o difendere diritti conquistati negli anni. Tutto questo per un solo fine: migliorare la nostra condizione di militari. Un abbraccio a tutti i colleghi. Franco LEO |
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Scrivi a Franco
*obbligatorio
Di SOTTO ALTRI SCRITTI di Franco Leo
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ANNO NUOVO VITA NUOVA (?!). Si è chiuso il 2011 all'insegna di Manovre pesanti e ottimiste per il futuro, viceversa si è aperto il nuovo anno con messaggi preoccupanti e senza speranza. |
![]() FRANCO LEO (cocer AM) |
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AVVISO AI NAVIGANTI (colleghi),
".. la paura fa novanta.."
E’ chiaro a tutti che l’Italia sta’ attraversando uno dei momenti più difficili e perigliosi della sua storia repubblicana e non solo sotto l’aspetto economico-finanziario ma anche nei settori del vivere civile. Siffatte criticità economiche le patiscono diversi paesi del mondo occidentale... |
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SOLDI
DIRITTI E OPPORTUNISMI …. FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA
…….il risveglio
degli zombie
Prendo spunto da un
improvviso e velato scalpitio di alcuni colleghi dei CoCeR che
in prossimità della scadenza del mandato,
derubricando le problematiche
attinenti le manovre finanziarie, codice sull’ordinamento militare,
diritti compressi, avanzamenti, previdenza, riordino delle carriere
ecc a
piccoli incidenti fisiologici stanno impegnando le proprie
risorse intellettive (!) alla
salvaguardia della poltrona di delegato. Partendo da questa mia
personale, legittima ma purtroppo vera convinzione voglio
evidenziare in maniera ancora più forte un concetto al quale mi
sento legato sin dall’inizio della mia
carriera militare e della R.M. stessa
e che metto, sempre, nella premessa di tutti i miei
ragionamenti/proposte/idee:
salvaguardare con determinazione e coraggio i diritti acquisiti
grazie alla azione dei nostri colleghi degli anni 70.
Colleghi che hanno assaggiato
i confort delle patrie galere per il solo fatto di chiedere maggiore
democrazia e tutele per il personale militare. Questo cerchiamo di non
scordarlo mai.
Bene. Va detto con chiarezza
e con coraggio che diversi
provvedimenti legislativi varati negli ultimi anni nei
confronti del personale militare tendono a limitare i già deboli
diritti dei militari. Ne è la conferma il Codice sull’Ordinamento
Militare che nato con un intento meritorio ovvero semplificare le
normative vigenti man mano che viene emendato comprime/limita i già
precari diritti.
Se a questo sommiamo
i tagli pesantissimi operati nei confronti del personale
militare con la manovra dell’estate scorsa (L 122/2010) e quella in
arrivo il quadro è davvero desolante. La nostra condizione ne esce
profondamente sconfitta. Ci vediamo sterilizzati emolumenti tipici
della nostra militarità. Se pensiamo che nel novembre dello scorso
anno è stata approvata la
norma sulla specificità e le risultanti sono una oggettiva
parifica al pubblico Impiego
per quanto attiene i trattamenti economico/previdenziali e
una netta differenza (in negativo) per quanto attiene i diritti e le
tutele il futuro è davvero
critico. Le criticità
sono tante e diffuse: dai trattamenti economici e previdenziali alla
qualità della vita nelle caserme. La motivazione del personale è ai
minimi termini.
In questo quadro si inserisce il lavoro dei Co.Ce.R.
Le cinque Sezioni Co.Ce.R. sia singolarmente che
unitariamente dovrebbero rappresentare le criticità sopra descritte.
Registro, anche in
questo caso, con profonda amarezza che
da più di due anni sia il
Co.Ce.R. Interforze che Comparto Difesa non rispondono più alle
esigenze del personale. Non riusciamo più neanche a evidenziare
attraverso dei comunicati (quelle poche volte che ci riuniamo salta
il numero legale) i
sentimenti di rabbia, di sconcerto e di stupore che pervadono i
nostri colleghi. Siamo
diventati una
piazza divisa e
schiamazzante, disordinata e grossolanamente confusa e con forti
tratti di provvisorietà . Però’
in questo quadro avvilente alcuni colleghi del CoCeR (in modo
trasversale) trovano il tempo e
l’impegno per proporre di
intervenire sulle norme che regolano la Rappresentanza Militare solo
ed esclusivamente per mantenere la poltrona: ovvero chiedere
la
rieleggibilità piena dei delegati
oppure inserire una
norma qualsiasi giusto per
avere il pretesto di azzerare i mandati e ripartire da zero
(rieleggibilità mascherata). SIAMO ALL’ESALTAZIONE
DELL’OPPORTUNISMO DA SALVAGUARDARE AD OGNI COSTO E ALDISOPRA
DI TUTTO E TUTTI. ORA BASTA.
Questi colleghi (pochi in
verità) pseudo delegati CoCeR
vanno fermati e richiamati alle proprie responsabilità che sono
quelle di rappresentare i colleghi ed evidenziarne il loro
disagio e la loro rabbia.….
Altro che rieleggibilità.
E’ giunto il momento
in cui
molti degli attuali delegati
i dovrebbero percuotersi il
petto per gli errori commessi, per il coraggio e l’impegno non
profusi e per la superficialità con cui
hanno affrontato tante
criticità della nostra condizione.
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Decreto Ministeriale sul Fondo Efficienza 2010 ....... come distruggere, con l'arroganza e l'insipienza, un emolumento economico che ha caratterizzato, in positivo, questo mandato del Co.Ce.R.
AVVISO
AGLI AMICI
DEL COCER COMPARTO DIFESA......GIUSTO PER ESSERE CHIARI
L’essere divenuti
anziani porta, inevitabilmente,
acciacchi e
affanni ma offre la preziosità di aver potuto conoscere
tante evoluzioni, tanti accadimenti, facilitando,
oggettivamente, il raffronto con il presente senza mai ridurlo
però in una gretta nostalgia e senza credere che il solo
passato custodisca cose buone. Porta altresì ad avere equilibrio e
buon senso.
Più volte da questa
“piccola” finestra di osservazione che l’amico Ferdinando mi mette a
disposizione, sono intervenuto sullo strumento Rappresentanza
Militare, sulla sua scarsa efficacia
e adeguatezza per
la tutela del personale militare. Spesso mi è parso utile
sottolineare anche come sia inscindibile mettere sullo stesso piano
anche l’adeguatezza o meno dei delegati. Adeguatezza in
termini di competenze, esperienze, impegno al solo esclusivo
interesse del personale. Quanto sopra detto assume una valenza rilevante se correlato al Decreto citato in titolo laddove si è potuto registrare, con estrema oggettività, come il Co.Ce.R. Comparto Difesa si possa assimilare, estremizzando un po' il concetto, ad una piazza disordinata, divisa e schiamazzante con forti tratti di provvisorietà e grossolano confusionismo.
Di proposito in
queste ultime settimane non ho scritto sul lavoro propositivo che si
è prodotto per la
stesura finale del Decreto in oggetto. Ma leggendo diverse
incontinenze letterarie di taluni colleghi del Ruolo Graduati,
spesso sconclusionate sia nel merito dei dati che nella
ricostruzione dei fatti e degli impegni, mi vedo costretto
a chiarire cosa
realmente è accaduto.
Nell'approntare la
bozza propositiva in merito al rinnovo contrattuale 2008/09
il CoCeR AM aveva evidenziato la necessità, poi condivisa da tutti,
di intervenire sulla fascia dell'Assegno Funzionale + 17 del Ruolo
Graduati posto che il gap con il Ruolo Sergenti e Marescialli era
troppo grande. Allo stesso tempo, sempre in ambito
contrattuale, andavano sanate le sperequazioni sulle Operative per SM con più 15 e
18 anni ed i Marescialli non promossi a PM e Luogotenente con 32
anni di servizio. Sappiamo tutti e bene come si è sviluppata la
concertazione sopra citata: aperta e chiusa in due mezze giornate.
Allocando tutte le risorse disponibili sui parametri senza avere la
possibilità di intervenire su oggettive criticità del personale. Per
questa ragione ed altre il CoCeR AM non firmò il contratto. Sulla
linea della NON FIRMA erano allineati tutti i delegati della Cat.
“C”. Ecco allora materializzarsi la promessa: firmate il
contratto e l'importo della Fascia a +17 anni sarà corrisposto con
il FESI. I delegati
della Cat. “C” del Co.Ce.R. EI e MM firmarono il contratto, non
capendo che spostavano il problema dal tavolo della Funzione
Pubblica (la sede naturale) a quello di SMD. Chi scrive e tutto il
Co.Ce.R. AM ha sempre contestato questa linea, anche in sede di
Gruppo di Lavoro sul FESI.
Ritengo che non sia corretto remunerare una oggettiva
criticità del trattamento economico del Ruolo Graduati (AF + 17) con
un emolumento che remunera la produttività collettiva e attività di
funzionamento (FESI).
M 1 non promossi,
Operative dei Sergenti, operativa dei Luogotenenti (che non
c'è)...... forse queste criticità sono da meno?. Eppure non le
abbiamo rappresentate sul tavolo del FESI. Credo che vadano
affrontate e risolte, al pari dell' AF + 17 dei Graduati sui tavoli
della concertazione.
Si doveva pagare
pegno e così è stato. E ora? E l'anno prossimo? Se quest'anno abbiamo fatto sfilare il tutto cercando di guardare da un'altra parte e per un gesto di solidarietà ai colleghi graduati, visto il coacervo di voci che si sono levate, spesso scomposte e non vere, il prossimo anno ciò non avverrà. Il mio diniego sarà forte, netto e rumoroso.
Giusto per
essere chiari e che nessuno si mostri meravigliato.
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F.E.S.I. | |
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. INFORMAZIONI PERIODICHE FRANCO LEO, RIALLINEAMENTO MARESCIALLI Ultimi momenti decisivi per un "emendamento 6.0.1. inserito nel DDL 2190" che, nonostante sia senza oneri finanziari qualcuno cerca di boicottarlo.
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RIALLINEAMENTO | |
| RIALLINEAMENTO MARESCIALLI | ||
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…..
da quale pulpito viene la predica…… parte seconda
(dedicato al Co.Ce.R. Esercito)
Giusto due anni orsono ebbi a scrivere alcune precisazioni su dei giudizi,
scomposti e non veritieri, fatti dal Co.Ce.R. dell’E.I. , attraverso
il bollettino n° 26 del
11.07.2008, nei confronti del Co.Ce.R. A.M.
Giusto per rammentare a chi non ha memoria: si
era nel pieno della discussione del Decreto Brunetta (112/2008) e la
Sezione A.M. , nonostante il netto giudizio
negativo dato al provvedimento, nell’ottica di un critico e
costruttivo rapporto con la parte governativa, presentò una serie di
emendamenti in luogo di una richiesta di stralcio totale delle norme
che riguardavano il Comparto. Fummo dipinti come filogovernativi … e
tante altre castronerie. Ebbi anche a ricordare che probabilmente
eravamo l’unico C.O.Ce.R. che poteva parlare a nome del personale
rappresentato posto che in meno di 2 anni
di mandato avevamo tenuto due
assise plenarie con tutto il personale della R.M. dell’AM.
Ebbi anche a sottolineare
l’uso e consumo del concetto di democrazia/rappresentatività
che ne faceva la Sezione EI e come invece all’interno della mia
Sezione c’è sempre stata
forte dialettica e
parità di dignità tra
i delegati.
A distanza di 2 anni si ripropone la stessa canzone. Si potrebbe dire:
il lupo perde il pelo ma
non il vizio. Tradotto per il personale:
quando uno ha ben poco da
dire attacca. Quando uno vuole
auto incensarsi cerca di screditare il suo compagno di banco.
Se non fosse che stiamo parlando della manovra finanziaria, che tanti
effetti negativi produrrà sulla nostra condizione potremmo
derubricare tutto a: beghe da
alunni della scuola materna. Purtroppo così non è. C’è in gioco
il futuro dei colleghi. E non solo quello economico ma anche e
soprattutto quello fatto di diritti, di certezze, dell’inviolabilità
della dignità di ognuno di noi.
Per questo non posso far finta di niente.
E allora le cose vanno dette tutte e diventa ineludibile
chiamarle con nome e cognome.
Sul
BOLLETTINO
n° 5 del 21 Luglio 2010 il Co.Ce.R. E.I.,
oltre a fare un exursus dell’Iter del testo della manovra
correttiva, scrive: “
in conclusione,
riteniamo di dover sottolineare che se qualche risultato si può
intravedere questo può sicuramente essere prioritariamente
attribuito alle Rappresentanze Militari (E.I., C.C. M.M.) che mai
come questa volta hanno usufruito dell’appoggio sia del vertice
tecnico militare che
politico del Dicastero, come desumibile anche dalla cronologia
pubblicata bella tabella allegata. Gli stessi risultati vengono ora
rivendicati dai
Sindacati delle Forze di Polizia e di una parte del Co.Ce.R (GdF,
A.M.) che hanno preferito più svolgere azioni di protesta
che di continuo confronto. Riteniamo che chi legge possa
assolutamente valutare in modo obiettivo i risultati e a chi gli
stessi possano essere ascritti , sulla base di quanto sopra
indicato. Ciò anche perché una protesta eclatante può a volte
giovare al Marketing associativo ma talvolta influisce negativamente
specie se in fase di costruttivo dibattito con talune parti
rappresentative”.
INCREDIBILE. Se
non fosse una cosa seria si potrebbe dire: Ma siamo su scherzi a
parte?
Nella primavera scorsa, come Sezione Co.Ce.R. AM abbiamo dato formale
mandato al Presidente del Co.Ce.R. Interforze/Comparto Difesa a
portare avanti un dialogo con la parte governativa in merito a
talune problematiche quali la Previdenza e ricercare soluzioni
condivise. La stessa fiducia è stata concessa e ribadita durante
l’iter della manovra. In due occasioni ovvero prima della votazione
in Senato abbiamo ritenuto opportuno evidenziare, attraverso due
Comunicati Stampa condivisi con le Forze di Polizia , all’opinione
Pubblica i rischi che i tagli pesantissimi al Comparto
avrebbero
provocato sia sulla condizione degli operatori che per il sistema
sicurezza/difesa del paese.
Abbiamo ritenuto opportuno, dopo
un incontro con i nostri Co.I.R., di non
porre in essere
“ringranziamenti”
ma evidenziare paura, sconcerto e stupore per il trattamento ricevuto.
E’ questo il n
ostro peccato originale?
Io credo, Caro Presidente del Co.Ce.R. Interforze/Comparto Difesa/Sezione
Co.Ce.R. E.I., che la reazione della
sua sezione, scomposta e, con tutto il rispetto che il caso
richiede, anche patetica perché non
si tratta di un caso isolato ma
ripetitivo sia dovuta ad altre ragioni: c’è in gioco la
leaderschip del Comparto. Nessuno,
mai (Sezione Co.Ce.R. AM) ha messo in discussione la sua
competenza e levatura. Ma se ci sono altri delegati/Presidenti che
con determinazione, coraggio e spiccata competenza riescono a
ottenere risultati e apprezzamenti perche la vive con sofferenza ?
Lei dovrebbe insegnarci che i
migliori risultati si raggiungono con un lavoro di squadra. Sommando
i contributi di tutti. Tanto è vero quello che affermo che nella
Conferenza Stampa tenuta presso la nostra sede e da lei
brillantemente presentata il passaggio cruciale su come affrontare
il “dopo” in caso di risultati altamente deficitari l’ha rimarcato il
Presidente del Co.Ce.R. AM ovvero che il personale ha tutto il
diritto di richiedere, in luogo di questa R.M., un organismo di
tutela e rappresentanza del personale, esterno alla struttura
militare.
Ora mi sono ancora più chiare tanti
debiti e indebiti “consigli” a lavorare esclusivamente
all’interno dell’ Interforze, giusto per non mettersi nelle
condizioni di essere oggetto di provvedimenti disciplinari.
Mi appresto a concludere, evidenziando ai colleghi che ci seguono tanta
amarezza. Amarezza profonda
che deriva dalla constatazione che dal
Presidente del Co.Ce.R.
Interforze mi sarei aspettato, in una situazione difficile,
saggezza e buon senso e ricerca, sempre e in ogni circostanza,
dell’unità di intenti e del lavoro comune. Constato invece, con
l’attacco portato con il bollettino citato sopra,
la volontà di radicalizzare le posizioni e le differenze.
Di fare le pagelle dei buoni e dei cattivi, in una sorta di
autocelebrazione stucchevole
e non veritiera.
Questo compito è una
esclusività del personale e non nostro.
E’ evidente che a settembre sarà fatta, almeno da parte nostra, una serena e
seria riflessione sulla guida dell’Interforze. Sempre per il bene
del personale.
Concludo:
il Co.Ce.R. AM non ha mai fatto, men che meno in questa circostanza,
Marketing associativo. Cerca, sempre e con tutti i problemi che
questo strumento evidenzia quotidianamente, di rappresentare al
meglio le esigenze, i bisogni e le richieste pressanti del personale
……. Senza fare Marketing
personale.
Luogotenente Franco LEO –
Co.Ce.R. AM |
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| 10.6.2010 MANOVRA FINANZIARIA PAGANO SOLO I MILITARI la manovra correttiva predisposta dal Governo comporterà minori spese per circa 25 miliardi di euro accentuando di fatto la c.d. “linea di rigore finanziario” che i Governi degli ultimi anni hanno perseguito. L’obiettivo è di ridurre il rapporto deficit/PIL dall’attuale 5% al 2,7% entro il 2012 | MANOVRA FINANZIARIA | |
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17.05.2010 "PREVIDENZA, LA FORZA DELLA MEMORIA "Non è un azzardo il mio nell’affermare che molti travagli del momento sono figli di una logica di lavoro incentrata esclusivamente nel risolvere problematiche del presente senza avere una visione molto più ampia e soprattutto correlata al futuro e alle conseguenze che essa avrebbe prodotto in senso positivo/negativo dopo diversi anni...." |
PREVIDENZA | |
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05.05.2010 INFORMAZIONI PERIODICHE N.2:
"..Cari amici e colleghi, nella settimana appena trascorsa siamo stati impegnati come Co.Ce.R. Comparto Difesa nella proposizione di un parere sulla circolare di Persomil relativa ai Decreti Ministeriali sul F.E.S.I. emanati in data 2 Dicembre 2008 e 15 Luglio 2009 su questioni emerse in sede di applicazione. Si è trattato, in verità, di cavilli e dettagli (conteggio delle giornate, note caratteristiche, ecc) e a nostro parere alcuni di questi quesiti non andavano neanche posti. Si tratta di casi limite che interessano, tra tutte e tre le Forze armate, di poche decine di colleghi e si caratterizzano più come vuoti/interpretazioni normative anziché un intervento poltico-sociale..." SEGUE |
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28.04.2010 FRANCO LEO e
FERDINANDO CHINE'
N.1. FASE di STALLO, VOLO A VISTA "..Cari
amici e colleghi, da questa settimana inauguriamo una nuova rubrica
“Informazioni periodiche settimanali”, con la quale informare in
modo continuativo colleghi sull’attività propositiva del Co.Ce.R., e
sulle attività/ determinazioni dei vertici militari e del
Governo/Parlamento. Cercheremo di dare un’informazione quanto più
oggettiva possibile, con tutti i limiti e la buona volontà connessa.
Fatto nuovo è che, oltre a pubblicarla sul sito |
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INFORMAZIONI PERIODICHE
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17.09.09 INFORMAZIONI PERIODICHE Incontro Governo e Sindacati/Cocer per l'apertura concertazione contratto economico 2008-09
23.07.09 RIALLINEAMENTO DELLE CARRIERE. AUDIZIONE IN COMMISSIONE DIFESA SENATO sul DDL 934 TORR/MURAI. INFORMAZIONI PERIODICHE a cura di Franco Leo e Ferdinando Chinè ESPRIMITI SUL FORUM ED INVIA E-MAIL PER DIRE COME LA PENSI
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16.07.09 FRANCO LEO INFORMAZIONI PERIODICHE Incontro Governo e Sindacati/Cocer per la presentazione del DPEF 2010-13
02.07.09 "IL RANCORE E LA BAVA ALLA BOCCA NON CI PORTANO DA NESSUNA PARTE" Mai, in questi tre anni, ho partecipato a dibattiti mediatici quando essi erano incentrati su pettegolezzi e rancori personali. Spesso legati agli esiti delle elezioni per il rinnovo degli organismi della R.M. del X mandato...... |
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INFORMAZIONI PERIODICHE
A cura dei delegati del Co.Ce.R. A.M. LEO e NICOSIA
Chiusura CODA
CONTRATTUALE Concertazione Integrativa relativa al biennio
economico 2006-2007 e quadriennio normativo 2006-2009, riguardante il
personale delle forze di Polizia e delle Forze Armate. ROMA, 19.03.09 FRANCO LEO e SALVO NICOSIA |
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INFORMAZIONI PERIODICHE: INCONTRO CON IL MINISTRO DELLA DIFESA E CON LE COMMISSIONI RIUNITE DELLA DIFESA DI CAMERA E SENATO
A cura di Franco LEO
Nei giorni 29 e 30 u.s. una delegazione del Co.Ce.R. Interforze ha avuto due incontri rispettivamente con il Ministro della Difesa e con le Commissioni Difesa della Camera e Senato. Mi è stato sollecitato, giustamente, di fare un resoconto ed un’analisi oggettiva dei suddetti incontri avendo partecipato agli stessi.. Credetemi, sono in difficoltà. L’incontro con il Ministro, che era stato caricato di aspettative e speranze si è poi sviluppato, in poco meno di 30 minuti, su un binario di insofferenza, e poca volontà di interloquire e quindi affrontare seriamente le problematiche sul tavolo, con i legittimi rappresentanti del personale militare. Mi trovo in difficoltà perché è vivo in me il ricordo della campagna elettorale della primavera scorsa durante la quale l’attuale maggioranza politica che governa il nostro paese aveva ancorato la sua proposta politica a poche priorità. Una di queste, forse la prima, era la sicurezza e la difesa del paese con consequenziale segnali di attenzione concreti verso gli operatori dei suddetti comparti. In parole semplici: tutti noi ci aspettavamo maggiori risorse sia nel campo dei mezzi e delle infrastrutture ma soprattutto per migliorare la nostra condizione di militari (riordino delle carriere, politiche retributive). Dopo il primo mese di Governo durante il quale si è evidenziato la mancanza di tesoretti e della fortissima criticità della economia abbiamo avuto la sensazione che lo stanziamento di significative risorse non poteva esserci. Ma mai avremmo creduto che si sarebbe invertito il trend: una significativa e pericolosissima contrazione degli stanziamenti. Non solo: si stanno varando delle norme che oltre a incidere, negativamente, sul nostro trattamento economico stanno intaccando anche la nostra dignità. Quale altro taglio si può dare alla previsione di pensionamenti forzosi, al taglio sul professionale (arruolamenti), decurtazioni sulle malattie. L’unico argomento sul quale il Ministro ha trovato condivisione con i Co.Ce.R. è stato il riconoscimento per legge della specificità. Su questo punto invece il Co.Ce.R. dell’Aeronautica pone molti dubbi, e li abbiamo esplicitati nel nostro documento di sezione. Ovvero una norma sulla specificità senza un ancoraggio a principi certi e definiti quali ad esempio la previdenza serve a poco. Pensiamo, qualcuno dice in malafede, invece che la specificità scritta in modo astratto serva solo a fare da tappo alle ormai pressanti e diffuse richieste di vedersi riconosciuti diritti sindacali. Per dire le cose come stanno: i segnali di attenzione verso il nostro comparto sono arrivati. Sono segnali concreti, certi ed inconfutabili. C’è un dettaglio (per il Governo): Peccato che sono segnali pericolosamente negativi. Sono dei segnali dei quali il personale ne porterà un ricordo vivissimo per molto tempo. In merito all’incontro con le Commissioni riunite c’è poco da rimarcare. E’ il solito sfogatoio dove si assiste con incredulità ad una presa d’atto delle nostre esigenze e bisogni, dove appare chiaro che comunque chi decide sono altri ma soprattutto alla solita sceneggiata tra maggioranza e opposizione che si rimpallano pregi e difetti dei Governi di turno. Che squallore. Per concludere mi preme evidenziare un solo elemento di speranza. Il Sottosegretario On. Corsetto in merito all’ art. 72 comma 11 (facoltà delle Amministrazioni di pensionamenti al raggiungimento dei 40 anni contributivi), ha lasciato intravede degli spazi nella stesura del DPCM (provvedimento con il quale si disciplinerà la suddetta norma), ovvero il lo stesso DPCM lo si può fare in maniera positiva, negativa oppure si potrebbe anche dimenticare di farlo.
Roma, 31.07.08 Franco Leo |
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…. da quale pulpito viene la predica (dedicato ai colleghi del Co.Ce.R. dell’ Esercito)…. ovvero al peggio non c’è mai fine …..impegnandosi c’è ancora un traguardo: la melma.
a cura di Franco LEO – delegato Co.Ce.R. A.M.
Il Co.Ce.R. A.M. da subito si è posto un obiettivo primario, da perseguire con determinazione, oggettività e coraggio: fare politica per il personale. Sembrerebbe la scoperta dell’acqua calda. Purtroppo non è così. Constato, giorno dopo giorno, con atroce sofferenza, che taluni colleghi invece staccati e lontani dal personale che essi rappresentano, impertteriti avanzano proposte lontanissime dalle reali esigenze del personale rappresentato: ovvero fanno politica personale. Da subito, a conferma dell’obiettivo che ci siamo dati, abbiamo ritenuto opportuno ed indispensabile coinvolgere il personale rappresentato nelle scelte e nelle azioni che più caratterizzano la nostra condizione. In due anni abbiamo tenuto due assise plenarie con tutti i delegati dei Co.I.R. e Co.Ba.R. dell’A.M. dibattendo e approvando quasi all’unanimità interventi propositivi e strategie in merito alle richieste da avanzare nelle tornate dei rinnovi contrattuali ed in tema di diritti. Quando il Co.Ce.R. dell’A.M. parla e delibera lo fa in nome e per conto del personale rappresentato. Ne abbiamo ricevuto formale mandato. Quale altro Co.Ce.R. può affermare altrettanto? Qualche collega del Co.Ce.R. dell’ Esercito, probabilmente disattento, disinvolto e fuori dalla realtà, ancora chiede come mai il Co.Ce.R. dell’Aeronautica vuole una riforma della R.M. in chiave sindacale/associativa, come mai continua a chiedere, con fermezza, di dare dignità all’anzianità di servizio anche attraverso l’istituzione di una 3^ fascia dell’ Assegno Funzionale a 33/35 anni di servizio. La risposta è ovvia, maledettamente scontata: noi ci confrontiamo con il nostro personale. E dopo aver discusso, anche con sofferenza, si decide insieme. Per caso questo eccesso di dialettica democratica da fastidio? A questo punto leggo il Bollettino “ Co.Ce.R. Informa” n° 26 del 11 Luglio 2008 del Co.Ce.R. Esercito. Oggi è una giornata molto bella. Una giornata piena di sole, di mare straordinario. Una giornata che solo il Salento sa regalare. E io ne godo a piene mani. Quindi sono anche io sereno e solare. Ovvero sono estremamente amareggiato ma non adirato. Questo attacco dal Co.Ce.R. dell’Esercito proprio non è ricevibile. E’ inconcepibile, fuori luogo, fuori tempo. Non è suffragato da nessun senso logico. Allora perché questo attacco? Tralascio, per amor di patria, l’atteggiamento del Co.Ce.R. dell’Esercito negli ultimi mesi. Preliminarmente voglio evidenziare che due settimane fa eravamo apostrofati come filo-comunisti, la settimana scorsa come filo-governativi. Probabilmente siamo nel giusto. Vengo immediatamente al D.L. n° 112 e alle posizioni assunte dai vari organismi di rappresentanza. Il Co.Ce.R. A.M. ha dato da subito un giudizio estremamente negativo al Decreto suddetto. Delle norme che vanno a toccare in maniera negativa, e forse irreversibile, la nostra condizione. Dopo una approfondita e sofferta discussione al nostro interno e contestualmente valutato le condizioni economico-sociali della nostra amata Repubblica abbiamo ritenuto che chiedere uno stralcio degli articoli che attengono al personale militare ci sembrava demagogico e populista. Ci è parso un “lavarsi la coscienza” nei confronti del personale rappresentato. Cari colleghi del Co.Ce.R. Esercito, abbiamo annusato l’aria che tira fuori dalle nostre caserme. E l’aria non è buona. Per questo, presi da un’attacco di pragmatismo e lungimiranza abbiamo preparato e presentato una serie di emendamenti integrativi/correttivi/migliorativi al D.L. n° 112. Per mitigarne l’impatto negativo. Non siamo caduti nella logica: diciamo no a tutto…. Poi in modo informale ognuno avanza i propri emendamenti per portare acqua al proprio mulino. E allora perché questo attacco. Un attacco inatteso, odioso in certi tratti anche perchè portato sulla rete e non nelle sedi deputate al confronto. Dimenticavo: nelle sedi deputate al confronto ormai non c’è più confronto. Un attacco ingeneroso perché deliberatamente falso nel merito: - sfido i colleghi del Co.Ce.R. Esercito a pubblicare un intervento del Co.Ce.R. A.M. con il quale esso si dichiara contrario al riconoscimento della Specificità. Oppure per specificità si intende qualcosa di astratto ma che comunque serva a contrarre/sedare qualsiasi richiesta di diritti ai militari? - Sfido i colleghi del Co.Ce.R. Esercito a specificare quando e dove il Co.Ce.R. A.M. si è detto favorevole alla norma della collocazione in quiescenza d’autorità del personale con 40 anni di contribuzione. Abbiamo detto e scritto cose diametralmente opposte. - I colleghi del Co.Ce.R. Esercito, solo loro, si ergono a paladini dei giovani e meno giovani quando poi, di fatto, si oppongono in maniera pregiudiziale all’istituzione di una 3^ fascia dell’Assegno Funzionale. Non continuo per amor di patria. Giusto per non parlare dell’accostamento dei due militari dell’A.M. feriti in Afghanistan. E allora perché questi schizzi di fango sul nostro operato. Perché questa disinformazione. A chi giova. Quali paure/ipocrisie/speranze si celano dietro questo fendente portato a tradimento.
Forse c’è anche un’altra verità. Scomoda, difficile da digerire e da accettare ma pur sempre una verità. Il Co.Ce.R. A.M. è più avanti. Il che non significa essere più bravi . Ma certo che nò. Ma più coraggiosi e democratici certo che sì. Può dispiacere ma all’interno del Co.Ce.R. A.M. alberga una forte dialettica, un approfondito confronto il tutto condito da dosi abbondanti di democrazia. Non gerarchie ma delegati con pari dignità. Può dispiacere ma così é. Mentre scrivo mi chiama un collega dell’A.M. e mi chiede: cosa facciamo? Due sono le risposte: o ci fermiamo ad aspettare che gli altri colleghi dei Co.Ce.R., dopo un serio confronto con il loro personale, giungano alle nostre risultanze in merito alla rappresentatività e tutela del personale, oppure continuamo, da soli. Nel caso di quest’ultima opzione c’è un elemento che mi lascia fiducioso.
Noi delegati del Co.Ce.R. A.M. (è un giudizio personale) siamo come delle vecchie signore da strada, in avanti con gli anni ma un pò di trucco e via al lavoro, pittoresche probabilmente ma sagge e lungimiranti senz’altro. Vecchie signore che conoscono il mondo e da esso, sempre, ne traggono il meglio soprattutto quando lavorano da sole.
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INDENNITA’ DI RISCHIO D.P.R. 146/75 PER IL PERSONALE ANTINCENDI A cura del 1° M.llo Francesco LEO
Siamo stati interessati, come dirittierovesci, della tematica relativa ad una eventuale corresponsione dell’Indennità di Rischio per il personale militare Antincendi, alla luce della sentenza del TAR Sardegna (n° 1453/2007) che in parte accoglie il ricorso di un Sottufficiale “Antincendi” dell’A.M., volto al riconoscimento dell’indennità di rischio in parola. Il TAR suddetto ha condannato l’ Amministrazione a porre in essere una effettiva e congrua motivazione al diniego opposto al riconoscimento dell’indennità di rischio per il personale militare dell’ A.M. ma non ha riconosciuto al ricorrente il diritto a percepire l’indennità in titolo. E’ opportuno evidenziare preliminarmente quanto segue:
L’art. 4 della Legge 734 del 15.11.1973 ed il regolamento attuativo emanato con il D.P.R. 146/1975, hanno previsto la corresponsione di una indennità di rischio per compensare prestazioni di lavoro che comportino continua e diretta esposizione a rischi pregiudizievoli alla salute o all’incolumità personale per i dipendenti civili dello stato. Le attività ritenute rischiose sono state definite nella Tab. “A”- Gruppo I del suddetto D.P.R., nelle quali si individuano quali attività comportanti rischio le “prestazioni di lavoro relative ai compiti operativi di istituto dei servizi antincendi e della protezione civile, compresa anche l’attività di addestramento e le esercitazioni”. Il 3 Aprile 1981 il Consiglio di Stato con parere della 1^ Sez. 722/80 ha riconosciuto ed esteso il suddetto beneficio anche al personale militare che esplicitava medesima fattispecie di rischio ed analogamente, appunto, a quanto previsto per il personale civile della Difesa. Successivamente in sede di prima applicazione del D.P.R. 146/75, in ottemperanza del parere del Consiglio di Stato, il Ministro della Difesa conviene di concerto con il Ministero del Tesoro di emanare un Decreto Interministeriale ricettizio di quelli già emanati per il personale civile della Difesa. Nell’occasione il personale militare Antincendi fu escluso dalla percezione dell’Indennità di rischio in titolo apportando a giustificazione di ciò le seguenti motivazioni: · Il combinato disposto scaturente dal D.P.R. 07.06.79 n° 224 e dal D.P.R. 07.06.82 n° 366 comporta il riconoscimento dell’attività rischiosa in argomento esclusivamente nei confronti del personale del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco; · Il D.P.R. 09.06.81 n° 310 con riguardo alle competenze accessorie, all’art. 19, esclude le misure giornaliere dell’Indennità di rischio di cui al richiamato Gruppo I della Tab. “ A “; · La fattispecie rischiosa non è riconosciuta nei confronti del personale civile della Difesa, e quindi non può trovare applicazione il citato parere del Consiglio di Stato; · L’attività svolta non è effettuata in maniera diretta e continua per lo svolgimento di compiti di istituto dei servizi antincendi e della protezione civile (art. 1 e Tab. A del Gruppo I); · Non è cumulabile con altre fattispecie rischiose (art. 2, 4° comma D.P.R. 146/75). Si evidenzia inoltre che ad una precisa richiesta di riconoscimento dell’indennità di rischio in titolo, da parte di un gruppo di Sottufficiali antincendi di uno Stormo dell’A.M., la Direzione Generale per il Personale Militare – 4° Rep. 15^ Div., ha rigettato tale richiesta. A nostro parere la richiesta del personale militare antincendi pare fondata ed anche supportata dalle norme. Interverremo certamente come Co.Ce.R. alfine di evidenziare la problematica ai nostri vertici. Contestualmente abbiamo interessato uno studio legale allo scopo di studiarne i contenuti ed avere un parere tecnico di merito. Rimaniamo a disposizione dei colleghi per eventuali chiarimenti.
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INFORMAZIONI PERIODICHE A cura del 1° M.llo LEO Francesco
10.03.2008 INCONTRO CO.CE.R. INTERFORZE E CAPO DI S.M.D.
Nella mattinata odierna si è tenuto un incontro tra i Delegati del Co.Ce.R. Interforze e il Capo di S.M.D., Gen. Vincenzo CAMPORINI. Va evidenziato, preliminarmente, che in precedenti incontri tra le 5 Sezioni Co.Ce.R. si è cercato di approntare un unico documento con il quale rappresentare al Capo di S.M.D.alcune problematiche che attengono alla nostra condizione. Non siamo riusciti a fare ciò tanto erano diversi i temi, propri di ogni Forza Armata, e soprattutto nel numero/quantità da rappresentare. Noi del Co.Ce.R. A.M. ritenevamo che in un incontro con un vertice militare, diverso da un incontro con un vertice politico, anche una azione propositiva doveva essere snella così da portare ad una risposta ragionevolmente immediata. Le Sezioni Co.Ce.R. delle tre Forze Armate hanno condiviso comunque un documento di introduzione, che si allega, seguito dai tre documenti specifici di Sezione. Nel nostro documento abbiamo evidenziato alcune problematiche che, a nostro avviso, suscitano interesse nel personale rappresentato e soprattutto suscitano legittime aspettative, quali ad esempio le politiche alloggiative, il F.E.I. la concertazione Integrativa 2006-2007, riordino delle carriere, gestione degli esuberi e precariato. Gli altri Co.Ce.R. hanno evidenziato, altre tematiche quali la previdenza, le neoplasie, l’amianto, accesso dei volontari in S.P. negli O.P.S., riforma della R.M., funzionamento del Co.Ce.R. Interforze, concorsi ecc. Il Co.Ce.R. della G.d.F. ha rimarcato l’ineludibilità della separazione dei Comparti Difesa e Sicurezza tanto sono diversi i compiti che si portano a compimento e quindi la necessità di avere anche una diversa dipendenza gerarchica. Dopo una breve introduzione del Gen. CAMPORINI in cui ha evidenziato innanzi tutto il proposito di incontrare il Co.Ce.R. Interforze a cadenza regolare posto il suo convincimento del prezioso ruolo che svolgono i Delegati e soprattutto l’auspicio di una fattiva e costruttiva collaborazione. Ha rimarcato la necessità che, nonostante la interlocutorietà della fase politica, è opportuna cominciare, da subito, a lavorare su temi specifici, approntando dei tavoli tecnici, produrre delle proposte condivise da presentare con immediatezza al nuovo Governo. Successivamente si sono susseguiti i vari interventi sia di illustrazione dei vari documenti che singoli con i quali sono stati posti al Capo di S.M.D. numerosi quesiti e numerosi inviti ad intervenire su varie problematiche. Nella chiusura dell’incontro il Gen. CAMPORINI ha preso atto della documentazione proposta che valuterà/studierà, per le determinazioni di merito, nei giorni a seguire. In merito ad una precisa domanda sugli esuberi ha invece voluto rimarcare che tutti gli eventuali transiti dei Marescialli delle tre Forze Armate verso altre Amministrazioni avverranno con il pieno consenso del personale interessato. Questo a voler, ancora una volta, a suggellare l’importanza e dell’attenzione della risorsa umana.
Roma, 19.03.08
Franco Leo
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RAPPRESENTANZA MILITARE….. LE RAGIONI DI TANTI RISULTATI DEFICITARI "..e se provassimo ad andare oltre?"
Dopo 1 anno e mezzo di mandato e alla scadenza della legislatura mi pare opportuno e doveroso fare, con serenità e lealtà di giudizio, un’analisi delle ragioni che hanno portato a un risultato negativo della Rappresentanza militare per quanto attiene a miglioramenti giuridico/economici della condizione militare. Certo che l’azione propositiva dei Co.Ce.R., pur nelle diverse valutazioni e strategie, pur nella diversità profonda nell’interpretazione del ruolo di “ Rappresentante nazionale dei Militari “, è stata importante sia sotto l’aspetto qualitativo che quantitativo, le ragioni/responsabilità di un risultato deficitario vanno quindi ricercate altrove. E’ significativo rammentare l’azione propositiva, con deliberazioni, documenti politici e tecnici, rappresentata al Governo, alle Commissioni Parlamentari competenti, al Dipartimento della Funzione Pubblica in materia di Previdenza, precariato nel ruolo della Truppa, riordino ordinamentale delle carriere, esuberi nel Ruolo Marescialli delle Forze Armate con ricollocazione nelle Forze di Polizia ad Ordinamento Militare e Civile, una sostanziale riforma della normativa che disciplina gli organismi della Rappresentanza Militare. Un tema questo che abbiamo posto all’attenzione sin dal giorno dell’insediamento e che pregiudizialmente è sempre in cima alle nostre richieste. Risulta perfino superfluo ricordare che senza uno strumento rappresentativo efficace con reali poteri sindacali le nostre risposte alle domande di tutela dei colleghi saranno sempre insufficienti. Posto che quanto sopra affermato sia vero e condivisibile a mio avviso due sono gli elementi negativi che più hanno inciso nella nostra azione di rappresentanza: - Il personale militare sconta in maniera pesante, e sulla propria condizione, la mancanza di veri organismi rappresentativi che abbiano valenza di parte sociale, tanto da non permettere a noi rappresentanti, di rappresentare/tutelare concretamente il personale e di essere parte attiva nella società civile in termini di comunicazione/visibilità e quindi rappresentazione delle nostre problematiche. - mancanza di rappresentanza, con nostro personale, nel parlamento, posto che qualche Generale, eletto di tanto in tanto, non può rappresentare le esigenze, i bisogni e le domande del personale militare. Tenuto conto che i vari contesti lavorativi quali giornalismo, avvocatura, magistratura, sanità, scuola ecc, si eleggono, nel parlamento, loro rappresentanti e legittimamente pongono una attenzione particolare verso le loro problematiche noi Personale Militare, e lo rimarco con molta amarezza, non abbiamo avuto, almeno finora, la lungimiranza di porre in essere questa strategia.. Risulta logico quindi, per legittima difesa e a difesa della nostra condizione di militari, in questo particolare momento storico, essere uniti. Essere uniti nella condivisione delle idee, delle strategie e soprattutto uniti nell’ avanzare e sostenere eventuali nostri colleghi in un impegno diretto nella sfera politico- parlamentare.
1° M.llo Francesco LEO Delegato Co.Ce.R. A.M. Cell. 328-0464407
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a cura di Franco LEO
Molti colleghi ci stanno scrivendo/chiamando per avere chiarimenti sul F.E.I. (Fondo per l’Efficienza Istituzionale) e soprattutto sulle modalità di corresponsione. Come Co.Ce.R. AM bbiamo approvato una delibera (la trovate pubblicata sul sito DELIBERA COCER AM.) con la quale evidenziamo e chiariamo lo spirito originatore della norma e soprattutto avanziamo ipotesi di modalità per la corresponsione. Di seguito chiarisco il perché della richiesta di inserimento di questa norma in sede di concertazione per il rinnovo contrattuale 2006.07. Uno degli elementi di marcato malcontento che sin dall’inizio del mandato abbiamo registrato e verificato nel personale è stata la distribuzione del C.F.I. Si è potuto constatare, con dati oggettivi, diversità nella suddetta distribuzione tra Alti Comandi, tra Enti degli stessi Alti Comandi ma soprattutto tra personale con la stessa specialità che esplicitano il proprio servizio in Enti diversi dell’A.M. In conseguenza di quanto sopra abbiamo, da subito, portato all’attenzione dei nostri vertici e in maniera particolare in sede di Comparto Difesa (Esercito-Marina-Aeronautica) detta problematica ovvero abrogare la norma sul CFI o limitare al minimo la destinazione delle somme e destinarle esclusivamente al personale che sia impegnato fuori sede in esercitazioni ben definite e inserire di contro con un nuovo emolumento (F.E.I.) significativi elementi di equità e giustizia nel personale. La percezione che abbiamo avvertito, da parte dei colleghi delle altre due Forze Armate, in merito all’abrogazione del C.F.I., e stata di una netta chiusura posto che il loro personale ne usufruisce, quasi tutto, in maniera abbondante. A questo punto ci è sembrato opportuno avanzare la richiesta di avere anche per le Forze Armate il F.E.I., già in godimento di tutto il personale delle Forze di Polizia ad Ordinamento Militare e civile sin dal 1999. Ecco spiegate le ragioni che ci hanno portato all’inserimento del FEI sul contratto 2006.09 (art.5 DPR 171/2007). A questo punto c’è da distinguere e tenere bene in mente due momenti temporali distinti: - il F.E.I. da distribuire per il 4° trimestre 2007, - il F.E.I. per gli anni successivi. Lo S.M.D. ha dato delle indicazioni in merito alle modalità di corresponsione delle risorse per il 2007 ovvero destinarlo solo al personale degli Enti Centrali il quale non ha accesso al C.F.I. In merito alla distribuzione per gli anni successivi invece approfondire e valutare, in un momenti successivi, varie ipotesi volte a garantire equità e giustizia. E’ del tutto evidente che noi come Co.Ce.R. A.M. non condividiamo assolutamente tale impostazione che va contro la “ratio” della norma. . A nostro avviso, cosi come abbiamo evidenziato chiaramente nella delibera su citata, delle risorse per l’anno 2007 (circa 8 milioni di euro) deve essere destinatario esclusivamente il personale che non ha fatto presenze di CFI o comunque un numero minimale e legarlo di conseguenza alla presenza in servizio. Concludo partecipando ai colleghi che su questo tema siamo presenti e attenti in modo che sia garantita la massima equità alfine anche di lenire gli effetti negativi del CFI:
Roma, 17.01.08
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A cura di Franco LEO
Si è tenuto oggi 28 Giugno alle ore 09.00 presso Palazzo Chigi un incontro tra il Governo i Co.Ce.R. dei Comparti Difesa e Sicurezza ed i Sindacati della Polizia di Stato per la presentazione del D.P.E.F., che presumibilmente sarà approvato oggi dal Consiglio dei Ministri. Per il Governo erano presenti il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio E. LETTA, che dopo una breve presentazione ha lasciato l’aula (probabilmente per altri impegni), dagli ON. MINNITI, SARTOR E VERZASCHI. L’On. Sartor ha fatto una approfondita disamina dell’attuale situazione socio-economica del nostro paese e soprattutto dei conti pubblici i quali grazie alla Legge Finanziaria 2007 (di lacrime e sangue) sono ora corretti anzi si registra un surplus di entrate. Di conseguenza la Legge Finanziaria per il 2008 sarà molto leggera, di sviluppo e di crescita e non saranno richiesti ulteriori sacrifici ai contribuenti. Ha evidenziato che uno dei punti più qualificanti del documento è quello in cui si prevede un rafforzamento del settore sicurezza intendendo con ciò dare un segnale di attenzione ad un contesto prioritario ed essenziale per un paese democratico. Successivamente sono iniziati alcuni interventi dei convenuti. Mi preme sottolineare con particolare soddisfazione l’intervento del Presidente del Co.Ce.R. Interforze Gen. ROSSI laddove ha evidenziato in maniera chiara, incisiva e visibilmente sofferta come nel Documento di Programmazione Economica per il 2008 manchi un riferimento al settore Difesa ed al suo personale e soprattutto nella richiesta, sentita e appassionata, di inserire uno specifico riferimento volto al riconoscimento della specificità/peculiarità militare stante la diversità, in tema di rischi/disagi/professionalità/diritti, del contesto militare dagli altri contesti lavorativi. Risulta evidente che nel momento in cui le due richieste evidenziate e prospettate al Governo non dovessero essere accolte nel DPEF allo stesso il Co.Ce.R. Comparto Difesa darebbe un giudizio negativo. L’On. MINNITI cogliendo con immediatezza l’amarezza (risentimento) del Gen. ROSSI, e quindi di tutto il personale militare, ha assicurato il suo personale impegno affinché nel documento, che contestualmente e nella stanza accanto si stava per approvare, sia chiaramente inserito uno specifico passaggio sulla specificità del settore Difesa e sicurezza, riconoscendo di fatto per legge l’importanza del lavoro che quotidianamente espletano gli operatori delle Forze Armate e Polizia ad ordinamento civile e Militare, lasciando poi alla Legge Finanziaria specifici interventi economico-normativi per dare seguito a quanto enunciato. Sono intervenuti inoltre i rappresentanti dei Sindacati della Polizia di Stato che hanno richiesto una accelerazione in tema di riordino dei ruoli e delle carriere del personale delle Forze Armate e delle forze di Polizia ad ordinamento militare e civile. Punto questo condiviso ed evidenziato anche dai delegati dei Co.Ce.R. Difesa. A tal proposito l’On. MINNITI ha assicurato che le somme stanziate 2 anni fa (circa 160 milioni di euro) sono sempre disponibili e che tale problematica è allo studio e sta seguendo un percorso parlamentare.
Roma 28.06.07
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INFORMAZIONI SULLE
Diversi colleghi ci stanno scrivendo al fine di avere informazioni circa la problematica sugli alloggi di servizio e soprattutto sulle azioni che il Co.Ce.R. A.M. e Interforze hanno intrapreso in merito al tema. Mi pare opportuno, quindi, ritornare sull’argomento ed in sintesi evidenziarne cronologicamente l’azione propositiva del Co.Ce.R. sia a livello di Sezione che Interforze. Una delle prime tematiche esaminate e trattate dal questo Co.Ce.R. A.M. è stata la politica della casa, intesa come ricerca di azioni tese a garantire un alloggio a tutto il personale militare stante la peculiarità dello stesso ovvero totale disponibilità al servizio e continui cambi di sedi di servizio. Il primo atto è stato quello di esaminare l’A.S. n° 599 “Disposizioni in materia di alienazione e di rinnovo del patrimonio abitativo della Difesa” presentato dalla Senatrice Pisa ed altri. La suddetta proposta di Legge è stata analizzata in modo compiuto ed esaustivo e con una deliberazione a maggioranza è stata approvata pur integrata da emendamenti. Preliminarmente ci sembra doveroso dare atto alla Sen. PISA della volontà tesa a ricercare delle linee guida attraverso le quali ridefinire/rimodulare il patrimonio abitativo della difesa ovvero vendita diretta degli alloggi, o una prima parte di essi, agli attuali concessionari e con il ricavato costruirne dei nuovi. Proprio in merito alla vendita degli alloggi agli attuali utenti c’è stato al nostro interno un proficuo dibattito, ovvero tra la maggioranza che considera la vendita a costo ridotto agli attuali utenti, anche “sine titulo”, come un passaggio sicuramente iniquo ma necessario stante che con il ricavato si potrebbero costruire nuovi alloggi da destinare a coloro i quali aspettano un alloggio da anni e la minoranza invece che valuta la vendita come un opzione comunque da riservare a tutto il personale allo scopo di garantire equità e giustezza e soprattutto in luogo di nuove costruzioni pensare a forme di indennità di mancato alloggio alfine anche di evitare che il problema attuale si riproponesse tra 15-20 anni. Della tematica suddetta si è interessato anche il Co.Ce.R. Interforze. In questo ambito, questo Co.Ce.R., dimostrando ancora una volta buon senso ed equilibrio ha fatto un passo indietro accogliendo la proposta del suddetto Co.Ce.R. Interforze ovvero non dare un giudizio sull’A.S. 599 ma inquadrare la problematica nella sua interezza. Si è redatto un documento, (che è disponibile sul sito www.dirittierovesci.it), che è stato presentato alla Commissione Difesa del Senato il 08.02.2007nell’audizione del Co.Ce.R. sullo stesso tema. Il documento su citato è abbastanza lungo. Ne presenterò di seguito le linee principali: Nelle considerazioni generali si è evidenziato il forte impatto che il tema ha sul personale, considerato che si tratta di una forte discriminante sullo stipendio. Nella situazione attuale è stata fatta una disamina sui numeri ovvero sugli alloggi disponibili, occupati, vuoti e soprattutto sulle esigenze future. Nelle considerazioni e proposte si è chiesto formalmente un tavolo tecnico in cui il Co.Ce.R. Interforze si dovrebbe confrontare in modo negoziale, congiuntamente, con la Commissione Difesa ed il Governo allo scopo anche di dirimere taluni dubbi come ad esempio le intenzioni sulla L 326/2003 (cartolarizzazione) stante che è ancora in vigore ossia se è allo studio un intervento legislativo allo scopo di annullarla.
In sostanza si è ritenuto che il DDL 599 possa costituire, con opportune modifiche ed integrazioni, un primo passo nella soluzione della problematica, ma che questo primo passo non possa essere portato avanti senza acquisire gli indirizzi in materia dal Governo e quindi non si è entrati negli specifici contenuti del 599.
Abbiamo quindi indicato dei concetti a carattere generale fermo restando che il personale deve usufruire di un alloggio dell’Amministrazione o ricevere una specifica indennità di alloggio. Questa indennità di alloggio da non considerarsi una ipotesi subordinata ad altre ma da esplorare ed eventualmente considerare come effettiva soluzione al problema alloggio. In tale quadro: - non si può rinunciare al patrimonio abitativo esistente senza un piano alloggiativo complessivo. Gli alloggi da alienare dovrebbero essere individuati di concerto tra l’A.D. e la R.M.; - il ricavato degli alloggi eventualmente da vendere (modalità, prezzo e tipologia dei compratori da definire in un secondo passaggio) deve totalmente rientrare nelle disponibilità della Difesa ed in aggiunta agli ordinari stanziamenti di bilancio tale da innescare un ciclo di vendita/costruzione di alloggi; - garantire per legge che la R.M. dovrà essere parte attiva alla definizione dei progetti in merito alla gestione dei fondi ricavati dalla vendita e nell’individuazione dei siti dove costruire i nuovi;
Inoltre dovrebbero essere previste soluzioni integrative/alternative ad opera governativa quali: - riconversione di immobili della Difesa in alloggi; - ridare impulso alle cooperative militari (L 492/75); - previsione normativa che consenta la cessione ad un prezzo politico di aree/immobili a cooperative militari; - stipula di accordi/convenzioni con Istituti bancari/finanziari allo scopo di ottenere mutui e prestiti a tassi agevolati a favore del personale; - obbligo per le Amministrazioni locali di riservare, in sede di predisposizione dei Piani di Edilizia, una quota di volumetria disponibile a favore di cooperative formate da personale militare;
Nella fase di realizzazione di un progetto complessivo il personale militare potrebbe ricevere una indennità di alloggio (da definire in un secondo momento entità, destinatari). E’ altresì indispensabile prevedere un progetto finanziario per la manutenzione/trasformazione degli alloggi interni alle infrastrutture da riadattare alle nuove figure dei Volontari al fine di garantire una adeguata vita sociale e livelli sufficienti di privacy e confort.
Per concludere il sistema alloggiativo fino ad ora non ha funzionato. Soprattutto non ha funzionato quel sistema della rotazione che era la “ratio” della L 497/78. Si è constatato in questi anni che molti colleghi che hanno ottenuto l’assegnazione di un alloggio di servizio sono stati poi restii a lasciarlo indipendentemente dalla scadenza della concessione. Ciò si è tradotto in una diminuita disponibilità di alloggi innescando di fatto un forte conflitto generazionale considerato che sono i colleghi più giovani a subire le maggiori penalizzazioni. Il sistema alloggiativo va quindi cambiato sulla base di una nuova policy delle Forze Armate professionali. Al personale militare, al quale si chiede responsabilità, doveri e professionalità sempre maggiori, bisogna garantire percorsi abitativi certi e stabili che diano sicurezza anche al proprio nucleo familiare. In sintesi si chiede di riconsiderare e riattivare la L 478/78.
Il Co.Ce.R. Interforze sempre nell’ambito di un progetto complessivo degli alloggi ha esaminato il DDL 506 “Facoltà per il personale militare di chiedere un’anticipazione sull’indennità di liquidazione di fine rapporto e per l’acquisto della prima casa”, esprimendo condivisione per ciò che sottende il suddetto DDL ovvero poter chiedere un’anticipazione del TFS per l’acquisto della prima casa in analogia a quanto già previsto per i lavoratori del settore privato e destinatari del TFR. E’ opportuno, comunque, evidenziare che anche in questo caso occorre avere talune certezze da parte del Governo in merito ai futuri assetti previdenziali del personale militare. La R.M. infatti, ritiene che, di massima, l’impianto del TFS non debba essere stravolto e comunque non utilizzare provvedimenti come quello ora esaminato per ricondurre l’assetto previdenziale del personale militare a forme paritetiche a quelle della restante Pubblica Amministrazione, disconoscendo quindi la specificità del nostro mondo militare e da tempo rivendicata. Il Co.Ce.R. quindi è favorevole al provvedimento evidenziando la necessità di integrarlo con le seguenti varianti e/o aggiunte: - estendere la facoltà di chiedere un anticipo per l’acquisto della prima casa anche per le spese di ristrutturazione della prima casa, per gravi malattie, matrimonio del titolare e familiari; - detraibilità di ogni altra spesa documentata sostenuta per l’acquisto della prima casa; - abbattimento delle spese notarili mediante l’istituzione dell’Ufficio notarile Nazionale per il personale militare delle Forza Armate e delle Forza di Polizia ad ordinamento militare e civile.
1° M.llo LEO Francesco Delegato Co.Ce.R. A.M.
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MOZIONE SULLA RIFORMA DELLA R.M.
Per costruire lo strumento di tutela del personale militare del futuro è indispensabile partire dal passato. Agli inizi degli anni 70 entrarono nelle Caserme molti dei giovani che in prima persona furono attori, o comunque ne rimasero influenzati, delle forti contestazioni sociali con le quali rivendicavano visibilità e compartecipazione nelle scelte prioritarie della vita pubblica e soprattutto nelle realtà produttive. Inevitabilmente queste richieste di maggiore democrazia e partecipazione si traslarono nel contesto militare e si scontrarono con una mentalità ed una organizzazione del lavoro più vecchia e rigida della società esterna. I più anziani ricorderanno il termine che si usava in quegli anni per identificare e dividere le due società: “ muro di separatezza”. Si sostanziò uno scontro molto duro tra il personale di leva, sottufficiali e Ufficiali giovani con le gerarchie e le stesse in luogo di un processo di discussione per capire il nuovo fenomeno misero in atto una vera e propria repressione. E’ in quel momento che il personale suddetto, soprattutto dell’A.M. che riunito nei coordinamenti democratici riuscirono a coagulare il profondo disagio e la forte richiesta di democrazia chiedendo con sempre maggiore insistenza di abbattere il “muro di separatezza”, ovvero migliori condizioni di vita nelle caserme, pari dignità nei rapporti gerarchici, orario di lavoro definito per legge, migliori retribuzioni economiche anche attraverso forme di dissenso forte e plateale. Alla dura repressione delle gerarchie militari la politica rispose, comprendendo il fenomeno, con iniziative legislative volte a dare risposte ai militari. Ricordiamo, ad esempio, nel 1975 la bozza Forlani in merito ad un regolamento sulla disciplina militare. Finalmente attraverso una azione parlamentare sofferta e mediata, nel Luglio 1978, fu adottata la Legge 382 (principi sulla disciplina militare), salutata con enfasi come il punto di arrivo della democratizzazione delle Forze Armate soprattutto nella parte in cui si prevedevano dei Consigli di Rappresentanza a tutela del personale. Finalmente il personale aveva dei rappresentanti che avanzando richieste/proposte ne tutelavano la condizione. Fù sufficiente far trascorrere pochi mesi per capire che lo strumento appena partito era praticamente monco, ovvero era carente di alcuni elementi essenziali quali un vero ruolo negoziale, una concreta autonomia sia giuridica che economica, e aveva un vincolo forte nelle materie da poter trattare che di fatto lo rendevano quasi inutile. A distanza di quasi 30, nonostante piccole correzioni intervenute, la normativa vigente rende questo strumento di rappresentanza superato ed obsoleto. Si tratta ora di portare a compimento, dopo quasi 30 anni, quella azione riformatrice. Il contesto storico-sociale in cui il mondo militare si sostanzia e si correla ci chiede, prima ancora dello stesso personale, di poter disporre di uno strumento di tutela vero e compiuto. Uno strumento che non sia solo un mero dispositivo ma una comunione di valori ancorata a principi di democrazia etica e libertà. Per approdare a questo il nostro sforzo di militari e quello di far percepire che le Forze Armate non devono essere vissute come un qualcosa di separato dalla società civile ma una risorsa al servizio ed in difesa della stessa ed essa dovrebbe comprendere, condividere e sostenere il nostro progetto ovvero dare dignità ai militari attraverso un organismo di tutela esterno all’ amministrazione: IL SINDACATO. Siamo davanti ad un bivio: o rimanere ancorati all’attuale strumento di rappresentanza, ingabbiato nei gangli della gerarchia o svoltare decisamente e perseguire un cambiamento di portata storica. Non mostriamo ancora una volta pigrizia intellettuale, paure e ipocrisie. Mettiamo in campo una azione propositiva permeata di coraggio e passione. Sarà questo il nostro futuro. Ove questa mozione trovasse la condivisione della maggioranza dei Delegati presenti sarà un obiettivo chiaro ed inequivocabile che il Co.Ce.R. dovrà perseguire. LEO Francesco
Partecipa ai nostri Forum SULLA MOZIONE
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AVANZAMENTI PERSONALE SOTTUFFICIALI Uno dei punti prioritari e qualificanti
del mio programma elettorale, in merito al rinnovo dei Consigli della
R.M. della primavera scorsa, è stato quello di un impegno volto ad una
ridefinizione dei Ruoli del personale non direttivo delle Forze Armate e
delle Forze di Polizia ad ordinamento militare e civile ovvero
ricercare, di concerto con gli Stati Maggiori e della parte politica,
soluzioni idonee tese a riequilibrare gli sviluppi delle carriere e
pregiudizialmente sanare talune discrasie che continuano a provocare un
profondo disagio ed una accentuata demotivazione.
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“SISTEMA PREVIDENZIALE E PENSIONISTICO”
Carissimi amici,
Il sistema previdenziale e pensionistico è un tema molto complesso che ha un impatto diretto ed immediato sugli interessi economici del personale, con ovvie correlazioni sul morale e sugli aspetti motivazionali dello stesso. E’ inevitabile che susciti interesse e preoccupazione soprattutto nel personale più giovane. Appare logico ed opportuno che la rappresentanza militare, unico istituto delegato alla rappresentatività e tutela di tutto il personale militare, persegui con sagacia la risoluzione della problematica. Non è un caso che abbiamo posto la questione all’attenzione della politica come un elemento prioritario al quale è urgente e indifferibile dare risposte concrete. In sostanza la R.M. stà chiedendo, e nella predisposizione della Legge Finanziaria appena varata lo ha fatto in maniera decisa, che sarebbe equo differire l’entrata in vigore del sistema contributivo dal 01.01.1996 (così come previsto dalla Legge 335/95 – Legge Dini) fino a quando non decolla la previdenza complementare (2° pilastro) ovvero i fondi pensioni. E’ questo un elemento di solidarietà tra le generazioni dal quale non si può prescindere. Non possiamo esimerci nell’evidenziare, in tutta la sua drammaticità, come lo spartiacque del 31.12.1995 calcolo retributivo/contributivo causerà dei danni economici irreparabili, ovvero chi è inserito nel sistema retributivo possa andare con il 90-100% dell’ultimo stipendio e chi invece è destinatario del calcolo contributivo con il 50/60 %. A suffragio della suddetta richiesta mi preme sintetizzare, di seguito, alcuni passaggi che hanno caratterizzato il sistema previdenziale e pensionistico del nostro paese negli ultimi anni: Dagli inizi degli anni 80, ma in particolare dagli anni 90 i vari Governi hanno posto in essere profonde riforme strutturali al sistema previdenziale e pensionistico, allo scopo di conseguire un contenimento della spesa previdenziale per attenuare/diminuire il forte disavanzo e quindi una sostenibilità finanziaria nel lungo periodo e soprattutto immettere marcati elementi di equità sociale. Senza citare tutti i provvedimenti che si sono succeduti negli anni mi pare opportuno, però, evidenziarne i più significativi: · D.Lgs 503/92 che prevedeva l’innalzamento dell’età pensionabile, l’ampliamento temporale della base di calcolo della pensione ed il varo della previdenza complementare; · D.Lgs 124/93 che distinguendo tra fondi chiusi ed aperti e definendone la loro disciplina dava inizio ad una caratterizzazione organica della previdenza; · Ma è con la legge 335/95 “Legge Dini” (tre pilastri) che nel prevedere l’introduzione graduale del sistema contributivo e l’aumento progressivo dell’età pensionabile ha realizzato un vigoroso processo riformatore. Si è voluto sostanzialmente ridefinire in senso restrittivo le dinamiche pensionistiche, al fine di contenere sia il numero che l’importo delle pensioni erogate. L’obiettivo principale è stato quello di raggiungere un equilibrio tra gettito contributivo ed erogazione delle pensioni, attraverso il graduale passaggio dal metodo retributivo a quello contributivo e colmando il gap esistente tra vecchie e nuove pensioni con il ricorso alla previdenza complementare (fondi pensioni). Chi poteva vantare al 31.12.1995 18 anni di contribuzione rimaneva nel calcolo retributivo chi aveva alla suddetta data meno di 18 anni di anzianità contributiva la pensione si determina con il calcolo retributivo fino alla stessa data e per il successivo periodo con il calcolo contributivo (misto). Per coloro i quali hanno iniziato l’attività lavorativa dal 01.01.1996 il calcolo avviene unicamente con il calcolo contributivo. Se ne potrebbe dedurre che il legislatore ha messo in atto la logica di penalizzare le classi giovani, considerando che esse avevano tutto il tempo per finanziare ed attivare strumenti previdenziali alternativi, previsti peraltro dalla stessa normativa. Ma nel momento in cui il 2° e 3° pilastro (Previdenza complementare e previdenza integrativa) della riforma pensionistica non sono partiti ma parte l’adozione, dal 01.01.1996, del calcolo contributivo si configura una gravissima sperequazione, una inadempienza delle autorità parlamentari che sta creando nelle classi giovani disagio e invidia verso le classi anziane, si sta radicando una accentuata tensione sociale fra le generazioni.
Sono indispensabili, oggi, con immediatezza specifici interventi correttivi alfine di completare il processo riformatore della previdenza che nel tenere conto, sicuramente, dell’aumento dell’aspettativa di vita, dell’aumento demografico e della crisi del mercato del lavoro, dovrà tenere conto, pregiudizialmente, delle aspettative delle classi più giovani ovvero spostare la data del 31.12.1995 fino a quando non decolla la previdenza complementare (fondi pensione). Noi rappresentanti dei Consigli Centrali della Rappresentanza Militare, sin dal nostro insediamento, abbiamo sentito forte il dovere di portare all’attenzione delle autorità governative e parlamentari l’esigenza di procrastinare la data del 31.12.1995 fino alla effettiva partenza della previdenza complementare certi di chiedere di essere destinatari di un diritto fino a questo momento negato e non di certo di un ipotetico beneficio e di trattare il tema su un tavolo separato dal resto del pubblico impiego stante l’atipicità del settore difesa. Sono certo che se ciò accadesse ci sarebbe un impatto positivo sugli aspetti motivazionali delle classi giovani di portata storica.
Lecce 04, Febbraio 2007
1° M.llo Francesco LEO - Delegato Co.Ce.R. A.M. Francoleo87@libero.it PER LA VERSIONE STAMPATA DELL'ARTICOLO
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Carissimi amici,
Mi sembra opportuno fare un pò di
chiarezza su taluni temi che riguardano il nostro mondo e che stanno
creando preoccupazione e curiosità. Si rincorrono voci spesso infondate
e si registrano timori che non hanno ragione di essere. Come Co.Ce.R.
A.M. stiamo informando il personale attraverso dei “Bollettini
d’informazione” che facciamo pubblicare sui vari siti. Da oggi oltre
che informare unitamente agli altri colleghi, mi preoccuperò di farlo
per conto mio, attraverso il sito In merito a certi temi che suscitano interesse di seguito vi riporto le ultime novità sui temi suddetti: - Ridefinizione e ristrutturazione del modello di difesa: Attualmente è allo studio (SMD e SM di Forza Armata) una ridefinizione dello strumento militare professionale ovvero passare da 190.000 (entro il 2020) a 145.000/155.000 unità (entro il 2017).. Oltre alla riduzione del personale, ciò comporta un anticipo dei tempi di attuazione della legge L’ A.M. sarebbe interessata da un taglio di circa il 25% di risorse umane. Come arrivarci e quali unità tagliare (ruoli e/o gradi) non è dato, per il momento, sapere. Lo studio dello SMD dovrebbe essere pronto (con dati ufficiali) entro la fine di Marzo p.v. Appena, come R.M., saremo chiamati ad esprimerci in merito faremo le nostre proposte che presumibilmente saranno una richiesta di un incentivo al pensionamento attraverso un’allargamento dello scivolo e soprattutto di portare da 5 anni (appunto per accedere allo scivolo e quindi all’ausiliaria) a 10 anni per il limite di età anagrafica.. Se sarà consentito potremmo essere d’accordo, su base volontaria, di accedere ad amministrazioni esterne. Ripeto, queste sono mie proposte, ed allo stato attuale non c’è nessun tavolo di trattative. - Riforma del sistema pensionistico e previdenziale: Tutti i colleghi che sono appena andati in pensione o si apprestano a farlo, lo fanno per una precisa scelta di vita. Per quanto ci riguarda, al momento non c’è nessun rischio di inasprimento delle attuali normative. Non c’è allo studio per i militari una ridefinizione in senso negativo delle forme pensionistiche. Stiamo sollecitando di contro, anche attraverso comunicati stampa, un tavolo separato per parlare di previdenza stante l’impatto che ha la materia sui più giovani. Su questo tema ci stiamo spendendo e stiamo puntando molto. Riteniamo, per un vincolo di solidarietà per i giovani, che sia la priorità da perseguire, anche a costo di andare fuori le righe. - Riordino delle carriere: Nella Legge finanziaria appena approvata non sono state stanziate ulteriori risorse per un eventuale riordino dei ruoli e delle carriere. Ci sono, allo stato attuale, i 119 milioni di euro stanziati 2 anni fa. Fino a quando non sarà definito il nuovo modello di difesa (con tanto di numeri nei vari gradi e ruoli) mi sembra improbabile che si possa affrontare il tema sul riordino. Nonostante ciò stiamo preparando le nostre proposte. A mio avviso le somme attualmente a disposizione andrebbero utilizzate sia per il personale Truppa in SP e i gradi apicali del ruolo M.lli (figure che sono state del tutto tagliate fuori dal riallineamento del 2004). - Riforma della R.M. Noi del Co.Ce.R. A.M. abbiamo evidenziato in due recenti comunicati stampa il deficit di rappresentatività che ha il personale militare. Appare ormai chiaro che l’obiettivo a cui tendere è quello di una riforma in senso sindacale. A tale proposito farebbe piacere sapere a me ad ai colleghi del Co.Ce.R. cosa ne pensate in merito. Questo tema, Sindacato o riforma dell’attuale normativa, sarà l’elemento principale di discussione dell’incontro COCER/COIR/COBAR che si terra a Loreto dal 16 a 20 Aprile p.v. - Concertazione economico-normativa 2006.09: Penso che la concertazione suddetta, con la Funzione Pubblica, inizierà a breve. Appena avremo elaborato il nostro schema di concertazione ve lo manderò, anche per avere delle proposte in merito. Le risorse disponibili per il biennio 2006-2007 sono quelle che abbiamo riportato in diversi bollettini ovvero 304 + 850 milioni di euro. La nostra azione sarà quella di puntare molto sul fisso e limitare al massimo l’accessorio (vedi STR – CFI – CFG).
Sul SITO ci sono i miei recapiti significando che sono sempre a vostra disposizione per ulteriori chiarimenti.
Un abbraccio affettuoso 1° M.llo Francesco LEO -
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LA REALTA' HA LA FORMA DELL'ACQUA
In merito ad una riforma della Rappresentanza Militare ho
iniziato il mandato con
delle idee; grazie ad una sincera autocritica le ho dovute
rivedere e correggere.
Ho avuto la fortuna di essere un delegato del 1° mandato della R.M. Un mandato esaltante, animato e trainato dalla passione e dall’entusiasmo della prima volta.
Oggi
questo strumento di rappresentanza, pensato negli anni 70 e posto in essere alfine, anche, di arginare e rinchiudere nell’alveo delle Istituzioni le rivendicazioni sociali forti e pressanti dei militari, mostra tutte le
crepe e le
inadeguatezze di un
provvedimento datato, ormai superato nel suo stesso concetto ispiratore.
Negli anni trascorsi ho sempre seguito con trasporto e passione il dibattito in merito ad una sostanziale riforma della normativa sulla R.M., ovvero quale fosse lo strumento più rispondente/efficace affinché la tutela singola e collettiva del personale militare sia piena, puntuale ed immediata
Partendo dalla Costituzione èra facile arguire che lo sbocco naturale fosse l’abrogazione dell’art. 8 della L 382/78, ovvero dare la possibilità al personale militare di potere aderire ad associazioni anche a carattere sindacale.
Negli ultimi anni
alcune compagini politiche, più di altre,
hanno spinto verso questa soluzione, vale a dire dotare il personale militare, alla stessa stregua del personale di Polizia, di un vero
sindacato.
Tanto che quando nella primavera scorsa le elezioni politiche sono state vinte dall’attuale maggioranza di centro-sinistra forte è stata la speranza di noi militari, compreso chi scrive, di avere riconosciuto, finalmente, uno strumento di tutela nuovo e compiuto: uno strumento sganciato dai rigidi regolamenti e che riconosca in maniera chiara che il
militare è un
cittadino italiano e che analogamente agli altri cittadini italiani deve essere destinatario di tutti i diritti che
Dopo pochi mesi di Governo e soprattutto dopo talune uscite pubbliche di autorevolissimi esponenti di Governo devo registrare che, probabilmente, assisteremo anche in
“questo giro” ad una rivisitazione estetica, ad una rispolverata di qualche concessione e nulla più.
Eppure il programma politico, grazie al quale l’attuale maggioranza di governo ha avuto la delega a governare il nostro paese era chiaro in merito: si poteva andare verso la sindacalizzazione; di fatto lo si nega.
Quanto sopra esposto mi fa fare una
ulteriore considerazione: quanto è
difficile oggigiorno
stare in una posizione politica/pensiero. Quanto è difficile, soprattutto per noi
rappresentanti nazionali dei militari,
districarsi in questo groviglio di
contorcimenti dialettici della politica (partitica) italiana.
Come dice Camilleri:
la realtà ha la forma dell’acqua.
Constato, con sofferenza, che viviamo in un mondo (italiano)
provvisorio, in un mondo dove tutto è possibile:
una bugia diventa verità, una
idea serale scompare la
mattina senza che ciò
susciti sconcerto; si va avanti con le
buone intenzioni e con
astratti impegni che l’indomani vengono
candidamente disattesi.
A questo contorcimento politico, penso che
l’unico rimedio che noi rappresentanti possiamo porre in essere è uno solo:
avere un pensiero/voce univoci e possibilmente unanime. Un pensiero che vale
“hic et nunc”, una volta sola.
Ho l’ardire di pensare che di fronte ad un giudizio come sopra esposto la politica (partitica) non possa rispondere in modo aleatorio.
Il
personale militare esige, perché lo esige il contesto storico in cui viviamo, uno strumento di tutela reale:
il SINDACATO, esterno ed autonomo.
Il personale militare reclama dei rappresentanti che siano liberi; non ingabbiati nei regolamenti che di fatto ne limitano fortemente l’ azione.
Va detto, con coraggio, che attualmente siamo alla portata degli umori degli uomini/vertici militari:
se si tratta con persone caratterizzate da forte elasticità mentale si può anche lavorare bene, altrimenti la nostra azione sarà correlata, sempre, alla rigida normativa esistente (ad esempio artt. 5-6-7-8- della L 382/78).
Viene
il sospetto che la
nostra azione limitata venga vissuta in maniera
positiva anche dalla
politica (partitica), la quale a parole ci gratifica di una azione di grosso rilievo, di fatto poi viene disconosciuta nel non varare provvedimenti che riconoscano diritti e principi. Tanto si percepisce come vero quando
Spesso, noi rappresentanti, abbiamo la percezione che veniamo ascoltati, dalla politica, non per reale convincimento
ma perché lo esige una legge dello stato.
Un’altra
“vexata queastio” è la contrapposizione che ci potrebbe essere tra i vertici militari e rappresentanti di un eventuale sindacato, ovvero che esso potrebbe essere visto come una limitazione dell’azione di comando.
NON E’ COSI’.
Con una rappresentanza esterna ed autonoma si avrebbe una compartecipazione nelle scelte e di conseguenza una condivisione di responsabilità.
Mi sembra opportuno rimarcare, in questo particolare momento storico, che “l’uomo soldato” che, prima, operava sempre nella logica
“attacca il ciuccio dove vuole il padrone” non esiste più.
Il cittadino soldato odierno, fortemente emancipato sia culturalmente che socialmente, vuole partecipare in maniera responsabile e forte di un altissimo senso del dovere, alla policy della propria amministrazione anche con una azione critica ma costruttiva.
-Francesco LEO
Delegato Co.Ce.R. A.M.
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LE “ PRIORITA’ ” DEL X MANDATO DELLA R.M. By Franco Leo
Questo mio intervento vuole essere, innanzi tutto un grazie a quanti, a cominciare dalla mia base e fino a livello centrale, mi hanno voluto dare fiducia e la delega a rappresentarli, ma soprattutto un momento di riflessione/proposizione sulle problematiche che affliggono compagine militare. Concluse, quindi, le operazioni di voto per il rinnovo dei Consigli della R.M. ci apprestiamo ad affrontare un altro impegnativo mandato che, anche alla luce dei drammatici tagli strutturali subiti dal mondo militare negli ultimi due/tre anni, assume una valenza particolarmente importante sia per il futuro delle Forze Armate che della stessa R.M. La azione che andrò ad esplicitare, in sinergia con gli altri colleghi delegati, sarà stimolante ed entusiasmante; contestualmente, però, devo sottolineare un velo di preoccupazione e di amarezza, considerato che pur passando gli anni le risposte attese non sono arrivate. Sono certo che animato da grande passione unitamente ad una buona esperienza potrò porre in essere proposte concrete ed efficaci. Come primo intervento è indispensabile portare all’attenzione dei vertici militari ma soprattutto politici, in modo chiaro ed inequivocabile, la vera condizione del personale militare, in particolare non direttivo. La compagine militare poggia su delle fondamenta ben salde, edificate progressivamente con la formazione, con l’addestramento, con il riferimento a valori etici alti, sul senso del dovere e del sacrificio. Queste fondamenta, però, se sono sovraccaricate possono anche cedere. Uno dei sovraccarichi potrebbe, ad esempio, essere la percezione di una scarsa attenzione delle istituzioni politiche verso le nostre esigenze ed i nostri bisogni. Noi rappresentanti, che quotidianamente ci confrontiamo con migliaia di colleghi, registriamo diffusamente insoddisfazione e malcontento. percepiamo oggettive situazioni di malessere. Notiamo “pericolosi scricchioli” nella motivazione (una delle fondamenta portanti) con un evidente distacco/disimpegno, non voluto, dal lavoro. Vorrei rimarcare come la motivazione essendo l’anello di congiunzione tra l’individuo e l’organizzazione è un fattore essenziale, e se questo vale per un qualsiasi contesto lavorativo assume una valenza indiscutibilmente determinante per una organizzazione militare che si fonda sul rapporto gerarchico-funzionale, sulla disciplina, sullo spirito di iniziativa e delle responsabilità. La motivazione è un elemento di coesione e di sicurezza, è una condizione, necessaria, per accettare responsabilmente rischi, disagi, limitazioni e sacrifici non comuni. E’ evidente che essa, per noi operatori della difesa, è influenzata, dalla sensazione del sostegno, sia morale che materiale, che riceviamo nell’esercizio dei nostri compiti dalle istituzioni politiche ed in parte da quelle militari. Negli ultimi tempi una serie di provvedimenti legislativi che non sono arrivati o altri, per certi aspetti, incompleti se non addirittura penalizzanti hanno causato e stanno causando un riflesso molto negativo sulla nostra condizione. Ecco quindi spiegata questa sacca di “demotivazione” che si stà pericolosamente radicando nel nostro tessuto e si aggiunga, anche, l’insorgere tra le varie categorie del personale di “invidia” e “gelosia”. Di queste problematiche non risolte ne esporrò sinteticamente di seguito solo alcune ed, a mio avviso, la loro risoluzione deve diventare strategicamente la “ratio” del X mandato.
Pregiudizialmente, però, noi nuovi delegati non possiamo sottrarci dal chiedere con fermezza al potere politico una riflessione seria con una altrettanto risposta seria sul futuro del mondo militare, sul futuro “dell’uomo soldato” e la sua famiglia. Sarebbe auspicabile conoscere se la nostra azione quotidiana al servizio della pace e della democrazia è vista e vissuta come una “risorsa” oppure come un “peso”, economico per il paese evidentemente, spesso anche mal sopportato. Non vorremmo che una politica di difesa contraddittoria possa ingenerare nella società civile equivoci ed interpretazioni errate del nostro prezioso ed insostituibile ruolo. Mi preme sottolineare, evidentemente per qualcuno che è disattento, che il militare pienamente consapevole del proprio stato potrebbe un giorno sentire il dovere di sacrificare la propria vita per la difesa delle istituzioni repubblicane ed in onore al giuramento prestato. Sarebbe quanto mai opportuno, proprio in questo difficile contesto storico, quindi, che ci venissero riconosciuti quel “prestigio” e “dignità” tipiche della nostra condizione di militari.
- RIFORMA DELLA R.M. Una riforma sostanziale della rappresentanza militare è una esigenza ineludibile sentita da tutti i soggetti istituzionali. Lo strumento rappresentativo pensato negli anni 70 e posto in essere nel 1978 al fine, anche, di arginare ed incanalare nell’alveo regolamentare dell’ Istituzione Militare l’onda delle contestazioni sociali di tantissimi militari, che si tradussero in vere e proprie manifestazioni di piazza, e ormai vetusto ed obsoleto e sorpassato nel suo stesso concetto ispiratore. Si tratta ora di capire, ed agire conseguentemente in tempi ragionevolmente brevi, se un sistema rappresentativo compiuto al di fuori dell’organizzazione militare è condiviso dal mondo politico oppure se la nostra azione deve essere improntata alla ricerca di quei concetti e principi, più funzionali ed in linea con un mondo militare completamente professionalizzato, sicuramente più preparato/emancipato che permettano uno strumento di tutela completo ed efficace e che abbia un riconoscimento di parte sociale attiva e responsabile, ma all’interno dell’organizzazione militare. Mi rendo conto che una scelta del genere non è facile e certamente richiederà l’apporto non solo dei soggetti istituzionali preposti ma anche della società civile. Per addivenire ad una riforma reale, che riconosca l’esercizio compiuto dei diritti che la Carta Costituzionale riserva a tutti i cittadini, è indispensabile, però, partire tutti da una condizione paritaria, senza riserve mentali e vecchi retaggi, senza ipocrisie e soprattutto senza reciproci sospetti. A mio avviso, quindi, pur proseguendo nella richiesta di abrogazione dell’art. 8 della L 382/78, è indispensabile reclamare, con fermezza ed immediatezza, una riformulazione della normativa vigente la quale dovrebbe essere ancorata, a mio parere, ai seguenti principi: - Delineare e definire pregiudizialmente i compiti e le responsabilità dei tre attori oggi sulla scena, ovvero: Rappresentanti Militari – Amministrazione Difesa – Parte Politica; - Un completo ruolo negoziale: i rappresentanti a tutti i livelli devono contrattare con l’autorità di comando corrispondente, oltre alle materie che investono il benessere del personale, la pianificazione, distribuzione e gestione delle risorse (non nel campo operativo), l’impiego del personale ove esso possa avere riflessi diretti sul benessere psico-fisico, sulle materie aventi oggetto la qualità della vita del militare negli ambienti militari; - Ampliamento delle materie di competenza: rivedere/riformulare l’art. 19 L 382/78, l’art. 5 D.L. 195/1995 (materie oggetto di concertazione delle R.M.), e gli artt. 3 e 4 D.L. 129/2000; - Presidenza elettiva dei Consigli della R.M.: resta inteso che il militare più alto in grado è responsabile della disciplina; - Rivedere il sistema elettivo dei rappresentanti; - Ripensare collocazione e competenze dei CO.I.R. collocandoli in un ambito geografico e non per Alto Comando; - Categoria unica: rilancio anche in questa sede l’idea della categoria unica per il personale militare in servizio permanente superando gli steccati rigidi e preconcetti delle categorie. Probabilmente si avrebbe più coesione ed unità di intenti tra il personale e si raggiungerebbero migliori risultati.
- POLITICHE DEI SISTEMI DELLE RETRIBUZIONI Probabilmente questo elemento e quello che maggiormente genera preoccupazione ed amarezza nel personale militare non direttivo. E’ oramai evidente come la struttura dei redditi, la differenza tra le varie categorie è molto squilibrata. Gli ultimi provvedimenti legislativi hanno di fatto allargato la forbice retributiva tra il personale direttivo e non direttivo. Porto ad esempio la contraddittorietà tra i sistemi retributivi esistenti: - Personale contrattualizzato. Con l’entrata in vigore del sistema parametrale (D.L. 193/2003), senza gli automatismi di classi e scatti, si sono di fatto annullati gli effetti dell’anzianità di servizio legando la retribuzione fondamentalmente al grado. Se si tiene conto che si può raggiungere il grado apicale anche a 20 anni di servizio è evidente che per altri 15-20 anni non si intravede nessuna progressione di carriera ne economica. - Personale direttivo. Per questo personale, paradossalmente, laddove invece maggiormente dovrebbero essere evidenziate e giudicate le responsabilità correlate al grado ed alle funzioni si è pensato ad un sistema stipendiale di omogeneizzazione (a Colonnello e Generale al compimento di 13 e 23 anni di servizio senza demerito ovvero con le note caratteristiche non inferiori a “ NELLA MEDIA”) a prescindere dalle funzioni svolte. Ma soprattutto ad un meccanismo di progressione economica per classi e scatti che a differenza dei Sottufficiali amplifica l’anzianità e annulla gli effetti della gerarchizzazione.
Nel quadro di una revisione sostanziale delle politiche retributive va collocata una rivisitazione e ridefinizione delle Indennità Operative. L’I.O. prevista inizialmente per l’E.I. (L 192/58) è stata estesa alle altre Forze Armate con la L 365/70. Fu operata una ulteriore revisione con la L 187/76 che corrispondeva l’ | ||