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Sito d'Informazione Comparto Difesa e Sicurezza |
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Altri ARTICOLI di Ferdinando in questa PAGINA
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![]() Ferdinando Chinè
Scrivi a Ferdinando *obbligatorio
Il programma per la candidatura
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01.4.12 ESUBERI E MOBILITA'. DIPENDENTI E MANAGER NO A MODIFICHE ALL'ART.18 "..L’altro giorno mentre cercavo del materiale per fare una considerazione sull’annosa questione dell’Art.18 dello Statuto dei Lavoratori (L.300/1970), casualmente mi sono imbattuto in un articolo intitolato “figli legittimi e figli di puttana”. Un titolo forte che dava immediatamente l’idea di chi è privilegiato e chi non lo è.. |
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22.3.12
CONFERENZA
STAMPA congiunta SINDACATI FF.PP E RAPPRESENTANZE MILITARI
contro l'innalzamento dell'età pensionabile nei Comparti Difesa e
Sicurezza.
"...conferenza stampa di ieri, presso l’hotel Nazionale di fronte a
Piazza Montecitorio, non mancava nessuno, una passerella di
solidarietà figlia delle migliori occasioni. Tanti onorevoli ed
esponenti politici, MANTOVANI, FIANO, DILIBERTO, PALLADINI, DI
BIAGIO, DEIANA, TASSONE, DANTONI..." |
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11.3.12
DECRETO ARMOMNIZZAZIONE PENSIONI PER IL COMPARTO DIFESA E SICUREZZA.
POVERI NOI!
"..Con le attuali proposte del Ministero del Lavoro ed Economia,
nella migliore delle ipotesi, tagliando 3
anni di “supervalutazioni”
ed aggiungendo 3 anni all’età anagrafica, significherebbe
aumentare immediatamente l’età lavorativa di 6 anni. Addirittura,
per coloro che andrebbero in pensione dopo il 2018 si
aggiungerebbero altri 3 anni di attività lavorativa, per un totale
di nove anni.." |
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6.3.2012 GUIDO BOTTACCHIARI e FERDINANDO CHINE'. ESUBERI, MOBILITA' e SPECIFICITA' TRADITA. TEMPO DI SINDACATO. "In questi giorni un sacco di telefonate ed e-mail sono giunte al cocer da parte di impauriti colleghi preoccupati del documento “bozza” sulla “Razionalizzazione e revisione dello strumento militare – il personale”, ....Vediamo invece cosa propone la Difesa: estendere ai militari la norma sulla mobilità del personale civile. Si suggerisce una MOBILITA’ COME AVVIENE PER I DIPENDENTI PUBBLICI.."
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21.2.2012
PREOCCUPATI & INDIFFERENTI. NUOVO MODELLO DI
DIFESA
INCONTRO CON IL MINISTRO DELLA DIFESA AMMIRAGLIO DI PAOLA
"..Giorni concitati, paesi che crollano, downrating che preoccupa,
agenzie stampa e trasmissioni televisive che si sprecano. Tutti
spiegano tutto, il paese non è più diviso tra destra e sinistra
ma tra preoccupati e indifferenti.." |
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13.2.12 LETTERA APERTA AL SENATORE SCANU, primo firmatario dell'Emendamento A.S. 3124, Art. 8 "PROROGA RAPPRESENTANZA". "..Tutti sappiamo che qualora il suo “Emendamento” diventasse Legge i tempi per la Circolare Applicativa andrebbero ben oltre Luglio, e comunque, quand’anche ci si riuscisse per quel termine ad organizzare le Votazioni elettorali almeno un terzo del personale sarebbe in ferie, con grave pregiudizio per la partecipazione del personale..." |
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14.12.2011
FERDINANDO CHINE'
INCONTRO COCER INTERFORZE CON IL MINISTRO DIFESA AMMIRAGLIO DI
PAOLA. Piccolo resoconto.
Eccoci qua, nel mezzo di una crisi europea, con l’ennesima Manovra
Finanziaria ed un Governo Tecnico che cerca le parole per
giustificare il proprio operato. |
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23.11.2011
PENSIONI
e INDICE DI QUALITA' DELLA VITA. GIU' LE MANI DALLE PENSIONI
D'ANZIANITA' PARTE II.
"..si parla spesso di omogeneizzare e innalzare per tutti l’età di
pensionamento in una forbice tra i 65 e 70 anni. La domanda sorge
spontanea, se non si confrontano tutti i parametri messi in gioco
che senso ha allungare solo l’età lavorativa?.." 17.11.2011 ESUBERI QUALE RICETTA, GIU' LE MANI DALLE PENSIONI D'ANZIANITA' - PARTE I. "Il Professor Monti non aveva ancora fatto il Governo, era alla cerca di personalità autorevoli per la quadratura del cerchio e già i mass-media si dilettavano a fare il toto-ministri, un po’ come avviene ad inizio di campionato di calcio.." |
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10.11.2011
MAXIEMENDAMENTO
e PATTO DI (IN)STABILITA' -
"Siamo
sull’orlo del precipizio, con le spalle rivolte all’indietro, e
qualcuno avanza e ci fa arretrare passo, passo. C’è il rischio di
fare come willy coyote che non cade nel vuoto fin quando non si
accorge che non ha più i piedi per terra.... Per essere più
chiari, o si modifica la legge sul Modello di Difesa delineato a
190mila portandolo tra 160/170 mila unità, oppure occorre aumentare
le risorse. Nulla è stato fatto, si preferito atteggiarsi a grande
potenza economica militare piuttosto che ammettere l’insostenibilità
dello strumento, le solite “nozze con i fichi secchi”. IL TESTO DEL MAXIEMENDAMENTO, PATTO DI STABILITA' 2011 |
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DECRETO UNATANTUM, LA POLITICA DEGLI ANNUNCI.
In questi giorni di crisi internazionale, nella frenesia del Governo e Parlamento, ecco giungere l'ennesima Agenzia Stampa che rincuora i militari per l'approvazione del Decreto "salva blocchi stipendiali 2011-2013", meglio noto come "Decreto Unatantum". E' da quasi due anni che si SBANDIERA questa salvaguardia per i militari, purtroppo così non è stato, alle parole non sono seguiti i fatti. Persino l'INPDAP titubante per l'approvazione del Decreto si è portato avanti con circolari interpretative che penalizzano i malcapitati del blocco. Per un Decreto che avrebbe dovuto mettere al riparo i militari da una Manovra Finanziaria (L.122/2010) ci saranno state almeno dieci dichiarazioni ed agenzie stampa che ripetono sempre lo stesso ritornello. La "specificità" dei militari è pagata (!?). Già prima della Manovra, Ministri, Sottosegretari e parlamentari della maggioranza annunciavano emendamenti, solidarietà e riguardo, peccato che la Manovra non confermò quelle parole. Allora fu la volta del Decreto "ad hoc" che avrebbe riparato il mal tolto in Finanziaria, anche lì, gioie e sbracciamenti da ogni parte rassicuravano sulla conclusione positiva del contendere. Ahimè, il Decreto era pronto, tutti erano d'accordo, mancavano solo i soldi. Allora si pensò di reperire le risorse, come per magia, dal "cappello magico" del Riordino delle Carriere. Nonostante le contraddizioni evidenti, soldi stanziati per il Riordino del personale contrattualizzato spalmati su tutti, compresi i Dirigenti. Di nuovo, dichiarazioni di contentezza, agenzie stampa, un coro di plauso per tutti, bravi i Ministri, bravi i Sindacati, bravi i COCER. Eppure, nonostante le dichiarazioni sui giornali, il Decreto non veniva emanato, colpa della crisi globale, del rischio contagio Grecia, del contenimento della spesa, del Ministro cattivo dell'Economia, di tutto e di più circolava tra gli addetti ai lavori senza alcuna certezza. Infine, quando a Giugno scorso tutto era dato per scontato, finalmente le Amministrazioni, Sindacati e Cocer (escluso AM) convergevano in un Decreto annuale, spunta fuori la Corte dei Conti, il Ministero dell'Economia ha la necessità di un Decreto Triennale, anziché annuale 2011, che copra tutti i malcapitati nel blocco. Panico e preoccupazione si inseriscono nella telenovela. Le proiezioni dei costi degli anni a venire (2012 e 2013) lasciavano intendere una forte passività difficilmente risolvibile. Arriviamo ad oggi, alle ultime ore, all'ultimo annuncio del Consiglio dei Ministri che ha "firmato il Decreto Unatantum" con buona pace di tutti. Peccato che, se si cerca su internet non si riesce a reperire l'articolato, a parte le dichiarazioni nulla di concreto viene alla luce. Restano le indiscrezioni, risulta che l'ammontare di risorse appostate è di 505 milioni di euro e che le singole Amministrazioni (Comparto Difesa, Interno, Giustizia, Economia e Infrastrutture) dovranno predisporre dei successivi decreti ministeriali. Azz!? Ponzio Pilato non poteva fare di meglio, il Governo si è lavato le mani, toccherà ai singoli Ministeri fare fuoco con la legna che hanno, scegliere chi come e quando percepirà qualcosa. In altre parole siamo al punto di partenza. Siamo tutti curiosi di vedere come si comporteranno le singole amministrazioni se troveranno un filo comune oppure "ognun per se Dio per tutti". Nel frattempo, per i colleghi che non sono addetti ai lavori e che aspettano quei pochi euro non si spiegano cosa c'è che non va. Viceversa, tra la gente comune nell'immaginario collettivo, grazie alla politica degli annunci, ai militari ogni due o tre mesi viene pagata la "specificità" con provvedimenti normativi in un "mare magnum" di tagli e crisi generale. E' evidente che il malessere cresce, i militari sono paragonati ad una piccola casta, non stupiscono le indignazioni sui mass media per Maserati e colf pagate per i generali. A chi giova tutto questo? L'unica persona coerente dall'inizio alla fine della vicenda, fu il Ministro Tremonti che disse "..salvo il saldo fate ciò che volete..", probabilmente tutti pensavano di smarcarsi, di fare bella figura sulle spalle degli altri. Nessuno colse l'indicazione di maturità, Amministrazioni, Sindacati e Rappresentanze si trincerarono dietro "tutto a tutti, siamo specifici" (!?). Siamo nel paese delle meraviglie con aspiranti stregoni e cappelli magici, mancano solo le risorse (!?) 3.11.2011 FERDINANDO CHINE' |
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9.6.2011 AVANZAMENTO MARESCIALLI E GRADUATI DELLE CINQUE FORZE ARMATE: WORKSHOP PRESSO LA DIREZIONE DENERALE PER IL PERSONALE MILIATRE. "COCER AGLI ARRESTI DOMICILIARI PER PENSIERI, PAROLE E VOCE" .... Tra ridurre di 5/6 mesi la procedura di avanzamento ed essere consapevoli del perché “tizio” è stato escluso e “caio” promosso, cosa si aspetta il collega?.. |
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29..04.2011 FERDINANDO CHINE. I DUE POLIZIOTTI, IL BUONO E IL CATTIVO, IL SINDACALISTA E IL COCERISTA "In questi giorni giunge la notizia di un collega del COCER sospeso dal servizio per i soliti problemi amministrativi. Lo conosco personalmente e mi sento di spendere una parola in suo favore in attesa che la questione si chiarisca. Non è la prima volta che mi imbarco in difese incredibili, laddove nessuno dice niente e tutti gridano al colpevole...." |
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7.4.2011
COCER
AM
COMUNICATO STAMPA:
"Appello al Parlamento"..
Decreto Legge 27/2011 "Salva blocchi automatismi stipendiali" in attesa che sia
convertito in Legge. Comunicato elaborato nell'ambito dell'INCONTRO
COCER COIR AM. "APPELLO AI COLLEGHI" (CATEGORIE "B" e "C" dell'Interforze) Cari Amici e Colleghi,
Continua il balletto dei
Comunicati Stampa, proposte, emendamenti, ringraziamenti e chi
più ne ha più ne metta. Nel Comunicato Stampa manca l'unica
parola onesta che andava detta, ovvero le risorse utilizzate per
sanare parzialmente il "blocco degli automatismi stipendiali"
erano state appostate per i "NON DIRETTIVI e NON DIRIGENTI" ed
invece sono state stornate per lo più proprio alla Dirigenza,
già salva del blocco triennale del Contratto grazie al
finanziamento "ad hoc" per Classi e Scatti. Non si tratta di
fare una "guerra tra poveri", ma di prendere atto che in cinque
anni di Mandato Rappresentativo, le Categorie NON DIRETTIVE -
"B" e "C" del COCER INTERFORZE- sono state all'uscio a guardare,
avevano un'unica aspettativa per rivedere e sanare la carriera,
ed invece, la mancanza di risorse per la Dirigenza ha bloccato
ogni progetto di Riordino. Abilmente, non si è proceduto ad un
Riordino e Riallineamento in attesa che piovessero dall'alto le
restanti disponibilità finanziarie per un Riordino complessivo
con la Dirigenza. Questi soldi non sono mai arrivati,
probabilmente perché gli esuberi della Dirigenza non sono mai
stati gestiti, ed oggi pagano le altre categorie. Basta dare
un’occhiata al
Conto Annuale del Tesoro per rendersi conto del
soprannumero di Dirigenti nelle Forze Armate rispetto alle Forze
di Polizia ed al restante Pubblico Impiego. Con i soldi
accantonati sin dal 2003 (Finanziaria 350, art.3 co.155) - 770
milioni di euro - era possibile procedere ad un Riordino,
Riallineamento delle Carriere.
Di chi è la colpa per la
mancata attuazione del Riordino? Della politica, dei
Rappresentanti (NON DIRETTIVI) o degli Stati Maggiori?
Di fatto, chi paga un pegno
maggiore per una Rappresentanza in coma, senza un "ruolo
negoziale", che tira a campare, sono le Categorie più deboli.
L'incontro COCER e COIR
(Scuola, Squadra, Logistico) AM avvenuto in questa settimana è
stata l'ennesima occasione persa. Potevamo dire e fare qualcosa
di più ed invece niente. La riunione non è stata utile a
prendere coscienza di una aspettativa depauperata. I Delegati
della Categoria "B" hanno approvato un Comunicato Stampa che si
ripete da un anno a questa parte senza concrete prese di
posizione. Senza denunciare apertamente spese e tagli possibili
in altre direzioni. Complimenti ai Delegati della Categoria "A"
che in nome di una generica, fumosa unità di intenti ha dettato
l'agenda dei lavori.
IO DICO NO, l'appello non lo
rivolgo al Parlamento che aveva stanziato le risorse, ma a tutti
quei colleghi che la pensano come me
Ferdinando Chinè |
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SPECIFICITA’ TARGATA e RISORSE RUBATE
L’OPERAZIONE E’ RIUSCITA IL PAZIENTE E’ MORTO! Dopo una tarantella tra politica, sindacati ed
amministrazioni, durata un anno dalla prima bozza di manovra
finanziaria (D.L.112/2010), in questi giorni è stato approvato il
Decreto Legge n.27, del 26/03/2011
– “Misure urgenti per la
corresponsione di assegni “una tantum” al personale delle FF.AA. e
FF.PP e Corpo Nazionale Vigili del Fuoco”. Urli di gioia, inni di ringraziamento, vicinanze
politiche si levano in cielo in segno di autocompiacimento.
Purtroppo, quando le cose stanno così ho dei dubbi, elogiarsi a
“tutti bravi è il ritornello
che equivale a dire nessuno bravo”, come dire
“tutti colpevoli, nessuno colpevole”. In buona sostanza, si tratta
dello sblocco dell’Assegno Funzionale, dell’omogenizzazione
stipendiale, degli incrementi stipendiali parametrali non connessi a
promozioni. Innanzitutto cominciamo a precisare che trattasi
di risorse perequative che coprono con un assegno “una tantum” gli
emolumenti bloccati dalla Manovra. Cioè, non possono essere
computati ai fini dell’Indennità di Buonuscita e rientrano nella
sola quota “B” del trattamento pensionistico. Ciò definito, il DL
112, oltre al blocco triennale dei contratti, aveva già colpito il
TFS (Trattamento di Fine Servizio) rivedendo il calcolo verso il
basso parificandolo a quello per il privato denominato TFR
(Trattamento di Fine Rapporto). Secondo questa riveduta attribuzione
si perderebbe circa uno 0,21% di montante (TFS) per ogni anno
mancante alla pensione. Poveri giovani! Se questa precisazione è necessaria a tutti
coloro che l’hanno caldeggiata, la subiscono e dovranno interpretare
il futuro, per arginare i prossimi tagli delle Manovre correttive a
venire, urge fare un altro passaggio. Tocca capire chi si è salvato
e con quali risorse, chi ha pagato di più e chi potrà fare
sacrifici. Posto che le risorse destinate alla sanatoria economica
sono quelle della Finanziaria n.350/2003, art.3, co.155, ovvero:
“e’ autorizzata la spesa di 87 milioni di euro per l’anno 2004, 42
milioni per il 2005 e 38 milioni di euro dal 2006 da destinare a
provvedimenti normativi volti al RIALLINEAMENTO, con effetti
economici a decorrere dal 1 gennaio 2003, delle posizioni di
carriera del personale dell’Esercito, Marina, Capitanerie di Porto,
dell’Aeronautica inquadrata nei RUOLI DEI MARESCIALLI ai sensi
dell’art.34 del D.Lvo 12.5.95, n.196..”. E’ altresì autorizzata la
spesa di 73 milioni di euro per l’anno 2004, 118 per il 2005 e 122 a
decorrere dal 2006 da destinare a provvedimenti di riordino dei
ruoli e delle carriere del personale NON DIRETTIVO e NON DIRIGENTE
delle FF.AA. e FF.PP. Stabilito che le risorse erano postate per il
personale non direttivo, vediamo chi si è salvato. Tutti quelli che
saranno promossi nei prossimi tre anni (Ufficiali, sottufficiali e
graduati), Omogenizzazione
stipendiale (solo ufficiali), Assegno di Funzione (sottufficiali e
graduati), Classi e scatti (solo Ufficiali). Ad occhio si vede che
gli Ufficiali si salvano un pochino più degli altri. Non solo, la
Dirigenza non essendo Contrattualizzata, senza il Blocco
Contrattuale per i prossimi tre anni, seguendo la dinamica salariale
dell’automatismo stipendiale, Classi e Scatti, non avranno tagli
neanche in questa direzione. Cioè, il personale Contrattualizzato
non avrà un aumento di un euro per i prossimi tre anni, mentre per
la dirigenza come se nulla fosse successo, grazie alla “specificità”
(80 milioni L.122/art.8, co.11/bis) non avranno alcun blocco. In
totale, su 115 milioni di euro, derivanti dal riordino delle
carriere, ben il grosso lo assorbe una categoria ed il restante le
altre due categorie. Guarda caso una dirigenza che in varie proposte di
legge la indicano come in esubero è da operare con tagli del
20% per Colonnelli e Generali. Non si tratta di fare una
guerra tra poveri ma di capire questa rappresentanza in regime di
proroga cosa ha fatto e grazie a chi. Un plauso alla Categoria “A”,
alla Presidenza Interforze, per il resto è una delusione totale. In
giro per il web c'è qualche collega ("B" e "C") che vi racconta il
rovescio della medaglia? Nella tarantella delle vicinanze
politico/governative tra le varie proposte bizzarre per sanare i
pochi, vi era quella di un contributo di tutti a favore dei
malcapitati proveniente dalla tredicesima. Teniamo conto che il
personale sotto i 14 anni è lo stesso che in questo mandato non ha
ricevuto nulla in più contrattualmente (contratto 2006/08, DPR 171 -
Coda Contrattuale e Contratto
2008-09), sarà il più penalizzato sotto tutti i punti di vista. Il dubbio che questa Rappresentanza abbia la
lungimiranza, le competenze e la forza di essere incisiva in modo
equilibrato per tutte le Categorie è evidente. Tanto più, che da un
anno a questa parte le occasioni per reperire le risorse non sono
mancate mentre il silenzio è stato sovrano. Non dimentichiamo
l’istituzione della “mini naia” e “le ronde militari” del pacchetto
sicurezza che diversamente potevano sanare le sofferenze.
Non era meglio suddividere le
Risorse del Riordino per un “assegno una tantum” per il personale
NON DIRETTIVO? Le risorse strutturali che a decorrere dal 2006
incentivavano il fondo del Riordino avrebbero avuto
la decorrenza giuridica, in
un ipotetico riordino, già dal 2003, tutti soldi persi. Praticamente, l’operazione per sanare il blocco della manovra è riuscita, il paziente è morto. Oltre a salvare il blocco , si è salvata la faccia il Governo, la Rappresentanza che si auto elogia e si aprono le carriere politiche per i più maliziosi. Ahimè, per paziente si intende oltre al Riordino la Rappresentanza.
Roma, 30.03.2011 |
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NOTA DEL PORTAVOCE DEL MINISTRO BRUNETTA. La segretaria generale Fp-Cgil Rossana Dettori è così pigra che si limita a scorrere i titoli delle agenzie. Un vero peccato. Se avesse letto il rapporto dell'ARAN si sarebbe accorta che nel decennio 2000/2009, a fronte di una inflazione effettiva del 21,8%, le retribuzioni dei dipendenti pubblici sono cresciute del 44,1%. Molto più di quanto sia avvenuto nel settore privato. Cara Dettori, dedichi un po' di tempo allo studio del rapporto: potrebbe capitarle di accorgersi che negli ultimi anni i dipendenti pubblici non hanno subìto alcuna perdita del potere di acquisto. Anzi..mercoledì 9 marzo 2011
LA MEDIA di TRILUSSA
"Nell'ultimo decennio le retribuzioni dei dipendenti pubblici sono
cresciute del 44,1%".
La chicca di oggi è la comunicazione del Ministro Brunetta relativa
ad un aumento nel decennio contrattuale in percentuale per il
Pubblico Impiego di ben 44,1%. Sul sito del
Ministero della Pubblica Amministrazione, “en passant”,
si legge questa nota di poche
righe, inserita in un contesto di tagli e manovre. Ha tutta l’aria
di una cosa buttata lì, in risposta a richieste precise dei
sindacati per la perdita del potere di acquisto. Si pone con tutti i
crismi della notizia che vuole assurgere ad oggettività, ha un
enorme valore emotivo, però dice tutto e niente.
Contestualmente alla remunerazione ben aumentata dei pubblici
dipendenti, specie se si confronta con quella dei privati, si dà il
dato dell’inflazione media dello stesso periodo pari al 21,8%. Che
senso ha fare talune precisazioni? In quale contesto si inserisce la
nota?
Ebbene, prima di rispondere alle domande, occorre fare alcune
precisazioni. Da un lato i Ministeri che concorrono alla media hanno
ricevuto aumenti differenti, per esempio, l’aumento medio del
Ministero del Tesoro si aggira oltre il 50% mentre quello del
Ministero della Difesa circa al 31%. Dopodiché, sempre ad esempio,
all’interno del Ministero della Difesa, l’aumento dei Dirigenti ha
avuto un rialzo circa 52% contro un 27% dei non Direttivi.
E’ vero che la media porta a 44% però, “a ciascuno il suo”!
I dati statistici, affinché abbiano un senso, ci insegna Trilussa
(Carlo Alberto Salustri) nella poesia dialettale “Statistica”, non
dicono niente, sono soggetti ad interpretazioni, devono essere
contestualizzati, vanno verificati, estrapolati, corretti e
confrontati. E, a volte non basta.
Per esempio, un altro dato mancante è quanto abbia fatto gioco, a
favore del privato, il cambio di valuta da lira ad euro. La
sensazione che gli stipendi si siano semplicemente traslati da lira
ed euro è un dato di fatto, mentre il costo dei servizi e delle
materie prime abbia subito un incremento ben al disopra
dell’equivalenza lira/euro, un sorta di rincaro che non si capisce
bene a chi ha fatto comodo. Non sono uno statistico, lungi da me
sminuire tale scienza, non sarei all’altezza e mi sento più che mai
approssimativo, però, mi balza all’occhio il dato macroscopico. Mi
corre in testa la sensazione che molti di noi nelle tasche non hanno
avuto lontanamente un 44% di aumento salariale. Viceversa, ho
l’impressione che tutte le spese siano raddoppiate. Non mi sento più
benestante di dieci anni fa, anzi l’esatto opposto. E’ evidente, a
questo punto la risposta sorge spontanea. Il ritornello dei
“fannulloni” del Pubblico Impiego, dei poliziotti panzoni, dei tornelli per controllare al
secondo i dipendenti, della produttività che si fa strada,
dell’efficienza ora ritrovata, abbisogna dell’ultima stangata.
Quella sulle retribuzioni è l’ultima delle operazioni. Non basta la
“Manovra Finanziaria” (L.122/210) che ha bloccato gli stipendi per i
prossimi tre anni, prepariamoci ad ulteriori correttivi nelle
prossime manovre. Non lamentiamoci oltre modo, le statistiche sono
chiare, i privati hanno ben altre ragioni per protestare mentre i
pubblici dipendenti “magari fannulloni” sono stati trattati bene,
benissimo, di più non si poteva fare. Ergo, per un po’ di tempo non
lamentatevi.
Se questa è una impressione generale, un sentimento generico che può
essere assimilato come valido, non ci si stupisce che in alcuni
ministeri il sacrificio richiesto è stato doppio. E’ il caso del
Ministero della Difesa che oltre al blocco del Contratti, ha pagato
la “Manovra” con lo scippo delle risorse sul “Riordino delle
Carriere”, il “Blocco degli SPECIFICI automatismi stipendiali”, il rivisto
computo al ribasso da TFS a TFR.
A chi giova la guerra tra Pubblico Impiego e Privato? Oggi tagliamo
al “Pubblico” e domani al “privato”, oppure il Pubblico Impiego deve
sparire a favore dei privati?
Cordiali Saluti
“STATISTICA”
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25.02.201 FERDINANDO CHINE' - INCONTRO COCER INTERFORZE CON IL CAPO DI SMD, DIMENTICANZE O VOLUTE OMISSIONI IL DOCUMENTO approvato dal Consiglio Interforze e partecipato al Capo di SMD. |
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25.11.2010 INCONTRI COIR, COBAR E COCER A RIMINI NEL MESE DI NOVEMBRE "..Di fronte all’ineludibile necessità di rinnovarsi, di gestire la complessità dei cambiamenti economici, sociali, psicologici e tecnologici si è preferito non prendere decisioni. Passare la palla al prossimo Parlamento, Governo, politico o rappresentante di turno..." |
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21.09.2010 "CONTRATTO & PISTOLE PUNTATE" "...Dopo la solenne batosta della recente Manovra Finanziaria, fatta di annunci, revisioni e arzigogolamenti, questi ultimi sprazzi di stagione estiva hanno riaperto la questione contrattuale abbandonata dal 2008. Se la Manovra ha bloccato il prossimo Contratto Triennale.." |
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23.6.2010
MANOVRA FINANZIARIA
COCER COMPARTO
DIFESA, POCHE IDEE CONFUSE
..In questi giorni concitati il COCER INTERFORZE è stato
contattato da tutte le forze politiche, ognuna delle quali si è
dimostrata disponibile a questo o quell’emendamento per attutire i
tagli al Comparto Difesa e Sicurezza. Pazienza il populismo
dell’opposizione, ma le forze del PDL che interpretano la parte dei
poliziotti buoni, vicini alle FF.AA. a presidio degli attacchi
indiscriminati di Tremonti è altrettanto indicibile.." |
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INFORMAZIONI
PERIODICHE 26.05.2010 "MANOVRA FINANZIARIA, si salvi chi può". "..La millantata vicinanza e specificità occorreva dimostrala prima delle votazioni, tanto più che eravamo in con un Contratto scaduto ed un altro non ancora avviato. Come COCER AM, abbiamo tentato di sollecitare con Delibera e Comunicati Stampa, il Comparto Difesa e l’Interforze per una presa di posizione anticipata, con nessuna fortuna, poiché il “buon senso” dei colleghi si attestava per più miti posizioni e per evitare strumentalizzazioni politiche.." |
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INFORMAZIONI
PERIODICHE 13.05.2010 FESI e CONTRATTO, EPPUR SI MUOVE - ..Firmare il Contratto senza cercare soluzioni previdenziali espone fortemente i giovani ad un pensionamento poco dignitoso. Posto che siamo già in ritardo di 15 anni, aggiungerne altri anni per trovare una via d’uscita è da irresponsabili.." pagina dedicata al F.E.S.I. |
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INFORMAZIONI
PERIODICHE
28.04.2010 FRANCO LEO e FERDINANDO CHINE' N.1. FASE di STALLO, VOLO A VISTA "..Cari amici e colleghi, da questa settimana inauguriamo una nuova rubrica “Informazioni periodiche settimanali”, con la quale informare in modo continuativo colleghi sull’attività propositiva del Co.Ce.R., e sulle attività/ determinazioni dei vertici militari e del Governo/Parlamento. Cercheremo di dare un’informazione quanto più oggettiva possibile, con tutti i limiti e la buona volontà connessa. Fatto nuovo è che, oltre a pubblicarla sul sito |
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15.04.2010 TRIBUNALI MILITARI, "Caccia alla streghe". Dopo un acceso dibattito avvenuto a cavallo tra il 2004 e 2006, per l’allargamento o la chiusura dei TRIBUNALI MILIATARI, con la “Finanziaria Prodi” del 2008 si era finalmente giunti ad una iniziale conclusione dignitosa...
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07.03.2010 RIALLINEAMENTO, FIGLI di NESSUNO, Parte Seconda, dopo i Fax un CONVEGNO "Pian pianino qualcosa si muove. A proposito del RIALLINEAMENTO, anche la Camera dei Deputati si è occupata dell’argomento approvando, il 24 Febbraio, una raccomandazione al Governo. Contestualmente all’iniziativa dei fax da inviare in Commissione Bilancio"
"RIORDINO e Riallineamento, FIGLI di NESSUNO - Parte Prima"
PAGINA DEDICATA AL
RIORDINO DELLE CARRIERE ESPRIMITI SUL FORUM ED INVIA E-MAIL PER DIRE COME LA PENSI
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24.02.2010 COCER INTERFORZE: "BUIO ACCECANTE e SILENZIO ASSORDANTE". "...Già in passato mi ero occupato di evidenziare il clima PARTICOLARE che avevo percepito in Commissione Difesa durante un’AUDIZIONE del COCER INTERFORZE. Eravamo con il precedente Governo, all’inizio della nostra carriera di Delegati Interforze del Decimo Mandato. Fui colpito dal fatto che, in fondo, non eravamo così diversi dai nostri rappresentanti parlamentari, siamo uomini e donne con virtù e piccolezze a prescindere dalla posizione sociale. Sembra un’ovvietà ma, in ognuno di noi, in fondo al cuore, c’è la speranza che chi ci amministra sia un pochino migliore...." SEGUE...... PER COLORO CHE SONO INTERESSATI AD APPROFONDIRE - IL RESOCONTO AUDIO DEGLI INTERVENTI IN COMMISSIONE I TESTI DEI DOCUMENTI DELLE SINGOLE SEZIONI COCER CONSEGNATI IN COMMISSIONE - COCER EI - COCER GUARDIA DI FINANZA - COCER AERONAUTICA MILITARE - COCER MARINA il RESOCONTO STENOGRAFICO DELLA COMMISSIONE . |
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02.02.2010 FERDINANDO CHINE' - "RIORDINO e Riallineamento, FIGLI di NESSUNO": "..Finalmente dopo un lungo percorso accidentato, il DDL 934 - “Delega al Governo per il riallineamento delle carriere per il personale appartenete al ruolo marescialli..” – è entrato in Commissione Bilancio per i pareri di merito....Tanto più che l’incertezza riguarda anche tanti colleghi carabinieri e finanzieri che per effetto della vacanza organica non raggiungeranno la qualifica di Luogotenente"
(E' POSSIBILE INVIARE IL FAX A COSTO ZERO VIA WEB REGISTRANDOSI SUL SITO: WWW.FAXALO.IT
- Il Disegno di Legge 934 del Senatore TORRI: "Delega al Governo per il Riallineamento delle Carriere del personale del Ruolo Marescialli dell'Esercito, Marina ed Aeronautica a quelle del personale del ruolo Ispettori dell'Arma dei Carabinieri".
- PAGINA DEDICATA AL
RIORDINO DELLE CARRIERE |
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07.09.09 SUL F.E.I.: Stiamo raschiando il fondo, non tiriamo oltre la corda! . Un “Autunno caldo” quello che sta per arrivare. Tante questioni in sospeso e le avvisaglie di questi primi giorni di Settembre confermano le previsioni. Siamo rientrati dalle vacanze e le “VOCI CIRCOLANTI” annunciano che il F.E.I., probabilmente, non sarà distribuito neanche nel mese di Settembre. |
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23.07.09
RIALLINEAMENTO DELLE CARRIERE.
AUDIZIONE IN COMMISSIONE DIFESA SENATO sul DDL 934 TORR/MURAI.
INFORMAZIONI
PERIODICHE
a cura di Franco Leo e
Ferdinando Chinè ESPRIMITI SUL FORUM ED INVIA E-MAIL PER DIRE COME LA PENSI
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10.07.09 RIORDINO DELLE CARRIERE - "Prima del Riordino, saniamo il passato! "...E’ un paradosso, con il ritornello RIORDINO DELLE CARRIERE si sono costruite tante ALTRE CARRIERE tranne quelle degli addetti ai lavori. Per tanti Delegati COCER, Rappresentanti Sindacali, Politici, è stato un CAVALLO di BATTAGLIA, per non dire di Troia..." ESPRIMITI SUL FORUM ED INVIA E-MAIL PER DIRE COME LA PENSI
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18.06.09 NO ALLA PROROGA DEL MANDAT0! "Caro Presidente Cocer Interforze, Le scrivo questa lettera pubblica perché è mia intenzione non lasciare nulla di intentato. La posta in gioco è alta, la coscienza freme e far finta di niente non giova a nessuno..." |
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18.01.09 UNA GIORNATA DA DIMENTICARE , PACE E BENE AGLI UOMINI DI BUONA VOLONTA' - SOLIDARIETA' E MUTO SOCCORSO VOLUME III "...Dopo la pubblicazione dell’articolo, qualche amico mi telefonava e mi faceva notare che nel titolo del pezzo c’era un errore in quanto compariva la parola MUTO SOCCORSO anziché MUTUO, purtroppo, non si trattava di una svista ma di una constatazione sottile che volevo condividere..."
Sulla vicenda Comellini tutta la cronistoria
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26.10.08 F.E.I. Fondo Efficienza Istituzionale, "EFFETTO BOOMERANG", continua la "telenovela", dopo oltre un anno dalla sua istituzione ancora non si hanno le idee chiare su chi, come e quando dovrà percepire cosa. |
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"SPECIFICITA' ...Chi vuol essere lieto sia.."" due articoli significativi, il primo su Italia Oggi fa da eco alle annunciate novità sulla Specificità, il secondo, sul Sito Pagine di Difesa del Gen.Div.Giovanni Bernardi, si occupa dei "Tagli alla Difesa". Nel primo caso si evidenzia la strategia per far passare l'emendamento "Specificità di carriera(?!)" ovvero specificandola senza oneri per la spesa pubblica, in questo modo si bypassa il Ministero dell'Economia e la Camera potrà approvare la prossima settimana l'emendamento. Una finezza degna del miglior Macchiavelli......Continua PER LA VERSIONE STAMPATA |
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12.07.08 VACUITA' O SPECIFICITA'? QUESTO E' IL DILEMMA! A volte basta poco, una parola per innamorarsi ed un'altra per separarsi, è il caso della cosiddetta "SPECIFICITA' che ha unito talune correnti e separato l'Idilio con le Forze Politiche che la caldeggiavano!
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alias Antonello Ciavarelli
Un antico adagio recita: “è la goccia che fa traboccare il vaso!” Fino al momento prima, tutto è sotto controllo e nei limiti dell’accettabile, poi si aggiunge una goccia è l’acqua fuoriesce dal contenitore. Nel noto film di Spielberg, “Salvate il soldato Ryan”, lo Stato Americano non può più permettere che anche l’ultimo figlio di una famiglia, ultima goccia di speranza futura, perda la vita in guerra. Il Film è incentrato nel “recupero umanitario” del soldato Ryan, nel bel mezzo della seconda guerra mondiale, alfine di portarlo a casa ed evitare la possibilità di morire come è successo per gli altri tre fratelli. Non basta un telegramma al Reparto che interrompa il servizio e ne disponga il rientro immediato a casa, occorre impegnare nove militari specialisti per il recupero del soldato. Classico film di propaganda militare, un “polpettone” di principi e valori, dove coraggio e umanità si mescolano in un contesto di guerra adatto per esprimere il “meglio e peggio” dell’uomo. Trovo una perversa analogia tra il film di Spielberg e la storia che irrompe mediaticamente in questi giorni sul caso del delegato CoCeR Marina Antonello Ciavarelli. Prima di proseguire, urge inquadrare l’ambito in cui turbano certe cose. Il caso dell’amico Antonello è il terzo che si è verificato nel CoCeR Marina in questi primi due anni di mandato. Nella prima occasione l’involontario protagonista è il collega Gianpaolo. Anche all’epoca vi fu una levata di scudi con tanto di Delibera del CoCeR Interforze ed interrogazione parlamentare. Poi vi fu lo “strano caso” del Delegato Cat.”C”, si racconta che a causa dei suoi modi “poco urbani” si sia meritato una Sanzione e quindi, per evitare spregio nei confronti dell’immagine del CoCeR, abbia deciso autonomamente di dimettersi. Mi permetto di definire strano poiché dati ufficiali non ne conosco, voci di corridoio desiderano fa passare questa litania, di fatto si è dimesso dopo una Sanzione. Ultimo della triade è il “caso Ciavarelli”. L’amico Antonello è uno dei Delegati che più di altri produce pensieri ad uso e consumo dei colleghi. Basta fare un giro su google, inserire il suo nome e cognome e sorprendersi per l’enorme mole di scritti ed interventi che lo riguardano. Se qualcuno si volesse divertire nella ricerca web facendo altrettanto per i rimanenti Delegati CoCeR noterebbe il silenzio che sovrana. Non si tratta solo di un’attività da grafomane fine a se stessa, le parole di Antonello colpiscono al cuore, sono critiche, affrontano sotto una diversa luce le problematiche e sopratutto aiutano a ragionare. Si può condividere o no il “Ciavarelli-Pensiero” ma non lo si può e non lo si deve azzittire. Chi pensa sia utile “farlo rientrare nei ranghi”, moderare la sua energia “critica”, non fa un bene al COCER, alla Rappresentanza nonché alla libertà d’espressione. Il mio intervento non è un’apologia di Ciavarelli e tantomeno una condivisione nel merito delle questioni che affronta, è semplicemente un modo come un altro per stare vicino ad un collega in un momento in cui rischia un procedimento disciplinare di Rigore. Strano paese il nostro, da un lato, l’Indulto e le norme “salva processi” non indignano più, dall’altro, tanto accanimento formale e sostanziale non trova alcuna giustificazione se non quella della “ragion di stato” sopra tutto e tutti. Grazie a Dio, vicinanza e mutuo soccorso non sono il solo ad esprimerla, il CoIR delle Capitanerie di Porto con Delibera ha fatto lo stesso, il Co.I.R. di Maridipart Taranto ha preso una posizione a favore, il Comunicato Stampa del CoCeR AM e quello della GDF sono stati precursori di una difesa delle prerogative dei delegati, infine la delibera del COCER INTERFORZE ha cercato, in qualche modo, di fare scudo. Alla Rappresentanza si sono aggiunti diversi Sindacati di Polizia. Ahimè, in epoca altamente tecnologica, se non parliamo di “scudo spaziale” un semplice scudo può servire a poco, è questa la mia paura! Ad onor del vero, queste “carinerie” nei confronti dei Rappresentanti non sono fatto esclusivo all’interno del CoCeR Marina, in tutte e cinque le Forze Armate non mancano i casi di abbassamenti di Note Caratteristiche, Trasferimenti, sanzioni, spostamenti d’ufficio e chi più ne ha più ne metta. Sarebbe il caso di fare una statistica dell’incidenza di “strani” fatti con l’incarico di Rappresentante, bisognerebbe capire se rientrano in uno stato di cose naturali oppure la circostanza di Rappresentante ne facilita e rende auspicabile tali tormenti. La mia esperienza mi dice che l’inizio dell’attività di Rappresentante produce due tipologie di Delegati, quelli che acquistano tutto e quelli che perdono tutto. Il rischio è che a questo stato di cose ci stiamo abituando, si alza il tiro nell’immediato e poi “chi avuto, avuto, chi ha dato a dato”, è il caso dei tre Delegati Cobar CC oppure dell’ex Presidente del Coir Palidoro CC, Berdozzo. Un congiuntura eclatante, un fatto incomprensibile, tanta solidarietà da parte dei Cobar Carabinieri e dai colleghi ma che concretamente non ha attutito minimamente le intenzioni dell’autorità corrispondente. L’unica strada rimasta è quella della giustizia amministrativa con costi a carico dei singoli Delegati ed un’attesa che lascia desiderare. La cosa che non si spiega come possa essere demandata la potestà Sanzionatoria al Comandante del Reparto di appartenenza di Ciavarelli. Se è vero che il Regolamento Disciplina indica come Autorità corrispondente ad emanare un provvedimento sanzionatorio il Comandante del Reparto in forza amministrativa, è anche vero che il motivo per cui si contestano le mancanze ad Antonello non hanno nulla a che vedere con le normali mansioni di Reparto. Senza entrare nel merito del “giusto processo”, laddove tanto si è parlato convenendo che nei procedimenti disciplinari, “l’Attore” (colui che chiama in giudizio) e il “Giudice” (chi decide la sentenza), sono la stessa persona con poca garanzia per il “Convenuto” (chiamato in causa). Per non parlare della motivazione della Sentenza spesso slegata da ogni tipo di oggettività, allacciata agli umori e contingenze del momento. Non è mia intenzione ricordare un'antica regola del diritto romano che stabiliva "Sia ascoltata anche l'altra parte ", o l’assoluta necessità della “parità delle parti” davanti al giudice, voglio semplicemente evidenziare che tra le varie malizie vi è quella di delegare il giudizio di un’attività prettamente “politica/sindacale/rappresentativa”, molto lontana dal rapporto di lavoro tra “Datore/Dipendente”, ad un Comandante di Reparto, con quale logica? Se parti in causa devono esserci questi non sono Comandante di Reparto e Ciavarelli ma, Stato Maggiore Marina e Ciavarelli. Tra Antonello e i suoi elettori. Nel momento in cui Antonello si è firmato come Delegato CoCeR della Marina, tutto ciò che attiene allo scritto ha uno stretto legame con la carica di Rappresentante nazionale, è “in quel luogo” e per quelle effettive valutazioni deve essere emesso un giudizio. Per fare un esempio rovesciato, è’ come se un “Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza” di un Ente/Reparto ad un certo punto, invece di inviare i rilievi al suo Comandante di Reparto, li inviasse direttamente allo Stato Maggiore sull’assunto che trattandosi di “competenza ultima e comunque” ha l’impegno di emettere un giudizio. E’ meramente incomprensibile. Ho l’impressione che si sommano le pere con le mele, è come se a prescindere dal reato, è la stessa cosa avere un giudice amministrativo, civile, penale o tributario, non cambia niente, il solo fatto di essere giudice lo pone all’altezza della situazione. Non vorrei essere nei panni del suo Comandante, nella difficile morsa morale di giudicare il contenuto o l’attività di Rappresentante CoCeR. L’essere un buon militare non è detto che sia la stessa cosa di essere un buon Rappresentante! Qual è il paradosso che si viene a creare? Se quello scritto veniva firmato da un qualunque civile, nessuno poteva fargli niente, se lo firmava un qualunque militare in servizio omettendo il grado e la funzione o usando uno pseudonimo la passava liscia, lo firma Antonello Ciavarelli Delegato CoCeR e succede la fine del mondo. Qual è la mancanza da rilevare, rispetto lo scritto o rispetto l’autore? Essere Delegato CoCeR in queste condizioni, è penalizzante sì o no? La risposta a questa domanda chiude il cerchio, perché se pensiamo che fare il proprio dovere ci annienta, conviene essere accomodanti, scrivere di meno, elogiare l’altrui operato e tirare a campare, sicuramente saremo compensati. Viceversa, se il dubbio morale si insinua e l’amore verso ciò che sentiamo in profonda coscienza è più forte di ogni vantaggio, non possiamo provare che simpatia e vicinanza per l’amico Antonello Ciavarelli, a prescindere dal contenuto e da qualunque ragionamento di merito. Qui nessuno è un giurista o sofista della parola, guai a pretendere dai rappresentanti furbizie e malizie per uscire indenni da un percorso ad ostacoli, l’unica cosa che dobbiamo reclamare è che almeno evidenziano il malessere uscendo dal silenzio, accomodamento ed omertà dei più. La “levata di scudi” a favore di Ciavarelli, non è la bandiera a tutela di una categoria, ma il grido disperato di chi dice “salvate il Soldato Ryan”, salvate l’ultimo di una famiglia, l’ultimo dei moicani, perso il quale vantaggio e silenzio faranno da padroni. Ho paura che salvare uno degli ultimi della specie non sia prerogativa solo del wwf ma, deve essere un approccio mentale verso il quale la mancanza di pluralismo e libertà di espressione è un handicap per tutta la società. Non è mia intenzione approfittare del “fatto Ciavarelli” per ribadire le inconcludenze della Rappresentanza Militare, della mancanza di Tutela del Delegato e così via, il pudore mi consiglia di non abusare delle circostanze e rimandare ad occasioni specifiche queste lamentele. Mi preme, prendendo spunto dall’articolo galeotto di Antonello, avvalorare “salvate la buona volontà” senza quella non si va avanti. Un abbraccio affettuoso ad Antonello, continua così gli amici e la comprensione non ti mancano. Novara, 01.07.08 Ferdinando Chinè
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L'uomo e' antico, la realtà spesso supera l'immaginazione (politica)
L’uomo è antico, scriveva un filosofo, significando come la realtà spesso e volentieri supera l’immaginazione. Macchiavelli asseriva che dove non si prevede non si provvede, la capacità di immaginare era una caratteristica necessaria per un Principe illuminato che dovendo gestire con autorevolezza il suo regno doveva saper cogliere i vari sintomi, fare una sintesi e con responsabilità prendere una decisione. La decisione politica proprio per la sua natura “anticipatrice di prevedere un fenomeno, in un primo momento potrebbe non essere compresa, spesso è soggetta a critiche. Solo a distanza di tempo si percepisce la bontà del provvedimento. A volte addirittura neanche si coglie, in quanto il “sintomo”, curato in via preventiva, non ha dato luogo alla malattia e quindi il perché di quella decisione non si capirà mai. Ciò premesso, le norme a questo compito si devono adattare, a chi tocca scriverle con questa predisposizione mentale è tenuto ad orientarsi. A tal proposito, si dice che la giustezza di una legge si ritrova nella longevità della stessa. E quando non è così? In questi ultimi anni ho avuto l’impressione che questi concetti si sono letteralmente persi. Si è proceduto con la tecnica della FRANKESTEIN-MAINIA, ovvero, innestando, copiando e incollando su leggi preesistenti, per rattoppare, correre ai ripari, buttando la polvere sotto il tappeto. E’ il caso del Riordino delle Carriere o Riforma della Rappresentanza, grazie al sistema del “tagli e cuci” abbiamo un vestito pieno di toppe e malandato. Mentre il “Parlamento”, “Governo” è andato avanti per conto suo, il popolo vive una propria realtà, anticipando e coprendo quel vuoto che la politica non è riuscita a dare. Per comprendere questa distanza tra la realtà della vita quotidiana e la rappresentazione, interpretazione della stessa si possono prendere tanti esempi, è il caso delle mode suburbane che quando diventano film e invadono il mondo sono già superate. Oppure quando iniziarono i processi per “Tangentopoli”, politica e mass-media sembravano tutti meravigliati, quando in realtà quello era un sistema radicato che tutto il mondo reale conosceva. Vale lo stesso discorso con “Calciopoli”, “Vallettopoli”, “Parmalat” e chi più ne a più ne metta. Nessuno si è preoccupato di prevenire, qualcuno ha cercato far passare l’idea che un fulmine a ciel sereno avesse guastato un giornata estiva. Una nota pubblicità di un dentifricio ci ha insegnato che “prevenire è meglio che curare”. Mi sforzo in questo triste ragionamento dopo la lettura dell’ennesima bozza di Riforma della R.M. presentata dal Comitato ristretto di Camera e Senato. Una sorta di accordo bypartisan che più antico dalla L.382 del “78, parafrasando, la montagna ha partorito il topolino. E’ molto più antica quest’ultima proposta, specie se si tiene conto del contesto di allora e di quello di oggi. Ieri era il tempo dei “blocchi contrapposti”, del muro di Berlino, del “sistema proporzionale” e della “Prima Repubblica”, oggi tutto ciò appare dell’altro secolo. Lasciamo stare la pre-condizione per cui un “Sistema di tutela” deve avere, ovvero AUTONOMIA e INDIPENDENZA dall’Amministrazione, altrimenti si tratta di un “Sindacato Giallo”, voglio soffermarmi nell’articolato e nei “principi” che inserisce o modifica la vecchia legge 382/78. Cominciamo con l’inserimento di tre nuove Categorie[1] (Art. 2), in linea di massima ogni volta che il coinvolgimento si allarga è positivo, ricordiamo che “libertà è partecipazione”, però qui puzza di “populismo.e poca concretezza”. Due delle tre Categorie sono “Precari”, i più ricattabili in assoluto. Viceversa quella dei Sergenti, prossima ad un Riordino sarà assorbita in quella dei Volontari o confluirà con i Marescialli. Due sono le cose, o il Riordino non si farà più, oppure fra poco tempo andrà cambiata nuovamente la legge. L’aumento di Delegati al Cobar/Coir/Cocer è un palese controsenso con quanto avviene nel mondo circostante. La gente si accalca per firmare referendum per ridurre le “Caste”, i Parlamentari, le Province mentre noi dovremmo andare verso un allargamento dei Rappresentanti. Ma non si tratta solo del “popolo” che grida riduciamo, le ridondanze, la stessa Confindustria, fa eco alla società civile. Questo inserimento va in direzione opposta, uno/due delegati per categoria moltiplicato per cinque Sezioni abbiamo un aumento all’Interforze tra le 15 e 30 unità, (un totale tra 78 e 93 delegati Cocer Interforze) se a ciò si aggiunge che cambiando il numero complessivo della Sezione va ristabilito il rapporto proporzionale tra le Categorie già preesistenti, è facilmente prevedibile un ulteriore aumento dei Delegati. Giusto per fare un esempio in casa, in AM, attualmente siamo otto coceristi, 2 Cat. “A”, 4 Cat.“B” e 2 Cat.”C”. Siccome una Categoria non può detenere più del 50% dell’intero Consiglio siamo limitati a solo 4 Delegati, aggiungendo 3 unità, si stabilisce un nuovo rapporto è quindi necessario aumentare di un Delegato nel ruolo Marescialli. Almeno si fosse detto nel DDL che, a fronte delle nuove categorie inserite, quelle attuali dovranno essere riviste nelle rispettive consistenze, avrebbe avuto un senso, così è troppo semplice! Ovviamente, dire che si riducono ora le unità di Delegati COCER, sarebbe un insuccesso annunciato, poiché, anche coloro che sono contro il Sindacato si sentirebbero in esubero rispetto al DDL. Pazienza non preoccuparsi dell’esubero di M.lli/Uff.li, ma, di quello diretto dei COCER sicuramente non passerebbe inosservato. Figuriamoci, alcuni sostenitori del DDL si sono affrettati di chiedere piccoli cambiamenti come il mandato a cinque anni e la rieleggibilità illimitata, altro che ridurre se stessi!? Se proseguiamo con la lettura della pappardella pro-rappresentanza, oltre a ripetersi un linguaggio demodè, i “Consigli di Base” ricordano i “consigli di fabbrica” mentre i “Consigli Intermedi” fanno pensare ad un “Grado”, come se si ripetesse la grande suddivisione gerarchica Ufficiali, Sottufficiali e Truppa. E’ DEMODE’ e superata questa concezione! Mantenere i COIR è come voler mantenere le Province, non ha senso! Qualcuno ha idea di quale lavoro svolge il COIR? Ha idea quali Delibere vengono prodotte? Qualcuno si è preoccupato di fare delle statistiche e valutare il tipo di attività? Sono le stesse Delibere elaborate dal Cobar da inviare al COCER! Che bisogno c’è di un passaggio intermedio, per quale motivo i COBAR non possono inviarle direttamente al COCER? E’ TALMENTE VETUSTO il meccanismo che le problematiche, ancor prima della trattazione dei COBAR, COIR, COCER le questioni vengono fatte proprie dai parlamentari stessi con Atti di Sindacato Ispettivo. Oppure attraverso Ricorsi Amministrativi arrivano sospensive e sentenze prima delle risposte alle Delibere. Grazie a Dio, la distanza tra cittadino e istituzioni, almeno tecnicamente, è di gran lunga ridotta sia in senso ascendente che discendente. Attraverso internet è possibile conoscere, minuto per minuto, l’attività parlamentare e l’impegno che ogni onorevole profonde. Non si tratta solo di flusso informativo e trasparenza amministrativa è che la stragrande maggioranza delle richieste dei Coir volte, all’autorità Gerarchica intermedia, vengono poi rimandate all’autorità ultima, al Capo di Forza Armata. Il COIR con la “Funzione” di “Ponte informativo”, tra la base dei Delegati e il Cocer NON HA SENSO, i Delegati Cobar devono dialogare direttamente con il VERTICE sia esso COCER che Comandante dell’alto Comando Operativo, a prescindere da qualsiasi organo mediatore che può o non può ritenere la problematica degna di trattazione. Il Cobar non sono dei “Minus sapiens” da tenere per mano o sott’occhio. Caso mai sono i COCER CHE DEVONO ESSERE TENUTI SOTTO CONTROLLO da chi gli ha attribuito una Delega. Solo invertendo e compensando le competenze possiamo essere sicuri che la delega data al COCER non è in bianco e sine die, ma soggetta a verifica. Solo facendo questa rivoluzione copernicana potrebbero rientrare i COIR, come garanti della delega data ai COCER e ricevuta dalla base. I COIR potrebbero sfiduciare i COCER, poiché sono l’anello di congiunzione tra ciò che chiede la base e ciò che fa il COCER. Il COIR è l’elemento fisso su cui si scelgono i Delegati COCER, se alcuni di essi ricevono vantaggi (trasferimenti, avanzamenti, ecc.) o procedono in modo poco trasparente devono poter essere sostituiti. il COIR rappresenta la maggioranza che definisce “l’esecutivo” che rappresenta tutti al massimo livello. Deleghe tradite il giorno dopo l’elezione al COCER è vizio noto a cui il DDL sembra non preoccuparsi. Un’altra logica d’altri tempi che si ripete è quella che le Funzioni sono le stesse con una differenza di importanza. Tutti si occupano di tutto e i problemi restano lì nel gioco dello scarica barile. Altro elemento anacronistico nel DDL che non si spiega è la mancanza di ogni riferimento alla PROPORZIONALITA’ dei Delegati tra le Categorie. Non prevedere sin d’ora la garanzia di proporzionalità e “peso specifico differente” in base al personale rappresentato, più che da “mondo antico” è un concetto oligarchico. Come non salta immediatamente all’occhio la stortura? Come è possibile immaginare che si ripete il meccanismo attuale laddove due Delegati rappresentano la Cat.”A” e quattro la “B” a fronte di un plafond di rappresentati almeno sei volte superiore? Oltretutto inserire nel COCER chi è OMOGENIZZATO, NON Contrattualizzato, è un non senso! Era più logica la L.382/78 poiché allora eravamo tutti militari, soggetti ad avanzamenti e scatti stipendiali in egual modo, piuttosto che oggi laddove gli ufficiali con tredici e ventitrè anni di servizio sono garantiti ben diversamente. Basta rivedersi la recente contrattazione biennale, per rendersi conto della differenza. I Contrattualizzati hanno avuto un aumento di circa il 3% contro il 3,50 dei non contrattualizzati. E la forbice si allarga sempre di più. A questo punto o si contrattualizzano i Dirigenti o si esclude la loro presenza al COCER. Che dire sul sempre presente “Comitato di Presidenza”, ovvero l’organo “esecutivo” di ogni Consiglio, composto da uno per Categoria, sta in mezzo tra il “Presidente gerarchico” e il “Segretario votato”, nient’altro che una ulteriore complicazione e ambiguità, ottimo per un gioco di scaricabarili sulle responsabilità. Continuare con le mancanze già evidenziate da altri articolisti, mi sembra di sparare sulla croce rossa, non una parola sulla TUTELA INDIVIDUALE, sulla Contrattazione decentrata, Addirittura la verbalizzazione dell’attività consiliare resta sconosciuta al “popolo”. I Parlamentari sono soggetti a resoconti stenografici, audio e video, tutto il mondo è soggetto a trasparenza amministrativa gli unici esonerati da questo principio sono gli eletti nella Rappresentanza. E’ Normale? Se da un lato ci sono incongruenze logiche tra il mondo reale attuale e il DDL che si occuperà del futuro, vi è una sorta di coerenza interna che “ammicca” ad un allargamento delle prerogative dei soli Delegati COCER. Ora parla di tutela del Delegato nei trasferimenti, poi della partecipazione alle riunioni dei Consigli di Amministrazione degli Enti di assistenza, passando per la necessità di un Delegato di sesso femminile. A proposito di trasferimento senza il consenso del Delegato Cocer, in questi giorni una indagine della magistratura sta ponendo l’esatto problema opposto, ovvero il trasferimento di alcuni Delegati verso luoghi desiderati da tempo. Non era il caso di pensare ad un distacco dell’attività, semplicemente senza alcun trasferimento, con o senza la volontà dell’interessato? Inserire i Delegati Cocer nei vari Consigli di amministrazione lo trovo in sintonia con il “sistema proporzionale” nonché da “Prima Repubblica”. Per quanto riguarda l’elemento femminile indispensabile al COIR/COCER non si capisce bene quale sia la Categoria che debba forzarsi della piacevole presenza.
Mi sono apprestato a fare questo ragionamento in virtù dell’incontro della prossima settimana in quel di Borgo Piave per decidere come comportarsi in merito alla DDL. Mi sono divertito ad evidenziare illogicità e i paradossi del testo, ciò che mi sembra auto-evidente e per qualcuno non lo è altrettanto, anzi ne coglie i lati positivi!? Se qualcuno mi chiedesse, se il DDL venisse riammodernato, tenendo presente le storture ora evidenziate, saresti pronto ad accettarlo? NO, la risposta è secca! Mancando l’autonomia e l’indipendenza, non essendo esterno all’amministrazione, rimarrebbe un “FRANKESTEIN-DDL”, CHE COPIA E INCOLLA, TAGLIA E CUCE con la pelle del personale. A proposito di pelle cucita, tanto era dovuto per non rivedere il famoso film “Il Silenzio degli Innocenti”.
Con Affetto Ferdinando Chinè
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LE RAGIONI DEL NO ALLA FIRMA DEL CONTRATTO LE MIE DICHIARAZIONI A VERBALE
DICHIARAZIONE VOTO CONTRARIO DELIBERA n. 4 del Verb.44 (Notti di Contratto)
OGGETTO: SOTTOSCRIZIONE CONTRATTO ECONOMICO - NORMATIVO 2006-09
Giorno 31.07.07 IL sottoscritto Delegato CoCeR Cat. “B”, FERDINANDO CHINE’, in linea con le dichiarazioni messe a verbali nei giorni 25-26 Luglio “07, esprimo VOTO CONTRARIO alla Firma del CONTRATTO ECONOMICO-NORMATIVO 2006-09 per le seguenti motivazioni: - Alla data attuale non esiste una “Bozza Definitiva” della PIATTAFORMA CONTRATTUALE, nonché degli impegni futuri nel “PATTO DI SICUREZZA”; - TRATTASI di un Contratto Economico-Normativo (2006-09) che per l’anno 2006 è stata pagata solo la “Vacanza Contrattuale”. In merito a questo punto, ogni volta il Governo dava colpa al Governo precedente poiché in Finanziaria non aveva messo i soldi, come dire che se il “PATTO DI SICUREZZA” non sarà portato avanti dal prossimo Governo non è colpa di questo Governo. Con un sol colpo si è dimostrato che i Governi cambiano e non è mai colpa di nessuno; - Le pregiudiziali poste da queste Sezione con le Delibere 2 e 3 del Verb. n.38 del 27.06.2007 riferite alla “prassi dell’accasermamento alloggiativi” e alla Terza fascia dell’Assegno Funzionale non sono state in definitiva mantenute dalla Sezione come preliminari alla firma del Contratto. Queste ultimissime priorità sono frutto di una scrematura di ben altre e tante richieste. LASCIARE la Terza Fascia Funzionale e non risolvere l'accasermamento alloggiativo significa beneficiare gli anziani a scapito dei Giovani - Nel Contratto non si evince quali siano i costi che assorbono le varie norme che distraggono le risorse destinati al personale Contrattualizzato[1]. Il pagamento delle Operative, peraltro gerarchizzate, con risorse contrattuali, anziché con provvedimento normativo “ad hoc” è un grave pregiudizio alla correttezza della Contrattazione. - Abbiamo lasciato fuori dal Contratto Normativo tante questioni importanti come Fondi Integrativi del Servizio Sanitario, Trattamento di Fine Rapporto e forme pensionistiche, l’Orario di Lavoro, le turnazioni. - Il “PATTO della SICUREZZA” non stabilisce i tempi, modalità e i provvedimenti normativi utilizzati per attuare quanto ipotizzato; - Ultimo ma non meno importante le dichiarazioni dei COIR ora allegate.
Roma,31.07.07 In fede F.C. [1] D.Lvo 195/95, art. 1 , co.1 “Le procedure che disciplinano I contenuti del rapporto di impiego del personale delle FF.PP e delle FF.AA., esclusi i rispettivi dirigenti civili e militari ed il personale di leva
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Giorno 26.07.07 Nell’ambito delle proposte presentate ieri dalla Funzione Pubblica sul rinnovo contrattuale, mancando i presupposti di chiarezza e completezza, ritengo utile abbandonare il tavolo della Concertazione. La posizione personale è, per altri versi e motivazioni, come quella della Sezione Cocer Carabinieri. Nel merito delle motivazioni ritengo tutto si stia svolgendo in modo frettoloso e poco chiaro. All’ultimo minuto si ritrovano articoli e commi (premio di Disattivazione per Artificieri, Tutela Legale, Indennità brevetto incursore, Indennità operativa di Comando) inseriti nella “bozza” senza capire la quantificazione dei costi e quanto vanno ad incidere sulle risorse del personale contrattualizzato. La Contrattazione fatta così all’ultimo minuto attribuisce una delega extra a quanto condiviso dal Consiglio alla Delegazione. Addirittura il “MEMORANDUM DI INTESA” è vago e non lascia comprendere dove, come e quando fare cosa. Per altro, alcuni passaggi sono stati stigmatizzati del Comunicato Stampa, approvato in data odierna con l’accordo dei Coir confluenti. Non solo a poche ore dalla chiusura non sono state risolte le questioni in sospeso dei passati contratti, ma, la pregiudiziale posta dalla nostra Sezione per risolvere la problematica relativa alla Procedura di Raffreddamento non è stata data ancora una risposta. Non solo non si danno ragioni a quanto richiesto ma l’aumento della forfetaria a 110 euro è uno schiaffo morale a tutta la problematica delle missioni in ambito della nostra Sezione. In altre parole, appare come un aumento “ad hoc” per i delegati Cocer. Per quanto mi riguarda ritengo la trattativa vada chiusa abbandonano il tavolo della Concertazione, tutte le modifiche, inserimenti, aggiustamenti dell’ultimora sono pericolosi, incontrollabili e soprattutto extra delega alla Delegazione di questo Consiglio
Roma, 26.07.07 In fede. F.C.
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Documento Cocer Sezione AERONAUTICA Audizione 10 Luglio 2007
Premessa Questa Sezione nell’ambito degli incontri futuri con il Governo e le parti politiche intende precisare le proprie peculiarità al fine di evitare dubbi ed erronee iniziative legislative da parte di chi è destinato a prendere delle decisioni. A tal proposito, a parte quanto già detto dal Presidente del Cocer Interforze, si esprimono altre problematiche che caratterizzano la nostra Forza Armata. Allo stesso tempo, consci della difficoltà di mettere mano a tutto il sospeso oggi evidenziato, ci sembra doveroso elencare le priorità. Nel ragionamento da “lista della spesa”, generalmente, si inserisce di tutto e di più per poi ridurre, per quanto ci riguarda intendiamo procedere da quanto è prioritario e incomprimibile senza il gioco della compravendita.
SPECIFICITA’ Il Comparto Difesa e Sicurezza da tempo chiede una attenzione particolare volta al riconoscimento della “Specificità”, il “quantum”, dove e quando non si evince in alcun modo. Le parole per caratterizzare detta identificazione non mancano, viceversa i numeri, la pragmaticità e concretezza per sostanziare tale emolumento non sono altrettanto riconoscibili. Si ha la sensazione di una sorta di pudore ad indicare precisamente quanto risolverebbe detta problematica, da qui il rimando alla politica (salvo contestarla successivamente) affinché abbia il coraggio di attuare quanto richiesto. In effetti, di coraggio dobbiamo parlare, quello che volenti o dolenti porta una crescita dei costi del sistema pubblico. Questo è il nocciolo della questione, è inutile idearsi dottori azzeccagarbugli utilizzando “malizia e piaggeria” per giustificare la conclusione di una spesa. Non si tratta di una ceduta sovranità civile e democratica che giustifica risorse economiche altrimenti incomprensibili, per chi è alla salvaguardia di diritti non è un esercizio pensabile quello della comprensione degli stessi. La “Specificità” a cui ci riferiamo è quella che valorizza un particolare stato di impiego differente da ogni altro settore Pubblico e Privato. Una “Specificità” che richiede efficienza fisica (idoneità incondizionata) oltre l’attività lavorativa, lucidità mentale nell’esecuzione degli ordini, aggiornamento professionale costante in relazione all’evoluzione del sistema d’arma, una rincorsa nell’avanzamento gerarchico (24 gradi) attraverso costanti valutazioni. Ultima ma non meno importante, l’attenzione a mantenere una corretta vita privata al fine di non coinvolgere la Forza Armata e rimetterci la carriera. Allo stesso tempo non ci è consentito esercitare alcuna attività complementare per arrotondare lo stipendio. Se questa non è “Specificità” non immaginiamo quale possa esserlo. Siamo dell’idea che tutto il sistema Pubblico vada valorizzato e in particolar modo quello del Comparto Difesa e Sicurezza. Partire con una valorizzazione “ad hoc” nell’ambito del Comparto potrebbe essere un esperimento da introdurre successivamente nel Pubblico Impiego. Sicuramente andrà ridotto, ottimizzato, rivisto e corretto ma non posiamo metterlo in concorrenza con il privato con il rischio che ne esca perdente. Le forze migliori del paese devono mettersi in gioco per una efficienza senza dubbi della macchina Stato. Il “Medico della Mutua”, “il Maresciallo/Appuntato con la pancia” che corre per Kabul, simbolo dell’italianità deve essere rovesciato, sostituito da quella di tutt’altro peso nell’immaginario collettivo. Se non diamo testimonianza alla società civile delle capacità, professionalità, operatività degli addetti alla difesa e sicurezza del paese avremo sempre pudore a giustificare ogni spesa. Senza un adeguato riconoscimento, gli addetti si sentiranno abbandonati e cadranno nella demotivazione, fare il soldato diventerà l’ultima spiaggia per fare un lavoro, un lavoro che tutto sommato non ti chiede ne il cervello e tanto meno il cuore, solo la pazienza e sopportazione. Purtroppo, è facile cadere nel “circolo vizioso” se non dai “motivazione” si perde la motivazione. Se la dai ha un costo destinato ad aumentare salvo una continua modifica e rimodulazione. Dal 1995 è in atto un processo di professionalizzazione e valorizzazione del modello di Difesa, si è passati ad una struttura grandemente ridotta senza la leva obbligatoria. Basta evidenziare che il D.lvo n.215/01 furono fissati in 25415 unità il volume organico del Ruolo Marescialli attualmente consistente in 65333 Unità e in 38532 il Ruolo Sergenti attualmente consistente in 10893 unità. Il legislatore dell’epoca, consapevole della necessità di intervenire con una serie di norme per la “gestione delle eccedenze” lo fece attraverso l’art.6, D.Lgs n.215/01 che prevedeva la possibilità di cessare anzitempo dal servizio attivo. Se i numeri mettono preoccupazione in ambito di Comparto per quanto riguarda la Sezione Aeronautica la preoccupazione è doppia. Infatti parliamo di un totale di 5700 Ufficiali a regime contro gli attuali 7000 mentre 9480 tra Aiutanti e Marescialli sono previsti a regime contro oltre 20mila attuali. Mente il Ruolo Sergente e Volontario è assolutamente carente. E’ chiaro che la Sezione Cocer Aeronautica ha il dovere di partecipare questa particolarità poiché soffre più d’ogni altra Forza Armata della incertezza di una ristrutturazione numerica e gerarchica funzionale. L’eccedenza di alcuni Ruoli unita alla mancanza di altri crea uno strumento militare senza capo e ne coda. Si deve considerare un altro aspetto importante, non a caso risulta nei Sottufficiali ed Ufficiali la professionalità delle “eccedenze” poiché l’alto profilo di tecnologico di Forza Armata ha richiesto in passato arruolamenti con una formazione culturale pregressa al di sopra delle restanti Forze Armate. Per poter sostenere il periodo formativo presso le scuole di addestramento occorreva una base culturale capace di comprendere nozioni di elettronica, elettrotecnica, meccanica, informatica, medica al di sopra della media. Basta tenere presente che oltre 20 anni fa il nostro personale sottufficiale per la grossa maggioranza era diplomato, già allora i corsi presso le scuole erano biennali e triennali, adeguamento richiesto successivamente per legge con il D.Lgs 195/95 a tutto il Comparto Difesa. E’ in quel momento che si richiede una distinzione dei Ruoli, differenziando con Diploma o senza, Volontari e Marescialli che si apre la tematica qui sofferta, la nostra Forza Armata ha basato tutta la propria attività su un ruolo intermedio altamente professionale utilizzando il ruolo Volontari per minima parte. In effetti, con il nuovo Modello di Difesa le nostre attività manutentive del velivolo non vengono annullate ma trasferite alle ditte specializzate. Per non parlare del ruolo Ufficiali per grossa parte Ingegnere nelle varie specializzazioni o il Ruolo Commissariato che si interfaccia giornalmente con Contratti Internazionali. Nel mezzo di questa ristrutturazione, nelle more del Transitorio abbiamo dimenticato un Ruolo Sergenti che era entrato con delle aspettative e si è ritrovato penalizzato enormemente. Purtroppo, molto spesso risultano dimenticati, oramai Dalla Rimodulazione degli organici discende un’altra annosa problematica altrimenti non risolvibile, quella del Riordino delle Carriere.
PREVIDENZIALE
Premessa La Specificità del Comparto si esprime nella Forza di Pronto Intervento Operativo che per forza di cose deve essere legata con l’età anagrafica. Abbiamo visto fare il giro delle testate giornalistiche l’immagine ironica del maresciallo appesantito che corre per Kabul. Altrettanto famosa quanto quella del Film “Guardie e ladri” con Totò, laddove l’Appuntato non riesce a rincorrere il ladro per gli acciacchi e l’affanno degli anni. Nella sua struttura portante operativa, il Comparto Difesa e Sicurezza necessita che la professionalità si esprima attraverso la lucidità, il vigore e tempestività. Caratteristiche che possiamo ritrovare nei primi 25anni di carriera e comunque non oltre il 45esimo anno di età. Oltre questi periodi qualcosa si perde. Si aggiunga che la funzione gerarchica, tipica del Comparto Il riconoscimento previdenziale immediato è una sorta di paracadute sociale per coloro che nei prossimi anni potrebbero essere congedati per effetto della ristrutturazione e rimodulazione della struttura difensiva. Si tenga presente che i soldi versati per il momento sono virtuali si tratterebbe di un costo differito nel tempo.
Solo in questo modo è possibile riconoscere la SPECIFICITA’ a fattor comune in ambito interforze, tenendo conto della pari dignità tra Forze Armate. E' importante specificare cosa intendiamo per SPECIFICITA' e quali sono i costi che ne potrebbero derivare, diversamente da quanto indicato, ogni Forza Armata potrebbe indicare una Specificità in base al colore della propria divisa.
ESUBERI – RISTRUTTURAZIONE – RIORDINO DELLE CARRIERE
RIFORMA DEL SISTEMA DI TUTELA SI RIBADISCE quanto sottoscritto nei Documenti consegnati in Commissione Difesa Senato congiuntamente alla GDF e MARINA per l'estensione dei diritti delle FF.PP. alla FF.AA.
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Lettera consegnata ad alcuni Senatori "...CONTRO IL VIRUS DEL SINDACALISMO.." Effetto Domino
Onorevoli Senatrici e Senatori, Con questo documento vorrei portare a conoscenza un’altra visione del Sistema di Tutela dei militari, un’altra idea che trova, altresì, sostegno in alcuni di voi. In qualche modo fino ad oggi siamo lo specchio della società. Addirittura, dopo il risultato eclatante di Loreto, in cui per la prima volta si è espressa la base elettorale con una votazione vicina all’unanimità, abbiamo la presunzione di pensare che i nostri elettori sono la maggioranza. Basterebbe ricordare le recenti Delibere e prese di posizione del COIR PALIDORO dei CC come di altri Cobar per rendersi conto di quali siano le reali richieste. Per non parlare dei sondaggi o degli interventi che imperversano su internet, dimostrano una maggioranza schiacciante a favore della nostra tesi. Laddove è interpellato il singolo militare, egli sente diversamente la propria condizione di quanto, pagine e pagine di documenti, continuano a perpetrare il famoso adagio “ottimo e abbondante”. Ne più e ne meno di quanto avviene nella società civile, oggi si dibattono due panoramiche della vita, da un lato una visione Conservatrice, dall’altra Progressista. Queste due forze per fortuna non si identificano in una coalizione, ma, in degli atteggiamenti e proposizioni di merito. Si potrebbero citare tanti esempi che dimostrano i passi avanti in questo o quel settore, da questo o quel Governo a prescindere dallo schematismo ideologico. D’altra parte, se non fosse così, povero il paese che cambiato il Parlamento, il Governo cambiasse ogni cosa approvata dal precedente. Mi piace utilizzare la metafora della bacinella, del bambino e dell’acqua sporca. Dopo il bagno del neonato, ci guardiamo bene dal buttare la bacinella con l’acqua sporca e tanto meno il bambino. Buttiamo l’acqua sporca e laviamo la bacinella, tanto più che lo smaltimento della plastica è un altro problema, sempre più difficile da risolvere per il costo e i riverberi sull’intera società. Immaginiamo che la bacinella sia la Forza Armata, il bambino il personale e l’acqua la Rappresentanza. Chi deve decidere quanta acqua va bene per il bambino è la politica, mentre chi paga l’acqua la società. Ora se non si trova armonia tra le dimensioni della bacinella e la quantità d’acqua a disposizione, l’operazione di lavaggio può risolversi in un buco nell’acqua. Tanto più che al bambino tocca lavarsi da solo e senza sapone. Occorre che tutto sia nella giusta misura e soprattutto che ci sia la volontà di pulizia. Pulizia si accompagna con altri sinonimi che possono chiarire la nostra metafora, lucentezza, nitidezza, limpidezza, trasparenza, purezza ed onestà. E’ chiaro l’intento di vuole la sindacalizzazione delle FF.AA, vogliamo un “bambino pulito”, in una vasca adeguata e con l’acqua proporzionata senza un ulteriore ricarico per la società. E’ importantissimo questo passaggio perché in questi anni tutto si può attestare tranne che l’acqua pagata dalla società non sia stata abbastanza, all’epoca della lira si parlava di 50miliardi l’anno per un sistema che oggi entrambi le posizioni che state ascoltando giudicano insoddisfacente, figuriamoci quanto lieviterà per un miglioramento. Figuriamoci dotarlo di strutture giuridiche ed amministrative autonome. Attenzione, i costi evidenziati sono quelli diretti, sugli indiretti si potrebbe aprire un capitolo a parte. Ci riferiamo alla mole di ricorsi sulle sanzioni, sui trasferimenti, note caratteristiche, avanzamenti, indennità amministrative che ingolfano la macchina giudiziaria, molte volte attenta per evitare ricadute sull’intero apparato a non dare risalto agli errori amministrativi piuttosto che affermare i principi giuridici. A rimetterci due volte sono sempre i cittadini. Il punto nodale del Sistema di Tutela dei militari è se debba essere interno o esterno alla FA. In altre parole meglio il bagno nella “vasca idromassaggio” interna all’amministrazione oppure fuori dalla vasca sotto la doccia e probabilmente con poca acqua a disposizione? Meglio una tutela “pater familias” oppure l’“età adulta” del proprio fare? In primis, bisognerà chiedersi se il sistema della “Rappresentanza” è necessario agli addetti ai lavori, un momento di democrazia interno alle FF.AA., oppure a qualche riverbero con il mondo esterno? Bisognerà far capire in una o nell’altra prospettazione oggi enunciata il perché della scelta politica, il perché dei costi che produce. Attualmente il vero nodo da sciogliere è: a chi è utile questo sistema, non si capisce se è un reale strumento di tutela per il personale oppure semplicemente una valvola di sfogo utile a dare una parvenza di democrazia. La Rappresentanza è uno strumento del personale oppure un eco degli SS.MM.? Basterebbe dare un’occhiata alle recenti audizioni in Senato per notare che in alcuni momenti vi è stata una strana sovrapposizione dei documenti degli SS.MM. con quelli di alcune Sezioni Cocer! Per l’amor di Dio, laddove i fatti sono evidenti certa convergenza, è segno di maturità, ma, quando si omette di parlare di problemi reali di tutti giorni, tutti interni alla FF.AA., in cui la politica non ha nessuna colpa, il dubbio che qualcosa non quadra c’è tutto. Il mobbing, le sanzioni, note caratteristiche, avanzamenti, trasferimenti, sono doglianze che per una volta non possiamo addossare alla politica! Far passare il ritornello che tutto passa attraverso un mancato riconoscimento economico della politica, che parte dalla busta paga toccando richieste più minime quali la mancanza della carta da fotocopiatrice, della benzina, è una lagna che non giustifica tutto il resto. Tanto più che la polemica politica spesso diventa partitica. Richiedere il Ruolo Contrattuale in luogo di quello Concertativo non risolve nulla che attiene alla democrazia interna alle FF.AA. E’ comodo gridare all’equiparazione europea degli stipendi senza dare altrettanta attenzione ai diritti e alla democrazia che giustificano quegli emolumenti. Volutamente si gioca un ambiguità tra spese di funzionamento e quelle per il benessere del personale, per altro, quando le stesse lamentele le rivolgiamo al nostro interno, gli stessi SS.MM. ci ricordano che non sono materia di nostra competenza. E’ evidente che nel momento in cui si sovrappongono i contenuti c’è una enorme confusione dei ruoli. Non si capisce chi sostiene chi e per cosa. Soprattutto a chi giova questa confusione? Affermare che in questi anni la vasca era stretta, l’acqua poca, il bambino era incapace e senza volontà di pulirsi, è puro qualunquismo. Affermare che vi sia la necessità di rivedere il sistema “bacinella – bambino – acqua”, prodigandosi di dire semplicemente che la colpa è degli altri, è una pratica molto nota nel nostro paese ma che non fa bene a nessuno. Affermare che la L. 382/78 originale sia inadeguata non è assolutamente vero, perlomeno dobbiamo specificare rispetto a cosa? Al bambino, alla vasca o all’acqua? Gli altri soggetti interessati a vario titolo cosa ne pensano? Il legislatore dell’epoca aveva visto bene e lungo, designava la “legge dei principi” come momento indifferibile di un malcontento difficile da contenere. Tutta la società aveva subito cambiamenti epocali, mentre all’interno delle caserme tutto era fermo ed ingessato. La legge aveva un sua logica, contemperava l’esigenza operativa di Comando è quella di alcune richieste di maggiore democrazia tra il personale. L’ottica su cui ruotava la “legge dei principi” era quella di un esercito composto principalmente dalla leva obbligatoria. L’interazione della società civile con lo strumento militare era già garanzia di un mondo aperto. La forzatura di un anno di servizio di leva predisponeva l’apparato ad una attenzione maggiore pena l’intervento extramilitare dei parenti. Allo stesso tempo, la paura che l’immagine di un sistema chiuso, equivocamente, entrasse nella società ara motivo di attenzione a tutti i livelli. Si aggiungano gli arruolamenti “oceanici” di personale, che non consentivano un accurata selezione psicologica, e quindi è sempre esistito un elemento di discussione, che in qualche modo oggi è lo specchio della società. Viceversa, nel futuro fatto di soli professionisti, che vede un ristretto gruppo di personale attentamente selezionato, verrebbe da chiedersi se ha ancora una logica l’esistenza di un sistema di tutela per il personale militare. In fondo si tratta di una scelta di vita, dove diritti e doveri sono ben specificati, che ragione avrebbe una contrapposizione? D’altra parte, la questione economica è frutto di meccanismi automatici che poco differiscono dal Pubblico Impiego. Il problema non sussisterebbe specialmente se riusciamo a delimitare la convinzione per cui si fa quella precisa scelta di far parte delle FF.AA. Ad esempio, se ci rifacciamo ad alcuni modelli di esercito professionale tipo la Legione Straniera o quello americano notiamo che questo elemento non abbisogna, chi decide di far parte di quel tipo di esercito lascia il proprio mondo alle spalle, diritti e doveri sono ancorati alla scala gerarchica. Per non avere dubbi sulla convinzione, per chi decide di far parte di quello strumento militare, l’arruolamento è motivo di condono di reati per cui, diversamente, si sconterebbero qualche anno di carcere. In altre parole gli si da qualcosa ancora prima di ricevere, i ruoli sono definiti e non esistono tutte quelle patologie sopra evidenziate. Su questo aspetto tanta letteratura si è occupata della problematica evidenziando gli aspetti sociologici, psicologici, antropologici i vizi e le possibili derive di un sistema fortemente chiuso. Un altro modo per ritrovare la CONVINZIONE è il rovesciamento degli aspetti prima richiamati. Non un soldato ai margini della società, ma, l’eccellenza della società stessa! Il meglio che il paese può offrire, la specificità non è un motivo di “diminuzio ratio” ma di orgoglio di appartenenza. In una società moderna, occorre comprendere i meccanismi che determinato il proprio futuro con trasparenza, senso di responsabilità e intelligenza. Bisogna passare dal concetto di autorità a quello di autorevolezza. Si può essere autorevoli solo quando si è in grado di dimostrare le proprie capacità, il proprio ruolo, grado con trasparenza e razionalità. Non è possibile difendere la democrazia non vivendola, avendo un concetto esclusivamente teorico, magari frutto di una formazione chiusa come l’arruolamento. A questo modello di strumento militare vogliamo richiamarci, ne più e ne meno di quello europeo. I nostri paesi di riferimento sono la Germania, il Belgio, il Portogallo, l’Olanda, la Norvegia, Svezia, Danimarca ovvero a democrazie concordemente riconosciute. In compagnia di altri 32 paesi appartenenti all’EUROMIL organizzazione che unisce 500mila militari iscritti in organizzazioni professionali per la tutela della dignità del militare. A proposito di rovesciamento della medaglia, basterebbe ricordare l’evoluzione dei reati nei tribunali militari. Via, via che veniva cambiata la composizione monocratica, con l’inserimento di giudici civili cambiavano pure i reati. Dalla percentuale di reati relativi all’insubordinazione, oltraggio a superiore, disobbedienza, quasi tutti ad opera dei gradi bassi, si è passati ad altri reati come il peculato, l’abuso di ufficio, la truffa ad opera dei gradi superiori. Come mai prima non venivano alla luce questo tipo di reati? Sono problemi degli addetti ai lavori o di tutta la società? In questa occasione si rivendica la valenza di parte sociale NON come ulteriore motivo di disturbo della politica e della società, noi richiamiamo la vostra attenzione, non lasciamo che una parte della società viva una democrazia ridotta, diversa, peculiare, specifica a sovranità limitata. Noi siamo contro il virus del sindacalismo, tanto quanto, del nepotismo, dell’autoritarismo, nonnismo, privilegiatismo nonché del rappresentatismo di questi anni. Siamo contro tutti gli “ismi” che degenerano i principi, vogliamo buttare l’acqua sporca mantenendo bacinella e bambino. La Rappresentanza è stata la prova provata di un sistema che diventa privilegio e poi si fa “casta”. Basterebbe dare un’occhiata alle modifiche apportate alla originaria “Legge dei Principi”. Il mandato da due anni è passato a tre e poi a quattro, riducendo la possibilità temporale dell’elettore di una verifica, allo stesso tempo si è data la rieleggibilità, il potere di Concertare, di emettere comunicati stampa, il tutto senza arginare minimamente i fenomeni e le doglianze richiamate. Nel frattempo, ci siamo sempre lamentati delle risorse accettando proroghe e benefit “ad personam”. In tutte le proposte di Riforma della RM non si parla mai di “SFIDUCIA”, di “CONSENSO PROPORZIONALE”, di “QUORUM” elettorale, di diminuzione del numero dei Delegati, DI PIANIFICAZIONE, PROGRAMMAZIONE, RESPONSABILITA’ DELLA PROPRIA ATTIVITA’. Abbiamo un forte imbarazzo a proferire queste parole poiché in un sistema, in cui la colpa è sempre degli altri, i nostri discorsi suonano populistici. ONOREVOLI SENATRICI E SENATORI, Non si tratta di voler cambiare le regole, ma di adeguarle alle situazioni e ai tempi. Questo non è il caso in cui nominati preti e giurato voto di castità a metà strada chiediamo di sciogliere i vincoli rimanendo preti. Qui nessuno vuole cambiare le regole prime che fanno lo status dell’uomo in armi. Non si tratta di sovvertire l’ordinamento gerarchico, il principio di obbedienza, fedeltà, lealtà ma di adeguare il corollario ai tempi che sono cambiati. Allo stesso modo che il guerriero è passato dalle lance, spade frecce, ai missili, aerei e scudi stellari, allo stesso tempo i diritti sociali e politici si sono evoluti, o meglio trasformati. I cambiamenti tecnologici strutturali devono adeguare la struttura giuridico amministrativa, con pesi e contrappesi per un equilibrio di ogni parte della società. Concludiamo questo nostro intervento con le parole ben più autorevoli delle nostre oltre 2500 anni fa, Aristotele nel libro la “Politica”, Cap. VII. Dopo aver stabilito le quattro funzioni principali di uno Stato, Gestione Cosa Pubblica, Difesa, Disponibilità di Ricchezza e Culto, si pone l’interrogativo di come devono essere distribuite: “..si dovranno assegnare a persone diverse oppure alle stesse persone?.” Incomincia l’analisi con le due funzioni principali Gestione della Cosa Pubblica e la Difesa ed evidenzia come ogni funzione richiede attitudini diverse. L’una ha bisogno del vigoe e della saggezza, l’altra del vigore e della forza. Come pericolo deduceva “E’ impossibile che coloro che sono in grado di esercitare la forza e di opporre resistenza si adattino a restare sempre nella condizione di subordinati..” In seguito,per prevenire la problematica, la costituzione doveva prevedere di assegnare entrambi le funzioni alle stesse persone , con l’accortezza di tempi diversi seguendo la natura. La natura ai giovani dona la forza, negli uomini maturi la saggezza. In tal modo da giovani si praticava l’arte del soldato e nella maturità si gestiva la Cosa Pubblica. Ebbene qualche analogia riusciamo a trovarla, anziché in congedo gestire la Cosa Pubblica si diventa Manager di dei Grossi Gruppi industriali. Sarà il giusto contrappeso degli futuri? Noi nutriamo dei dubbi, voi la responsabilità di decidere! 13.06.07 Ferdinando Chinè
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Solidarietà, comunanza e MUTUO SOCCORSO Cari Amici e Colleghi,
In questa occasione mi preme esprimere solidarietà e vicinanza ai colleghi C.C. del COIR PALIDORO. Per due motivi sento doverosa questa presa di precisazione, da un lato l’antipatia personale e condivisa con il Coir per le “fiction televisive”, per altro verso perché penso di capire cosa significhi prendere una posizione così netta all’interno delle nostre mura. La percezione delle difficoltà che stanno attraversando o si apprestano ad attraversare è qualcosa che in prima persona ho vissuto. Eravamo nell’VIII Mandato (1999-2001) è il sottoscritto era Delegato Coir della 1° Regione Aerea, che poi diventerà Coir Comando Logistico. Dopo circa un anno e mezzo, come un fulmine a ciel sereno, deliberiamo la “Sfiducia al Cocer AM”. Le incomprensioni iniziali, dovute a cordate e “sgambetti” per essere eletti, si acuiscono e si materializzano in un documento che ne chiedeva le “Dimissioni Morali”. Dall’inizio del Mandato, avevamo inviato al Cocer oltre trenta delibere in cui chiedevamo il loro intervento e non avevamo avuto il minimo riscontro. Non solo non trovavamo apprezzamento del nostro fare, ma, neanche corrispondenza di ben altre attività più importanti. In un primo momento, non ci sembrò niente di anormale, la delega ad agire per nome e per conto nostro come l’avevamo data era intenzione revocarla. Ben sapevamo che da un punto di vista concreto, tale delibera, non trovava applicazione, si trattava di una semplice “Sfiducia Morale”. Si trattava di un “richiamo ai patti tra gentiluomini”. D’altra parte questo era l’unico mezzo per esprimere un dissenso rispetto ad un Cocer completamente autonomo e libero di Deliberarsi la Proroga o di andarsene in giro all’estero. Ebbene, non l’avessimo mai fatto, nei giorni seguenti alla Delibera si paventa di tutto e di più, si parla di provvedimenti disciplinari, di Delegittimazione di un Organo Istituzionale, di posizioni strumentali e chi più ne ha più ne metta. I sinistri ritornelli li ascoltavamo in stereofonia, da un cassa l’alto Comando dall’altra il nostro Cocer. Come reazione ad una possibile ritorsione, avevamo avvertito qualche nostra conoscenza politica per una eventuale interrogazione parlamentare e comunque per una vicinanza psicologica. Per quell’occasione, grazie a Dio, non successe niente, pochi mesi dopo, il nostro Presidente Coir, o per meriti o per punizione fu trasferito decadendo dal Coir. A parte la storia che si ripete, a quei tempi non imperversano in televisione una fiction dietro l’altra, non vi era esigenza di una “propaganda martellante”. Pochi anni prima, addirittura, commedie con Montesano, Boldi ed altri comici nazionali, evidenziavano il lato ironico, grottesco anziché bravura e bellezza. In effetti, laddove la stima e le capacità sono riconosciute, non occorre darne sporgenza, risulta straripante e di poco stile. Basterebbe ricordare tanta cinematografia che ha evidenziato gli indiani cattivi ed i cow-boy buoni, o i viet-kong sadici e gli americani per bene, per rendersi conto, a distanza di anni, di come urtano il buon senso. Film con l’esclusivo compito di propagandare una idea parziale e fuori dalla realtà. Torniamo ad oggi, il sottoscritto durante un incontro Cocer Interforze evidenziava il tono ingeneroso del Comunicato Stampa dei “cugini” C.C. in quanto, tacciando di “..PARLAMENTARI SINDACALISTI ED ALTRI PERSONAGGI INTERESSATI A VARIO TITOLO…”, per poi affermare più avanti “…LE INIZIATIVE INTRAPRESE DA ALCUNI ORGANISMI O SINGOLI DELEGATI POTREBBERO ESSERE STRUMENTALIZZATE PER SCOPI UTILITARISTICI…”, con l’apoteosi conclusiva, “…STRONCARE SUL NASCERE OSCURE TRAME PER FINI ELETTORALI”, mi dava l’idea di un Comunicato che suonava male. Neanche gli SS.MM hanno mai espresso tali parole con tanta durezza e risentimento. Facevo questo riferimento poiché in ambito Interforze, nella “Riforma dello Strumento di Tutela” era mia intenzione lavorare per “Mozioni Separate” anziché ricercare a tutti i costi un “papocchio” che non accontentasse nessuno. In qualità di Delegato Interforze preferisco fare un percorso con i Delegati che la pensano similmente piuttosto che fare un discorso interno di Sezione. Ognuno di noi è per definizione portatore di pensieri che si sono espressi nel voto, quindi non vedo perché mediare con chi la pensa diversamente per “motivi fuor di misura”, preferisco accomunarmi e sviluppare il ragionamento con chi trovo comunanza. Questa comunanza la ritrovo meglio tra i colleghi C.C. contrari al Comunicato Stampa della loro Sezione, piuttosto che con alcuni della mia. Vale lo stesso discorso con alcuni della Marina, altri dell’Esercito e della GdF. Vale lo stesso discorso con i singoli Coir o Cobar come quello della Regione Lombardia dei CC che sostengono la stessa causa. Con loro voglio lavorare e a loro dico, non siamo i soli. Nel momento in cui scrivo mi trovo a Loreto in una assemblea plenaria composta dal Cocer e da tutti i Cobar e i Coir confluenti, nella quale è stato approvata, a larghissima maggioranza, la seguente decisione: “…nel prosieguo del mandato, il COCER AM, COIR ed i COBAR confluenti sostengono tutte le iniziative costituzionalmente previste, legate al riconoscimento del DIRITTO SINDACALE per i militari, inteso come estensione alle FF.AA. di quanto già previsto alla L. 121/1981 in materia di tutela del personale per i corpi di polizia….” Amici del Coir Palidoro, Cobar della Regione Lombardia, non siete soli, parte importante del panorama Interforze è con voi. I Delegati della Guardia di Finanza, Aeronautica, parte della Marina e una piccola parte del vostro Cocer la pensa esattamente come voi e non si ritengono ne “Strumentalizzati” e tanto meno “strumentalizzatori”. Siamo cittadini che conosciamo i problemi di tutti i giorni dei nostri colleghi, quelle del mobbing, sicurezza sul lavoro, chiusura degli enti, gestione esuberi, alloggi, precari e chi più ne ha più ne metta. E’ inutile nascondersi dietro un dito, le delibere ed i comunicati stampa non riescono a dare risposte. Chi pensa che si possano stroncare sul nascere certe libertà costituzionali, che chiedono solo equità e pari dignità, pensa male, SOLIDARIETA’ E MUTUO SOCCORSO sarà la risposta a tante “fiction televisive”.
Ferdinando Chinè PER LA VERSIONE STAMPATA DELL'ARTICOLO
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"SEI PERSONAGGI IN CERCA D'AUTORE" ...Disegni, Bandiere e Proposte.. CARI Amici e Colleghi, Questa volta penso di avere veramente esagerato in tutti i sensi. L’articolo che segue è di ben nove pagine. Oltre ad attirarsi tante antipatie, ha l’ardire di concludere con una proposta differente da tutte quelle “in commercio”. Tante voci ogni giorno si levano nell’etere, ognuna dice le sua ragione, unitamente non dicono la verità. Manca sempre qualcosa, ci sono dei vuoti che si colmano ma ne aprono altri. Ho suddiviso l’articolo in III ATTI: - UNA CASA DISEGNATA - FIGLI DI UNA BANDIERA - ALZATI E CAMMINA. Per chi ha a cuore il problema della casa spero di aver fatto cosa gradita approfondendo l'argomento che si conclude con una proposta concreta. Tante voci e battibecchi e mai un tavolo comune. Questo ragionamento è un tentativo per cercare di uscire dalla visione parziale di chi porta una bandiera. BUONA LETTURA, NEI PROSSIMI GIORNI IL II E IL III ATTO. Ferdinando Chinè
19.03.07 - CASADIRITTO "NO A COMITATI LAST MINUTE". segue
17.03.07) IIi ed ultimo ATTO "alzati & Cammina"
PER LA VERSIONE STAMPATA DEI TRE ATTI - ATTO I, UNA CASA DISEGNATA - ATTO II, FIGLI DI UNA BANDIERA - ATTO III, ALZATI E CAMMINA.
ATTO I
- UNA CASA DISEGNATA - Prove di Disegni di Legge
Nella lunga vicenda degli alloggi, come nel racconto di Pirandello “Sei personaggi in cerca d’autore”, ci sono i protagonisti ma non si trova l’autore. Ho trovato molte analogie con la narrazione famosa, vediamo un po’ chi sono questi attori. L’Alloggio è il protagonista principale, segue l’Amministratore, il Proprietario, il Condomino, lo Speculatore e il Rappresentante. L’Alloggio è l’Attore muto, pur essendo protagonista non può dire nulla, è abbandonato e sfruttato da tutti, è proprietà demaniale e lo gestisce l’AMMINISTRATORE (Stato Maggiore) secondo le sue esigenze. La parola che non può dire l’ALLOGGIO[1], per una sorta di contrappeso della natura è detta dal CONDOMINO che rivendica un “Diritto Naturale” a diventare proprietario dell’alloggio. Il PROPRIETARIO è il protagonista anomalo, si chiama Stato, Parlamento, Governo, sono tutti e nessuno. E’ indeciso sul da farsi, da un lato vorrebbe vendere gli immobili per fare cassa e togliersi le spese, dall’altra parte, sia il Gestore che il Condomino urlano le proprie ragioni e non riesce a prendere una decisione. Il RAPPRESENTANTE è il protagonista misterioso, le sue peculiarità non sono conosciute e definite, lui vorrebbe rappresentare sia il Condomino che chi aspira a diventare tale. Per anni è stato silente, si dice che fosse muto e dopo un viaggio a Lourdes abbia preso la parola. In questo teatro ci sono lunghe scalinate fatte di voti, avanzamenti, capacità e furbizie prima di recitare la propria parte, occorre fare il percorso ad ostacoli. Come in ogni racconto non poteva mancare il cattivo per definizione, nel nostro caso è lo SPECULATORE. Il cattivo si muove dietro le quinte, una forma di suggeritore occulto, ricorda Iago del Moro di Venezia. Ogni protagonista è convinto d’avere un Ruolo-Naturale ed in virtù di esso interpreta e prende parte alla recita, come l’Horror Show sono anni[2] che si ripete lo spettacolo e nonostante il cambio generazionale la pantomima è perfetta senza variazioni o colpi di scena. Eppure manca qualcosa, non si riesce a capire perché non si trova l’autore e quindi il finale. Sembra che una volta immessi nell’opera si è soggetti ad una sorta di reincarnazione e non si giunge a quella parola tanto attesa “.. vissero felici e contenti..”. Nel romanzo di Pirandello, ad un certo punto, i personaggi non trovando un autore che portasse in scena il loro dramma irrompono su un palcoscenico materializzandosi improvvisamente su un palcoscenico. Nel nostro caso potrebbe succedere la stessa cosa? Soprattutto, chi si vede lo spettacolo tutte le sere, replica dopo replica, in uno stato di trance riuscirà a svegliarsi? Il protagonista muto, l’Alloggio, riuscirà a prendere la parola per farsi ristrutturare e capire che fine farà? Ogni rappresentazione scenica, per avere successo, ha bisogno del dramma, di una condizione che vede contrapposti due situazioni tragiche, gli anziani abbandonati ed i giovani senza speranza. Da un lato il personale che non vuole o non può lasciare l’alloggio, i cosiddetti “sine titulo”, dall’altro i colleghi in attesa di usufruire di una casa. Nel mentre attendiamo che qualcosa accada, di volta in volta, qualcuno si improvvisa autore e prende l’iniziativa per portare a conclusione la storia. E’ il caso del recente disegno di legge, Atto 599 del 9/06/06, in cui, rispetto al passato, viene fatto fuori il cattivo[3] rimanendo cinque protagonisti. Altro fattore positivo del DDL è che i proventi derivanti dalle alienazioni dovrebbero essere assegnati al Ministero della Difesa. In realtà nella Finanziaria 2007 risulterebe a favore del Ministero dell’Economia. La vendita diretta del patrimonio abitativo è giustificata nella relazione illustrativa in quanto trattasi di un provvedimento a “il carattere sociale: reddito familiare, numerosità della famiglia, difficoltà di inserimento nella nuova sede. Il fattore mobilità che avrebbe dovuto essere quello principale ha finito per essere condizionato”. Sulla Relazione Illustrativa, fatta questa breve premessa sul perché della proposta in corso, la conseguenza è quella di immaginare di realizzare 30-40 mila alloggi nuovi da assegnare alla truppa. E poi continua, il principio della vendita diretta agli utenti si deve pensare nell’ottica di un progetto più ampio che potrà coinvolgere anche i capitali privati e gli enti locali. Questi principi condivisibili trovano corrispondenza nell’articolato? Ho dei piccoli dubbi! Già dal Primo Articolo del DDL qualcosa non mi convince, gli alloggi posti in vendita possono essere sia gli A.S.I. che gli A.S.T. La prima deduzione che mi viene in mente, è che anche gli ASI sono stati e sono una specie di paracadute sociale, cosa c’entrano gli Alloggi di Servizio per Incarico? Molto probabilmente in questo passaggio il politico “ci ha azzeccato”. L’alloggio per Incarico non era quello strettamente legato alle esigenze di Forza Armata in cui viene pagata la reperibilità ed operatività con un canone irrisorio ed un forte sconto sulle spese condominiali? Teniamo conto che proprio per la natura fiduciaria dell’Incarico è sempre stata prerogativa dell’Amministratore, nella sua line di comando, dare la preferenza sul fortunato collega. Altro punto che non si spiega, all’interno dello stesso articolo, è che non possono comprare l’alloggio solo coloro che hanno altro appartamento nel comune di residenza. Solo nel comune di residenza? Se a pochi chilometri, in un altro comune si ha un altra casa, oppure una in montagna o al mare per quale motivo di deve mantenere il diritto alla prelazione per l’acquisto? In queste possibili condizioni si tratta comunque di un provvedimento è a carattere sociale? Per quale motivo non inserire il vincolo del territorio nazionale? Nella disamina del disegno di legge, viene da pensare che si mette in liquidazione il patrimonio abitativo per fare cassa e rinnovare il parco alloggi. Ma come è possibile fare cassa abbattendo del 40-50% del valore di mercato? Soprattutto quale valore di mercato? Quello stabilito dal rapporto domanda e offerta a cui le agenzie immobiliari nazionali si rifanno, oppure quello dato dal valore della dichiarazione ICI, che è molto lontano dal mercato e realtà immobiliare? Soprattutto, il valore di mercato per sua definizione tiene già in debito conto di un insieme di parametri, quali la vetustà, la zona di appartenenza, l’accessibilità ai servizi e il fatto se è locato oppure libero. Non c’è forse il rischio di abbattere due volte il valore reale dell’immobile? Ciò potrebbe essere ammesso se l’assunto che si trattasse di “provvedimento a carattere sociale” terrebbe conto dei parametri di reddito, esempio la dichiarazione ISE, coinvolgendo tutto il personale dentro e fuori l’alloggio. Se torniamo ai “nostri” personaggi in cerca d’autore, in una delle tante storie[4] lo “SPECULATORE” s’intrometteva nella recita pagando pronto cash l’alloggio per un successiva rivendita agli utenti con un poco virtuoso ricarico. Sicuramente traeva profitto, come contro, il PROPRIETARIO poteva disporre immediatamente del contante e forse avrebbe potuto costruire con la stessa celerità gli alloggi. Peccato che in quella storia il contante non finiva la Ministero della Difesa. Con il nostro DDL, fatto fuori lo “Speculatore”, il CONDOMINO è garantito da quel pedaggio di mediazione, ma, in quanto tempo si può fare cassa prima di costruire l’alloggio per chi lo aspetta? Vediamo un po’, stando al provvedimento, tre mesi sono necessari per definire la “propensione all’acquisto”, entro sei mesi il Ministro dovrà emanare appositi decreti per la vendita, non più di tremila unità ed infine gli atti di vendita sono perfezionati entro 18 mesi. Dopo oltre due anni possiamo sperare che qualcosa si possa muovere per costruire la casa a chi aspetta da decenni. Se per vendere a fare cassa occorre questa tempistica possiamo pensare che per costruirne nuovi appartamenti basta meno tempo? Soprattutto, a fronte di tremila appartamenti malandati, con un prezzo abbattuto fino al 50% quanti nuovi alloggi si possono costruire? Qui non si tratta di fare le pulci al DDL per aumentare senza ragione il prezzo della casa e tanto meno nessuno vuole inasprire le tensioni tra chi è in alloggio senza titolo e chi attende fiducioso da anni, mi piacerebbe che il problema acquistasse la portata per cui è nato, ovvero di un intervento a carattere sociale. Vorrei si evitasse di “sommare le pere con le pere”, ovvero “il carattere sociale” con “l’operatività/mobilità”. Le due cose necessitano di un quadro separato e non comparabile. Per questa ragione, vorrei che si evitasse di fare il ballo della scopa, quello che quando finisce la musica chi non trova la compagna di ballo paga il pegno. .........
II ATTO - FIGLI DI UNA BANDIERA "..Cicero prodomo sua.." Nel nostro paese troppo spesso siamo abituati a considerare i problemi nell’ottica in cui ci toccano, del resto tutto appare lontano e di poco interesse. Gli amici di CASADIRITTO si sono presi la briga in via prioritaria del problema loro e non di una complessa situazione che vede tutto il corpo militare avere un DEFICIT di DIRITTI. Ogni giorno si sprecano le ragioni di incomprensione: trasferimenti, avanzamenti, incarichi, punizioni, mobbing e chi più ne ha più ne metta. Forse bisognerà fare altrettanti COMITATI per essere uditi in Commissione Difesa. Per carità, l’azione svolta da Casadiritto in questi anni è stata lodevole, in fondo hanno occupato un vuoto lasciato dagli altri “personaggi”, un po’ come avviene in fisica che i vuoti si colmano, solo che la loro attività appare viziata e di parte. Né più e ne meno degli altri “personaggi in cerca d’autore”. Oggi chi si leva contro di loro lo fa principalmente per due motivi. Il primo, è per una questione strumentale politica[1], agitare la bandiera della rotazione, facendo sognare chi deve entrare, fa molto comodo. In realtà sappiamo tutti che non è possibile, poiché, a fronte di circa 2000 “sine titulo”, ci sono oltre 20mila colleghi che attendono. E’ come far entrare “un cammello nella cruna di un ago”. Non dimentichiamoci che, oltre 2500 alloggi risultano non occupati o perché sono in zone poco appetibili o perché fatiscenti e abbandonati. Per non parlare dei 4500 alloggi messi a disposizione, “a macchia di leopardo” , per la “cartolarizzzazione”. Neanche se si tirava a sorte risultavano così sparpagliati gli alloggi messi in vendita. Come è possibile pensare ad interi palazzi per una parte privati e per la restante porzione di proprietà demaniale? L’altro motivo di tanto livore nei colleghi “sine titulo” è meno razionale e più emotivo. E’ una antipatia che nasce da lontano, nel momento in cui prendono Titolo al posto di altri, senza una cognizione esatta e di trasparenza. Questo seme di freddezza negli anni si nutre di un comportamento spesso isolato. Coloro che abitano nelle zone logistiche sono i colleghi che meglio di altri usufruiscono dei servizi viciniori: piscina, spiaggia, palestra, campi da tennis, calcetto e circoli, per chi arriva da fuori si ha l’impressione di essere sempre in ritardo o un estraneo. Ovviamente, il mio è un ragionamento molto generale e non vuole giustificare questa antipatia, ma, neanche far finta che non esiste. A supporto del triste sentimento, si aggiunga il fatto che un tempo vi era collegato, tanto all’A.S.I. che all’A.S.T., un minimo di incombenza maggiore, ad esempio la sostituzione del collega per assenza improvvisa durante un servizio armato. Oggi neanche quella faccenda, nella turnazione dei servizi sono già indicati gli eventuali sostituti, si tratta di tutto il personale compresi i pendolari cronici. Facciamo un salto indietro, per chi è stato almeno una volta nelle Commissioni Alloggi ricorderà che bastava un figlio, un grado o qualche anno di anzianità in meno per acquisire la possibilità ad entrare in un alloggio A.S.T. Poco importava se negli anni successivi le cose potevano cambiare nettamente a favore di chi era entrato. Altro che pochi spiccioli di differenza, risolto il problema di chi entrava, chi restava fuori è stato abbandonato. Tanto è stato l’abbandono che nel momento in cui si ventilò la possibilità di vendere il patrimonio immobiliare, l’AMMINISTRATORE, per evitare di perdere “i gioielli di famiglia”, ha cominciato a gridare “al lupo al lupo” e trasformare la stragrande maggioranza degli A.S.T. in A.S.I. Siccome l’INCARICO è assegnato per comprovata fiducia e per le riconosciute qualità e peculiarità di impiego, dall’ AMMINISTRATORE, è sempre stato svincolato da qualunque logica di trasparenza. Se c’è una cosa che in questi anni non siamo riusciti a comprendere è la distinzione sostanziale tra gli incarichi con o senza diritto all’Alloggio. E’ la stessa cosa dell’Indennità di Capo Nucleo che fa una doppia diversità: prima fa una differenza tra chi è Capo e chi non lo è, poi tra chi è Capo Nucleo e chi Capo Sala/Segreteria. In questa doppia diversità non si comprendono quali sono le RESPONSABILITA’ amministrative e penali che giustificano tale benefit. Se l’A.S.I. viene incluso nel DDL 599 tra gli Alloggi a “carattere sociale”, l’emolumento di Capo Nucleo, direttamente collegato, avrà mica la stessa connotazione a carattere sociale? Penso proprio di si, non trovo alcun legame con le responsabilità! “L’astuta” contromossa dell’AMMINISTRATORE è stata il passaggio da A.S.T. ad A.S.I. con tanto di beneplacito del “CONDOMINO” in quanto di punto in bianco si è trovato a pagare pochissimo. Probabilmente il “PROPRIETARIO” nel DDL 599 ha fiutato il giochino dell’AMMINISTRATORE per non vendere e quindi vende tutto, sia A.S.I. che A.S.T. L’AMMINISTRATORE da sempre gioca con “ingegnosità”, dapprima giovando degli aumenti ad equo canone[2] dei “sine titulo” e successivamente aumentando il numero degli A.S.I. L’aumento di canone nella misura doppia avrebbe dovuto diventare fondo disponibile per la costruzione di nuovi alloggi, dove si trova e quali sono i progetti e alloggi nuovi costruiti? A chi ha giovato l’allargamento degli incarichi, non ha forse impedito il numero di alloggi a disposizione per la vendita? Quando si trattò di aumentare i canoni, l’AMMINISTRATORE non badò, quanto sta facendo oggi, allo sfratto a tutti i costi, quel surplus economico aveva mitigato gli animi. Oggi che le FF.AA. vanno riducendosi, piuttosto che perdere la gestione dei “gioielli di famiglia”, di colpo sono diventate paladine di chi attende silente, alzando la bandiera della rotazione e mobilità come status. Una mobilità che tante volte fa comodo, si racconta che qualche fortunato arriva a cinque/sei trasferimenti nel raggio di 100 km. Fortunato perché l’Indennità di Trasferimento dovrebbe compensare anche la carenza di alloggio. E’ curioso apprendere dai giornali che ci sono generali da sfrattare e Volontari da far entrare, come se le due figure fossero sostanzialmente alternabili nella rotazione abitativa. Siamo sicuri che una volta effettuati i recuperi coattivi degli alloggi, l’Amministratore li assegnerà secondo regole di trasparenza e carattere sociale? Oppure si ripeterà quella discutibile concessione ad incarico? La questione che ora si pone è come evitare il ballo della scopa, quello che trasferisce semplicemente la problematica tra chi compra e si mette al riparo e chi attende fiducioso? Per l’amor di Dio, il diritto alla casa è sacrosanto e costituzionalmente previsto, lungi da me volerlo negare, anzi è nell’ottica rovesciata che mi preme ampliarlo anche per coloro che non verranno mai sfrattati, poiché mai sono entrati e mai entreranno in un alcun alloggio. Per quanto mi riguarda, proprio per il carattere sociale, tutte quelle situazioni al limite della DIGNITA’ sono da TUTELARE senza se e senza ma. Le vedove, i colleghi con figli handicappati, non essendoci i requisiti di acquisto, devono mantenere la nuda proprietà fino agli ultimi giorni a prescindere di chi diventerà PROPRIETARIO. In questi casi l’abbattimento del costo dell’ALLOGGIO può giustamente avere le proporzioni del 50% e più. Fuori da questi presupposti, nelle rimanenti condizioni di quotidianità, siamo di fronte a colleghi in cui, in altri momenti, ci si lamenta per l’appiattimento degli stipendi. Anche il numero di figli si è stabilizzato in una media nazionale e le mogli che lavorano o meno si trovano tra chi abita dentro o fuori. Siamo fondamentalmente in situazioni della stessa specie, non esistono “poveri” che abitano negli alloggi della difesa e ricchi che vivono nei quartieri bene. Anzi, proprio per i costi elevati della casa nei grossi centri urbani, i “colleghi in attesa” sono costretti a prendere casa nelle periferie o nei paesi viciniori diventando pendolari cronici. Bisogna prendere atto che, il patrimonio abitativo in questi anni ha subito un depauperamento non più accettabile. Sia il “l’AMMINISTRATORE”, sia il “PROPRIETARIO”, nel momento che hanno abbandonato ogni proposito ad esercitare le proprie prerogative, hanno lasciato nel completo abbandono il povero "ALLOGGIO. Questa mancanza è stata compensata dai CONDOMINI che a proprio carico, spesso e volentieri, hanno ristrutturato e tenuto in uno stato accettabile interi stabili. Qui siamo in un circolo vizioso di difficile soluzione, da un lato l’amministrazione a causa delle continue proroghe politiche agli sfratti, si è trovata a preferire di lasciar perdere, dall’altro il POLITICO, di fronte al POPOLO DEI FAX dei CONDOMINI non se la sente di prendere posizioni decisive, come potrebbe essere diversamente quando si alzano bandiere di anziane vedove, figli handicappati e invalidi di servizio. In mezzo a queste diatribe chi ci rimette, attende e sta in affitto, sono sempre gli stessi, sono l’altra faccia dei colleghi, sono l’immagine rovesciata. Comunque lo si veda, nonostante tutte le contraddizioni, il disegno di legge cerca di smuovere l’attuale situazione stagnante inserendosi in una ottica futura a medio e lungo termine. L’esercito che si delineerà nei prossimi anni sarà fortemente ridotto e con una maggiore esigenza di proiezione e mobilità. Situazione che non occorre di strutture fisse da gestire ma la possibilità di avere fondi “pronto cash” per risolvere la situazione nell’immediato. E’ chiaro che ognuno sarà libero di optare tra l’Indennità di Trasferimento oppure il pagamento di un canone per l’alloggio per tutto il periodo in servizio, entrambi di certo non sono spiegabili.
IIi ed ultimo ATTO - “Alzati e Cammina”
Il militare in questo processo professionalizzante sempre più dovrà acquisire specificità proprie, tralasciando tutto quel contorno che l’esperienza ci ha insegnato non gli appartiene. Laddove abbiamo voluto improvvisarci albergatori, i risultato sono sotto gli occhi di tutti. Si potrebbero citare tanti esempi oltre agli alloggi che non trovano una spiegazione razionale, vedi “Casse – Ufficiali e Sottufficiali” da tempo in sofferenza, “Gestione dei soggiorni e strutture di promozione umana sociale”. In un momento in cui la maggior parte delle attività vengono esternalizzate, cioè cedute alle ditte, non si capisce perché la F.A. aspirerebbe a mantenere il ruolo di albergatore? Come mai si cede lentamente la manutenzione dei nostri aerei e strutture ad alto valore tecnologico e come contro si vorrebbe continuare a gestire il patrimonio abitativo? Sono convinto che è lì che dobbiamo ritrovare la nostra essenza, la nostra autosufficienza operativa. Teniamo presente che dietro l’attività di “AMMINISTRATORE” vi è un enorme lavoro burocratico, per non parlare delle implicazioni disciplinari che si creano all’interno dei villaggi tra “CONDOMINI”. Se poi saranno per metà privati e metà demaniali non oso immaginare le complicazioni nascenti! Perché farsi carico di queste beghe? E’ evidente che ogni “personaggio” ha contribuito a portare avanti solo ed esclusivamente la propria bandiera. Con quale situazione ? Personale senza titolo, ALLOGGI degradati sfitti, tanti alloggi ad incarico, gestione sofferente a causa dei costi di manutenzione. Stavo dimenticando un personaggio del romanzo, il personaggio misterioso, il “RAPPRESENTANTE” di cui ultimamente ha preso la parola. Dopo il silenzio cronico di questi anni, i pochissimi passaggi da protagonista lo vedono contraddirsi, prima favorevole e poi contrario alla “cartolarizzazione”. Anche Lui si è comprato una bandiera, quella dell’Indennità di Alloggio per tutti. Da un punto di vista consequenziale non fa una piega, si potrebbe riassumere così, visto che l’alloggio è un benefit a carattere sociale, tenuto conto che siamo tutti bisognosi, considerato che la situazione con la rotazione non si risolve, diamo a tutti una Indennità di Alloggio. Messa così potrebbe pure andare, se non fosse per il fatto che non si capisce chi dovrebbe “cacciare i soldi” per questa indennità? Vendiamo le case e fin quando ci sono soldi mangiamo e beviamo e poi si vedrà? Oppure riconvertiamo tutti gli ASI in AST, l’ aumentato d’affitto lo suddividiamo tra chi sta fuori? E tutti quei discorsi di mobilità, esigenza di rotazione dove sono finiti? Sarà una Indennità gerarchizzata, in base all’Incarico, al reddito, alla città, forfetaria, una tantum o uguale per tutti? Tanto vale chiedere una Indennità militare che inglobi ogni cosa, resta solo un problema, chi, come e quando pagherà. Dopo una analisi così al “vetriolo”, che non risparmia niente e nessuno, sarebbe poco onesto chiudere il ragionamento senza uno straccio di proposta. Per evitare tale giudizio, eccomi “ora e qui” pronto a dire la mia. Innanzi tutto tocca fare una distinzione tra il “Carattere Sociale” da quello realmente ed inequivocabilmente operativo. Sommare le due situazioni crea parte dell’ingorgo. Per fare un esempio, di concretamente “operativo” e NON, prendo a prestito due figure lavorative della vita quotidiana, un addetto alla conduzione di caldaie o impianto idraulico ed un Responsabile dei Servizi Tecnici Logistici. Ammesso che ad uno solo dei due dobbiamo dare l’alloggio per la sua disponibilità immediata, sono convinto che aspetti più sensatamente al primo. Non mi risulta che quando s’intasa il bagno chiamiamo l’ingegnere, l’architetto o il geometra, per fare una valutazione del da farsi, chiamiamo direttamente “l’idraulico PRONTO INTERVENTO”. Vale il medesimo discorso per il pronto soccorso. Con questo non voglio dire che al Responsabile non spetti l’alloggio, potrebbe essere dato come benefit per le responsabilità amministrative e penali ma non di certo per l’operatività e disponibilità immediata. Sono convinto che il terreno “dell’operatività” soffre del principio del piano inclinato, ovvero quello che, una volta intrapreso, c’è il rischio di prendere un’eccessiva accelerazione difficilmente controllabile. Questo aspetto si coglie soprattutto nelle richieste separate di Comparto Difesa e Sicurezza, laddove volendo trovare una peculiarità nella peculiarità, qualcuno evidenzia di avere la “pistola” e qualcun altro risponde di avere il mitra, si aggiunge un altro con il bazzuca, segue il carro armato e l’ultimo il caccia bombardiere subsonico. Se siamo d’accordo nella ridefinizione e distinzione netta tra carattere sociale ed operatività il passo successivo è quello di far sedere ad un unico tavolo tutti i personaggi, compreso chi personaggio non è e lo deve diventare. Prima ancora che ogni “personaggio” si esprima, con il rischio di sentire i soliti ritornelli, tocca dare la parola agli oltre 20mila colleghi che guardano silenti lo spettacolo da anni. Tocca dire loro di uscire dallo stato di “trance” e fare un Comitato “DIRITTOCASA” che argomenta in prima persona le proprie idee. Il problema dei 20mila “aspiranti” va visto sotto l’ottica di una soluzione complessiva e non settoriale che potrebbe accontentare solo quella piccola parte “fortunata” che entrerebbe al posto dei “sine titulo”. Perché se così fosse, tanto vale portare ognuno la propria bandiera. Sono convinto che il nascente comitato “DIRITTOCASA” andrebbe ad occupare il vuoto lasciato da ogni “personaggio” che parla sempre e comunque in via parziale. Mi verrebbe da utilizzare un famoso adagio, “…DIRITTOCASA alzati e cammina..” A mio avviso occorre mettersi ad un tavolo nella “posizione originaria[1]” sotto un “velo di ignoranza”. Si tratta di una “posizione” in cui ogni “personaggio” non ha idea di quale parte andrà ad interpretare nel teatro, prima si è uomini e poi “personaggi”. Prima bisogna mettersi d’accordo sulle regole ed i principi per trovare le soluzioni. Non sapendo ognuno quale parte gli toccherà fare nel “teatro della vita”, se lo sfrattato o la sfrattatore, il “sine titulo” o “chi è in attesa”, in questo modo si cercherà unitamente di “massimizzare” il bene e “minimizzare” il danno complessivo e individuale. Tenendo ben presente che il teatro stesso non si trova fuori dal mondo, su un’isola e dentro un castello, ma, in un contesto sociale, in cui il “carattere sociale” è l’assunto di esistenza. Una soluzione equa che accontenti i “personaggi” è una soluzione che accontenta principalmente la società civile, poiché non deve farsi carico di teatri e prose, peraltro ben sapendo che tutti sono scontenti. Una volta definita quella reale ed incomprimibile “necessità operativa”, immagino intorno al 5% di tutto il patrimonio abitativo, il restante parco alloggi va venduto in blocco e quanto prima. Altrettanta percentuale, in qualità di benefit, potrebbe essere riservata ai “Dirigenti” con dirette responsabilità penali ed amministrative. Questa piccola fetta riservata per lo “status operativo” e “manageriale” non è detto che deve corrispondere in Alloggi, ma potrebbe essere un “FONDO LIQUIDO” da gestire all’occorrenza secondo le esigenze, pagando l’affitto ogni volta che si presenterà la necessità. Un Direttore di Banca non vive in un Alloggio di Servizio, ma, in un appartamento pagato dalla Banca. Non dimentichiamo che, durante la “guerra del Golfo” alcuni nostri colleghi alloggiavano presso gli hotel. Il passo successivo sarebbe quello di far rientrare il cattivo, lo “SPECULATORE”. Può sembrare una cosa strana, il cattivo in ogni storia lo si elimina, fa una brutta fine, perché recuperarlo? Innanzitutto, le storie senza cattivi non hanno senso. A parte una questione di sceneggiatura, mi preme recuperare la parte per cui potrebbe essere utile, ovvero di una disponibilità economica immediata per fare una ingente operazione di dismissione e costruzione contemporaneamente. Allo stesso tempo, conoscendo le sue “vocazioni” affiderei il controllo, sui limiti della sua bramosia, da parte di entrambi i comitati, CASADIRITTO e DIRITTOCASA. I “sei personaggi in cerca d’autore” unitamente a “DIRITTOCASA” dovrebbero avere quella maturità, una volta seduti al tavolo tecnico, di fidarsi e controllarsi gli uni sugli altri per la riuscita del progetto comunemente ideato. Una idea di vendita sarebbe quella in forma di una “GRANDE COOPERATIVA”, aspiranti alla casa e “sine titulo” sono parte integrante di una proprietà INDIVISA, con una piccola differenza, i primi mantengono il diritto alla prelazione ed hanno la casa subito, i restanti sono in attesa della costruzione. In questo modo se le case non saranno comprate o costruite avranno sempre una quota parte in quelle esistenti. Questo abbraccio legherebbe entrambi i COMITATI a far le cose veloce ed in comune, facendo bene attenzione al “valore di mercato” del venduto e del futuro acquisto o costruzione. Ho inserito la parola acquisto e non solo nuova costruzione, in quanto potrebbe verificarsi la situazione, in cui, l’acquisto di uno stabile da ristrutturare sia più conveniente e veloce della nuova realizzazione. E la politica cosa deve fare, prende parte alla storia? Certamente, limitatamente all’inizio e alla fine guardando dall’alto! L’inizio è un DDL per vendere tutto, la fine è la verifica dei risultati, dall’alto è il controllo costante sui personaggi. In questa idea, il PROPRIETARIO, il politico, deve avere coraggio e prendere una decisione, allontanando le voci di sirene e bandiere. Deve preoccuparsi di garantire il “CARATTERE SOCIALE” e l’OPERATIVITA’ senza confusione. Altresì deve buttare un occhio per la correttezza degli atteggiamenti di tutti i comportamenti degli attori partecipanti. Non ho idea se si troverà l’Autore che porta a compimento la storia, spero solo non essermi attirato troppe antipatie tali da cambiare il titolo di questo scritto in “SEI PERSONAGGI ACCOPPANO UN ASPIRANTE AUTORE”. THE END FERDINANDO CHINE’ [1] John Rawls - “Una Teoria della Giustizia” Milano, Feltrinelli 1999. Nella “Posizione Originaria” sotto il “Velo di ignoranza”, ogni persona, seduta al tavolo per scrivere le regole di convivenza, non sa di essere Uomo o Donna, Ricco o Povero, Bianco o Nero, Protestante o Mussulmano, in salute o handicappato, sa solo che una volta alzati dal tavolo qualunque parte potrà cadergli sulla spalle. Da ciò ne deriva il tentativo comune di “massimizzare i benefici e minimizzare il danno”, il MAXIMIN.
[1] Vedi Onorevoli che prendono domicilio presso casa di Generali per evitargli lo sfratto. [2] Legge 724/1994 [1] Sono tante le tipologie di Alloggio sono elencati nella L. 497/78 qui si specificano quelle utilizzate nello scritto. Alloggi di Servizio Temporanei A.S.T. ed Alloggi si Servizio ad Incarico. [2] Legge 497/78 [4] Legge 326/2003 – “Cartolarizzazione”
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"..Raffreddati e influenzati.."
Cari
Amici e colleghi, Tra pochi giorni comincerà la Concertazione e siamo ancora in attesa di capire quali proposte sintetizzare. Il dubbio si alimenta soprattutto da quanto accaduto in questi primi mesi di attività, in altre parole molte delibere[1], tante riunioni, comunicati stampa, mentre le problematiche non si risolvono. Se tanto o poco è stato il lavoro del Cocer, è stato anche grazie a quello dei Coir e Cobar. I suggerimenti via breve, gli incontri istituzionali, le delibere inviate presso il nostro Consiglio hanno dato ottimi spunti ed un quadro della situazione complessiva. Viene da chiedersi, come mai, di chi è la colpa? Si tratta di problemi surrettizi, la proposizione è stata superficiale, è mancato il coraggio, i nostri interlocutori non ci considerano, non abbiamo un ruolo, non siamo all’altezza del nostro compito, e così via. Ognuno potrebbe dare una risposta che sarebbe giustificativa, non è detto che sia la soluzione, potrebbe essere che un po’ tutto è la causa, potrebbe essere che ad ognuno di noi manca qualcosa ed unitamente siamo un disastro. Siccome l’interpretazione delle cose si presta a giudizi di valore intimi e personali, vorrei attenermi semplicemente ai fatti, ovvero al lavoro svolto. A questo punto, occorre chiedersi come andare avanti e faccio un esempio, se la mancanza è culturale bisognerà prodigarsi per acquisire maggiori conoscenze, se la mancanza è il coraggio bisogna darselo e così via. E’ tempo di fare un punto della situazione e fissare dei punti minimi imprescindibili. Dobbiamo chiederci come andare avanti senza trascinarci e tirare a campare. In questi primi mesi di attività siamo stati presi, oltre ogni aspettativa, per una problematica ereditata dal precedente mandato. Si tratta della famosa direttiva[2] che amplia i criteri di aggregazione a scapito del contratti[3]. Ci siamo occupati della tematica sotto tutti gli aspetti possibili. Dapprima, abbiamo deliberato[4] in via generale, affinché Circolari e Direttive interne alle FF.AA. operino in maniera da evitare l’insorgere di contrasti interpretativi e l’inappropriata applicazione delle Leggi. Riaffermando che le materie di competenza della R.M. sono quelle devolute alla concertazione così come individuate dall’art. 5 del D.Lgs. n. 195/95. Forzature in direzione opposta non saranno accolte. Successivamente[5] abbiamo chiesto l’applicazione del contratto, DPR 255/99. Poi[6] abbiamo rimesso in discussione la nostra stessa modalità di trattamento di missione, chiedendo l’uniformità tra il Cocer e il personale rappresentato, in altre parole la nostra stessa aggregazione. E’ seguita la Delibera[7] di “Uniformità di Trattamento” tra delegati Cocer Interforze e tutta la Rappresentanza Militare. Abbiamo provato a coinvolgere l’Interforze per correrci in soccorso ma, prudentemente qualcuno ha detto: “..bisogna fare attenzione quando si chiede l’Uniformità di trattamento poiché, quando questa avviene, c’è il pericolo vada verso il basso..”(!?). Di fatto, non è cambiato nulla, ci sono figli, figliastri e trovatelli. Infine[8], ultimo atto di una insidiosa “battaglia”, è stata l’attivazione della Procedura di Raffreddamento dei Conflitti[9]. La Procedura mette in discussione una metodologia di applicazione della legge attraverso una Circolare che deforma sostanzialmente il contratto. Per la prima volta nella storia del COCER, ci siamo fatti coraggio, ad “estremi mali, estremi rimedi”. Attivare la “Procedura di Raffreddamento dei conflitti, significa investire il Ministro della Funzione Pubblica per chiarire la controversia. E’ ragionevole immaginare quante antipatie abbiamo attirato. Perché è stata così importante questa tematica? Dietro la questione si cela un importante assunto, può, unilateralmente, una Circolare interpretare la legge in maniera restrittiva? Fino a che punto, in virtù di una razionalizzazione economica, si può andare in deroga alla volontà parlamentare? Soprattutto, è reale la volontà parlamentare oppure senza una appropriata assegnazione di fondi si tratta dei soliti principi astratti? Se passasse questo fondamento, d’ora in avanti dovremmo aspettarci contrazioni in tutte le direzioni, cure parentali, permessi studio, licenze, trasferimenti e chi più ne ha più ne metta. Tempo fa, in un articolo intitolato “Apparenza, Realtà o Verità”, evidenziavo le molteplici incongruenze della Circolare, mi mancava solo cosa ne pensasse la politica. Dopo quasi due anni, ecco arrivare delle prime risposte, da parte del Sottosegretario alla Difesa e del Ministro in persona. In buna sostanza, si conferma la giustezza della circolare tanto contestata. In questa occasione mi preme innanzitutto “ringraziare” i parlamentari[10] che hanno preso a cuore la problematica, per altro di schieramenti opposti. Nel dimostrarci vicinanza e sensibilità, con l’Interrogazione Parlamentare, avallando i dubbi della RM, inevitabilmente si sono esposti a critiche. In un caso gli si rimprovera dov’erano finite le sensibilità nei nostri confronti quando stavano al governo, poiché la circolare ha origine nel momento che governavano. Dall’altra parte gli si biasima, di essere comunque un parlamentare della coalizione che sconfessa le nostre insicurezze. Come dire, chi la fa l’aspetti. Il quesito posto al governo dai due parlamentari, sotto aspetti diversi e complementari, evidenzia una forte incongruenza tra la circolare adottata in aeronautica e la normativa vigente. Si aggiunga che, il restante Comparto Difesa e sicurezza non subisce lo stesso trattamento. A parte le cattiverie che mirano ad evidenziare una sorta di opportunismo politico, bisogna prendere atto che le risposte governative sono state grandemente deludenti. In entrambi le risposte si parla del principio di “buona amministrazione” come causa della Circolare. Quale rapporto esiste tra l’ottimizzazione della spesa pubblica e l’interpretazione, la pertinenza e attinenza alla legge, non è dato conoscere. Come si può fare una premessa che tiene conto delle risorse per giustificare l’inapplicabilità della legge? Dove è finita la “certezza del diritto”? Mettendo in evidenza l’autonomia dei comandanti, si è giustificata lo squilibrio “ad personam” nella gestione delle modalità di invio in missione. Vi è una seria difficoltà di comprendere lo slittamento della questione giuridico interpretativa su un piano dell’ottimizzazione delle risorse. Dopo otto anni dal Contratto scopriamo che è stata tutta una illusione, andare in albergo non era previsto ma stava nelle more delle disponibilità e benevolenza, intanto i civili, compresi quelli dell’aeronautica, vanno in albergo. Tentando di salvare capre e cavoli, giustificando “politicamente” una incongruenza di diritto si è detto espressamente che la politica ha effettuato ulteriori tagli alle spese militari di funzionamento. Oramai ci stiamo abituando sulla nostra schiena, giorno per giorno, a farci carico delle spese che concorrono al funzionamento operativo. Ammesso e non concesso che la Legge Morale, il “Buon Senso” precede la Legge Giuridica, visto che l’obiettivo è spendere diligentemente le risorse pubbliche, per quale motivo si pagano Straordinari, CFI, CFG in FF.AA. con 40mila unità in esubero? Non voglio e non sono in grado ad entrare nella gestione delle risorse, ma, questo è un aspetto MACROSCOPICO! Se il “buon senso” politico ha risposto in luogo delle attese giuridiche, toccherà sentire un Giudice per chiudere una volta per tutte la questione. Ahimé, come al solito chi ci rimette maggiormente sono i gradi più bassi (VFP e Sergenti), nella Legge possono usufruire di Albergo, alla pari degli altri, in aggregazione stanno in stanze multiple. In un colpo ci siamo giocati anche la “Pari Dignità”! Non poteva mancare la ciliegina sulla torta, è la conclusione di entrambi le Interrogazioni Parlamentari, laddove si dice che: “..l’Aeronautica, sempre attenta alle richieste della Rappresentanza Militare ed alle esigenze presenti nel settore alloggiativi...” Scusate, ma di quale Rappresentanza si sta parlando? Quella che conosco io ha fatto Delibere su delibere, Cobar, Coir e Cocer lamentando, tra l’altro, l’abbandono degli alloggi e la disparità di trattamento. Preso dallo sconcerto mi chiedo, a cosa serve Concertare per un nuovo Contratto?
Con affetto
Ferdinando Chinè [1] A fronte di oltre 20 verbali e circa una cinquantina di Delibere le risposte sono state [2]Direttiva Aeronautica n.9733 del 12.02.06 [3] DPR 255/99 Art.6 [4] Delibera n.1 del Verb. 3/2006/X - “Attuazione dell’art. 2 della legge n. 216/92 in tema di procedure per la disciplina del rapporto di impiego del personale delle Forze di Polizia e delle Forze Armate” [5] Delibera n.1 del Verb. 4/2006/X – “Applicazione dell’art. 6, comma 9, DPR 255/99. Istituto dell’aggregazione alloggiativa” [6] Delibera n.2 del Verb. 12/2006/X – “Trattamento di Missione personale AM” [7] Delibera n. 2, Verb. 16/2006/X [8] Delibera n.3 del Verb. 18/2006/X [9] D.Lgs 195/95, Art. 8 [10] Onorevole Ascierto Interrogazione 00523 del 19/12/06 e Senatore Bulgarelli con Atto di Sindacato Ispettivo;
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TUTTI IN ESUBERO IN IV COMMISSIONE DIFESA SENATO
Cari Amici e Colleghi, Dopo tante attese, finalmente ieri siamo stati uditi in Commissione Difesa Senato per quanto riguarda la trasformazione progressiva dello strumento militare in professionale. Oggetto dell’Audizione, sono le prove tecniche di ristrutturazione delle FF.AA. Peccato che il momento è stato il meno opportuno poiché, nell'attesa di essere accreditati, apprendiamo della bocciatura in Senato della politica estera del Governo. Due voti di differenza sono bastati per mettere tutto in discussione. La concitazione e il nervosismo traspare da tutti i pori, si capisce che qualcosa non è andata secondo le previsioni e che ciò influenzerà lo stesso nostro incontro. Ad ogni modo, veniamo fatti accomodare nell'aula dal Presidente della Commissione, Senatore Di Gregorio, ed apprendiamo che i tempi dell'incontro saranno ridotti. Ultimamente, circolano molte voci, a momenti si parla di un modello a 190mila unità, in altri di 160mila come se niente fosse, come se si trattasse solo di numeri e non di persone. Da un lato si diffonde di una “esigenza di disporre di uno strumento militare rispondente al principio di multilaterialità, in grado di essere pienamente inserito nei dispositivi delle organizzazioni internazionali..” con specifico riferimento all’ONU, NATO e UE. Da un'altra parte sembrerebbe che le risorse destinate alla difesa determinano una struttura più contenuta. Non si capisce chi e cosa sia a determinare questa differenza, la politica difensiva e il ruolo strategico internazionale, oppure le risorse allocate dalla politica? Sempre di politica si tratta, sono le sfumature che fanno la differenza. Urge capire quale sia la reale portata della ristrutturazione e quali le soluzioni da adottare. Teniamo conto che i provvedimenti[1] che inseriscono il modello professionale a 190mila unità stabiliscono di raggiungere i volumi organici entro il 2020. Precisamente, 25415 M.lli e in 38532 Sergenti. Alla data odierna risultano 65333 M.lli e 10893 Sergenti. Abbiamo un surplus di 40mila M.lli e una carenza di 28mila Sergenti. Quindi, già con questo modello siamo in ritardo, volendo attuarlo dovremmo immaginare un via, vai di almeno 6mila persone l’anno. Figuriamoci se il modello si dovesse ridurre a 160mila unità. Ciò premesso, nell'eventualità che i "tagli" da apportare siano di forza maggiore, abbiamo cercato di fissare dei principi cardine su cui lavorare. Innanzitutto, il PRINCIPIO DELLA LIBERA SCELTA è quello su cui basare ogni ragionamento di Esodo, eludere questo principio significa pensare a dei benefit che compensano detta forzatura. L'eventuale transito verso altre amministrazioni civili deve considerarsi libero. Altro punto chiave è il collocamento in un bacino di "riservisti qualificati" per coloro che non hanno raggiunto la prevista anzianità contributiva. Detto bacino andrebbe collocato in congedo a domanda all'atto del raggiungimento del requisito contributivo. Requisito della Continuità di impiego nell'ambito del livello funzionale occupato; Conservazione del trattamento economico in godimento se più favorevole. Un’altra problematica è quella relativa al "PRECARIATO", si tratta dei militari arruolati come VFP1, VFP4 nell'ambito di una struttura prevista a 190mila unità ed ora probabilmente ridotta. Ciò è causato dal taglio del 15% di risorse sul professionale previsto in Finanziaria 2007. Questa sintesi personale, è frutto del documento Interforze consegnato in Commissione, la cui lettura non è stata portata a termine per i fatti citati. In meno di un’ora si consumava un paradosso tutto italiano, eravamo andati in Commissione per parlare di ESUBERI e la Commissione stessa rischiava di essere in esubero. Speriamo che tra “esuberanti” esuberati ci siamo capiti.
Roma, 22 Febbraio 2007 Ferdinando Chinè
[1] L.14/11/2000, n.331; D.Lvo 8/05/2001, n.215; D.Lvo 31/07/2003, n.236; L.23/08/2004, n.226.
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"CERVELLI IN UNA VASCA" Matrix all'Interfoze
Secondo il filosofo, pur conducendo una vita apparentemente normale, ritenendo di avere esperienze e sensazioni regolari, non potremmo renderci conto di essere dei “cervelli in una vasca”, anzi, non saremmo neanche in grado di porci il problema. Le sensazioni, emozioni sono tante e tali da non lasciarci lo spazio per comprendere in che tipo di realtà viviamo, virtuale o reale? Esiste una sola possibilità, un momento in cui si scoprirebbe di essere semplicemente un cervello in una vasca, quello in cui venendo a contatto con la parola “cervello” o “vasca”, il computer ci dovrebbe restituire una immagine virtuale completamente diversa da quella reale. Nel caso in cui l’immagine, o il concetto, di cervello fosse la stessa di quella reale scatterebbe il meccanismo di auto-confutazione, ovvero la comprensione di ciò che si è. Se il computer passasse l’immagine del cervello o della vasca così come risulterebbe nella realtà e come se ci guardassimo allo specchio e scopriremmo di essere tali. Per continuare ad essere illusi dal computer occorre che l’icona di “vasca” e “cervello” sia differente dal vero, deve corrispondere a qualcosa di altro. Si parte da una immagine virtuale diversa da quella reale, per sostituire un’altra immagine-parola, fin quando, di vocabolo in vocabolo, il mondo virtuale consegnato al “cervello nella vasca” è completamente differente da quello reale. Per usare una metafora, è come se in un treno con i posti tutti prenotati, ognuno si sedesse secondo l’ordine di arrivo anziché della prenotazione. Tutto va bene fin quando “l’antipatico di turno” chiede di sedersi al proprio posto non accettando quella logica. A quel punto, si alza il primo per cedere il posto all’antipatico, che a sua volta dovrà far alzare un altro e di posto in posto, tutto la disposizione del treno è cambiata. La logica è completamente diversa, non ci si siede in base all’ordine di arrivo, ma in base alla scelta di prenotazione fatta “a priori”, esprimendo una volontà precisa, vicino al finestrino, al corridoio, in prima o in ultima carrozza. E’ evidente che si potrebbe vivere in mondo virtuale senza rendersi conto della differenza, ma in quel mondo tutto sarebbe diverso, cervelli, vasche, docce, asciugamani, e tutto il resto, avrebbero una loro consistenza ed immediatezza non comparabile con altro sistema. Non si tratta di nomi che sostituiscono cose, come avviene nei differenti linguaggi, ma di un mondo completamente diverso. Prima ancora di una discordanza fisiologica vi è una sussistenza logica non comparabile. Eppure, basterebbe una parola per mettere in discussione il mondo virtuale e scoprire la sua effettività. Per imbatterci nella parola magica occorrerebbe ogni giorno mettersi a contatto con nuovi vocaboli, nuovi concetti, andare alla scoperta, essere curiosi, pionieri, occorre non dare nulla per scontato. “Il pensiero deve liberarsi di dare a se stesso il proprio nome, poiché l’atteggiamento convenzionale demolisce la verità, prende tutti i treni disponibili del concetto per non finire la corsa con nessuno”. Nel film “Matrix” “prendiamo atto” che non tutti approdano alla conclusione di una esistenza intrappolata in un software. Spesso coloro che giungono alla conclusione preferiscono tornare nella vita virtuale più tranquilla ed invogliante. Dopo questa lunga e tediosa premessa, il mio tentativo è quello di uscire da una situazione che ritengo affine, quella di delegato COCER Interforze. E’ una sensazione tutta personale, nonostante i cinque mandati rappresentativi e l’esperienza al COIR. Proiettato in una dimensione al suo massimo livello, mi rendo conto della difficoltà di uscire da un “sistema autosufficiente”. L’esperienza Cobar, Coir e Cocer completa un percorso personale che si conclude con l’amara constatazione ora citata. Ci potrei essere o non-essere e la cosa cambierebbe poco. Mi potrebbe sostituire uno scienziato oppure uno squilibrato è la differenza si coglierebbe, forse e solo, da un punto di vista estetico. In tanti momenti si ha l’impressione di aver contribuito, fatto la differenza, dato corpo a un pensiero ma è solo apparenza che, quand’anche diventasse realtà, non sarebbe possibile definirne l’inizio e la fine assumendosi la paternità. Sfido chiunque a dimostrarmi il contrario. Malgrado ciò, l’esperienza non manca all’interno dell’Interforze, più dei due terzi dei colleghi, grazie alla tanto decantata rieleggibilità, è al secondo mandato quindi ne avrebbe di cose da dire e da fare. Purtroppo, molto probabilmente per colpa mia, non sono riuscito a coglierne i vantaggi. Anzi, vecchie tensioni, dissapori mai addormentati con il doppio mandato continuativo li vedo acuiti. Per il momento non ho ritrovato un lavoro in sospeso da cui proseguire, nel passaggio di consegne tra il nono e il decimo mandato benché, da un punto di vista formale, sia stato ineccepibile in presenza del Ministro, da un punto di vista sostanziale non è stata la stessa cosa. La sensazione è che le difficoltà ed i problemi lamentati da delegato Cobar sono qui amplificati ed elevati all’ennesima potenza. Le problematiche non si azzerano, non si risolvono, semplicemente non si considerano più. Ci si preoccupa delle “grandi questioni”, della finanziaria, della vocazione esistenziale mentre la caducità quotidiana ci sfugge, le piccole cose, le incognite di tutti i giorni non si premono. l’incomprensibilità degli avanzamenti, i criteri di valutazione, i trasferimenti, le difformità delle circolari applicative, il mobbing, la tutela individuale sono argomenti che restano lì, in attesa che qualcosa accada. Per adesso non sono state materia per accapigliarci, non una delibera in questa direzione. In questi primi sei mesi di attività ho avuto l’impressione che un continuo fibrillare di input costringono il Consiglio Interforze ad una corsa all’emergenza. Ho la sensazione che non c’è tempo per una pausa di riflessione su quali obiettivi, strategie, impegni e tempi di attuazione. Ora arriva una circolare da esaminare, poi un decreto, segue la finanziaria e via discorrendo senza definire chi siamo e cosa vogliamo. Si aggiunga la difficoltà a mantenere il numero legale, i personalismi edificati dagli ideologismi, le peculiarità di forza armata, di Comparto e così via. Il tutto contribuisce ad una “miscela esplosiva” o a un minestrone di “liquido nutriente” nel quale, o ti nutri o non lo digerisci. D’altronde non potrebbe essere diversamente, fin quando coesistono cinque forze armate per tre ruoli completamente dissomiglianti. Trovare il minimo comune multiplo, tra un Generale dei Carabinieri ed un Aviere Capo dell’Aeronautica, è cosa alquanto difficile, è come cercarlo tra numeri primi, si può tentare solo per “grandi questioni”, si può sondare di trovare l’unità fin quando si tratta di reclamare più risorse o lo spostamento in avanti del sistema retributivo, la tutela del delegato, la proroga, la rieleggibilità, il gettone di presenza e cose di questo genere, per il resto non ci sono buone speranze. Ora mi chiedo sono solo questi i problemi reali? In sei mesi di attività solo una volta c’è stata l’occasione di riunirsi per categoria all’interno del Comparto Difesa, grazie alla richiesta a norma di regolamento di un quinto dei delegati, altrimenti abbiamo “lavorato” sempre e solo nel calderone dell’interforze con risultati, ahimé, discutibili. Non esiste una tavola comune sulla Riforma della Rappresentanza, sul Riordino delle carriere, sul contratto, fra pochi giorni potremmo essere chiamati per la Concertazione, per dire cosa? Siamo come delle rondini che non hanno memoria e devono immaginare da che parte andare. Gli input che generano discussione arrivano non si capisce da dove e su quale sponda devono finire. Con questo mio intervento vorrei uscire dal “sistema binario”, nutrirsi o non digerire, le due cose portano alla bulimia e anoressia. Fino ad oggi ho cercato di stare a “dieta”, con tutte le difficoltà che comporta, cercando di cogliere quanto di più utile. In qualità di neofita, in mezzo a delegati alla terza e quarta esperienza al Cocer, tranne alcune occasioni in cui ho evidenziato posizioni completamente in contrasto con la restante assemblea, mi sono limitato ad essere un attento osservatore. Ho cominciato una sorta di “diario di bordo” in cui appunto fatti e avvenimenti che mi incoraggiano a riflettere. Ho fatto mio un presupposto di massima fiducia lasciando fare ad esperti e navigati colleghi, ho cercato di cogliere vizi e virtù di un contesto tenendo conto che oltre all’attività prettamente rappresentativa vi è quella di una nuova “vita romana” da inventare. In effetti, le giornate romane sono differenti da quelle novaresi, dal clima alla gente, dal traffico ai servizi, tutto ha un sapore diverso. Il tempo per capire chi sono, dove mi trovo e cosa devo fare è trascorso, è istante di ritrovare una mia strada. Preferisco intraprendere un percorso con coloro che mi hanno eletto piuttosto cha tra “gli eletti”. Non me ne voglia nessuno, il tempo della “dieta” è finito. Farlo oggi ha un senso, all’inizio del decimo mandato, viceversa, aspettare che si concluda l’esperienza Cocer, per scagliare accuse e lavarsi le mani contro gli altri, è una contraddizione fuori dal mio stile. Mi fa piacere che qualche nostro collega faccia le pulci e ci stia con il fiato sul collo, sarà motivo per darsi da fare, ma perché non si è preso la stessa briga durante il mandato Cocer? Ho voluto lanciare una piccola “frecciatina” perché, nel cercare di uscire dalla vasca, mi corre l’obbligo sin dall’inizio mettere in chiaro una cosa, il sottoscritto risponde solo ed esclusivamente del proprio operato, non del Cocer di Sezione e tanto meno dell’Interforze. Come ho detto alla prima riunione Interforze, non intendo prendere parte al “partito dell’amore”. Nelle decisioni adottate in ambito Cocer sono responsabile in piccola parte, nella misura di un ottavo e di un sessantaduesimo. Accetto le regole del gioco e della maggioranza cercando di utilizzare lo spazio a disposizione per dire la mia. Continuo a fare la mia attività, assumendo di volta in volta la decisione ritenuta più opportuna, allo stesso tempo non mancherò di essere critico confrontandomi con i colleghi che lo desiderano. Ovviamente, non sono il solo a voler uscire dalla “vasca”, con altri amici siamo d’accordo per fare qualcosa che parta da noi e si confronti con la base. I problemi primariamente sono di categoria, poi di forza armata, segue il comparto difesa ed in ultimo l’interforze. L’Interforze ha senso e diventa produttivo per categorie. Fino ad oggi ho avuto l’impressione che si è proceduto nel senso opposto. Si è esaltata l’attività interforze a scapito del Comparto Difesa. Non ho intenzione di gridare semplicemente più risorse se poi quest’ultime finiscono sempre nelle solite tasche. Prima di gridare al lupo, vogliamo di più dobbiamo metterci d’accordo a chi, come e quando finisce quel surplus. Prima di avanzare la pretesa di una maggiore Rappresentatività, dobbiamo chiarirci su chi e come deve esercitare questo ruolo, se il tutto continua a passare attraverso il Presidente Interforze o i Presidenti di Sezione non sono d’accordo. Il filo conduttore che unisce questi passaggi è l’informazione, il contatto diretto con chi segue le nostre vicende. Una informazione “a priori” e non “a posteriori” come ratifica dei fatti. Mettendo ognuno di noi di fronte alle proprie responsabilità, alle proprie decisioni, votazioni e problematiche trattate in tempo reale. Grazie ad internet è possibile by-passare tutti quei lenti meccanismi delle delibere che dovrebbero informare in un flusso ascendente e discendente che lascia il tempo che trova. Avevo provato sin dal mese di luglio, all’interno del Cocer di Sezione, di rappresentare l’esigenza di una pagina internet del Cocer, su cui indirizzare tutta l’informazione. I primi incontri via breve davano a ben sperare, in realtà alle parole non sono seguiti i fatti. Ad Ottobre abbiamo deliberato ed è seguita una risposta che si è basata sul rinvio della problematica all’Interforze. Detto rinvio è giustificato da una circolare emanata da SMD che limita la pubblicazione delle delibere ai soli siti interni (intrapam, einet, marinet). Sembrerebbe che per il Cocer l’informazione che può essere data è limitata ai soli comunicati stampa approvati, per il resto esistono le vie canoniche delle bacheche, segreterie e dei siti interni di singola forza arma. Ecco nascere i “Bollettini Informativi” come “soluzione tampone” ad un discorso più ampio che mirava a creare un flusso informativo tra elettori e rappresentanti. Una cosa non si capisce, come mai l’unico che ha l’obbligo di osservare questo vincolo è il Cocer? Le delibere vengono tranquillamente pubblicate in siti esterni, con tanto di pubblicità, senza che ciò provochi sconvenienza - chi li autorizza, chi le fornisce, chi deve controllare l’attinenza alla circolare che vieta la pubblicazione fuori dai siti interni militari? Forse è una circolare che non circola perché non si riesce a scaricare da nessuna parte a differenza dalle altre. Non è sufficientemente conosciuta o la deve conoscere solo il Cocer? La Direttiva qui richiamata specifica le modalità di accesso alla rete interna, gli organi preposti alla gestione del servizio, gli atti di possibile divulgazione, tutto e di più. Probabilmente, occupandosi di un mondo “virtuale” è diventata così virtuale che è applicabile solo al Cocer – organismo altrettanto virtuale. Sembrerebbe che, l’organo preposto alla “verifica di divulgabilità” sia il Presidente di ciascun Organismo di Rappresentanza Militare, dove sono e come la pensano? Anche le restanti circolari sono documenti interni alla Forza Armata consultabili nelle segreterie, bacheche o nei siti interni, eppure circolano indipendentemente dal resto anticipando molto spesso le vie ufficiali. Si trova di tutto e di più, delibere, circolari, direttive, bandi di concorso, graduatorie degli avanzamenti e chi più ne ha più ne metta con buona pace di tutti. A dire la verità quando qualcuno si vede esposta pubblicamente la propria graduatoria, trovandosi ultimo o addirittura escluso si pone il problema della delicatezza dei dati. Più di una volta ci troviamo fotocopie di normative scaricate da internet dai siti esterni nelle stesse segreterie degli Enti di appartenenza, come è possibile che la forza armata abbia abdicato ad un preciso compito informativo? Costa così tanta fatica? Ciò nonostante si parla di esuberi oltre le trentamila unità! Se a questa anomalia si aggiungono le “informazioni itineranti” delle quali non si capisce da dove partono e per quale motivo, la confusione è grande! Ogni giorno qualcuno ha un amico, un collega, una notizia esclusiva, per il riordino delle carriere, la chiusura delle mense, la soppressione di un ente, la maggiorazione di una indennità e chi più ne ha, più ne metta. Ogni giorno qualcuno telefona al Cocer e chiede se “..è vero questo, oppure quello..”, rimanendo deluso quando la notizia non si conferma e non si smentisce. Si ha l’impressione di essere in un “sondaggio permanente” – radio naia - che mira a scandagliare gli umori, a creare opinione, a dirottare l’attenzione per secondi fini incomprensibili. Per l’amor di Dio, ben venga l’informazione da qualunque parte arrivi, anzi, mi preme ringraziare coloro che si prodigano gratuitamente. Allo stesso tempo, non posso accettare che qualcuno imputi al sottoscritto ed al Cocer Aeronautica la mancata pubblicazione di Delibere e risposte sui siti che non sono quelli previsti. L’assurdo è che attenersi alle regole è motivo per essere additati di non dare riscontro del nostro fare a differenza degli altri colleghi. Sentirmi attaccato alle riunioni con i Cobar confluenti, che le bacheche non sono aggiornate, che non ci prodighiamo per far pubblicare le delibere sui siti, mi sembra gratuito e inopportuno. Al sottoscritto non interessano le scappatoie, eludere le regole per continuare a perpetrare disfunzioni che non si spiegano. Piuttosto ritengo utile applicare il “principio di resistenza”. Laddove una situazione si ritiene non giusta bisogna affrontarla risolverla, in un modo o nell’altro, senza rimandi e soluzioni tampone. Se un vuoto c’è va colmato, va chiarito ed ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. Proprio la RESPONSABILITA’ giustifica questo primo passo per uscire dalla vasca. Definire la parola “INFORMAZIONE”, quella tanto attesa, ricercata e pagata, che trova come risposta mille rivoli e viuzze che non portano e non arrivano da Roma. Partono dalla buona volontà di chi si mette in discussione e si espone in prima persona. Si tratterà di informazione descrittiva dei fatti accadenti e propositiva per quelli venienti. Non ci saranno ne delibere, ne circolari fin quando non saranno chiariti i vincoli inconcepibili ed esclusivi per il COCER. A quel punto potrò anche fare a meno di scrivere su www.dirittierovesci.it. Sono curioso di conoscere qual sarà il ritorno e quali saranno gli effetti prodotti. La parola “Informazione”, da me ora sviluppata, sarà quella che, per piccolissima parte, dovrà colmare la confusione e il vuoto attuale. Vedremo se una parola tirerà l’altra come nel saggio citato. Il paradosso è proprio questo, cercherò di uscire dalla vasca - un mondo virtuale - grazie ad un altro mondo virtuale – Internet – ci riuscirò, riusciremo? Chi vivrà vedrà!
Con affetto Ferdinando Chinè
Novara, Sabato 20/01/07
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