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TISCI DANIELE DELEGATO COCER CGDF

 

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IL DOCUMENTO DELLA Guardia di Finanza

 

 

ALTRI DOCUMENTI DELLA GDF

 

 

 

COMANDO GENERALE DELLA GUARDIA DI FINANZA

Consiglio Centrale di Rappresentanza

Viale XXI Aprile, 51 – 00162 Roma – Tel 06/44222631 – Fax 06/44222633

 DOCUMENTO DELLA CATEGORIA “C”

 I Delegati del COCER della Guardia di Finanza appartenenti alla categoria “C” esprimono forte preoccupazione per quanto si potrebbe verificare con le modifiche della disciplina della Rappresentanza Militare operate con la legge 24 febbraio 2012, n. 14 che ha convertito in Legge il D.L. 29 dicembre 2011 n. 216.

Infatti, la nuova struttura della Rappresentanza Militare che si intende definire, appare peraltro contrastante con le norme vigenti e, pertanto, non potrà sfuggire dal determinare disfunzioni all’efficienza dei consigli.

Tale situazione, è probabile che generi una miriade di ricorsi giurisdizionali e questo non fa che confermare la nostra contrarietà al provvedimento normativo approvato, in quanto assolutamente incoerente rispetto alle istanze di riforma della rappresentanza militare da tempo manifestate;

Ribadiscono, quindi, la convinzione che eventuali interpretazioni attuative delle citate innovazioni non dovranno assolutamente snaturare la proporzionalità dei delegati rispetto al personale rappresentato, né ridurre il numero dei COIR.

Nel contempo, ritengono imprescindibile ed in linea con le normative in vigore che l’aggiunta della categoria Sovrintendenti debba trovare la naturale e logica attuazione nell’eventuale riduzione della categoria degli Ispettori dalla quale essa proviene.

 Roma, 19 aprile 2012

 Delegati Co.Ce.R Guardia di Finanza cat. “C”



ELISEO TAVERNA
DELEGATO COCER GDF
 

COME LE GRAVI COLPE DELLA CLASSE POLITICA DIRIGENTE  SI POSSONO RIPERCUOTERE NEGATIVAMENTE SUI SISTEMI SOCIALI E SUL TRATTAMENTO PENSIONISTICO RISERVATO ALLE NUOVE GENERAZIONI.

Di Eliseo Taverna e Daniele Tisci*

 

E’ ormai noto a tutti:prima degli anni novanta il sistema previdenziale italiano e la facilità di ottenere un posto di lavoro nella pubblica amministrazione costituivano una sorta di eldorado.

Anteriormente ad alcune radicali riforme, infatti, molte categorie di lavoratori con appena quindici anni di contributi e con un’età anagrafica estremamente contenuta riuscivano, senza alcuna difficoltà, ad ottenere un signor trattamento di quiescenza. Se poi, con un’età anagrafica di appena 35/40 anni i molti fortunati si godevano questa lauta pensione, ovviamente a carico della collettività per altri 45 anni e, nel contempo, si curavano un’altra attività professionale o svolgevano un altro lavoro, magari in nero, questo non importava a nessuno.

Negli anni quaranta il segretario della CGIL Giuseppe Di Vittorio,  aveva rivendicato una legge che garantisse i diritti fondamentali delle lavoratrici e dei lavoratori, affermando che la Costituzione dovesse entrare nelle fabbriche e negli uffici. Ovviamente, prima che questa rivendicazione potesse realmente concretizzarsi trascorsero più di vent’anni.

Con i conflitti sociali del 69 vennero conquistati sul campo diritti individuali e collettivi quali: tutela della salute, assemblee retribuite, diritto di contrattazione. Sull’onda di quella vittoria, nel maggio del 70, il Parlamento approvava lo Statuto dei lavoratori. Una legge che non solo garantiva i fondamentali diritti sindacali, ma tutelava nei luoghi di lavoro tutta una serie di libertà e diritti fondamentali sanciti dalla carta Costituzionale.

Negli anni successivi, però, iniziarono le larghe intese tra i partiti politici. Queste logiche diedero contemporaneamente inizio ad un processo che gettava le basi per creare la falsa illusione che la pubblica amministrazione potesse dare ampie  soddisfazioni alle aspettative di coloro che ambivano ad un posto di lavoro fisso e duraturo.

La pubblica amministrazione, quindi, come un contenitore senza fondo, un calmiere sociale da utilizzare soprattutto ad uso e consumo dei potenti di turno.

Questa falsa rappresentazione della realtà e la negazione di un principio fondamentale, che doveva essere quello di dare lavoro in base alle reali esigenze ed alla sostenibilità finanziaria da porre a carico della collettività, diedero vita all’illusione che quella valle dell’eden potesse durare per sempre.

Fino a quel momento dunque, un approccio culturale alle tematiche sociali e del lavoro estremamente distorte ed un sistema previdenziale probabilmente unico al mondo. Sistema, sorretto da un lato dalle migliaia e migliaia di continue assunzioni nella pubblica amministrazione dall’altro, invece, sostenuto da quella visione delirante che ne ipotizzava una lunga e stabile  sostenibilità.

Le logiche, quindi, che prevalsero in quegli anni furono sostanzialmente due:la prima attribuiva alle migliaia di giovani che venivano assunti, l’onere di dover pagare per i prossimi cinquant’anni le pensioni ai più vecchi ai quali, in un momento storico post-bellico e di rinascita dell’economia, qualcuno stava per conferire un titolo di “privilegiato storico”, la seconda scaricava sulla collettività un impegno finanziario insostenibile  senza precedenti (quello che poi ha contribuito notevolmente a creare l’attuale debito pubblico).    

Logiche, che diedero la più ampia soddisfazione agli appetiti di molti fino agli inizi degli anni novanta, ma che iniziarono poi, a manifestare la loro drammaticità negli anni a seguire fino a raggiungere, ai giorni d’oggi, l’epilogo più nefasto con l’acuirsi della crisi economico-finanziaria che ha interessato le più grandi potenze europee e mondiali.

E quando l’economia si contrae anche le tutele nel mondo del lavoro regrediscono e coloro che detengono il potere economico e sociale fanno del tutto per riportare i lavoratori allo status quo ante.

La riforma Dini, avvenuta nel 1995, da un lato pose un freno ad un sistema pensionistico che si mostrava visibilmente prodigo e già manifestava i primi danni economici e sociali ma dall’altro, però, gettò  le ulteriori basi che avrebbero portato con sé, negli anni successivi,  ulteriori gravi forme di danno economico e di sperequazione sociale per i lavoratori.

Le citate innovazioni, invero, sancirono che tutti i lavoranti che avevano meno di 18 anni alla data convenzionale del 31 dicembre 1995 transitassero nel sistema misto (retri-contributivo) mentre i nuovi assunti a far data dal 1 Gennaio 1996  transitassero dal sistema di calcolo retributivo a quello contributivo.

In altre parole, fino ad allora il metodo retributivo prevedeva, all’atto della quiescenza, un sistema di calcolo per erogare il trattamento pensionistico che si basava, nella maggior parte dei casi, sulle ultime cinque mensilità ricevute dal lavoratore consentendogli, di fatto, di percepire una pensione uguale, se non addirittura superiore, allo stipendio percepito durante il rapporto di lavoro.

Le maggiori penalizzazioni, pertanto, insite in queste norme, emanate per garantire la sostenibilità economica dei conti pubblici, furono scaricate, ancora una volta, sui lavoratori più giovani.

La perdita economica, tra lo stipendio ed il trattamento di pensione, derivante dal nuovo metodo di calcolo, si sarebbe dovuta colmare con l’avvio del secondo pilastro del sistema pensionistico italiano, la cosiddetta previdenza complementare, alla quale ogni singolo lavoratore avrebbe potuto aderire volontariamente. In pratica, il dipendente avrebbe trasferito al fondo prescelto tutto o parte del proprio TFR, una quota volontaria mensile generalmente di pari importo a quella versata dal datore di lavoro che, con il proprio apporto, avrebbe contribuito a costruire il futuro pensionistico dei propri collaboratori.

Per una serie di circostanze, però, ma soprattutto per la mancanza di risorse, l’avvio della previdenza complementare partì a singhiozzo e solo per alcuni settori privati. I dipendenti dello Stato e degli Enti locali, infatti, hanno visto la creazione dei loro fondi solo da pochi mesi, quindi a distanza di ben 17 anni, mentre per alcuni settori vitali dello Stato, ad esempio i dipendenti del comparto difesa e sicurezza, dopo i numerosi tentativi fatti dalle OO.SS e dai CO.CE.R. e le promesse puntualmente disattese da parte della classe politica, ormai si è persa ogni speranza. 

E’ evidente che gli anni persi a causa del mancato avvio della previdenza complementare, non potranno essere più recuperati, con la naturale conseguenza che coloro che andranno in pensione a partire dai prossimi 8/10 anni si vedranno contrarre notevolmente il trattamento di pensione. Le peggiori penalizzazioni le subiranno coloro che sono stati assunti a decorrere dal 1° Gennaio 96.

A nulla sono valsi i ripetuti tentativi, fatti nel corso degli anni, dalle OO.SS. confederali e dalle OO.SS. e dai Co.Ce.R. del comparto difesa e sicurezza,  per costringere i Governi ad avviare la previdenza complementare nei tempi previsti, né tantomeno a nulla o poco sono serviti i ricorsi giurisdizionali intrapresi da numerosi dipendenti.   

Una grave inadempienza, quindi, della classe politica dirigente, che si rifletterà drammaticamente nel corso degli anni sul futuro di milioni di lavoratori.

E poi, oltre il danno la beffa. Con il decreto Monti, infatti, cosiddetta norma ”salva Italia”, varato da pochi mesi, si continua nella stessa direzione, poiché si stabilisce che la stragrande maggioranza dei lavoratori dovrà accumulare 42  anni di contributi e andare in pensione non prima dei 66/67 anni e qualora decidessero comunque di richiedere il pensionamento prima dei 62 anni subirebbero una forte penalizzazione. Per quanto concerne l’armonizzazione e l’elevazione dei limiti di accesso alle pensioni del personale del comparto difesa e sicurezza, a breve verrà predisposta la bozza di decreto, ma i primi segnali non lasciano intravedere nulla di positivo. Sembra che il Governo sia intenzionato, in spregio alla specificità di status che contraddistingue queste categorie, ad equipararle a tutti gli altri lavoratori. Stravolgendo, inoltre, la portata della delega ad esso conferita, vorrebbe rimettere in discussione tutta una serie d’istituti (ausiliaria, supervalutazioni, ecc.), tra l’altro, senza confrontarsi con le parti sociali. Motivo per il quale le OO.SS. delle Forze di Polizia ad ordinamento civile ed i Co.Ce.R. sono sul piede di guerra e con la protesta del 15 Marzo u.s. hanno già manifestato nelle piazze per difendere la dignità e la specificità del personale che rappresentano.

Si scarica, quindi, ancora una volta su queste fasce sociali l’onere di accollarsi il risanamento dei conti pubblici.

Nel fronte delle tutele, infatti, da un lato si é sferrato l’ennesimo attacco all’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, con la scusa che la sua rivisitazione produrrà posti di lavoro ed investimenti da parte di capitali italiani ed esteri, dall’altro si riforma l’istituto dell’indennità di mobilità e di disoccupazione sostituendoli con il nuovo ammortizzatore sociale ASPI (Assicurazione sociale per l’impiego), già considerato in molti casi di gran lunga penalizzante.

Era evidente la necessità di rivedere le norme che regolano i rapporti di lavoro, ma questo sarebbe dovuto avvenire con una riforma strutturale concordata con le parti sociali che avrebbe, finalmente, dovuto ammodernare organicamente il mondo del lavoro. Come mai nessuno ha puntato i piedi sui migliaia e migliaia di contratti stipulati dalle Università o da altri Enti che mantengono nel precariato laureati, anche con elevata professionalità, per dieci/quindici anni e senza alcun diritto, nemmeno quello di ammalarsi? Ed ancora, come mai nessuno si strappa i capelli per coloro che dopo i quarant’anni vengono licenziati o accedono alla mobilità e non riescono più a reinserirsi nel mondo del lavoro?

Per quanto concerne il mondo militare, da anni le rappresentanze rivendicano il sindacato o le associazioni professionali di categoria e per tutta risposta viene varata per loro una mini riforma che è un’aberrazione giuridica e che indebolisce ulteriormente la rappresentatività. Probabilmente una norma pensata dal legislatore con finalità positive ma che di fatto, a causa delle complesse dinamiche parlamentari e delle abili alchimie di qualcuno, visti anche i tempi ristretti per la sua entrata in vigore, si potrebbe rivelare disastrosa.

La questione più drammatica è che oggi molti lavoratori ancora non hanno la percezione di quello che sta accadendo e quale sarà il loro futuro dopo lo stravolgimento in atto delle tutele, degli ammortizzatori sociali e quando andranno in pensione.

E’ evidente che la nostra società va riformata profondamente, è ormai un processo indispensabile; un rinnovamento che fra le tante altre cose dovrà assolutamente contemplare anche la scelta coraggiosa di rivedere i rapporti di lavoro, stanare i fannulloni,  perseguire gli assenteisti cronici, far funzionare meglio la pubblica amministrazione, ma non potrà certo essere accettata una strategia di caccia alle streghe o finti rinnovamenti finalizzati esclusivamente a colpire i diritti dei lavoratori facendoli passare per privilegi.

La morale della favola é che i potenti vogliono semplicemente essere liberi di sfruttare il lavoro ed i lavoratori come e più di prima, senza i diritti che precedentemente il lavoro deteneva, ovviamente dopo averli conquistati con anni di lotte e di rivendicazioni.

E questo non potrà essere permesso dalle parti sociali, né dai lavoratori di ogni settore che, in ogni caso, non dovranno mai dimenticare di essere coesi e vicino ai propri rappresentanti sindacali, ma dovranno anche ricordarsi che per esigere i loro diritti dovranno adempiere onestamente, giorno dopo giorno, ai loro doveri.

 

*Delegati Co.Ce.R. della Guardia di Finanza

 
 

Rivisitazione Legge 121/81: un’occasione per rendere moderno il Paese.

 

La rivisitazione della Legge 121/81, annunciata dal Ministro Maroni, sia l’occasione per rivedere in chiave moderna la sicurezza del Paese senza tralasciare le condizioni professionali e di vita del personale delle Forze di Polizia ad ordinamento militare attraverso il riconoscimento di strumenti di trasparenza e tutela collettiva ed individuale, autonome ed esterne dalle Amministrazioni. 

A trent’anni dalla Legge 121 sono profondamente mutati l’assetto economico e sociale del Paese, nonché lo spessore culturale degli operatori della sicurezza.

Finalmente, oggi sono disponibili tutti gli elementi per riformare in modo moderno, serio ed utile per la collettività la sicurezza del Paese, avendo riguardo anche alle condizioni di lavoro del personale delle Forze di Polizia ad ordinamento militare.

La politica, attraverso la “Commissione di studio per l’aggiornamento della Legge 121/81” ci dirà, al termine degli studi voluti dal Ministro Maroni, se abbiamo a disposizione anche l’ultimo ingrediente, ossia la capacita del Governo e/o del Parlamento - ovvero dell’attuale classe politica - di elevarsi al ruolo di “statista” per mettere in atto una riforma che esuli dall’interesse dei pochi a favore dell’interesse dei tanti.

 

 * Daniele Tisci, Eliseo Taverna, Maurizio Dori

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.6.201
RIVISITAZIONE LEGGE 121/81
 

  18..05.2011
TISCI DANIELE, TAVERNA ELISEO E DORI MAURIZIO DELEGATI COCER GDF. INDENNITA' COMANDO
INDENNITA' DI COMANDO
PROROGA DELLA RAPPRESENTANZA, POSSIAMO UTILIZZARLA CON BUON SENSO ED OBIETTIVI COMUNI?

In questi giorni abbiamo assistito ad un sacrosanto levarsi di scudi da parte delle associazioni, dei comitati e dei partiti politici di settore, sull’ennesima proroga della rappresentanza, che il Governo ha attuato con il cosiddetto decreto “mille proroghe”.
Circa il rinnovo ope legis di un mandato elettivo, la dottrina ritiene, in modo pressoché uniforme, che se l’anticipazione delle elezioni non è considerata contraddittoria rispetto alla logica democratica, un prolungamento è invece normalmente escluso, in quanto limiterebbe il diritto-dovere dei rappresentanti di rimettersi al giudizio dell’elettorato al termine del mandato.
 Ciò posto, bisogna evidenziare, tuttavia, che la presa di posizione contro la proroga, giunta anche attraverso le associazioni ed i comitati, benché sacrosanta, sembra essere maturata più di pancia che di testa.
 E ci spieghiamo: è giustissimo prendere una posizione decisa e netta contro la proroga, tra l’altro la seconda di questo mandato della Rappresentanza militare, ma nel far ciò, bisogna concretizzare l’interesse e la mobilitazione che si sta creando intorno al problema per formalizzare nell’appello, oltre alla richiesta del ritiro della norma, anche una mini-riforma del sistema che eviti il ripetersi di simili criticità.
 Non è condivisibile, pertanto, così come sta avvenendo, intraprendere una battaglia finalizzata esclusivamente a demonizzare l’attuale proroga e tutti i delegati indistintamente. Manca una strategia che, individuate le criticità, pretenda dal legislatore i correttivi adeguati per risolvere concretamente e definitivamente il problema.
 Detto ciò, vale la pena di affrontare subito il problema di una eventuale dimissione di massa da parte dei delegati contrari alla proroga del mandato. Quali sarebbero gli effetti di tale azione?
Considerando l’inesistenza di norme che prevedano automatismi di caduta degli interi Consigli in caso di dimissioni massicce, è evidente che l’abbandono del mandato da parte dei soli delegati del Cocer interforze (EI, AM, MM, CC, GDF) contrari alla proroga, altererebbe sfavorevolmente gli attuali equilibri. E’ ragionevole ritenere, infatti, che coloro i quali hanno chiesto ed ottenuto la proroga del mandato, non lascerebbero libera la poltrona che occupano. In ogni caso, in assenza dell’intera rappresentanza della Guardia di finanza e magari anche dell’Aeronautica, chi andrebbe a perorare sui tavoli istituzionali le istanze di democratizzazione dell’attuale sistema?
 E vale la pena di ricordare ancora una volta, anche a costo di essere ripetitivi, la rilevanza dei temi sui quali si sono concretizzate le disarmonie di pensiero delle singole sezioni Cocer di questo decimo mandato:
 
·       Cocer GDF e AM per organismi professionali o sindacali autonomi ed esterni all’Amministrazione, gli altri per una riforma della rappresentanza militare strutturata internamente;
·       Cocer GDF e AM contro la norma trappola della specificità, altri a favore a prescindere dai contenuti della stessa;
·       Cocer GDF e AM convinti della necessità di modifiche normative di rango primario alla manovra finanziaria, altri fiduciosi nella dichiarata volontà politica della maggioranza di attenuare gli effetti per il comparto.

Come si potrebbe permettere a costoro di decidere le sorti del personale dell’intero comparto?
 Ed allora bisogna affrontare il problema in radice e chiedersi perché alcuni Cocer sembrano aver rappresentato, nell’attuale mandato, più gli interessi della parte datoriale (Governo e Stati Maggiori), che quelli della base che li ha eletti. Questo è il punto su cui bisogna focalizzare l’attenzione!
 Non è sufficiente, benché sacrosanto, gridare allo scandalo per la proroga, bisogna accostare alla protesta la richiesta di meccanismi che rendano effettiva la rappresentanza degli interessi professionali del personale militare!
Il sistema proposto dal legislatore del ’78 ha offerto ai militari un modello di rappresentanza pseudo-democratico; una scatola svuotata nei suoi contenuti dall’assenza delle comuni garanzie di tutela e di responsabilità dei delegati nei confronti dell’elettorato che qualsiasi modello “civile” propone, invece, con piena costanza e perseveranza.
 Non bisogna essere degli studiosi dei sistemi rappresentativi per capire che il riconoscimento delle guarentigie ai delegati è solo il mezzo attraverso cui si concretizza, almeno potenzialmente, l’interesse collettivo che essi rappresentano. Le cosiddette guarentigie, tuttavia, da sole non sono sufficienti, perché potrebbero tradursi in privilegi, se non accompagnate da un concreto sistema di responsabilizzazione dell’eletto nei confronti dell’elettore.
 E’ questo il campo subdolo su cui agisce la proroga della rappresentanza, che punta a delegittimare ancora di più l’istituto sottraendo all’elettore il diritto di giudicare l’operato del delegato rispetto alle richieste formulate dalla base. 
Non è un caso allora se gli Stati Maggiori della Difesa - che tanto peso hanno avuto nella formulazione della legge che concepì la rappresentanza militare - vollero sin da subito anestetizzare l’unica garanzia riconosciuta al delegato (il divieto di trasferimento) attraverso una rielaborazione restrittiva della norma primaria avvenuta già con il regolamento di attuazione. E non è un caso, se sin da subito, fu violato il diritto dell’elettorato di giudicare il risultato ottenuto dai propri eletti al termine del mandato attraverso la negazione aprioristica della possibilità di rinnovare il mandato elettorale.
 Fu evitato in questo modo che il giudizio “di popolo”, potesse dare sostanza alla rappresentanza militare.
 La proroga ed il divieto di rieleggibilità fungono, infatti, come una leva, che trasferisce il potere “di vita o di morte” del delegato, dall’elettore alla sua controparte: gli Stati maggiori ed il Governo.
 E’ dunque questo il punto su cui bisogna porre l’attenzione. In attesa che una classe politica illuminata - lontana dal feroce lobbysmo che l’ha particolarmente distinta in questi ultimi anni - possa dare piena legittimità agli interessi professionali dei lavoratori in divisa, riconoscendo ad essi, oltre ai principi appena espressi anche quello della libera iniziativa, che si sostanzia in organismi esterni (libere associazioni, associazioni professionali di categoria e sindacati) dal contesto ordinamentale delle Amministrazioni.
 Nel frattempo, però, bisogna dare piena attuazione al principio di rappresentanza, attraverso il divieto esplicito (c’è purtroppo l’esigenza di esplicitare il principio in una norma scritta) di prorogare i mandati elettivi ed attraverso il riconoscimento della piena rieleggibilità dei candidati, che possa prevedere, anche come momento di transizione, dei limiti solo negli organismi di vertice, ma che al contempo riconosca la necessità di non disperdere, nell’interesse generale, le esperienze già maturate all’interno della rappresentanza. Sarà poi l’elettore a decidere se quelle esperienze sono meritevoli - oppure no - di essere rinnovate nel successivo mandato.
 La nostra proposta concreta, è di promuovere una celere miniriforma che punti, già dopo l’approvazione, ad andare a nuove elezioni senza attendere il termine stabilito dall’ultima proroga e che preveda, nell’interesse generale, i seguenti capisaldi:
 
1)   professionalizzazione della rappresentanza, attraverso la piena rieleggibilità negli Organismi di base ed intermedi e massimo per due/tre mandati consecutivi nel Consiglio centrale;
2)   riduzione del mandato a tre anni, in modo da renderlo organico alla durata del contratto di lavoro che, oramai, ha durata triennale;
3)   adozione di un sistema elettorale analogo a quello contenuto nell'articolo 87 della legge 121/81 che risponda ai principi di elezione democratiche (elezioni libere, competitive, ricorrenti e corrette).
4)   istituzione di un sistema di sfiducia che, con meccanismi di equilibrio e garanzia, consenta di sfiduciare interi consigli o singoli delegati;
 
Siamo convinti che il compito dei delegati in carica, delle associazioni e dei comitati sia quello di dire no alla proroga degli organismi di rappresentanza, ma anche quello, più edificante, di valorizzare le proteste, convogliandone l’alto potenziale su azioni tese a risolvere concretamente il vuoto di rappresentatività.
 Riteniamo che ciò debba essere fatto, formalizzando chiaramente le richieste del “movimento” in atti compiuti. Non ci possiamo più permettere che la rabbia del personale sia usata restando fine a se stessa. Formalizzare nell’appello gli obbiettivi che il Comitato si prefigge è un atto di trasparenza e di chiarezza verso i firmatari e verso tutto il personale su cui si riversano le scelte fatte da chi ha la titolarità di rappresentanza.
 E’ questo il motivo che sinora ci ha impedito di partecipare all’iniziativa del Comitato art. 52, che abbiamo contribuito a far nascere quali convinti assertori di un’esigenza di cambiamento che è oramai irrimandabile.
 Attendiamo una seria e responsabile presa di coscienza che possa vederci tutti uniti nell’interesse comune.
 
Roma 14.03.2011
 
DANIELE TISCI e ELISEO TAVERNA
Delegati Cocer Guardia di Finanza

PROROGA RAPPRESENTANZA
22.10.2010 TRIBUNALI MILITARI. , Delegato COCER GDF Durante l'incontro tra l'Associazione Magistrati Militari e il COCER INTERFORZE "..Non posso fare a meno di rimuginare sul fatto che i DDL Cirielli-Battaglia sono pensati, proposti, spronati e voluti da un’Istituzione, la Magistratura (in questo caso militare) che deve la propria ragione di vita al Precetto costituzionale che impone alla Repubblica il dovere di giudicare i cittadini in condizioni di parità davanti alla Legge... TRIBUNALI MILIATRI

DANIELE TISCI
 

   22.7.2010 "CITTADINI IN DIVISA" programma di RADIO RADICALE, sulla Manovra Finanziaria e Manifestazione Sindacati FF.PP. Intervista  Eliseo Taverna Cocer Guardia di Finanza;   Cristiano Leggeri Segretario Generale Nazionale dell'UGL Polizia di Stato;   Felice Romano segretario nazionale del SIULP;  Ferdinando Chinè rappresentante del Cocer dell'Aeronautica;   Claudio Giardullo Segretario Generale del SILP (CGIL)   Luca Marco Comellini segretario del Partito per la Tutela dei Diritti dei Militari (PDM);   Franco Maccari segretario generale del COISP;   Giuseppe Tiani segretario generale del SIAP (Sindacato Italiano Appartenenti di Polizia).
ELISEO TAVERNA
INTERVISTA READIO RADICALE
 
9.6.2010 INTERVISTA A RADIO RADICALE

Democrazia in divisa: conduce Luca Marco Camellini. Ospiti in studio: il signor Cristiano Leggeri Segretario Generale Nazionale dell'UGL Polizia di Stato, Dottor Antonio Vitale Vice Presidente del Cocer dell'Aeronautica Militare, il signor Eliseo Taverna Delegato del Cocer della Guardia di Finanza .In collegamento telefonico: il signor Antonio militare in servizio , racconta la sua vicenda. L'avvocato Umberto Coronas . Argomenti della puntata: la manovra finanziaria


 04.6.2010
TAVERNA ELISEO e DANIELE TISCI ANALISI DELLA MANOVRA FINANZIARIA
INTERVISTA RADIO RADICALE

ELISEO TAVERNA

MANOVRA FINANZIARIA
 

29.05.2010 COCER GDF MANOVRA FINANZIARIA comunicato stampa "...
In altre parole, non possono essere considerati dei privilegiati, ma nonostante questo, ora devono farsi carico, unitamente agli altri dipendenti pubblici, dei sacrifici richiesti per fronteggiare la crisi del bilancio statale. Ciò posto, non si può sottacere che proprio in una situazione eccezionale come quella che si sta configurando, provvedimenti che incidono pesantemente sui bilanci familiari trovano condivisione solo se sono connotati da equità, ossia attraverso una distribuzione appropriata dei sacrifici fra tutti i cittadini..."

MANOVRA FINANZIARIA

ELISEO TAVERNA DELEGATO COCER GDF
 
"Per difendere il lavoro e liberare i diritti"apprendiamo del diniego alla partecipazione dei delegati Cocer al congresso della confederazione, espresso dallo Stato Maggiore della Difesa, che supportato da una lettura di chiusura delle norme esistenti, mira ad evitare che vi possa essere uno scambio culturale e professionale tra i rappresentanti dei lavoratori in divisa ed i rappresentanti dei lavoratori civili LIBERARE I DIRITTI

ELISEO TAVERNA E DANIELE TISCI
 
TRA DELUSIONE E SPERANZA, GLI APPARTENENTI ALLE FORZE DI POLIZIA ED ALLE FORZE ARMATE ATTENDONO IL RINNOVO DEL CONTRATTO DI LAVORO.

di Eliseo Taverna e Daniele Tisci*
 
Il contratto di lavoro è  ormai scaduto da oltre due anni,  le promesse della politica continuano a rimanere tali ed il personale, per la prima volta nella storia, percepisce una doppia vacanza contrattuale. Sembrano lontani, infatti, i giorni del Governo Prodi, ma i ricordi delle numerose nottate trascorse sui tavoli della contrattazione - presso la Funzione Pubblica - per cercare di ottenere un aumento contrattuale dignitoso, riconducono i nostri pensieri a quei momenti. Giorni faticosi, connotati  da un confronto serrato tra le parti, a volte anche aspro, e dalla difficoltà di reperire ulteriori risorse per soddisfare le legittime richieste dei Co.Ce.R. e dei Sindacati di Polizia. Chi ha vissuto quei mesi difficili ricorda – oggi possiamo dire con rimpianto -  che il confronto si svolgeva  nel rispetto dei ruoli delle parti sociali e senza tentativi subdoli o mistificatori finalizzati a convincere l’opinione pubblica che gli operatori della sicurezza  e della difesa fossero dei privilegiati. L’esigenza di riconoscere, ai nostri comparti aumenti contrattuali superiori a quelli del pubblico impiego, era opinione condivisa proprio in forza di quella peculiarità che ne  caratterizza, da sempre, lo status ed il lavoro svolto a favore della collettività - anche in assenza di precipue norme legislative - che, di contro, questo Governo ha ritenuto opportuno emanare senza, però’ dare attuazione nella parte economica. Tutti ricorderanno che le fasi del rinnovo contrattuale – con il Governo Prodi - sfociarono in una manifestazione di piazza pianificata dalle organizzazioni sindacali di Polizia, nella città di Roma e Milano alla quale, l’unico Co.Ce.R. partecipante, fu quello della Guardia di Finanza. In quell’occasione, numerosi esponenti politici, che oggi ricoprono autorevoli incarichi nell’attuale maggioranza, parteciparono alla manifestazione e, senza alcuna esitazione,  contestarono aspramente il Governo per l’indegno ed ingiustificato aumento che stavano concedendo alle Forze di polizia ed alle Forze armate. Non fecero mancare nemmeno promesse ed impegni futuri che avrebbero portato, in caso di cambio di Governo, cospicui aumenti,   la risoluzione di importanti problematiche da tempo rivendicate (riordino delle carriere, riforma della rappresentanza militare, persino in chiave sindacale ed avvio della previdenza complementare), per un settore dello Stato che a loro stava molto a cuore. Oggi, però, possiamo tranquillamente sostenere, con forte amarezza, che le somme stanziate da quel Governo erano di gran lunga superiori a quelle stanziate dall’ attuale. Pur nella comprensione delle attuali difficoltà economiche, ci chiediamo dove siano finite tutte quelle promesse. Troppo spesso, infatti,  assistiamo ad una totale indifferenza verso le problematiche del comparto ed a  comportamenti  oggettivamente sopra le righe di qualche Ministro, che in barba agli equilibri istituzionali affronta il tavolo delle relazioni sindacali con atteggiamenti autoritari arrivando, persino a criticare, l’eccessiva presenza di delegati e non perdendo l’occasione per ribadire la necessità di chiudere in fretta le trattative, senza la possibilità d’incrementare le risorse disponibili. Inoltre, troppo spesso abbiamo ascoltato teoremi secondo i quali il nostro personale avrebbe percepito negli ultimi dieci anni un aumento ingiustificatamente superiore a quello del pubblico impiego e, quindi, ora deve necessariamente accontentarsi delle somme appostate. Una strategia, probabilmente, che unitamente all’approvazione di una serie di leggi, largamente avversate dalle parti sociali, tende a depotenziare il ruolo dei  Sindacati e dei Co.Ce.R. ed a far apparire  i “rappresentanti sindacali” come persone affette da una sorta di “sindrome del sindacalista” che, non  accontentandosi mai dei generosi aumenti concessi, rivendica sempre migliori condizioni stipendiali.   Dopo la manifestazione dello scorso Ottobre, organizzata dai Sindacati di Polizia, alla quale ha partecipato anche il Co.Ce.R. della Guardia di Finanza, ed  hanno aderito più di quarantamila appartenenti alle forze dell’ordine, il Governo ha assegnato soltanto ulteriori 100 milioni di euro. Attualmente, le somme totali stanziate da questo Governo, per il rinnovo del contratto - biennio economico 2008/2009 - sono pari a 686 milioni di euro e consentiranno, esclusivamente, di elargire al personale un aumento contrattuale medio pari a circa 35/40 euro. Tenuto conto dell’esiguità delle risorse disponibili e, ferma restando, l’esigenza di incrementare, in primis, il parametro stipendiale e l’indennità mensile pensionabile non sarà possibile la rivalutazione delle varie indennità accessorie, i cui importi sono fermi da numerosi anni. Tra quelle più significative che andrebbero necessariamente rivalutate, sono da evidenziare: ·        Indennità di ordine pubblico fuori sede, attualmente pari ad euro 26,00 per ogni turno, così rideterminata nel 2002 con un aumento del 26/%; ·        Indennità per servizio prestato nei superfestivi, attualmente pari ad euro 40,00 per ogni turno, così rideterminata nel 2002 con un aumento del 23% ed estesa anche al 2 giugno; ·        Indennità di ordine pubblico in sede, attualmente pari ad euro 13,00 per ogni turno, così rideterminata nel 2002 con un aumento del 48%; ·        Indennità per servizio festivo, attualmente pari ad euro 12,00 per ogni turno, così rideterminata nel 2004 con un aumento del 23%; ·        Indennità per servizio notturno, attualmente pari ad euro 4,10 per ogni ora di servizio prestato, così rideterminata nel 2002 con un aumento del 33%; ·        Indennità per servizio esterno, attualmente pari ad euro 6,00 per ogni turno prestato, così rideterminata nel 2002 con un aumento del 44%; ·        Indennità di missione, attualmente pari ad euro 20,45 giornaliere (0,85 l’ora) ferma al 1990, che dopo otto ore, con fruizione di vitto ed alloggio, viene ridotta al 40%; ·        Rimborso dei pasti nei servizi assistiti dall’indennità di missione, attualmente pari ad euro 22,26 per ogni pasto e non rivalutata dal 1996.   Il personale, per la prima volta nella storia, sta percependo una doppia vacanza contrattuale, quale elemento provvisorio della retribuzione, sulla base del tasso d’inflazione programmata e, nonostante ciò, le promesse ventilate di reperire ulteriori somme per  un accordo condiviso sembrano, ancora una volta, non mantenute. Sarebbe il caso, a questo punto, di rivedere il presupposto giuridico della vacanza contrattuale trasformandolo, da elemento provvisorio della retribuzione e, quindi, successivamente riassorbibile al momento dell’erogazione dell’aumento contrattuale, a specifica indennità non riassorbibile, che indurrebbe il Governo ad un puntuale rinnovo dei contratti.     Diversi esponenti di Governo  hanno più volte parlato di un prelievo di risorse dal fondo unico di giustizia o dalle somme recuperate dallo scudo fiscale. Oggi, scopriamo che queste risorse non sono  disponibili. E’ notizia di questi giorni che il Ministro della Funzione Pubblica sarebbe intenzionato ad organizzare uno specifico incontro con tutti i Ministri interessati e con le OO.SS. ed i Co.Ce.R. per raggiungere un accordo che possa portare alla sottoscrizione del contratto scaduto ed al conseguente avvio delle trattative per il biennio economico 2010/2011. Questa operazione, secondo qualche politico  dovrebbe avvenire probabilmente, senza lo stanziamento di ulteriori risorse, ma con la stipula di un “patto” con il quale il Governo s’impegnerebbe, entro un tempo determinato, ad affrontare le problematiche che attanagliano il nostro comparto. Tutto questo, se risultasse vero, sarebbe a dir poco paradossale. Sbagliamo o si vuol mutuare la stessa iniziativa intrapresa dal  precedente Governo, con il famoso “patto per la sicurezza”? Una sorta di Magna Carta, con la quale individuare e progressivamente risolvere tutte le problematiche del comparto. All’epoca, molti politici dell’attuale maggioranza gridarono allo scandalo e paventarono l’evidente inattuabilità di quell’iniziativa. Ora cosa è cambiato? Per quanto ci riguarda, possiamo sostenere che allora fummo molto scettici, ma accettammo. D’altro canto, ci sembrò l’unica via d’uscita e gli interlocutori ci parvero dotati di buoni propositi. Nonostante ciò, tutti sanno come andò a finire. Con queste riflessioni, vediamo profilarsi all’orizzonte due ipotetici scenari: il primo è che il Governo riesca a dare un segnale concreto in termini economici, poiché queste erano le promesse e, quindi, si provvederà alla sottoscrizione del contratto, il secondo che il Ministro della Funzione Pubblica, sentiti tutti i Ministri di riferimento imponga, avvalendosi della norma che ha voluto a tutti i costi far emanare, nonostante la forte contrarietà dei sindacati e dei Co.Ce.R., l’erogazione al personale, dell’ottanta per cento delle somme stanziate. Ovviamente, questo atto d’imperio aprirebbe un’inevitabile stagione di conflitti con le OO.SS ed i Co.Ce.R..  Alla luce dell’indifferenza e della scarsa attendibilità mostrate da tutta la classe politica e forti delle fondate lamentele del personale che attende con ansia il rinnovo di un contratto dignitoso ci chiediamo, inevitabilmente, se un giorno chi è chiamato ad amministrare la cosa pubblica riuscirà a riappropriarsi  di quella  credibilità, propria dell’importante ruolo istituzionale rivestito.          *Delegati Co.Ce.R. Guardia di Finanza
CONTRATTO DI LAVORO


ELISEO TAVERNA e DANIELE TISCI
   

DETASSAZIONE DEI PREMI DI PRODUTTIVITÀ DEL COMPARTO SICUREZZA E DIFESA: RISULTATO IMPORTANTE, MA È NECESSARIO ANCORA UNO SFORZO A FAVORE DELLE CATEGORIE PIÙ DEBOLI – di Eliseo Taverna, Daniele Tisci e Raffaele Dalessandro


 

Il Governo faccia uno sforzo in più riempiendo di contenuti le norme che emana. E’ con la forza delle proposte, ispirandosi all’antico, ma sempre attuale proverbio, “nulla è impossibile per chi crede”, che i delegati del Co.Ce.R. Guardia di Finanza sono riusciti a far inserire nelle misure anticrisi emanate dal Governo una specifica ed importante norma che prevede la detassazione dei premi di produttività (Fondo Efficienza dei Servizi Istituzionali).

La nostra richiesta presentata, tra l’altro, in occasione dell’audizione presso la commissione difesa della Camera dei Deputati, era molto più pregnante e con riflessi economici importanti. Infatti, chiedevamo al legislatore, nell’ambito delle valutazioni circa la detassazione degli straordinari, già attuata nel settore privato, di estendere analoghi benefici anche ai comparti difesa e sicurezza, prevedendola anche su altre voci stipendiali (premi produttività e servizi esterni).

L’articolo 4 comma 3 del D.L. “anticrisi” 185/08, prevede che per l’anno 2009, nel limite complessivo di spesa di 60 milioni di euro, agli appartenenti alle forze di polizia ed alle forze armate, nonché ai vigili del fuoco, in ragione della specificità dei comparti e delle condizioni d’impiego e di stato, che nell’anno 2008 abbiano avuto un reddito complessivo da lavoro dipendente non superiore a 35.000 euro è riconosciuta, in via sperimentale, sul trattamento economico accessorio inerente i fondi della produttività, una riduzione dell’I.R.PE.F. e delle addizionali regionali e comunali.

La norma approvata rimanda ad un D.P.C.M. - da emanarsi su proposta dei Ministri interessati, di concerto con il Ministri della Funzione Pubblica e dell’Economia e delle Finanze – la quantificazione della misura della detrazione e le modalità applicative per poterne usufruire.

Questo importante beneficio, però, così come è stato giuridicamente formulato non ci soddisfa del tutto, tenuto conto anche del limite così basso di reddito (35000 euro) che, di fatto, non è operativo nei confronti di un’importante aliquota di personale, appartenente anch’esso alle fasce cosiddette “più deboli” (circa il 20/25 per cento).

Inoltre, lo stanziamento di soli 60 milioni di euro, a copertura del beneficio riconosciuto, risulta estremamente insufficiente a soddisfare le aspettative del personale.

Al momento la norma non specifica la misura precisa del beneficio, ma se ipotizziamo una detassazione analoga a quella attuata nel settore privato per lo sgravio del lavoro straordinario (è stata applicata una cedolare secca del 10% in sostituzione dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali) ci rendiamo conto che il beneficio per il nostro personale è minimale.

Se prendiamo in riferimento l’importo del premio di produttività (Fondo Efficienza Servizi Istituzionali) circa 800 euro lordi pro-capite, mediamente corrisposto al personale con una retribuzione al disotto dei 35.000 euro, il risparmio sull’IRPEF non supera per il 2009, gli 80/100 euro per ogni avente diritto.

Infatti, l’importo del premio - soggetto a tassazione separata in quanto riferito all’anno precedente – di norma, sconta un’aliquota Irpef del 23% pertanto, applicando una cedolare secca del 10%, ci sarà una minore imposizione del 13% meno l’aliquota riferita alle varie addizionali regionali e comunali che comporterà un risparmio d’imposta nel 2009, pari ad 80/100 euro per coloro che nel 2008 hanno avuto un imponibile non superiore a 35.000 euro.

La situazione è ancor più grave per gli appartenenti al comparto difesa (Esercito, Marina ed Aeronautica) che avendo ottenuto da poco tempo l’istituzione del Fondo Efficienza per i Servizi Istituzionali, peraltro, alimentato con fondi molto più esigui di quelli assegnati alle forze di polizia, non permette di percepire il nostro stesso trattamento.

Per loro infatti, il premio che mediamente verrà erogato per il 2009 é di circa 250/300 euro lordi pro-capite, pertanto il risparmio d’imposta non supererà alcune decine di euro.

La battaglia è ancora tutta aperta, sappiamo benissimo che il percorso che ha portato all’emanazione di questa norma è stato irto di ostacoli ed ha visto contraddittori, a volte anche aspri, il Ministro della Difesa, favorevole alla norma e quello dell’Economia e delle Finanze, che non ha evitato di mostrare la sua contrarietà per motivi di bilancio e per disparità di trattamento con il pubblico impiego.

La partita è ancora aperta, in fase di conversione in legge del decreto anticrisi, il Governo, con un intervento emendativo, dovrà fare un ulteriore sforzo in favore di quelle categorie cosiddette più deboli del nostro personale, se vorrà dare una concreta boccata d’ossigeno a chi ogni giorno è impegnato a tutelare la collettività. E’ necessario, pertanto, innalzare l’importo dei 35mila euro di reddito almeno a 40mila, al fine di non escludere buona parte dei gradi apicali del ruolo ispettori aumentando, conseguentemente, l’importo dei fondi stanziati per lo sgravio fiscale (attualmente 60 milioni di euro).

venerdì 5 dicembre 2008


ELISEO TAVERNA
DANIELE TISCI
RAFFAELE DALESSANDRO

Delegati Cocer Gdf – X Mandato

 

ELISEO TAVERNA

 

D'ALESSANDRO RAFFAELE  e DANIELE TISCI

 

 

 

 

 

Libertà “limitata” (di Daniele Tisci*)

 

La politica del nostro Paese continua a parlare di integrazione europea, delle opportunità che l’Europa unita può darci, della coesione dei popoli del vecchio continente, ma spesso, guardando lontano, non vede ciò che avviene sotto i suoi occhi ed infatti non fa nulla per integrare i militari nella vita quotidiana del Paese.

Ciò, nonostante questi alzino la voce urlando lo scandalo di una mancata rappresentatività, che dalla nascita della Repubblica continua a perpetrarsi costantemente.

La libertà rafforza i legami tra i popoli e tra i singoli. E tutto questo senza inficiare il funzionamento delle Istituzioni, come dimostra l’Euromil, associazione spontanea tra militari, riconosciuta come interlocutore privilegiato dal Parlamento europeo e che riunisce associazioni in oltre 20 Paesi d’Europa.

Ciò dimostra che le libere associazioni professionali creano e rafforzano i legami tra gli individui e tra questi e le istituzioni, mentre le associazioni “di Stato”, le associazioni tra soggetti che non possono liberamente scegliersi tra loro, ma che forzosamente devono convivere nell’assenza di ideali comuni, creano solo asprezza e tensione.

La libertà è il Sindacato, per la cui sola idea oggi siamo qui riuniti, la falsa libertà è la Rappresentanza militare, un Organismo privo di contenuti che, in trent’anni di vita, è stato portatore più della volontà dell’autorità di vertice che di quella degli uomini che rappresenta.

Il mondo militare europeo è in fermento, come dimostrano gli avvenimenti che negli ultimi anni hanno portato a cambiamenti di rotta nel riconoscimento dei diritti dei militari in Portogallo e più recentemente in Spagna.

Ed è sulla situazione di quest’ultima nazione che vi invito a riflettere, una nazione che sul piano socio-economico ha ampiamente recuperato il gap nei confronti del nostro Paese, una nazione che sta vivendo un movimento, per i diritti dei militari, che ha superato la fase astratta diventando movimento concreto, nonostante la Costituzione spagnola, contrariamente a quanto avviene per la maggior parte delle Carte fondamentali dei Paesi occidentali, preveda dei limiti potenziali ai diritti dei militari.

Lo fa per il diritto di Organizzazione Sindacale, che, recita la Costituzione: può trovare limitazioni per Legge per i membri delle Forze armate, per le Istituzioni militari, per altri organi soggetti alla disciplina militare.

La nostra Costituzione, al contrario, non prevede nell’art. 39 alcuna di queste limitazioni e la potenziale compressione del diritto di iscrizione ai partiti politici, peraltro mai applicata per legge, sta lì a testimoniare che se il Legislatore costituente avesse voluto limitare il diritto dei militari di aderire alle organizzazioni sindacali lo avrebbe fatto in modo assolutamente diretto.

Ciò non è avvenuto e comunque, come ci insegnano in Spagna, la democrazia avanza e si consolida, e ciò che poteva costituire un limite prudenziale diventa lecito e legittimo e, quando reclamato, diviene diritto. E’ questo che la nostra Costituzione afferma quando dice che l’ordinamento militare si informa allo spirito democratico della Repubblica:  quando la democrazia cresce e progredisce anche le norme che regolano la vita nelle caserme devono subire un’evoluzione progressista.

Ed invece i militari italiani continuano ad essere cittadini a “libertà limitata”, perché tali ci considera lo Stato attraverso una legislazione ordinaria che raggira senza pudore e moralità le norme Costituzionali e Repubblicane.

Alle soglie del sessantesimo anniversario della Costituzione i militari rimangono gli unici italiani che continuano a vivere, senza soluzione di continuità, nella dimensione di uno Stato autoritario. Le norme del Codice Penale Militare di Pace, che scandiscono con inesauribile regolarità la vita quotidiana nelle caserme, sono ancora quelle emanate nel periodo in cui agli italiani fu chiesto il più grande sacrificio in termini di compressione dei diritti. Quelle norme, da cui la cittadinanza è stata finalmente affrancata con l’avvento e l’applicazione della Costituzione, continuano a negare ai cittadini in divisa i diritti inviolabili come quello di libera manifestazione del pensiero, di libera riunione e di libera associazione.

A nulla sono servite le raccomandazioni del Consiglio d’Europa e del Parlamento Europeo, che invitano l’Italia a recepire ed omogeneizzare la normativa in tema di diritti dei militari; tanto auspicata anche dagli stessi Organi della Rappresentanza attuale e di tutti i tempi, sia pure con diverse soluzioni.

Tentativi, sinora, risultati vani a causa dei timori e dei pregiudizi manifestati dai vertici militari e da molte forze politiche, schierate purtroppo anche con l’attuale maggioranza, da cui molto ci aspettavamo in tema di diritti e da cui nulla abbiamo ricevuto.

Il testo sulla riforma della Rappresentanza militare, elaborato dal Comitato ristretto della Commissione Difesa del Senato, continuava ciecamente a vedere la Rappresentanza come cosa interna all’Amministrazione, ad essa affiancata e, dunque, ad essa compiutamente soggiogata.

Questo testo non ha soddisfatto nessuno, se non gli Stati Maggiori i cui emendamenti, peggiorativi del testo originario e persino dell’attuale Rappresentanza,  tendono ad isolare, nel modo più compiuto possibile, i delegati.

“Sopprimere le parole da …a” questo il termine che accompagna gli emendamenti proposti dallo Stato Maggiore della Guardia di Finanza.

Il termine sopprimere lascia volutamente e provocatoriamente trasparire l’animo conservatore del Corpo, che insieme alle parole ambisce a raschiare fino a fondo ogni istintiva inclinazione umana all’autotutela professionale.

La Costituzione ci dice, invece, che la rappresentanza è un diritto inviolabile del cittadino sovrano e non la concessione di uno Stato magnanimo.

Il personale militare ha la maturità culturale e professionale per compiere l’atteso cambiamento; siamo ben consci delle peculiarità e della delicatezza del settore in cui operiamo, ma siamo anche convinti che la vita militare, come quella di ogni lavoratore, debba essere scandita da due distinti momenti:

§  uno attinente al rapporto di servizio, in cui l’emanazione degli ordini ed il controllo sull’attuazione dei doveri rientri nella sfera di competenza dei vertici delle Amministrazioni militari;

§  ed un altro inerente al rapporto di lavoro in essere tra il cittadino militare e lo Stato datore di lavoro, in cui il diritto ad una giusta ed equa retribuzione, a ciò che concerne l’inquadramento professionale, sia svincolato dalla dipendenza gerarchica, naturale espressione del potere datoriale, per trovare collocazione nell’alveo di un legittimo organismo di autotutela del personale, esterno alle Amministrazioni e da esse indipendente e libero.

Mi auguro che il supporto di Euromil alla causa italiana sia pieno e convinto, e mi auguro che la politica italiana, grande assente sulla scena, ma abile ed attiva tessitrice di sorti dietro le quinte, voglia prendere in considerazione la questione militare ed aprire un dibattito serio e partecipato nel Paese.

* delegato Co.Ce.R. GdiF

 

 

 

DANIELE TISCI

 (Cocer GdF)

 

 

Altri articoli sulla Rappresentanza

 

 

 
 

LETTERA APERTA AI POLITICI

          Nei giorni 22, 23 e 24 gennaio u.s. i delegati dei Consigli di Base, Intermedi e Centrale si sono riuniti in assemblea plenaria per affrontare il tema della rappresentanza militare, materia ancora regolata dalla legge 382/78, nonostante che da molte legislature si ripetano infruttuose iniziative parlamentari per la sua riforma.

          Al termine dei lavori l’assemblea, espressione democratica delle 64.000 persone che compongono la Guardia di Finanza, ha approvato all'unanimità un documento che affronta la problematica in una prospettiva che porti al pieno compimento il processo riformatore dell'organizzazione del Corpo, sviluppatosi con l'emanazione, nel 2001, dei decreti legislativi 68 e 69.

          In particolare, ferma restando la missione istituzionale e l’organizzazione militare stabilite dai citati decreti, i delegati hanno espresso l’avviso che il nuovo assetto normativo accentui la specificità della Guardia di Finanza e rafforzi la necessità che i finanzieri possano individuare chiaramente il loro referente politico nel Ministro dell’Economia e delle Finanze, superando l’arcaico modello che li inserisce impropriamente nel sistema Interforze avente come riferimento il Ministro della Difesa. A tale Autorità, in tempo di pace, non sono attribuite responsabilità in merito all’operatività del Corpo e all’impiego del suo personale.

          L’assemblea, altresì, coerentemente con lo sviluppo dell’ordinamento giuridico del settore pubblico, ha ritenuto indispensabile affrontare il tema della tutela dei diritti con una visione moderna, la quale consenta di perseguire in concreto le finalità di efficienza, efficacia ed economicità che oggi sono richieste anche ad un’organizzazione militare. Per questo, ha segnalato l’urgenza di superare l'ambigua commistione fra ruolo della dirigenza e quello della rappresentanza del personale, che connota il sistema tuttora disciplinato dalla già citata legge 382/78.

          Un innovativo strumento di rappresentatività dei finanzieri dovrebbe, pertanto, essere:

  • esterno e autonomo dall’Amministrazione, assumendo la forma del sindacato, così come regolato per le Forze di polizia ad ordinamento civile, ovvero di un’associazione professionale, democraticamente articolata al suo interno, con garanzia di rappresentanza per tutto il personale;
  • giuridicamente in grado di contrattare sia al primo sia al secondo livello, non disponendosi, altrimenti, tra l’altro, degli strumenti giuridici necessari per corrispondere, in modo condiviso, le risorse destinate a premiare la produttività. Con possibilità, inoltre, di interfacciarsi con le Regioni e gli Enti locali per le materie di loro competenza;
  • capace di tutelare concretamente, sia sul piano collettivo sia su quello individuale, il personale anche attivando procedure di conciliazione e arbitrato per limitare il ricorso al contenzioso giudiziario.

          Ciò posto, in conformità del mandato ricevuto dall'assemblea, considerata l’opportunità di garantire, al pari di quanto avviene per altre categorie di cittadini, i diritti dei finanzieri e l’efficienza dell’Istituzione di cui fanno parte, questo Consiglio Le chiede di valutare la possibilità di assumere un impegno su questo tema e di rendere pubblico l'orientamento del Suo Partito al riguardo.

          Attesa la rilevanza istituzionale della materia, si è provveduto ad attivare analoga iniziativa presso tutte le altre forze politiche.

          Sicuri di un Suo favorevole riscontro, Le porgiamo cordiali saluti.

  27 febbraio 2008

                                            IL COCER

                                                               GUARDIA DI FINANZA

 

 
 
 

Documento conclusivo, approvato all'unanimità dai

Delegati COBAR,COIR COCER della GDF 
 


La Guardia di Finanza, in forza delle riforme approvate dal Legislatore fra la fine degli anni '90 e l'inizio del nuovo secolo, è in via primaria una forza di polizia specializzata a cui sono affidati delicati compiti per la salvaguardia della legalità economico finanziaria e di concorso nel mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblica. La sua rimodulata missione la rende coerente rispetto alla ridefinizione del Ministero dell'Economia e delle Finanze nel frattempo realizzata.
A tutti i suoi appartenenti è richiesta una sempre più specifica e complessa professionalità. Con orgoglio affermiamo che essa oggi costituisce un patrimonio del Paese e un efficiente strumento per la tutela dei diritti dei suoi cittadini.
Nel corso degli ultimi anni anche altre importanti istituzioni sono state oggetto di profonde riforme. In particolare è stato chiarito il novero delle Forze Armate, che rispondono al Ministro della Difesa, tra le quali non è, e non potrebbe essere altrimenti, ricompresa la Guardia di Finanza.
Il nuovo assetto del Corpo ne accentua la specificità e rinforza la necessità, unanimemente condivisa da quest'assembla, che i Finanzieri possano individuare chiaramente il loro referente politico nel Ministro dell'Economia e delle Finanze, superando una volta per tutte l'arcaico modello che li inserisce impropriamente nel Cocer interforze affiancato al Capo di Stato Maggiore della Difesa e che vede come riferimento il Ministro della Difesa, Autorità alle quali, in tempo di pace, non sono attribuite responsabilità con riguardo all'attività di servizio dispiegata dai suoi appartenenti.
L'improcrastinabile superamento dello strumento di rappresentanza regolato dalla legge 382/78 è anche reso indispensabile dalla sua più volte rilevata incapacità di tutelare effettivamente i diritti e gli interessi degli appartenenti a un moderno Corpo di polizia.

Quest'assemblea unanimemente ritiene, infatti, che uno strumento moderno di tutela debba essere:

· esterno e autonomo dall' Amministrazione, realizzando, nell'interesse dei finanzieri e dell'efficienza della stessa Guardia di Finanza, la separazione fra la linea di comando e l'organo di tutela del personale;

· giuridicamente in grado di contrattare, sia al primo sia al secondo livello. In quest'ambito, anche alla luce dell'evoluzione dell'assetto dello Stato, va ricompresa la possibilità di interfacciarsi con le Regioni e gli enti locali per le materie di loro competenza;

· capace di tutelare concretamente, sia sul piano collettivo sia su quello individuale, il personale anche attivando procedure di conciliazione e di arbitrato che permettano di limitare il ricorso al contenzioso in sede giudiziaria.

In questa prospettiva l'assemblea esprime il suo deciso dissenso sul nuovo assetto della rappresentanza militare delineato dal testo unificato messo a punto dal Comitato ristretto della Commissione Difesa del Senato, ritenendolo inidoneo a sciogliere, tra l'altro, i nodi di fondo innanzi delineati.

Si richiede quindi al Parlamento, e alle forze politiche che lo compongono, di voler affrontare la tematica con una visione innovativa e moderna, capace di corrispondere alle aspettative dei finanzieri e di far crescere il sistema di tutela fino a renderlo coerente rispetto ai migliori standard europei.

Quest'assemblea ritiene che la soluzione vada individuata nell'estensione anche ai finanzieri del modello sindacale già previsto per le Forze di polizia a ordinamento civile o nella costituzione di un'associazione professionale autonoma ed esterna all'amministrazione, democraticamente articolata, che permetta il conseguimento di un analogo livello di tutela dei diritti collettivi e individuali.

In questa prospettiva l'assemblea conferisce mandato al Cocer ad adoperarsi presso i competenti organi parlamentari per verificare quali forze politiche che li compongono sono disponibili a sostenere tali soluzioni.

Il Cocer riferirà costantemente agli organi confluenti l'esito della sua attività ed entro la fine del corrente anno, se non possibile prima, li attiverà per le iniziative che saranno ritenute più idonee al conseguimento degli obiettivi prefissati.

L'assise sin da subito chiede al Cocer, quale gesto di "dissenso politico", di non riconoscersi più nel Cocer interforze, in quanto sede inidonea a veicolare la risoluzione delle problematiche del personale rappresentato

 

 
 
 

ROMA, MANIFESTAZIONE 1 DICEMBRE 2007      

 

I DELEGATI DEL COCER DORI, LEOTTA, TRINX, SCINO, DE MATTEIS, TAVERNA, ZACCARIA D’ALESSANDRO E TISCI HANNO ESPRESSAMENTE DECISO DI NON PARLARE DIRETTAMENTE E DI DELEGARE AD ALTRI LA LETTURA DEL DOCUMENTO PER FAR EMERGERE, CON FORZA, LA NEGAZIONE DEI DIRITTI COSTITUZIONALI CHE LIMITANO, ANCORA OGGI, LA LIBERA PARTECIPAZIONE A MANIFESTAZIONI COME QUESTA, DEMOCRATICAMENTE ORGANIZZATE E RICONOSCIUTE QUALE DIRITTO DI OGNI CITTADINO.
I MILITARI SONO CITTADINI A LIBERTA’ LIMITATA!
CON QUESTI PRESUPPOSTI APPARE ANCOR PIU’ AVVILENTE CHE ANCHE IN TALI OCCASIONI NON POSSONO PACIFICAMENTE E CON LIBERA ESPRESSIONE DEL PENSIERO TUTELARE I PROPRI DIRITTI E QUELLI DI MIGLIAIA DI FINANZIERI CHE RAPPRESENTANO, COSI’ COME STANNO FACENDO I COLLEGHI SINDACALISTI DELLE FORZE DI POLIZIA AD ORDINAMENTO CIVILE.
APPARE SINGOLARE CHE NELL’ERA DELLA GLOBALIZZAZIONE E DELL’EUROPA UNITA, LA CLASSE POLITICA ITALIANA CONTINUI CIECAMENTE AD IGNORARE L’ESIGENZA DI DOVER RICONOSCERE, ANCHE A COLORO CHE SONO CHIAMATI A GARANTIRE LA SICUREZZA DELLO STATO E DELLA COLLETTIVITA’ IL DIRITTO AD AVERE UN PROPRIO SINDACATO, COSI’ COME AVVIENE NEGLI ALTRI PAESI DELL’UNIONE.
A FRONTE DI CIO’ RIGETTANO IL TESTO UNIFICATO IN ITINERE AL SENATO SULLA RIFORMA DELLA RAPPRESENTANZA MILITARE CHE RISULTA INVOLUTIVO ATTESO CHE GLI ORGANISMI CONTINUEREBBERO AD ESSERE INTERNI ALL’ISTITUZIONE E QUINDI PRIVI DI EFFETTIVA AUTONOMIA RAPPRESENTATIVA.
FANNO APPELLO, PERTANTO, ACCHE’ VENGA SOSTENUTA LA PETIZIONE POPOLARE CHE APPOGGIA IL DDL.1821 CHE RICONOSCE AI MILITARI IL DIRITTO DI ASSOCIARSI IN SINDACATO.
IL PARLAMENTO SI ASSUMA LE PROPRIE RESPONSABILITA’.
IL GOVERNO SI FACCIA ALTRESI CARICO DELLA RICHIESTA DI SEPARARE IL COMPARTO SICUREZZA DA QUELLO DELLA DIFESA
LE GRAVI DISATTENZIONI, DA MOLTO TEMPO, RISERVATE AGLI OPERATORI DELLA SICUREZZA HANNO GENERATO UN PROFONDO SENSO DI MALCONTENTO ED INSODDISFAZIONE TRA TUTTO IL PERSONALE DEL CORPO.
I DELEGATI DENUNCIANO, CON FORZA:
• IL MANCATO APPOSTAMENTO DI FONDI PER RIEMPIRE DI CONTENUTI IL “PATTO PER LA SICUREZZA”, GARANTITO E SOTTOSCRITTO A LUGLIO DAL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, HA RESO INACCETTABILI GLI AUMENTI CONTRATTUALI CHE NON HANNO NEANCHE RISTORATO GLI EFFETTI DELL’INFLAZIONE PROGRAMMATA;
• UNA FINANZIARIA CHE NON STANZIA I NECESSARI FONDI PER IL RINNOVO CONTRATTUALE PER IL BIENNIO ECONOMICO 2008/2009, PER IL RIORDINO DELLE CARRIERE FINALIZZATO A DISCIPLINARE E VALORIZZARE COMPITI E FUNZIONI DEGLI OPERATORI DELLA SICUREZZA E PER LA SPECIFICITA’ DELLE FORZE DI POLIZIA E DELLE FORZE ARMATE;
• LA SCELTA DEL GOVERNO DI RIVEDERE, CON IL PROTOCOLLO SUL WELFARE, I LIMITI DI ETA’ PER L’ACCESSO ALLA PENSIONE SENZA COINVOLGERE I RAPPRESENTANTI DEI LAVORATORI DEL COMPARTO SENZA TENER CONTO INOLTRE DELLA SPECIFICITA’ CHE LA PRECEDENTE RIFORMA AVEVA VOLUTAMENTE SALVAGUARDATO.
• CHE LE PENSIONI, A SEGUITO DELLA RIVISITAZIONE DEI COEFFICIENTI DI CALCOLO, SUBIRANNO UNA DECURTAZIONE OSCILLANTE TRA IL 6% E IL 9%.
I CONTINUI TAGLI OPERATI IN FINANZIARIA, DAI GOVERNI CHE SI SONO SUCCEDUTI, ALLE RISORSE SULLE SPESE DI FUNZIONAMENTO CREA ENORMI DIFFICOLTA’ ALL’OPERATO DEI FINANZIERI.
I FINANZIERI SONO UNA GRANDE RISORSA PER IL PAESE E LA LOTTA CHE CONDUCONO ALL’EVASIONE FISCALE ED AL SOMMERSO, LE SOMME VERBALIZZATE SE INTROITATE SONO PARI A MANOVRE FINANZIARIE (QUEST ANN0 SOLO NEI CONFRONTI DI UNA NOTA SOCIETA’ E STATO ELEVATO UN VERBALE PARI A CIRCA OTTO MILIARDI DI EURO) .
MAGGIOR ATTENZIONE E PARI DIGNITA’ NEL DICASTERO DELL’ECONOMIA E’ IL MINIMO CHE SI CHIEDE AL MINISTRO.
A QUESTE CONDIZIONI IL PAESE DEVE SAPERE CHE PER NOI RISULTA DIFFICILE GARANTIRE AI CITTADINI LA SICUREZZA E LA LOTTA ALL’EVASIONE FISCALE
IL GOVERNO, IL PARLAMENTO DICA CON I FATTI SE LA SICUREZZA E LA LOTTA ALL’EVASIONE FISCALE E’ O NON E’ UNA PRIORITA’?

ROMA, 1 DICEMBR
E 2007


 

 

 
 
 

COMANDO GENERALE DELLA GUARDIA DI FINANZA
Consiglio Centrale di Rappresentanza
Viale XXI Aprile, 51 – 00162 Roma – Tel 06/44222631 – Fax 06/44222633
 

Consiglio Centrale di Rappresentanza

Viale XXI Aprile, 51 – 00162 Roma – Tel 06/44222631 – Fax 06/44222633

 

 

D  E  L  I  B  E  R  A    N.  01/62/10°

 

 

OGGETTO:  Petizione popolare a sostegno del Disegno di Legge n. 1821 presentato al Senato della Repubblica per il sindacato ai militari.

 

 

I  L    C  O  C  E  R

 

 

PREMESSO                che:

-        i delegati di questo Organismo hanno chiesto, con forza in tutte le sedi istituzionali, che anche ai militari debbano essere riconosciuti ed estesi i diritti fondamentali della nostra Carta Costituzionale;

 

-        il testo unificato del D.D.L. sulla Riforma della Rappresentanza Militare, approvato dal gruppo ristretto istituito presso la Commissione Difesa del Senato della Repubblica è stato rigettato da questo COCER con propria delibera n. 01/59/10°. Esso, infatti, non farebbe altro che far regredire e comprimere ulteriormente i diritti acquisiti sia per i rappresentati che per i rappresentanti;

 

TENUTO CONTO        che gli undici delegati componenti il COCER della Guardia di Finanza rigettano l’istituto rappresentativo interno all’Amministrazione (9 delegati per la costituzione di sindacati militari, 2 delegati per una associazione professionale esterna con diritti sindacali);

 

EVIDENZIANDO           che quanto chiede il COCER della Guardia di Finanza non è unica voce nel deserto e che altri organi paritetici di altre Organizzazioni militari ai vari livelli così come altri Organismi confluenti del Corpo sono concordi nel proseguire sulla strada intrapresa;

 

A  T  T  E  S  O            che tali istanze non sono state vane e che parlamentari della Repubblica le hanno fatte proprie traducendole nel Disegno di Legge n. 1821 presentato al Senato della Repubblica;

 

RILEVATO                   che per dare forza a tale lodevole iniziativa (che deve andare fuori dagli schieramenti politici di appartenenza) vi è in atto una sottoscrizione popolare a sostegno del Disegno di Legge in parola;

 

RITENENDO                che i delegati di questo Organismo non si debbano sottrarre al loro “credo” e devono dare un segnale forte al personale rappresentato, alla coscienza dei cittadini tutti e dei rappresentanti del popolo italiano affinché anche i militari diventino a pieno titolo cittadini di questa Repubblica,

 

AFFINCHÈ                   ci si uniformi agli altri stati europei che da tempo ai militari riconoscono il diritto ad avere il sindacato;

 

 

D  E  L  I  B  E  R  A

 

 

di:

-           condividere i contenuti dell’iniziativa di cui all’oggetto;

 

-           rivolgere un appello alla società civile, al mondo sindacale e della cultura a sostenere i diritti dei militari;

 

-           rivolgere a tutti i parlamentari di questa Repubblica la richiesta di condividere il contenuto e lo spirito del Disegno di Legge sottoscrivendolo e/o intraprendendo analoghe iniziative fuori da preconcetti e schieramenti di appartenenza secondo propria coscienza e convinzione sui diritti dell’uomo militare;

 

-           sensibilizzare la classe politica, affinché, in alternativa alla Rappresentanza Militare, valuti altresì la possibilità di prendere in considerazione anche la costituzione di Associazioni professionali esterne all’Amministrazione nella misura in cui ciò può essere la chiave di volta per creare il più ampio consenso a livello parlamentare,

 

-           chiedere al Comandante Generale di inoltrare la presente delibera al Signor Ministro dell’Economia e delle Finanze e alle Commissioni Parlamentari competenti.

 

 

La presente delibera, approvata a maggioranza (9 votanti – favorevoli 7, contrari 1, astenuti 1) in data 21 novembre 2007, viene inviata a stralcio verbale.

 

 

 

 

            IL SEGRETARIO                             IL PRESIDENTE DEL COCER   

 (Lgt. Maurizio Dori)                             (Gen.D. Domenico Minervini)

 

 
 
 


D E L I B E R A N. 01/59/10°

OGGETTO: Riforma della Rappresentanza Militare.


 


I L C O C E R


PREMESSO che questo Organismo ha posto a base della propria attività la piena conquista dei diritti per le donne e gli uomini in uniforme a status militare con il riconoscimento dei fondamentali elementi sanciti dalla nostra Costituzione Repubblicana (artt. 3 - 39 e 52);

L E T T O il testo unificato del D.D.L. sulla riforma della rappresentanza militare, approvato il 27 settembre u.s. dal Comitato ristretto istituito presso la Commissione Difesa del Senato della Repubblica;

CONSIDERATO che questo Organismo ha espresso parere negativo al DDL in parola, in quanto ritiene che la soluzione prospettata ripropone una forma di tutela strutturata all’interno dell’Amministrazione e, quindi, si pone in modo radicalmente antitetico rispetto alla posizione da tempo assunta, assolutamente distante da quanto auspicato;

RITENUTO che qualora il D.D.L. in parola fosse approvato con l'attuale stesura, farebbe regredire l'istituto rappresentativo comprimendo, altresì, i diritti dei delegati degli Organismi Intermedi e di Base fino a far ritornare alle origini storiche (vgs. divulgazione dei deliberati mediante affissione in bacheca…… nell'era di internet !!);

RILEVATO altresì, che nel testo proposto il ruolo di parte sociale è puramente formale e vuoto di contenuti e che lo stesso va verosibilmente nella direzione della ricostituzione dei c.d. "sindacati gialli" vietati dalla legge;

PRESO ATTO che il COCER Carabinieri con propria delibera n. 123 del verbale 37/10 ritiene che il D.D.L. recepisce in pieno le linee guida della rappresentanza formulata dalla propria Sezione ed interessa il proprio Comandante Generale di farsi promotore, a livello politico, delle iniziative necessarie affinché la riforma possa avere un iter parlamentare veloce e definitivo;

RITENUTO che in un consesso democratico tutte le opinioni vanno rispettate a condizione che non ledano gli altrui diritti e, nel caso specifico, gli interessi di questa Sezione in ragione del personale rappresentato (altrimenti….. separiamoci senza rancore);

A T T E S O che questo Organismo non accetterà prevaricazioni alcuna per difendere la dignità dei lavoratori della Guardia di Finanza e di qualsiasi altro militare che ritenga che la strada giusta da percorrere sia la "sindacalizzazione";

FACENDO appello ancora una volta al Parlamento affinché non resti sordo alla nostra istanza e raccolga questo grido di allarme che rivendica con forza e con ragione i giusti diritti;

SOTTOLINEANDO che la forza della ragione non ci farà demordere dalla strada intrapresa,
 


D E L I B E R A



di inviare la presente al Comandante Generale affinché la inoltri al Ministro della Difesa, al Ministro dell'Economia e delle Finanze, ai Presidenti delle Commissioni Difesa del Senato e della Camera.


La presente delibera, approvata all’unanimità (7 votanti) in data 31 ott. 07, viene inviata a stralcio verbale.



 

IL SEGRETARIO         IL PRESIDENTE VICARIO
(Lgt. Salvatore Trinx)                (Lgt Maurizio Dori) 

 

 

 
 
 

 Comando Generale della Guardia di Finanza

CONSIGLIO CENTRALE DI RAPPRESENTANZA

 


Oggetto: Osservazioni in merito alla bozza DDL di riforma .R.M. predisposta dal Comitato ristretto della Commissione Difesa del Senato.

La riforma dello strumento di rappresentanza nell'ordinamento militare costituisce il punto nevralgico del mandato del X Consiglio Centrale di Rappresentanza della Guardia di Finanza.

Attesa, pertanto, la distanza dell'articolato predisposto dal Comitato ristretto della Commissione Difesa del Senato rispetto all'impostazione che questo Consiglio ha auspicato, si esprime parere negativo alla bozza di riforma, per le osservazioni di seguito riportate.

La soluzione prospettata ripropone una forma di tutela strutturata all'interno dell'Amministrazione e, quindi, si pone in modo radicalmente antitetico rispetto alla posizione da tempo assunta da questo Consiglio. Esso ha sostenuto, a suo tempo, , invece, la costituzione di un organismo esterno che abbia i fondamentali caratteri del pluralismo, dell'autonomia giuridica, organizzativa ed economica, nell'ottica di pervenire ad un reale bilanciamento fra l'esigenza di contemperare i diritti soggettivi e gli interessi legittimi dei cittadini militari con la peculiarità dell'ordinamento in cui operano.

Tale fondamentale nodo non è certamente sciolto dalla previsione dell'articolo 5, comma 9, il quale rimanda addirittura ad una successiva e non meglio definita "procedura di negoziazione" tra le rappresentanze ed i Ministri competenti, la fissazione dei criteri e delle modalità per la loro autonomia economica e gestionale stabilite dal d.d.l..

Al di là della considerazione circa l'inadeguatezza della previsione in esame, è di tutta evidenza che questo aspetto non può essere demandato alla negoziazione tra la R.M. e le Amministrazioni, ma deve essere necessariamente disciplinato dalla legge, costituendo il punto centrale sul quale dovrebbe basarsi ogni ipotesi di riforma.

Non è ben specificata, inoltre, il concetto di capacità negoziale dell'Organismo centrale sui tavoli della Funzione Pubblica. Infatti, quand'anche si dovesse giungere ad ottenere una vera e propria capacità di contrattazione, già nei fatti esercitata dai Co.Ce.R., essa rimarrebbe comunque priva di reale significato se non accompagnata dalla capacità di vigilanza sull'applicazione del contratto.

La rappresentatività degli Organismi non viene in alcun modo valorizzata rispetto al passato in quanto non vi sono innovative previsioni normative che valorizzino il mandato dei delegati attraverso:

- la presentazione di liste elettorali;

- l'elezione dei delegati dei Consigli intermedi e centrali da parte di tutta la base elettorale;

- l'introduzione di strumenti per manifestare forme di dissenso nei confronti dell'operato dei delegati o anche di interi Consigli ritenuti non aderenti al mandato conferito sulla base di programmi elettorali.

Non è stata assolutamente valorizzata la competenza degli organismi intermedi e di base che rappresentano la vera anima ed la sostanziale struttura di funzionamento dell'istituto della rappresentanza.

Quest'ultima, inoltre, nelle materie di competenza, continua ad operare esclusivamente attraverso la proposizione di istanze, proposte e pareri mentre si sarebbe dovuto delineare un quadro equilibrato che avesse previsto la possibilità di applicare, a seconda delle materie, taluni dei seguenti istituti, peraltro già previsti dalle norme che regolano il rapporto di lavoro nel pubblico impiego o delle rappresentanze militari degli altri Paesi europei:

- la consultazione obbligatoria. Deve essere espletata non solo in relazione ai disegni di legge (come già previsto), ma anche su altre materie che prevedono accordi siglati fra le parti sociali;

- l'informazione obbligatoria. L'amministrazione deve dare congrua informazione sugli atti relativi al rapporto di lavoro, sia in modo preventivo che successivo (ampliando le previsioni contenute nell'art. 6 della bozza);

- l'osservazione. Deve essere prevista la possibilità di monitoraggio da parte del Co.Ce.R. sulle problematiche di maggior rilievo, da svolgersi anche mediante commissioni paritetiche, con la possibilità, quindi, di richiedere all'Amministrazione dati e notizie su fenomeni di interesse specifico;

- la co-determinazione. Deve essere prevista nei casi prefissati e, laddove esiste un disaccordo tra l'Organismo e l'Amministrazione, ci deve essere la possibilità di affidare la soluzione ad un terzo (es. Autorità ministeriale) prima di adire, successivamente, il Giudice;

- la conciliazione. Essa è indispensabile per evitare il costante ricorso da parte del personale rappresentato al Giudice, anche per questioni che potrebbero essere risolte con un accordo tra le parti.

Non può non evidenziarsi, infine, la mancanza di una previsione normativa che attesti la diversità del Corpo della Guardia di Finanza rispetto alle Forze Armate.

Oltre che nell'appartenenza al Dicastero dell'Economia, è di tutta evidenza una diversa formazione, cultura, aspettative, obiettivi degli appartenenti alla Guardia di Finanza. Tutto ciò avrebbe dovuto portare a prevedere una forma di autonomia del Co.Ce.R della Guardia di Finanza, rispetto a quello Interforze.



Roma, 17 ottobre 2007



IL CONSIGLIO CENTRALE DI RAPPRESENTANZA DELLA GUARDIA DI FINANZA

 

 

 

 
 
 

COMANDO GENERALE DELLA GUARDIA DI FINANZA

Consiglio Centrale di Rappresentanza

 

DELIBERA    N.   01/56/10°

  

OGGETTO:          Attività propositiva della Rappresentanza Militare. Indizione di una seduta plenaria.

  

I  L    C  O  C  E  R

  

PREMESSO che continuano a pervenire da parte di militari del Corpo e dai Consigli Intermedi e di Base della Rappresentanza sollecitazioni per un incontro congiunto tra tutti i delegati della rappresentanza militare in ordine alle sottoelencate problematiche:

riforma della legge 382/78;

rinnovo del contratto di lavoro;

 

CONSIDERATO      che durante l'incontro con il Comandante Generale svoltosi in data 10 ottobre u.s. si è avuto un assenso di massima all'effettuazione di tale incontro;

 

TENUTO CONTO          che tali tematiche sono di primaria importanza per il personale del Corpo;

 

RILEVATA          la necessità di avere sulle stesse un confronto propositivo con personalità estranee al Corpo, al fine di addivenire in tempi rapidi alla loro definizione,

  

D   E   L   I   B   E   R   A

 

 

 di chiedere al Comandante Generale di autorizzare lo svolgimento di un incontro con la partecipazione di tutti i Consigli di Base, Intermedi e di personalità del Parlamento, del Governo, della Magistratura e delle Istituzioni, alla presenza dei vertici del Corpo, da tenersi nella seconda metà del mese di novembre p.v. alla sede di Roma.

 La presente delibera, approvata all'unanimità (9 votanti) in data 11 ottobre 2007, viene inviata a stralcio verbale.

 

giovedì 11 ottobre 2007

 

 

 
 
 

COMANDO GENERALE DELLA GUARDIA DI FINANZA

Consiglio Centrale di Rappresentanza

Viale XXI Aprile, 51 – 00162 Roma –

Tel 06/44222631 – Fax 06/44222633

 

COMUNICATO STAMPA DEL COCER GDF: GOVERNO INADEMPIENTE, IN FINANZIARIA MENO DELLA META' DELLE RISORSE PROMESSE E NULLA PER IL RIORDINO, NON SOTTOSCRIVEREMO IL PATTO PER LA SICUREZZA
 

Cocer Guardia di Finanza
COMUNICATO STAMPA
 


Lo scorso mese di luglio, con la firma a Palazzo Chigi alla presenza del Presidente del Consiglio Prof. Romano Prodi, si portava a compimento l’accordo contrattuale per il quadriennio normativo 2006/2009 ed il biennio economico 2006/2007 per il comparto sicurezza-difesa.
Il contratto, esiguo nelle risorse economiche, era valorizzato da un documento di pre-intesa “Linee guida del Patto per la Sicurezza”, definito dalle rappresentanze militari e sindacali il “vero punto di forza dell’accordo”.
Infatti, per la prima volta, un Governo si impegnava ad esaminare in forma organica diverse problematiche, da anni irrisolte, che nell’ambito del comparto sicurezza-difesa rappresentano le maggiori distonie tra i vari Corpi e Forze di polizia e tra queste ed il restante comparto pubblico.
Purtroppo, a distanza di circa due mesi da quella data, il COCER della Guardia di Finanza, come le altre Rappresentanza Militari e Organizzazioni Sindacali, deve prendere atto che le Autorità politiche non hanno mantenuto gli impegni assunti.
Eppure, al fine di ottenere un segnale tangibile sulla solidità della pre-intesa, le Rappresentanze Militari e sindacali si erano limitate a richiedere lo stanziamento di 200 milioni di euro, per la specificità del comparto e circa 120 mln di euro sul riordino delle carriere, ad incremento delle somme già stanziate.
Così non è stato!
Infatti, nel D.D.L. Finanziaria 2008 sono stati appostati soltanto 150 mln di euro, tra l’altro, finalizzati nella quasi totalità ad interventi dovuti in materia di buoni pasto ed all’adeguamento delle tariffe orarie del lavoro straordinario (ad oggi sottopagate rispetto al lavoro ordinario); provvedimenti che per giustizia ed equità devono essere garantiti a prescindere dalle richieste sindacali.
Inoltre, mancano all’appello le risorse per il rinnovo del contratto economico relativo al biennio 2008/2009.
Questo quadro d'assieme, non certo edificante, è ancor più aggravato da una situazione di sofferenza economica del Corpo della Guardia di Finanza che si trova ogni giorno a dover far fronte alle esigenze operative con carenti stanziamenti economici relativi al normale funzionamento.
Si ritiene che in queste condizioni sarà molto difficile svolgere una incisiva lotta all'evasione fiscale e, quindi, garantire una maggiore sicurezza economico-finanziaria.
Qualora le richieste formalizzate non saranno soddisfatte, solidali con le manifestazioni indette dal personale delle Forze di Polizia ad ordinamento civile (precluse al personale militare), non sottoscriveremo il Patto e denunceremo la grave inadempienza del Governo.

Roma, 3 ottobre 2007


IL COCER DELLA GUARDIA DI FINANZA
Mercoledì 3 ottobre 2007

 

 
 

SINDACATO SI, SINDACATO NO

In uno stato normale l’articolo 39 della Costituzione, il diritto all’organizzazione sindacale sarebbe il simulacro della democrazia.

In una democrazia matura il potere civile deve controllare il potere militare.

Una classe politica con un forte rigore e senso civico farebbe uno più uno e direbbe che, se sono vere le prime due considerazioni, allora i militari, ancor prima di essere servitori dello Stato, sono semplici cittadini.

Ma non è così: purtroppo!

Oggi, - ieri per chi legge- presso la Sala Rossa della festa dell’Unità di Modena si è svolto, alle ore 17.30 circa, alla presenza di almeno 100 persone, un dibattito tra gli organi della rappresentanza interforze (COCER), il segretario confederale CGIL Paolo Nerozzi, il sottosegretario all’Economia con delega alle Finanze Paolo Cento, la  senatrice Lidia Brisca Menapace, e il Deputato Antonio Rugghia. Il quesito, ormai decennale, è la rappresentanza sindacale delle forze di polizie militarmente organizzate, che ancor prima di essere un problema ristretto al “comparto” delle forze dell’ordine, è un problema di democrazia.

Il rappresentante FICIESSE, Carlo Germi, che per l’occasione interpreta anche il ruolo di moderatore, ha ribadito con precisione e con grande fervore la necessità della nascita di un sindacato interno alle forze di polizia militare e l’urgenza di ratificare il D.D.L presentato a luglio  in Commissione Difesa  per la riforma della rappresentanza militare con relative norme sul diritto di associazione del personale delle Forze armate e delega al Governo in materia di contrattazione collettiva.

“L’importante” - dice Germi- “è che il governo ci dica se dobbiamo continuare a sperare in questa risoluzione di legge o, come nella passata legislatura, se dobbiamo smetterla di farci false illusioni”.  Per maggior chiarezza interviene Paolo Nerozzi (segretario confederale CGIL), il quale tiene a precisare quanto l’Italia sia socialmente indietro rispetto ai paesi europei che hanno già da molti anni sindacati di rappresentanza  per gli organi militari e  che la legge, se sarà attuata, non dovrà essere priva di 2 punti fondamentali: 1) L’allargamento della partecipazione al voto per la nomina dei rappresentanti, oggi fortemente limitata; 2) il principio di elettività: una testa un voto.

La  parte politica, personificata dal Verde Paolo Cento, risponde asserendo che è nell’intenzioni del Governo non venir meno a tale risoluzione, ma che l’iter legislativo non si preannuncia per niente facile. La Commissione Difesa, come sottolinea la senatrice Menapace (membro della commissione stessa), ha una rappresentanza spaccata, in quanto delegata a 12 esponenti del centro destra e 12 esponenti del centro sinistra, con a capo il senatore Sergio de Gregorio che fa sostanzialmente il bello e il cattivo tempo e ogni volta che bisogna far passare una proposta di legge, invisa al centro destra, si crea un impasse politico-legislativo difficilmente sormontabile. “Ciononostante” - ribadisce la senatrice- “è di indubbia l’importanza la creazione di un organo di rappresentanza concertativo che possa rendere più democratico lo Stato

Il deputato Ds-Ulivo e membro della Commissione Difesa, Rugghia, ha il non facile compito di districarsi nelle copiose domande, richieste e rimproveri da parte di alcuni delegati Cocer- Coir- Cobar come Maurizio Dori, il quale porta alla luce che a Roma, il prossimo mercoledì, rappresentanti delle forze dell’ordine insieme a esponenti di AN si riuniranno in via ufficiale senza dover chieder alcuna autorizzazione. Inoltre aggiunge, rivolgendosi ai parlamentari presenti, che gli uomini sono stanchi di vedere tanta attenzione quando si muore in servizio avendo di contro scarsa attenzione e solidarietà nella battaglia quotidiana dei diritti. Daniele Tisci recrimina  l’impossibilità di riunirsi in sindacato delle forze militari, mentre alla polizia (legge 121 del 1981) tale diritto è già riconosciuto ormai da anni. Molti finanzieri, inoltre, chiedono il superamento della vecchia legge 382 del ‘78, ormai  annosa e incapace di sopperire all’esigenza di democrazia all’interno delle forze armate. Rugghia risponde, in concerto a quanto detto precedentemente dal senatore Paolo Cento e della senatrice Menapace,  che il problema non dovrà essere sindacato si, sindacato no, ma che bisognerà cercare di far compiere al mondo militare un processo evolutivo verso la democratizzazione, divenendo in tal modo parte sociale e concertativa.

 

L’articolo 52 della costituzione afferma: ……L’ordinamento delle Forze Armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.

 

Cosa si aspetta?

        Giuseppe Dori  Tel. 338-7240461

 

 
 

 

COMANDO GENERALE DELLA GUARDIA DI FINANZA

Consiglio Centrale di Rappresentanza

Viale XXI Aprile, 51 – 00162 Roma –

Tel 06/44222631 – Fax 06/44222633

 

COMUNICATO STAMPA

 Incontro Palazzo Chigi - Roma 12 luglio 2007

 Introduzione politica

 

Il Presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy per il recupero di risorse al fine di ridurre il rapporto tra debito e PIL (francese 65% - italiano 107%) ha detto chiaramente all’Europa come procederà per il risanamento.

 In particolare è questo il motivo della citazione, tre punti fondamentali ci riguardano da vicino:

  • Accorpamento dei servizi di sicurezza;

  • Accorpamento delle agenzie fiscali;

  • Rivisitazione delle strutture giudiziarie attraverso la riduzione di tribunali periferici.

 Fatti e analogie identiche a quelli italiani.

 Come non trovarci d’accordo sulle soluzioni indicate se é da anni che chiediamo di agire in tale direzione?

 Il Governo, il nostro Governo, vuole sciogliere queste contraddizioni che in Italia sono più accentuate?

 La Guardia di Finanza è stanca di porgere l’altra guancia, è stanca di essere schiaffeggiata continuamente, a turno dalla Difesa, dagli Interni, e dai Finanziari.

 

Il Corpo non può essere l’arlecchino servo di molti padroni e gli si dà l’alibi di poter dire quando viene chiamato di essere sempre impegnato in altro settore.

 

Si vuole far diventare finalmente la Guardia di Finanza la Polizia economica/finanziaria del paese? Oppure la strategia in atto è quella di portarci al collasso sottraendoci quotidianamente compiti e specificità?

 

Nell’ultima audizione presso la Commissione Finanze del Senato della Repubblica il Viceministro On. VISCO, allora con delega per il Corpo, espresse plauso alla Guardia di Finanza per aver tagliato i costi fissi di funzionamento e dall’altro ribadì l’imperativo di una maggiore specializzazione del personale in modo da migliorare l’assolvimento dei compiti di polizia tributaria.

 

Ci domandiamo: con i tagli come si può specializzare ulteriormente il personale?

 

Il 5 luglio u.s. a Genova il Direttore delle Agenzie a dieci anni dalla nascita, nella sua relazione ha illustrato le “condizioni” indispensabili affinché possa realizzare il piano strategico triennale.

 

I numeri: assunzione di 3000 laureati e per rimpiazzare le 3100 uscite è previsto il turn-over di 2100 unità di cui 500 a fine anno.

 

È evidente la disparità di trattamento in cui versa il Corpo per effetto dei tagli di risorse.

 

Fuoriuscite di personale senza che sia garantito il turn-over. Reparti d’istruzione che sono cattedrali nel deserto.

 

A fronte di ciò noi rappresentanti del personale, oltre a denunciare i fatti, abbiamo le armi spuntate, limitate dall’inadeguatezza delle norme che disciplinano la Rappresentanza Militare.

 

Ci preme citare perciò un altro Presidente europeo – Josè Luis Rodriguez ZAPATERO - che come atto nel settore della sicurezza ha ricondotto la Guardia Civil nell’alveo del Ministero dell’Interno e dietro istanze forti del personale ha avuto il coraggio di percorrere la strada del riconoscimento dei diritti. Infatti è in procinto di dare a tale istituzione un associazione professionale sul modello dell’associazione nazionale magistrati.

 

Il Governo italiano avrà il coraggio di fare analoghe scelte?

 

Quando il Governo vorrà ricondurre la Guardia di Finanza nell’alveo del Ministero dell’Economia e delle Finanze?

 

Sono maturi i tempi per il riconoscimento effettivo dei diritti?

 Con il tavolo delle trattative aperte ci aspettiamo un segnale da parte dell’autorità governativa.

 

Entrando nei punti specifici il COCER ritiene di dover condizionare la sottoscrizione del contratto alle seguenti pregiudiziali:

·             sindacalizzazione del Corpo;

·           stanziamento di ulteriori risorse, oltre a quelle già disponibili per il rinnovo, per provvedere all'aggiornamento del costo orario dello straordinario (attualmente tale costo è inferiore a quello dell'ora del lavoro ordinario);

·           assegnazione e attribuzione della gestione di tali risorse alle singole amministrazioni (attualmente, per il comparto sicurezza, è gestito tutto dal Ministero degli Interni);

·           corresponsione di tutte le ore di straordinario svolte dal personale che se tagliate, come avviene attualmente, incidono, tra l'altro, negativamente ed in modo significativo sul trattamento previdenziale;

·           emanazione di una circolare, da parte del Dipartimento della Funzione Pubblica, attuativa-esplicativa del contratto, per tutte le amministrazioni del comparto sicurezza.

 

 

Roma, 11 luglio 2007

 

 
 
 

 

COMUNICATO STAMPA

IL CONTRATTO: UNA RISORSA?

 

Ieri 04 luglio 2007 si è tenuto il terzo incontro con il Dipartimento della Funzione Pubblica per le trattative per il rinnovo contrattuale (Biennio Economico 2006/07 e Quadriennio Normativo 2006/09).

 

La parte tecnico-politica ha portato sul tavolo le seguenti tematiche:

 

·           l’aggiornamento della tariffa oraria dello straordinario;

·           presentazione di un articolato normativo sulla diramazione delle circolari attuative dei contratti da parte delle amministrazioni.

 

Per quanto riguarda il capitolo straordinari a fronte di un drenaggio di circa 27 milioni di euro, il prospetto riportava un incremento per le categorie più disagiate ovvero 13000 finanzieri circa di 0,08 centesimi di aumento. Constatato che la suddetta platea di militari accede al pagamento di una media di 10 ore mensili, questo incremento avrebbe una ricaduta di circa 0,80 centesimi lordi al mese.

 

La Sezione COCER Guardia di Finanza senza abbandonare, "per il momento", il tavolo delle trattative ha posto delle pregiudiziali che si sostanziano in:

 

·           stanziamento di ulteriori risorse, oltre a quelle già disponibili per il rinnovo, per provvedere all'aggiornamento del costo orario dello straordinario (attualmente tale costo è inferiore a quello dell'ora del lavoro ordinario);

·           assegnazione e attribuzione della gestione di tali risorse alle singole amministrazioni (attualmente, per il Comparto Sicurezza, è gestito tutto dal Ministero degli Interni);

·           corresponsione di tutte le ore di straordinario svolte dal personale che se tagliate, come avviene attualmente, incidono, tra l'altro, negativamente ed in modo significativo sul trattamento previdenziale;

·           emanazione di una circolare, da parte della Funzione Pubblica, attuativa-esplicativa del contratto, per tutte le amministrazioni del Comparto Sicurezza;

·           elaborazione di prospetti che riportino l’attuale ricaduta del contratto sia sul trattamento stipendiale, sia sulla parte accessoria;

 

La Sezione Guardia di Finanza ha chiuso i lavori dando la disponibilità ad altri incontri solo alla completa soluzione delle suddette pregiudiziali.

 Fondamentale, altresì, sarà l'incontro con gli esponenti del Governo che dovrebbe avvenire il 10 luglio p.v..

 

In tale sede, questo COCER condizionerà la firma del contratto allo scioglimento dei seguenti nodi:

 

·           riformulazione dell'attuale sistema di Rappresentanza, che allo stato priva il personale di una effettiva tutela, condizionandola alla richiesta di sindacalizzazione e non al mero riconoscimento del ruolo negoziale;

·           chiara distinzione e separazione del Comparto Sicurezza da quello della Difesa.

 

 

            Roma, 05 luglio 2007

                                                        IL COCER DELLA GUARDIA DI FINANZA

 

 
 
 

 
COMUNICATO STAMPA
ROMA, 22 MAGGIO 2007

BASTA POLEMICHE

 In data odierna un organo di informazione ha pubblicato la deposizione resa dal Comandante Generale all'Autorità Giudiziaria di Milano con riguardo all'avvio, lo scorso anno, dei procedimenti di trasferimento dei vertici del Corpo in Lombardia. Sono così diventati di pubblico dominio i dettagli di una vicenda che all'epoca creò preoccupazione in tutti coloro che vedono nel corretto rispetto delle procedure la garanzia dell'imparzialità di un Corpo come quello della Guardia di Finanza, chiamato ad operare per il mantenimento della legalità in ambiti delicati quali quelli finanziario ed economico.

Peraltro, la pubblicazione di quest'atto giudiziario in un momento nel quale la vicenda appariva superata, considerato che tali trasferimenti non sono avvenuti e, a quanto a conoscenza di quest'Organismo, nessuna formale imputazione è stata mossa dall'Autorità Giudiziaria a chicchessia, rischia di trascinare nuovamente l’Istituzione e coloro che vi lavorano al centro di una polemica politica assolutamente inaccettabile.

Se l’Autorità Giudiziaria ha ritenuto di indagare, è sua facoltà, attendiamo gli esiti. Ma utilizzare i fatti per fini di bassa speculazione politica e tentare di determinare una crisi nei rapporti tra la Guardia di Finanza e il Vice-Ministro è inaccettabile.

I problemi sono ben altri, e sono stati da tempo rappresentati da questo COCER:

  • il contratto di lavoro è scaduto ormai da quasi due anni ed al personale non vengono riconosciuti gli incentivi;
  • le finanziarie degli ultimi anni hanno apportato notevoli tagli per il funzionamento tanto che assistiamo, da tempo, al paradosso di doverci autotassare o utilizzare i nostri mezzi personali per lavorare e aggiornarci. Al Senato e alla Camera giacciono ordini del giorno, accolti dal Governo, che lo impegnano a stanziare risorse per garantire l’azione della Guardia di Finanza a contrasto dell’illegalità e dell’evasione fiscale, messa a rischio dall’inadeguatezza delle risorse a bilancio;
  • sussiste un divario consistente fra le risorse a disposizione della Guardia di Finanza e quelle delle altre Forze di Polizia, per cui è stato costituito un apposito tavolo tecnico in sede interministeriale per eliminarlo.

Chiediamo con fiducia al Vice Ministro Visco e al Comandante Generale di lavorare e risolvere i vari problemi. Noi faremo la nostra parte, confrontandoci anche duramente, se necessario, ma all’interno di un contesto di lealtà all’Istituzione.

Se vogliamo veramente combattere l’illegalità economica e l’evasione fiscale chiediamo a gran voce strumenti e mezzi idonei.

Non si può più pensare di ottenere grandi risultati solo con il sacrificio e senso del dovere del personale.

 Roma, 22 maggio 2007

 

IL COCER DELLA GUARDIA DI FINANZA

 

 
 
 

COMUNICATO STAMPA
ROMA, 17 MAGGIO 2007

 

 

ONOREVOLE VISCO, BASTA!

RISPETTO E DIGNITÀ PER I FINANZIERI

 

 

 

Il massimo consesso della Rappresentanza della Guardia di Finanza chiede rispetto e dignità per poter lavorare.

 

lo chiede innanzitutto all'On. Vincenzo VISCO, in funzione della delega governativa conferitagli che mette il Corpo alle Sue dipendenze.

 

L'istituzione Guardia di Finanza ha bisogno di serenità per svolgere il proprio lavoro e degli strumenti necessari per farlo nel modo migliore.

 

Ai proclami devono seguire i fatti, altrimenti siamo nella demagogia.

 

Non si può prima dire che la Guardia di Finanza è centrale nella lotta all'evasione e poi si tagliano in modo incisivo le risorse per il suo funzionamento.

 

Il Signor Vice Ministro, nel corso dell'ultima audizione presso la Commissione finanze del Senato, da un lato plaude alla Guardia di Finanza per aver tagliato i costi fissi, dall'altro chiede maggiore specializzazione del personale impiegato in modo da migliorare l'assolvimento dei compiti di Polizia Tributaria.

 

Si chiede ai Finanzieri militari sangue e sudore e si apprende che i finanziari (dipendenti civili dell'ammnistrazione finanziaria) trovano nell'On. VISCO il proprio paladino. Egli, infatti, oltre ad elargire soltanto a loro il premio per la lotta all'evasione fiscale, a proposito delle "sue figlie predilette" dice:

 

"dato il valore strategico complessivo dell'Amministrazione finanziaria sul complesso del comparto pubblico, andrebbe fatta una riflessione sulla possibilità di escludere le agenzie da eventuali riduzioni"

 

É da tempo che sentiamo da più parti dichiarazioni contraddittorie sulla Guardia di Finanza.

 

Improvvisamente, poi, il Signor Vice Ministro torna sul tema della smilitarizzazione, dichiarandosi "nettamente contrario a ipotesi di smilitarizzazione, anche tenendo conto che la Guardia di Finanza non è né una forza militare, né una forza di polizia in senso tecnico"

 

ce lo vuol dire il Signor Vice Ministro che cosa siamo, Visto che il COCER ha già pubblicamente ed in modo chiarissimo rivendicato la paternità nel dicastero dell'economia?

 

Se militarità vuol dire negazione dei diritti, il COCER respinge al mittente tale affermazione.

 

Militari e civili devono avere gli stessi diritti. Siamo consapevoli che lo status di militare soffre della compressione di essi, ma ciò non deve assolutamente significare annullamento degli stessi con la conseguente offesa della dignità.

 

Ai finanzieri tutti ed alla Rappresentanza, in particolare COBAR e COIR, rivolgiamo un appello:

 

la strada che stiamo percorrendo è lunga, tortuosa e difficile. Non lasciamoci dividere. Stringetevi attorno al COCER e sosteneteci su qualsiasi iniziativa futura intraprenderemo.

 

Stiamo lavorando per un solo interesse: quello del personale e dell'amata Guardia di Finanza.

 

 

Roma, 17 maggio 2007

 

 

IL COCER DELLA GUARDIA DI FINANZA

 

 
 
 

COMANDO GENERALE DELLA GUARDIA DI FINANZA
Consiglio Centrale di Rappresentanza
Viale XXI Aprile, 51 – 00162 Roma –

Tel 06/44222631 – Fax 06/44222633

COMUNICATO STAMPA
ROMA, 20 Aprile 2007


COCER GUARDIA DI FINANZA: IL GOVERNO SI ASSUMA LE SUE RESPONSABILITÀ DI FRONTE ALLE ISTANZE DI SINDACALIZZAZIONE DEI MILITARI.
Che i tempi siano maturi per la sindacalizzazione dei militari italiani è un dato certo, i delegati della rappresentanza militare con senso delle istituzioni e con grande senso di responsabilità lo sostengono con la forza delle idee e della maturità dei propri appartenenti.
È il nostro mondo fatto di uomini con le stellette che ha raggiungo questa convinzione dopo anni di decantazione sperimentale della rappresentanza militare.
Se tale istituto era uno strumento per metterci alla prova ha avuto si un gran risultato quello di permettere a noi di crescere e di formarci cosi da testare in prima persone la sua inutilità e la sua inefficienza.
Dal 1978 data della nascita dei COCER, COIR e COBAR sono passati quasi 30 anni, troppi per privare ancora i militari dei diritti costituzionalmente garantiti.
Sindacato militare vuol dire solo riconoscere ed affermare che anche il popolo in divisa fa parte della grande famiglia dei cittadini dello Stato Italiano.
Gran bell'esempio viene dai colleghi della rappresentanza militare dell’Aeronautica Militare che riuniti in assemblea nazionale a Loreto con la presenza di 203 delegati ha approvato il documento che chiede la sindacalizzazione dell’Arma azzurra.
Ben 194 delegati hanno votato a favore, 4 contrari e 5 astenuti un plebiscito che riempie i cuori dei delegati COCER della Guardia di Finanza di gioia e che dicono ai colleghi dell’aviazione "uniti assieme a noi sulla strada della sindacalizzazione".
La forza dei numeri e delle richieste democratiche dei militari, come emerge da istanze provenienti anche da delegati e organismi di rappresentanza delle altre Forze Armate, non può essere ignorata dalla classe politica che con i fatti deve rispondere alla voce che si sta alzando sempre più forte dalle caserme: SINDACATO.
Per il Governo è giunto il momento di dare una risposta.
Maggioranza ed opposizione facciano la loro parte.
Non ci si aspetti da noi gesta eclatanti per essere ascoltati, niente piazze, niente passeggiate spontanee sotto Palazzo Chigi, presso la Camera o il Senato. Niente scioperi della mensa, ne scioperi della fame ma la libertà della parola per rivendicare ciò che ci spetta.
La politica è espressione del popolo, anche il cittadino militare è popolo, non stia distante da noi e soprattutto non ascolti solo i salotti buoni degli “STATI MAGGIORI”.

Roma, 20 aprile 2007

IL COCER DELLA GUARDIA DI FINANZA

 

 
 
 

 

Lettera inviata all'Onorevole Giordano

 

PROPOSTA PER UNA RIFORMA DELLA RAPPRESENTANZA MILITARE

 

Una svolta del sistema di rappresentanza è particolarmente sentita dal personale del Corpo della Guardia di Finanza , al fine di addivenire ad una soluzione ai cronici problemi di rappresentatività che assillano la condizione del lavoratore in divisa.

In Parlamento sono all’esame delle Commissioni Difesa di Camera e Senato alcune proposte di legge che certo non vanno nella direzione, auspicabile, di dare pieni diritti al cittadino finanziere,lavoratore in divisa  uguale a tutti i lavoratori di questa Repubblica e la linea minimalistica che si intravede nei disegni di legge presentati  di certo non vanno nella direzione di ristabilire l’equilibrio a favore degli uomini con le stellette come sancito dalla nostra carta costituzionale

.La legge 11 luglio 1978, n. 382, da alcuni definita  rivoluzionaria rispetto alle condizioni di allora da molti altri avvertita come un frutto di compromesso , mostra oramai tutti i suoi limiti. Da più di un decennio questa inadeguatezza è avvertita, ma le soluzioni prospettate sono state per lo più, nel migliore dei casi, contraddittorie,  se non addirittura regressive rispetto alla condizione giuridica esistente.

 Con la nota Sentenza del 1999, la Corte costituzionale, in merito alla legittimità costituzionale dell’articolo 8 della detta legge n. 382 del 1978, aveva dichiarato non incostituzionale il divieto per i militari di costituire associazioni professionali o sindacali. Tuttavia, la Consulta precisava nella sentenza come dovesse essere il legislatore a definire la disciplina associativa per i militari.

L’insoddisfazione degli appartenenti al Corpo verso questo istituto di rappresentanza è generale, avendo riscontrato che esso non garantisce una reale tutela del personale, sia dal punto di vista collettivo sia del singolo appartenente: infatti i meccanismi e le funzioni attribuite alla Rappresentanza militare non sono, a questo punto, adeguate ai progressi culturali, organizzativi  e sociali che hanno investito  il Corpo.

A fronte di ciò il personale vive quotidianamente la rilevante differenza di condizione e di rappresentanza esterna che contraddistingue nel nostro Paese le Forze di Polizia . ad ordinamento civile rispetto a quelle militarmente ordinate, come appunto la Guardia di Finanza.

Cittadini che svolgono il medesimo servizio di polizia, in molteplici circostanza anche in stretta collaborazione tra di loro, vivono diverse condizioni personali facendo tastare direttamente le conseguenze di due diversi sistemi di rappresentanza, che si ripercuotono negativamente, nella gran parte dei casi, sugli appartenenti al Corpo, con differenziazione di diritti, di tutela e di trattamento economico.

La Rappresentanza militare, così concepita,  è un istituto che  ormai giunto al termine ma cosa più grave che come si prospetta è un istituto morto ancora prima di nascere! Negli ultimi anni si è assistito alla proliferazione di associazioni che a vario titolo si propongono di difendere gli interessi del personale, andando a colmare, di fatto, il vuoto che le carenze della Rappresentanza ha palesato proprio sul terreno per il quale era stata ideata cioè la tutela del militare.

I tempi sono maturi per la svolta, per garantire ai Finanzieri di ogni ordine e grado i diritti fondamentali già di per sé sanciti dalla nostra Carta Costituzionale; diritti che in gran parte dei Paesi dell’Unione Europea sono già da tempo riconosciuti e salvaguardati dalle rispettive legislazioni.

La proposta di cambiamento deve andare nella direzione di garantire sostanzialmente la contrattazione e la difesa degli interessi collettivi ed individuali dei Finanzieri (tutela rispetto ai trasferimenti, organizzazione del lavoro, turnazioni, etc), come avviene già per i colleghi della Polizia di Stato e della Polizia Penitenziaria in Italia, delle Forze Armate in genere in molti Paesi europei, senza che questo abbia scardinato l’organizzazione ed il funzionamento dell’apparato militare. La soluzione è il Sindacato .

Rispetto a tale richiesta Rifondazione e Lei in particolare come ritiene di agire nella richiesta dei riconoscimenti dei diritti sanciti dalla carta costituzionale al cittadino con le stellette circa la creazione del sindacato per i militari?

Onorevole Giordano lo sa che vi è una circolare dell’allora Ministro Martino che vieta addirittura la costituzione di una qualsiasi tipo di associazione se queste sono promosse da militari anche con altre persone che non indossano la divisa e che nonostante più richieste formulate dalla sezione cocer guardia di finanza in molte sedi istituzionali il Ministro Parisi non l’ha ancora abrogata?

Signor segretario agirà politicamente per far abolire tale obbrobrio?

 

 

              Salvatore Trinx

Delegato Cocer Guardia di Finanza