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TISCI DANIELE DELEGATO COCER CGDF
Scrivi a DANIELE *obbligatorio
IL DOCUMENTO DELLA Guardia di Finanza
ALTRI DOCUMENTI DELLA GDF
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COMANDO GENERALE DELLA GUARDIA DI FINANZA
Consiglio Centrale di Rappresentanza
Viale XXI Aprile, 51 – 00162 Roma –
Tel 06/44222631 – Fax 06/44222633
Infatti, la nuova struttura della Rappresentanza Militare che si intende definire, appare peraltro contrastante con le norme vigenti e, pertanto, non potrà sfuggire dal determinare disfunzioni all’efficienza dei consigli. Tale situazione, è probabile che generi una miriade di ricorsi giurisdizionali e questo non fa che confermare la nostra contrarietà al provvedimento normativo approvato, in quanto assolutamente incoerente rispetto alle istanze di riforma della rappresentanza militare da tempo manifestate; Ribadiscono, quindi, la convinzione che eventuali interpretazioni attuative delle citate innovazioni non dovranno assolutamente snaturare la proporzionalità dei delegati rispetto al personale rappresentato, né ridurre il numero dei COIR.
Nel contempo, ritengono imprescindibile ed in linea con le normative
in vigore che l’aggiunta della
categoria
Sovrintendenti debba trovare la naturale e logica attuazione
nell’eventuale riduzione della categoria degli Ispettori dalla quale
essa proviene.
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![]() ELISEO TAVERNA DELEGATO COCER GDF |
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COME LE
GRAVI COLPE DELLA CLASSE POLITICA DIRIGENTE
SI POSSONO RIPERCUOTERE NEGATIVAMENTE SUI SISTEMI SOCIALI E
SUL TRATTAMENTO PENSIONISTICO RISERVATO ALLE NUOVE GENERAZIONI.
Di
Eliseo Taverna e Daniele Tisci*
E’ ormai noto a tutti:prima degli anni novanta
il sistema previdenziale italiano e la facilità di ottenere un posto
di lavoro nella pubblica amministrazione costituivano una sorta di
eldorado. Anteriormente ad alcune radicali riforme,
infatti, molte categorie di lavoratori con appena quindici anni di
contributi e con un’età anagrafica estremamente contenuta
riuscivano, senza alcuna difficoltà, ad ottenere un signor
trattamento di quiescenza. Se poi, con un’età anagrafica di appena
35/40 anni i molti fortunati si godevano questa lauta pensione,
ovviamente a carico della collettività per altri 45 anni e, nel
contempo, si curavano un’altra attività professionale o svolgevano
un altro lavoro, magari in nero, questo non importava a nessuno. Negli anni quaranta il segretario della CGIL
Giuseppe Di Vittorio,
aveva rivendicato una legge che garantisse i diritti fondamentali
delle lavoratrici e dei lavoratori, affermando che la Costituzione
dovesse entrare nelle fabbriche e negli uffici. Ovviamente, prima
che questa rivendicazione potesse realmente concretizzarsi
trascorsero più di vent’anni. Con i conflitti sociali del 69 vennero
conquistati sul campo diritti individuali e collettivi quali: tutela
della salute, assemblee retribuite, diritto di contrattazione.
Sull’onda di quella vittoria, nel maggio del 70, il Parlamento
approvava lo Statuto dei lavoratori. Una legge che non solo
garantiva i fondamentali diritti sindacali, ma tutelava nei luoghi
di lavoro tutta una serie di libertà e diritti fondamentali sanciti
dalla carta Costituzionale. Negli anni successivi, però, iniziarono le
larghe intese tra i partiti politici. Queste logiche diedero
contemporaneamente inizio ad un processo che gettava le basi per
creare la falsa illusione che la pubblica amministrazione potesse
dare ampie soddisfazioni alle
aspettative di coloro che ambivano ad un posto di lavoro fisso e
duraturo. La pubblica amministrazione, quindi, come un
contenitore senza fondo, un calmiere sociale da utilizzare
soprattutto ad uso e consumo dei potenti di turno. Questa falsa rappresentazione della realtà e la
negazione di un principio fondamentale, che doveva essere quello di
dare lavoro in base alle reali esigenze ed alla sostenibilità
finanziaria da porre a carico della collettività, diedero vita
all’illusione che quella valle dell’eden potesse durare per sempre. Fino a quel momento dunque, un approccio
culturale alle tematiche sociali e del lavoro estremamente distorte
ed un sistema previdenziale probabilmente unico al mondo. Sistema,
sorretto da un lato dalle migliaia e migliaia di continue assunzioni
nella pubblica amministrazione dall’altro, invece, sostenuto da
quella visione delirante che ne ipotizzava una lunga e stabile
sostenibilità. Le logiche, quindi, che prevalsero in quegli
anni furono sostanzialmente due:la prima attribuiva alle migliaia di
giovani che venivano assunti, l’onere di dover pagare per i prossimi
cinquant’anni le pensioni ai più vecchi ai quali, in un momento
storico post-bellico e di rinascita dell’economia, qualcuno stava
per conferire un titolo di “privilegiato storico”, la seconda
scaricava sulla collettività un impegno finanziario insostenibile
senza precedenti (quello che
poi ha contribuito notevolmente a creare l’attuale debito pubblico).
Logiche, che diedero la più ampia soddisfazione
agli appetiti di molti fino agli inizi degli anni novanta, ma che
iniziarono poi, a manifestare la loro drammaticità negli anni a
seguire fino a raggiungere, ai giorni d’oggi, l’epilogo più nefasto
con l’acuirsi della crisi economico-finanziaria che ha interessato
le più grandi potenze europee e mondiali. E quando l’economia si contrae anche le tutele
nel mondo del lavoro regrediscono e coloro che detengono il potere
economico e sociale fanno del tutto per riportare i lavoratori allo
status quo ante. La riforma Dini, avvenuta nel 1995, da un lato
pose un freno ad un sistema pensionistico che si mostrava
visibilmente prodigo e già manifestava i primi danni economici e
sociali ma dall’altro, però, gettò le
ulteriori basi che avrebbero portato con sé, negli anni successivi,
ulteriori gravi forme di
danno economico e di sperequazione sociale per i lavoratori. Le citate innovazioni, invero, sancirono che
tutti i lavoranti che avevano meno di 18 anni alla data
convenzionale del 31 dicembre 1995 transitassero nel sistema misto
(retri-contributivo) mentre i nuovi assunti a far data dal 1 Gennaio
1996 transitassero dal
sistema di calcolo retributivo a quello contributivo. In altre parole, fino ad allora il metodo
retributivo prevedeva, all’atto della quiescenza, un sistema di
calcolo per erogare il trattamento pensionistico che si basava,
nella maggior parte dei casi, sulle ultime cinque mensilità ricevute
dal lavoratore consentendogli, di fatto, di percepire una pensione
uguale, se non addirittura superiore, allo stipendio percepito
durante il rapporto di lavoro. Le maggiori penalizzazioni, pertanto, insite in
queste norme, emanate per garantire la sostenibilità economica dei
conti pubblici, furono scaricate, ancora una volta, sui lavoratori
più giovani. La perdita economica, tra lo stipendio ed il
trattamento di pensione, derivante dal nuovo metodo di calcolo, si
sarebbe dovuta colmare con l’avvio del secondo pilastro del sistema
pensionistico italiano, la cosiddetta previdenza complementare, alla
quale ogni singolo lavoratore avrebbe potuto aderire
volontariamente. In pratica, il dipendente avrebbe trasferito al
fondo prescelto tutto o parte del proprio TFR, una quota volontaria
mensile generalmente di pari importo a quella versata dal datore di
lavoro che, con il proprio apporto, avrebbe contribuito a costruire
il futuro pensionistico dei propri collaboratori. Per una serie di circostanze, però, ma
soprattutto per la mancanza di risorse, l’avvio della previdenza
complementare partì a singhiozzo e solo per alcuni settori privati.
I dipendenti dello Stato e degli Enti locali, infatti, hanno visto
la creazione dei loro fondi solo da pochi mesi, quindi a distanza di
ben 17 anni, mentre per alcuni settori vitali dello Stato, ad
esempio i dipendenti del comparto difesa e sicurezza, dopo i
numerosi tentativi fatti dalle OO.SS e dai CO.CE.R. e le promesse
puntualmente disattese da parte della classe politica, ormai si è
persa ogni speranza. E’ evidente che gli anni persi a causa del
mancato avvio della previdenza complementare, non potranno essere
più recuperati, con la naturale conseguenza che coloro che andranno
in pensione a partire dai prossimi 8/10 anni si vedranno contrarre
notevolmente il trattamento di pensione. Le peggiori penalizzazioni
le subiranno coloro che sono stati assunti a decorrere dal 1°
Gennaio 96. A nulla sono valsi i ripetuti tentativi, fatti
nel corso degli anni, dalle OO.SS. confederali e dalle OO.SS. e dai
Co.Ce.R. del comparto difesa e sicurezza,
per costringere i Governi ad avviare la previdenza
complementare nei tempi previsti, né tantomeno a nulla o poco sono
serviti i ricorsi giurisdizionali intrapresi da numerosi dipendenti.
Una grave inadempienza, quindi, della classe
politica dirigente, che si rifletterà drammaticamente nel corso
degli anni sul futuro di milioni di lavoratori. E poi, oltre il danno la beffa. Con il decreto
Monti, infatti, cosiddetta norma ”salva Italia”, varato da pochi
mesi, si continua nella stessa direzione, poiché si stabilisce che
la stragrande maggioranza dei lavoratori dovrà accumulare 42
anni di contributi e andare in pensione non prima dei 66/67
anni e qualora decidessero comunque di richiedere il pensionamento
prima dei 62 anni subirebbero una forte penalizzazione. Per quanto
concerne l’armonizzazione e l’elevazione dei limiti di accesso alle
pensioni del personale del comparto difesa e sicurezza, a breve
verrà predisposta la bozza di decreto, ma i primi segnali non
lasciano intravedere nulla di positivo. Sembra che il Governo sia
intenzionato, in spregio alla specificità di status che
contraddistingue queste categorie, ad equipararle a tutti gli altri
lavoratori. Stravolgendo, inoltre, la portata della delega ad esso
conferita, vorrebbe rimettere in discussione tutta una serie
d’istituti (ausiliaria, supervalutazioni, ecc.), tra l’altro, senza
confrontarsi con le parti sociali. Motivo per il quale le OO.SS.
delle Forze di Polizia ad ordinamento civile ed i Co.Ce.R. sono sul
piede di guerra e con la protesta del 15 Marzo u.s. hanno già
manifestato nelle piazze per difendere la dignità e la specificità
del personale che rappresentano. Si scarica, quindi, ancora una volta su queste
fasce sociali l’onere di accollarsi il risanamento dei conti
pubblici. Nel fronte delle tutele, infatti, da un lato si
é sferrato l’ennesimo attacco all’art. 18 dello Statuto dei
lavoratori, con la scusa che la sua rivisitazione produrrà posti di
lavoro ed investimenti da parte di capitali italiani ed esteri,
dall’altro si riforma l’istituto dell’indennità di mobilità e di
disoccupazione sostituendoli con il nuovo ammortizzatore sociale
ASPI (Assicurazione sociale per l’impiego), già considerato in molti
casi di gran lunga penalizzante. Era evidente la necessità di rivedere le norme
che regolano i rapporti di lavoro, ma questo sarebbe dovuto avvenire
con una riforma strutturale concordata con le parti sociali che
avrebbe, finalmente, dovuto ammodernare organicamente il mondo del
lavoro. Come mai nessuno ha puntato i piedi sui migliaia e migliaia
di contratti stipulati dalle Università o da altri Enti che
mantengono nel precariato laureati, anche con elevata
professionalità, per dieci/quindici anni e senza alcun diritto,
nemmeno quello di ammalarsi? Ed ancora, come mai nessuno si strappa
i capelli per coloro che dopo i quarant’anni vengono licenziati o
accedono alla mobilità e non riescono più a reinserirsi nel mondo
del lavoro? Per quanto concerne il mondo militare, da anni
le rappresentanze rivendicano il sindacato o le associazioni
professionali di categoria e per tutta risposta viene varata per
loro una mini riforma che è un’aberrazione giuridica e che
indebolisce ulteriormente la rappresentatività. Probabilmente una
norma pensata dal legislatore con finalità positive ma che di fatto,
a causa delle complesse dinamiche parlamentari e delle abili
alchimie di qualcuno, visti anche i tempi ristretti per la sua
entrata in vigore, si potrebbe rivelare disastrosa. La questione più drammatica è che oggi molti
lavoratori ancora non hanno la percezione di quello che sta
accadendo e quale sarà il loro futuro dopo lo stravolgimento in atto
delle tutele, degli ammortizzatori sociali e quando andranno in
pensione. E’ evidente che la nostra società va riformata
profondamente, è ormai un processo indispensabile; un rinnovamento
che fra le tante altre cose dovrà assolutamente contemplare anche la
scelta coraggiosa di rivedere i rapporti di lavoro, stanare i
fannulloni, perseguire gli
assenteisti cronici, far funzionare meglio la pubblica
amministrazione, ma non potrà certo essere accettata una strategia
di caccia alle streghe o finti rinnovamenti finalizzati
esclusivamente a colpire i diritti dei lavoratori facendoli passare
per privilegi. La morale della favola é che i potenti vogliono
semplicemente essere liberi di sfruttare il lavoro ed i lavoratori
come e più di prima, senza i diritti che precedentemente il lavoro
deteneva, ovviamente dopo averli conquistati con anni di lotte e di
rivendicazioni. E questo non potrà essere permesso dalle parti
sociali, né dai lavoratori di ogni settore che, in ogni caso, non
dovranno mai dimenticare di essere coesi e vicino ai propri
rappresentanti sindacali, ma dovranno anche ricordarsi che per
esigere i loro diritti dovranno adempiere onestamente, giorno dopo
giorno, ai loro doveri. *Delegati Co.Ce.R. della Guardia di Finanza |
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Rivisitazione Legge 121/81: un’occasione per rendere moderno il
Paese.
La rivisitazione della Legge 121/81, annunciata dal Ministro Maroni,
sia l’occasione per rivedere in chiave moderna la sicurezza del
Paese senza tralasciare le condizioni professionali e di vita del
personale delle Forze di Polizia ad ordinamento militare attraverso
il riconoscimento di strumenti di trasparenza e tutela collettiva ed
individuale, autonome ed esterne dalle Amministrazioni.
A
trent’anni dalla Legge 121 sono profondamente mutati l’assetto
economico e sociale del Paese, nonché lo spessore culturale degli
operatori della sicurezza.
Finalmente, oggi sono disponibili tutti gli elementi per riformare
in modo moderno, serio ed utile per la collettività la sicurezza del
Paese, avendo riguardo anche alle condizioni di lavoro del personale
delle Forze di Polizia ad ordinamento militare.
La politica, attraverso la “Commissione di studio per
l’aggiornamento della Legge 121/81” ci dirà, al termine degli studi
voluti dal Ministro Maroni, se abbiamo a disposizione anche l’ultimo
ingrediente, ossia la capacita del Governo e/o del Parlamento -
ovvero dell’attuale classe politica - di elevarsi al ruolo di
“statista” per mettere in atto una riforma che esuli dall’interesse
dei pochi a favore dell’interesse dei tanti.
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RIVISITAZIONE LEGGE 121/81 |
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18..05.2011 TISCI DANIELE, TAVERNA ELISEO E DORI MAURIZIO DELEGATI COCER GDF. INDENNITA' COMANDO |
INDENNITA' DI COMANDO |
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PROROGA DELLA RAPPRESENTANZA, POSSIAMO UTILIZZARLA CON
BUON SENSO ED OBIETTIVI COMUNI?
In questi giorni abbiamo assistito ad un sacrosanto levarsi di scudi da parte delle associazioni, dei comitati e dei partiti politici di settore, sull’ennesima proroga della rappresentanza, che il Governo ha attuato con il cosiddetto decreto “mille proroghe”.
Circa il rinnovo ope
legis di un
mandato elettivo, la dottrina ritiene, in modo pressoché
uniforme, che se l’anticipazione delle elezioni non è
considerata contraddittoria rispetto alla logica democratica, un
prolungamento è invece normalmente escluso, in quanto
limiterebbe il diritto-dovere dei rappresentanti di rimettersi
al giudizio dell’elettorato al termine del mandato.
Ciò posto, bisogna evidenziare, tuttavia, che la presa di
posizione contro la proroga, giunta anche attraverso le
associazioni ed i comitati, benché sacrosanta, sembra essere
maturata più di pancia che di testa.
E ci spieghiamo: è giustissimo prendere una posizione decisa e
netta contro la proroga, tra l’altro la seconda di questo
mandato della Rappresentanza militare, ma nel far ciò, bisogna
concretizzare l’interesse e la mobilitazione che si sta creando
intorno al problema per formalizzare nell’appello, oltre alla
richiesta del ritiro della norma, anche una mini-riforma del
sistema che eviti il ripetersi di simili criticità.
Non è condivisibile, pertanto, così come sta avvenendo,
intraprendere una battaglia finalizzata esclusivamente a
demonizzare l’attuale proroga e tutti i delegati
indistintamente. Manca una strategia che, individuate le
criticità, pretenda dal legislatore i correttivi adeguati per
risolvere concretamente e definitivamente il problema.
Detto ciò, vale la pena di affrontare subito il problema di una
eventuale dimissione di massa da parte dei delegati contrari
alla proroga del mandato. Quali sarebbero gli effetti di tale
azione?
Considerando l’inesistenza di norme che prevedano automatismi di
caduta degli interi Consigli in caso di dimissioni massicce, è
evidente che l’abbandono del mandato da parte dei soli delegati
del Cocer interforze (EI, AM, MM, CC, GDF) contrari alla
proroga, altererebbe sfavorevolmente gli attuali equilibri. E’
ragionevole ritenere, infatti, che coloro i quali hanno chiesto
ed ottenuto la proroga del mandato, non lascerebbero libera la
poltrona che occupano. In ogni caso, in assenza dell’intera
rappresentanza della Guardia di finanza e magari anche
dell’Aeronautica, chi andrebbe a perorare sui tavoli
istituzionali le istanze di democratizzazione dell’attuale
sistema?
E vale la pena di ricordare ancora una volta, anche a costo di
essere ripetitivi, la rilevanza dei temi sui quali si sono
concretizzate le disarmonie di pensiero delle singole sezioni
Cocer di questo decimo mandato:
· Cocer
GDF e AM per organismi professionali o sindacali autonomi ed
esterni all’Amministrazione, gli altri per una riforma della
rappresentanza militare strutturata internamente;
· Cocer
GDF e AM contro la norma trappola della specificità, altri a
favore a prescindere dai contenuti della stessa;
· Cocer
GDF e AM convinti della necessità di modifiche normative di
rango primario alla manovra finanziaria, altri fiduciosi nella
dichiarata volontà politica della maggioranza di attenuare gli
effetti per il comparto.
Come si potrebbe permettere a costoro di decidere le sorti del personale dell’intero comparto?
Ed allora bisogna affrontare il problema in radice e chiedersi
perché alcuni Cocer sembrano aver rappresentato, nell’attuale
mandato, più gli interessi della parte datoriale (Governo e
Stati Maggiori), che quelli della base che li ha eletti. Questo
è il punto su cui bisogna focalizzare l’attenzione!
Non è sufficiente, benché sacrosanto, gridare allo scandalo per
la proroga, bisogna accostare alla protesta la richiesta di
meccanismi che rendano effettiva la rappresentanza degli
interessi professionali del personale militare!
Il sistema proposto dal legislatore del ’78 ha offerto ai
militari un modello di rappresentanza pseudo-democratico; una
scatola svuotata nei suoi contenuti dall’assenza delle comuni
garanzie di tutela e di responsabilità dei delegati nei
confronti dell’elettorato che qualsiasi modello “civile”
propone, invece, con piena costanza e perseveranza.
Non bisogna essere degli studiosi dei sistemi rappresentativi
per capire che il riconoscimento delle guarentigie ai delegati è
solo il mezzo attraverso cui si concretizza, almeno
potenzialmente, l’interesse collettivo che essi rappresentano.
Le cosiddette guarentigie, tuttavia, da sole non sono
sufficienti, perché potrebbero tradursi in privilegi, se non
accompagnate da un concreto sistema di responsabilizzazione
dell’eletto nei confronti dell’elettore.
E’ questo il campo subdolo su cui agisce la proroga della
rappresentanza, che punta a delegittimare ancora di più
l’istituto sottraendo all’elettore il diritto di giudicare
l’operato del delegato rispetto alle richieste formulate dalla
base.
Non è un caso allora se gli Stati Maggiori della Difesa - che
tanto peso hanno avuto nella formulazione della legge che
concepì la rappresentanza militare - vollero sin da subito
anestetizzare l’unica garanzia riconosciuta al delegato (il
divieto di trasferimento) attraverso una rielaborazione
restrittiva della norma primaria avvenuta già con il regolamento
di attuazione. E non è un caso, se sin da subito, fu violato il
diritto dell’elettorato di giudicare il risultato ottenuto dai
propri eletti al termine del mandato attraverso la negazione
aprioristica della possibilità di rinnovare il mandato
elettorale.
Fu evitato in questo modo che il giudizio “di popolo”, potesse
dare sostanza alla rappresentanza militare.
La proroga ed il divieto di rieleggibilità fungono, infatti,
come una leva, che trasferisce il potere “di vita o di morte”
del delegato, dall’elettore alla sua controparte: gli Stati
maggiori ed il Governo.
E’ dunque questo il punto su cui bisogna porre l’attenzione. In
attesa che una classe politica illuminata - lontana dal feroce
lobbysmo che l’ha particolarmente distinta in questi ultimi anni
- possa dare piena legittimità agli interessi professionali dei
lavoratori in divisa, riconoscendo ad essi, oltre ai principi
appena espressi anche quello della libera iniziativa, che si
sostanzia in organismi esterni (libere associazioni,
associazioni professionali di categoria e sindacati) dal
contesto ordinamentale delle Amministrazioni.
Nel frattempo, però, bisogna dare piena attuazione al principio
di rappresentanza, attraverso il divieto esplicito (c’è
purtroppo l’esigenza di esplicitare il principio in una norma
scritta) di prorogare i mandati elettivi ed attraverso il
riconoscimento della piena rieleggibilità dei candidati, che
possa prevedere, anche come momento di transizione, dei limiti
solo negli organismi di vertice, ma che al contempo riconosca la
necessità di non disperdere, nell’interesse generale, le
esperienze già maturate all’interno della rappresentanza. Sarà
poi l’elettore a decidere se quelle esperienze sono meritevoli -
oppure no - di essere rinnovate nel successivo mandato.
La nostra proposta concreta, è di promuovere una celere
miniriforma che punti, già dopo l’approvazione, ad andare a
nuove elezioni senza attendere il termine stabilito dall’ultima
proroga e che preveda, nell’interesse generale, i seguenti
capisaldi:
1) professionalizzazione
della rappresentanza, attraverso la piena rieleggibilità negli
Organismi di base ed intermedi e massimo per due/tre mandati
consecutivi nel Consiglio centrale;
2) riduzione
del mandato a tre anni, in modo da renderlo organico alla durata
del contratto di lavoro che, oramai, ha durata triennale;
3) adozione
di un sistema elettorale analogo a quello contenuto
nell'articolo 87 della legge 121/81 che risponda ai principi di
elezione democratiche (elezioni libere, competitive, ricorrenti
e corrette).
4) istituzione
di un sistema di sfiducia che, con meccanismi di equilibrio e
garanzia, consenta di sfiduciare interi consigli o singoli
delegati;
Siamo convinti che il compito dei delegati in carica, delle
associazioni e dei comitati sia quello di dire no alla proroga
degli organismi di rappresentanza, ma anche quello, più
edificante, di valorizzare le proteste, convogliandone l’alto
potenziale su azioni tese a risolvere concretamente il vuoto di
rappresentatività.
Riteniamo che ciò debba essere fatto, formalizzando chiaramente
le richieste del “movimento” in atti compiuti. Non ci possiamo
più permettere che la rabbia del personale sia usata restando
fine a se stessa. Formalizzare nell’appello gli obbiettivi che
il Comitato si prefigge è un atto di trasparenza e di chiarezza
verso i firmatari e verso tutto il personale su cui si riversano
le scelte fatte da chi ha la titolarità di rappresentanza.
E’ questo il motivo che sinora ci ha impedito di partecipare
all’iniziativa del Comitato art. 52, che abbiamo contribuito a
far nascere quali convinti assertori di un’esigenza di
cambiamento che è oramai irrimandabile.
Attendiamo una seria e responsabile presa di coscienza che
possa vederci tutti uniti nell’interesse comune.
Roma 14.03.2011
DANIELE TISCI e ELISEO TAVERNA
Delegati Cocer Guardia di Finanza |
PROROGA RAPPRESENTANZA |
| 22.10.2010 TRIBUNALI MILITARI. , Delegato COCER GDF Durante l'incontro tra l'Associazione Magistrati Militari e il COCER INTERFORZE "..Non posso fare a meno di rimuginare sul fatto che i DDL Cirielli-Battaglia sono pensati, proposti, spronati e voluti da un’Istituzione, la Magistratura (in questo caso militare) che deve la propria ragione di vita al Precetto costituzionale che impone alla Repubblica il dovere di giudicare i cittadini in condizioni di parità davanti alla Legge... |
TRIBUNALI MILIATRI DANIELE TISCI |
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22.7.2010 "CITTADINI IN DIVISA" programma di RADIO RADICALE, sulla Manovra Finanziaria e Manifestazione Sindacati FF.PP. Intervista Eliseo Taverna Cocer Guardia di Finanza; Cristiano Leggeri Segretario Generale Nazionale dell'UGL Polizia di Stato; Felice Romano segretario nazionale del SIULP; Ferdinando Chinè rappresentante del Cocer dell'Aeronautica; Claudio Giardullo Segretario Generale del SILP (CGIL) Luca Marco Comellini segretario del Partito per la Tutela dei Diritti dei Militari (PDM); Franco Maccari segretario generale del COISP; Giuseppe Tiani segretario generale del SIAP (Sindacato Italiano Appartenenti di Polizia). |
ELISEO TAVERNA INTERVISTA READIO RADICALE |
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9.6.2010
INTERVISTA A RADIO RADICALE Democrazia in divisa: conduce Luca Marco Camellini. Ospiti in studio: il signor Cristiano Leggeri Segretario Generale Nazionale dell'UGL Polizia di Stato, Dottor Antonio Vitale Vice Presidente del Cocer dell'Aeronautica Militare, il signor Eliseo Taverna Delegato del Cocer della Guardia di Finanza .In collegamento telefonico: il signor Antonio militare in servizio , racconta la sua vicenda. L'avvocato Umberto Coronas . Argomenti della puntata: la manovra finanziaria 04.6.2010 TAVERNA ELISEO e DANIELE TISCI ANALISI DELLA MANOVRA FINANZIARIA |
INTERVISTA RADIO RADICALE ELISEO TAVERNA MANOVRA FINANZIARIA |
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29.05.2010 COCER GDF MANOVRA FINANZIARIA comunicato stampa "...In altre parole, non possono essere considerati dei privilegiati, ma nonostante questo, ora devono farsi carico, unitamente agli altri dipendenti pubblici, dei sacrifici richiesti per fronteggiare la crisi del bilancio statale. Ciò posto, non si può sottacere che proprio in una situazione eccezionale come quella che si sta configurando, provvedimenti che incidono pesantemente sui bilanci familiari trovano condivisione solo se sono connotati da equità, ossia attraverso una distribuzione appropriata dei sacrifici fra tutti i cittadini..." |
MANOVRA FINANZIARIA ELISEO TAVERNA DELEGATO COCER GDF |
| "Per difendere il lavoro e liberare i diritti"apprendiamo del diniego alla partecipazione dei delegati Cocer al congresso della confederazione, espresso dallo Stato Maggiore della Difesa, che supportato da una lettura di chiusura delle norme esistenti, mira ad evitare che vi possa essere uno scambio culturale e professionale tra i rappresentanti dei lavoratori in divisa ed i rappresentanti dei lavoratori civili |
LIBERARE I DIRITTI ELISEO TAVERNA E DANIELE TISCI |
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TRA DELUSIONE E SPERANZA, GLI APPARTENENTI
ALLE FORZE DI POLIZIA ED ALLE FORZE ARMATE ATTENDONO IL RINNOVO DEL
CONTRATTO DI LAVORO. di Eliseo Taverna e Daniele Tisci* Il contratto di lavoro è ormai scaduto da oltre due anni, le promesse della politica continuano a rimanere tali ed il personale, per la prima volta nella storia, percepisce una doppia vacanza contrattuale. Sembrano lontani, infatti, i giorni del Governo Prodi, ma i ricordi delle numerose nottate trascorse sui tavoli della contrattazione - presso la Funzione Pubblica - per cercare di ottenere un aumento contrattuale dignitoso, riconducono i nostri pensieri a quei momenti. Giorni faticosi, connotati da un confronto serrato tra le parti, a volte anche aspro, e dalla difficoltà di reperire ulteriori risorse per soddisfare le legittime richieste dei Co.Ce.R. e dei Sindacati di Polizia. Chi ha vissuto quei mesi difficili ricorda – oggi possiamo dire con rimpianto - che il confronto si svolgeva nel rispetto dei ruoli delle parti sociali e senza tentativi subdoli o mistificatori finalizzati a convincere l’opinione pubblica che gli operatori della sicurezza e della difesa fossero dei privilegiati. L’esigenza di riconoscere, ai nostri comparti aumenti contrattuali superiori a quelli del pubblico impiego, era opinione condivisa proprio in forza di quella peculiarità che ne caratterizza, da sempre, lo status ed il lavoro svolto a favore della collettività - anche in assenza di precipue norme legislative - che, di contro, questo Governo ha ritenuto opportuno emanare senza, però’ dare attuazione nella parte economica. Tutti ricorderanno che le fasi del rinnovo contrattuale – con il Governo Prodi - sfociarono in una manifestazione di piazza pianificata dalle organizzazioni sindacali di Polizia, nella città di Roma e Milano alla quale, l’unico Co.Ce.R. partecipante, fu quello della Guardia di Finanza. In quell’occasione, numerosi esponenti politici, che oggi ricoprono autorevoli incarichi nell’attuale maggioranza, parteciparono alla manifestazione e, senza alcuna esitazione, contestarono aspramente il Governo per l’indegno ed ingiustificato aumento che stavano concedendo alle Forze di polizia ed alle Forze armate. Non fecero mancare nemmeno promesse ed impegni futuri che avrebbero portato, in caso di cambio di Governo, cospicui aumenti, la risoluzione di importanti problematiche da tempo rivendicate (riordino delle carriere, riforma della rappresentanza militare, persino in chiave sindacale ed avvio della previdenza complementare), per un settore dello Stato che a loro stava molto a cuore. Oggi, però, possiamo tranquillamente sostenere, con forte amarezza, che le somme stanziate da quel Governo erano di gran lunga superiori a quelle stanziate dall’ attuale. Pur nella comprensione delle attuali difficoltà economiche, ci chiediamo dove siano finite tutte quelle promesse. Troppo spesso, infatti, assistiamo ad una totale indifferenza verso le problematiche del comparto ed a comportamenti oggettivamente sopra le righe di qualche Ministro, che in barba agli equilibri istituzionali affronta il tavolo delle relazioni sindacali con atteggiamenti autoritari arrivando, persino a criticare, l’eccessiva presenza di delegati e non perdendo l’occasione per ribadire la necessità di chiudere in fretta le trattative, senza la possibilità d’incrementare le risorse disponibili. Inoltre, troppo spesso abbiamo ascoltato teoremi secondo i quali il nostro personale avrebbe percepito negli ultimi dieci anni un aumento ingiustificatamente superiore a quello del pubblico impiego e, quindi, ora deve necessariamente accontentarsi delle somme appostate. Una strategia, probabilmente, che unitamente all’approvazione di una serie di leggi, largamente avversate dalle parti sociali, tende a depotenziare il ruolo dei Sindacati e dei Co.Ce.R. ed a far apparire i “rappresentanti sindacali” come persone affette da una sorta di “sindrome del sindacalista” che, non accontentandosi mai dei generosi aumenti concessi, rivendica sempre migliori condizioni stipendiali. Dopo la manifestazione dello scorso Ottobre, organizzata dai Sindacati di Polizia, alla quale ha partecipato anche il Co.Ce.R. della Guardia di Finanza, ed hanno aderito più di quarantamila appartenenti alle forze dell’ordine, il Governo ha assegnato soltanto ulteriori 100 milioni di euro. Attualmente, le somme totali stanziate da questo Governo, per il rinnovo del contratto - biennio economico 2008/2009 - sono pari a 686 milioni di euro e consentiranno, esclusivamente, di elargire al personale un aumento contrattuale medio pari a circa 35/40 euro. Tenuto conto dell’esiguità delle risorse disponibili e, ferma restando, l’esigenza di incrementare, in primis, il parametro stipendiale e l’indennità mensile pensionabile non sarà possibile la rivalutazione delle varie indennità accessorie, i cui importi sono fermi da numerosi anni. Tra quelle più significative che andrebbero necessariamente rivalutate, sono da evidenziare: · Indennità di ordine pubblico fuori sede, attualmente pari ad euro 26,00 per ogni turno, così rideterminata nel 2002 con un aumento del 26/%; · Indennità per servizio prestato nei superfestivi, attualmente pari ad euro 40,00 per ogni turno, così rideterminata nel 2002 con un aumento del 23% ed estesa anche al 2 giugno; · Indennità di ordine pubblico in sede, attualmente pari ad euro 13,00 per ogni turno, così rideterminata nel 2002 con un aumento del 48%; · Indennità per servizio festivo, attualmente pari ad euro 12,00 per ogni turno, così rideterminata nel 2004 con un aumento del 23%; · Indennità per servizio notturno, attualmente pari ad euro 4,10 per ogni ora di servizio prestato, così rideterminata nel 2002 con un aumento del 33%; · Indennità per servizio esterno, attualmente pari ad euro 6,00 per ogni turno prestato, così rideterminata nel 2002 con un aumento del 44%; · Indennità di missione, attualmente pari ad euro 20,45 giornaliere (0,85 l’ora) ferma al 1990, che dopo otto ore, con fruizione di vitto ed alloggio, viene ridotta al 40%; · Rimborso dei pasti nei servizi assistiti dall’indennità di missione, attualmente pari ad euro 22,26 per ogni pasto e non rivalutata dal 1996. Il personale, per la prima volta nella storia, sta percependo una doppia vacanza contrattuale, quale elemento provvisorio della retribuzione, sulla base del tasso d’inflazione programmata e, nonostante ciò, le promesse ventilate di reperire ulteriori somme per un accordo condiviso sembrano, ancora una volta, non mantenute. Sarebbe il caso, a questo punto, di rivedere il presupposto giuridico della vacanza contrattuale trasformandolo, da elemento provvisorio della retribuzione e, quindi, successivamente riassorbibile al momento dell’erogazione dell’aumento contrattuale, a specifica indennità non riassorbibile, che indurrebbe il Governo ad un puntuale rinnovo dei contratti. Diversi esponenti di Governo hanno più volte parlato di un prelievo di risorse dal fondo unico di giustizia o dalle somme recuperate dallo scudo fiscale. Oggi, scopriamo che queste risorse non sono disponibili. E’ notizia di questi giorni che il Ministro della Funzione Pubblica sarebbe intenzionato ad organizzare uno specifico incontro con tutti i Ministri interessati e con le OO.SS. ed i Co.Ce.R. per raggiungere un accordo che possa portare alla sottoscrizione del contratto scaduto ed al conseguente avvio delle trattative per il biennio economico 2010/2011. Questa operazione, secondo qualche politico dovrebbe avvenire probabilmente, senza lo stanziamento di ulteriori risorse, ma con la stipula di un “patto” con il quale il Governo s’impegnerebbe, entro un tempo determinato, ad affrontare le problematiche che attanagliano il nostro comparto. Tutto questo, se risultasse vero, sarebbe a dir poco paradossale. Sbagliamo o si vuol mutuare la stessa iniziativa intrapresa dal precedente Governo, con il famoso “patto per la sicurezza”? Una sorta di Magna Carta, con la quale individuare e progressivamente risolvere tutte le problematiche del comparto. All’epoca, molti politici dell’attuale maggioranza gridarono allo scandalo e paventarono l’evidente inattuabilità di quell’iniziativa. Ora cosa è cambiato? Per quanto ci riguarda, possiamo sostenere che allora fummo molto scettici, ma accettammo. D’altro canto, ci sembrò l’unica via d’uscita e gli interlocutori ci parvero dotati di buoni propositi. Nonostante ciò, tutti sanno come andò a finire. Con queste riflessioni, vediamo profilarsi all’orizzonte due ipotetici scenari: il primo è che il Governo riesca a dare un segnale concreto in termini economici, poiché queste erano le promesse e, quindi, si provvederà alla sottoscrizione del contratto, il secondo che il Ministro della Funzione Pubblica, sentiti tutti i Ministri di riferimento imponga, avvalendosi della norma che ha voluto a tutti i costi far emanare, nonostante la forte contrarietà dei sindacati e dei Co.Ce.R., l’erogazione al personale, dell’ottanta per cento delle somme stanziate. Ovviamente, questo atto d’imperio aprirebbe un’inevitabile stagione di conflitti con le OO.SS ed i Co.Ce.R.. Alla luce dell’indifferenza e della scarsa attendibilità mostrate da tutta la classe politica e forti delle fondate lamentele del personale che attende con ansia il rinnovo di un contratto dignitoso ci chiediamo, inevitabilmente, se un giorno chi è chiamato ad amministrare la cosa pubblica riuscirà a riappropriarsi di quella credibilità, propria dell’importante ruolo istituzionale rivestito. *Delegati Co.Ce.R. Guardia di Finanza |
CONTRATTO DI LAVORO ELISEO TAVERNA e DANIELE TISCI |
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DETASSAZIONE DEI PREMI DI PRODUTTIVITÀ DEL COMPARTO SICUREZZA E DIFESA: RISULTATO IMPORTANTE, MA È NECESSARIO ANCORA UNO SFORZO A FAVORE DELLE CATEGORIE PIÙ DEBOLI – di Eliseo Taverna, Daniele Tisci e Raffaele Dalessandro
Il Governo faccia uno sforzo in più riempiendo di contenuti le norme che emana. E’ con la forza delle proposte, ispirandosi all’antico, ma sempre attuale proverbio, “nulla è impossibile per chi crede”, che i delegati del Co.Ce.R. Guardia di Finanza sono riusciti a far inserire nelle misure anticrisi emanate dal Governo una specifica ed importante norma che prevede la detassazione dei premi di produttività (Fondo Efficienza dei Servizi Istituzionali). La nostra richiesta presentata, tra l’altro, in occasione dell’audizione presso la commissione difesa della Camera dei Deputati, era molto più pregnante e con riflessi economici importanti. Infatti, chiedevamo al legislatore, nell’ambito delle valutazioni circa la detassazione degli straordinari, già attuata nel settore privato, di estendere analoghi benefici anche ai comparti difesa e sicurezza, prevedendola anche su altre voci stipendiali (premi produttività e servizi esterni). L’articolo 4 comma 3 del D.L. “anticrisi” 185/08, prevede che per l’anno 2009, nel limite complessivo di spesa di 60 milioni di euro, agli appartenenti alle forze di polizia ed alle forze armate, nonché ai vigili del fuoco, in ragione della specificità dei comparti e delle condizioni d’impiego e di stato, che nell’anno 2008 abbiano avuto un reddito complessivo da lavoro dipendente non superiore a 35.000 euro è riconosciuta, in via sperimentale, sul trattamento economico accessorio inerente i fondi della produttività, una riduzione dell’I.R.PE.F. e delle addizionali regionali e comunali. La norma approvata rimanda ad un D.P.C.M. - da emanarsi su proposta dei Ministri interessati, di concerto con il Ministri della Funzione Pubblica e dell’Economia e delle Finanze – la quantificazione della misura della detrazione e le modalità applicative per poterne usufruire. Questo importante beneficio, però, così come è stato giuridicamente formulato non ci soddisfa del tutto, tenuto conto anche del limite così basso di reddito (35000 euro) che, di fatto, non è operativo nei confronti di un’importante aliquota di personale, appartenente anch’esso alle fasce cosiddette “più deboli” (circa il 20/25 per cento). Inoltre, lo stanziamento di soli 60 milioni di euro, a copertura del beneficio riconosciuto, risulta estremamente insufficiente a soddisfare le aspettative del personale. Al momento la norma non specifica la misura precisa del beneficio, ma se ipotizziamo una detassazione analoga a quella attuata nel settore privato per lo sgravio del lavoro straordinario (è stata applicata una cedolare secca del 10% in sostituzione dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali) ci rendiamo conto che il beneficio per il nostro personale è minimale. Se prendiamo in riferimento l’importo del premio di produttività (Fondo Efficienza Servizi Istituzionali) circa 800 euro lordi pro-capite, mediamente corrisposto al personale con una retribuzione al disotto dei 35.000 euro, il risparmio sull’IRPEF non supera per il 2009, gli 80/100 euro per ogni avente diritto. Infatti, l’importo del premio - soggetto a tassazione separata in quanto riferito all’anno precedente – di norma, sconta un’aliquota Irpef del 23% pertanto, applicando una cedolare secca del 10%, ci sarà una minore imposizione del 13% meno l’aliquota riferita alle varie addizionali regionali e comunali che comporterà un risparmio d’imposta nel 2009, pari ad 80/100 euro per coloro che nel 2008 hanno avuto un imponibile non superiore a 35.000 euro. La situazione è ancor più grave per gli appartenenti al comparto difesa (Esercito, Marina ed Aeronautica) che avendo ottenuto da poco tempo l’istituzione del Fondo Efficienza per i Servizi Istituzionali, peraltro, alimentato con fondi molto più esigui di quelli assegnati alle forze di polizia, non permette di percepire il nostro stesso trattamento. Per loro infatti, il premio che mediamente verrà erogato per il 2009 é di circa 250/300 euro lordi pro-capite, pertanto il risparmio d’imposta non supererà alcune decine di euro. La battaglia è ancora tutta aperta, sappiamo benissimo che il percorso che ha portato all’emanazione di questa norma è stato irto di ostacoli ed ha visto contraddittori, a volte anche aspri, il Ministro della Difesa, favorevole alla norma e quello dell’Economia e delle Finanze, che non ha evitato di mostrare la sua contrarietà per motivi di bilancio e per disparità di trattamento con il pubblico impiego. La partita è ancora aperta, in fase di conversione in legge del decreto anticrisi, il Governo, con un intervento emendativo, dovrà fare un ulteriore sforzo in favore di quelle categorie cosiddette più deboli del nostro personale, se vorrà dare una concreta boccata d’ossigeno a chi ogni giorno è impegnato a tutelare la collettività. E’ necessario, pertanto, innalzare l’importo dei 35mila euro di reddito almeno a 40mila, al fine di non escludere buona parte dei gradi apicali del ruolo ispettori aumentando, conseguentemente, l’importo dei fondi stanziati per lo sgravio fiscale (attualmente 60 milioni di euro). venerdì 5 dicembre 2008
Delegati Cocer Gdf – X Mandato
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ELISEO TAVERNA
D'ALESSANDRO RAFFAELE e DANIELE TISCI
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Libertà “limitata” (di Daniele Tisci*)
La politica del nostro Paese continua a parlare di integrazione europea, delle opportunità che l’Europa unita può darci, della coesione dei popoli del vecchio continente, ma spesso, guardando lontano, non vede ciò che avviene sotto i suoi occhi ed infatti non fa nulla per integrare i militari nella vita quotidiana del Paese. Ciò, nonostante questi alzino la voce urlando lo scandalo di una mancata rappresentatività, che dalla nascita della Repubblica continua a perpetrarsi costantemente. La libertà rafforza i legami tra i popoli e tra i singoli. E tutto questo senza inficiare il funzionamento delle Istituzioni, come dimostra l’Euromil, associazione spontanea tra militari, riconosciuta come interlocutore privilegiato dal Parlamento europeo e che riunisce associazioni in oltre 20 Paesi d’Europa. Ciò dimostra che le libere associazioni professionali creano e rafforzano i legami tra gli individui e tra questi e le istituzioni, mentre le associazioni “di Stato”, le associazioni tra soggetti che non possono liberamente scegliersi tra loro, ma che forzosamente devono convivere nell’assenza di ideali comuni, creano solo asprezza e tensione. La libertà è il Sindacato, per la cui sola idea oggi siamo qui riuniti, la falsa libertà è la Rappresentanza militare, un Organismo privo di contenuti che, in trent’anni di vita, è stato portatore più della volontà dell’autorità di vertice che di quella degli uomini che rappresenta. Il mondo militare europeo è in fermento, come dimostrano gli avvenimenti che negli ultimi anni hanno portato a cambiamenti di rotta nel riconoscimento dei diritti dei militari in Portogallo e più recentemente in Spagna. Ed è sulla situazione di quest’ultima nazione che vi invito a riflettere, una nazione che sul piano socio-economico ha ampiamente recuperato il gap nei confronti del nostro Paese, una nazione che sta vivendo un movimento, per i diritti dei militari, che ha superato la fase astratta diventando movimento concreto, nonostante la Costituzione spagnola, contrariamente a quanto avviene per la maggior parte delle Carte fondamentali dei Paesi occidentali, preveda dei limiti potenziali ai diritti dei militari. Lo fa per il diritto di Organizzazione Sindacale, che, recita la Costituzione: può trovare limitazioni per Legge per i membri delle Forze armate, per le Istituzioni militari, per altri organi soggetti alla disciplina militare. La nostra Costituzione, al contrario, non prevede nell’art. 39 alcuna di queste limitazioni e la potenziale compressione del diritto di iscrizione ai partiti politici, peraltro mai applicata per legge, sta lì a testimoniare che se il Legislatore costituente avesse voluto limitare il diritto dei militari di aderire alle organizzazioni sindacali lo avrebbe fatto in modo assolutamente diretto. Ciò non è avvenuto e comunque, come ci insegnano in Spagna, la democrazia avanza e si consolida, e ciò che poteva costituire un limite prudenziale diventa lecito e legittimo e, quando reclamato, diviene diritto. E’ questo che la nostra Costituzione afferma quando dice che l’ordinamento militare si informa allo spirito democratico della Repubblica: quando la democrazia cresce e progredisce anche le norme che regolano la vita nelle caserme devono subire un’evoluzione progressista. Ed invece i militari italiani continuano ad essere cittadini a “libertà limitata”, perché tali ci considera lo Stato attraverso una legislazione ordinaria che raggira senza pudore e moralità le norme Costituzionali e Repubblicane. Alle soglie del sessantesimo anniversario della Costituzione i militari rimangono gli unici italiani che continuano a vivere, senza soluzione di continuità, nella dimensione di uno Stato autoritario. Le norme del Codice Penale Militare di Pace, che scandiscono con inesauribile regolarità la vita quotidiana nelle caserme, sono ancora quelle emanate nel periodo in cui agli italiani fu chiesto il più grande sacrificio in termini di compressione dei diritti. Quelle norme, da cui la cittadinanza è stata finalmente affrancata con l’avvento e l’applicazione della Costituzione, continuano a negare ai cittadini in divisa i diritti inviolabili come quello di libera manifestazione del pensiero, di libera riunione e di libera associazione. A nulla sono servite le raccomandazioni del Consiglio d’Europa e del Parlamento Europeo, che invitano l’Italia a recepire ed omogeneizzare la normativa in tema di diritti dei militari; tanto auspicata anche dagli stessi Organi della Rappresentanza attuale e di tutti i tempi, sia pure con diverse soluzioni. Tentativi, sinora, risultati vani a causa dei timori e dei pregiudizi manifestati dai vertici militari e da molte forze politiche, schierate purtroppo anche con l’attuale maggioranza, da cui molto ci aspettavamo in tema di diritti e da cui nulla abbiamo ricevuto. Il testo sulla riforma della Rappresentanza militare, elaborato dal Comitato ristretto della Commissione Difesa del Senato, continuava ciecamente a vedere la Rappresentanza come cosa interna all’Amministrazione, ad essa affiancata e, dunque, ad essa compiutamente soggiogata. Questo testo non ha soddisfatto nessuno, se non gli Stati Maggiori i cui emendamenti, peggiorativi del testo originario e persino dell’attuale Rappresentanza, tendono ad isolare, nel modo più compiuto possibile, i delegati. “Sopprimere le parole da …a” questo il termine che accompagna gli emendamenti proposti dallo Stato Maggiore della Guardia di Finanza. Il termine sopprimere lascia volutamente e provocatoriamente trasparire l’animo conservatore del Corpo, che insieme alle parole ambisce a raschiare fino a fondo ogni istintiva inclinazione umana all’autotutela professionale. La Costituzione ci dice, invece, che la rappresentanza è un diritto inviolabile del cittadino sovrano e non la concessione di uno Stato magnanimo. Il personale militare ha la maturità culturale e professionale per compiere l’atteso cambiamento; siamo ben consci delle peculiarità e della delicatezza del settore in cui operiamo, ma siamo anche convinti che la vita militare, come quella di ogni lavoratore, debba essere scandita da due distinti momenti: § uno attinente al rapporto di servizio, in cui l’emanazione degli ordini ed il controllo sull’attuazione dei doveri rientri nella sfera di competenza dei vertici delle Amministrazioni militari; § ed un altro inerente al rapporto di lavoro in essere tra il cittadino militare e lo Stato datore di lavoro, in cui il diritto ad una giusta ed equa retribuzione, a ciò che concerne l’inquadramento professionale, sia svincolato dalla dipendenza gerarchica, naturale espressione del potere datoriale, per trovare collocazione nell’alveo di un legittimo organismo di autotutela del personale, esterno alle Amministrazioni e da esse indipendente e libero. Mi auguro che il supporto di Euromil alla causa italiana sia pieno e convinto, e mi auguro che la politica italiana, grande assente sulla scena, ma abile ed attiva tessitrice di sorti dietro le quinte, voglia prendere in considerazione la questione militare ed aprire un dibattito serio e partecipato nel Paese. * delegato Co.Ce.R. GdiF
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DANIELE TISCI (Cocer GdF)
Altri articoli sulla
Rappresentanza
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LETTERA APERTA AI POLITICI Nei giorni 22, 23 e 24 gennaio u.s. i delegati dei Consigli di Base, Intermedi e Centrale si sono riuniti in assemblea plenaria per affrontare il tema della rappresentanza militare, materia ancora regolata dalla legge 382/78, nonostante che da molte legislature si ripetano infruttuose iniziative parlamentari per la sua riforma. Al termine dei lavori l’assemblea, espressione democratica delle 64.000 persone che compongono la Guardia di Finanza, ha approvato all'unanimità un documento che affronta la problematica in una prospettiva che porti al pieno compimento il processo riformatore dell'organizzazione del Corpo, sviluppatosi con l'emanazione, nel 2001, dei decreti legislativi 68 e 69. In particolare, ferma restando la missione istituzionale e l’organizzazione militare stabilite dai citati decreti, i delegati hanno espresso l’avviso che il nuovo assetto normativo accentui la specificità della Guardia di Finanza e rafforzi la necessità che i finanzieri possano individuare chiaramente il loro referente politico nel Ministro dell’Economia e delle Finanze, superando l’arcaico modello che li inserisce impropriamente nel sistema Interforze avente come riferimento il Ministro della Difesa. A tale Autorità, in tempo di pace, non sono attribuite responsabilità in merito all’operatività del Corpo e all’impiego del suo personale. L’assemblea, altresì, coerentemente con lo sviluppo dell’ordinamento giuridico del settore pubblico, ha ritenuto indispensabile affrontare il tema della tutela dei diritti con una visione moderna, la quale consenta di perseguire in concreto le finalità di efficienza, efficacia ed economicità che oggi sono richieste anche ad un’organizzazione militare. Per questo, ha segnalato l’urgenza di superare l'ambigua commistione fra ruolo della dirigenza e quello della rappresentanza del personale, che connota il sistema tuttora disciplinato dalla già citata legge 382/78. Un innovativo strumento di rappresentatività dei finanzieri dovrebbe, pertanto, essere:
Ciò posto, in conformità del mandato ricevuto dall'assemblea, considerata l’opportunità di garantire, al pari di quanto avviene per altre categorie di cittadini, i diritti dei finanzieri e l’efficienza dell’Istituzione di cui fanno parte, questo Consiglio Le chiede di valutare la possibilità di assumere un impegno su questo tema e di rendere pubblico l'orientamento del Suo Partito al riguardo. Attesa la rilevanza istituzionale della materia, si è provveduto ad attivare analoga iniziativa presso tutte le altre forze politiche. Sicuri di un Suo favorevole riscontro, Le porgiamo cordiali saluti. 27 febbraio 2008 IL COCER GUARDIA DI FINANZA
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Documento conclusivo, approvato all'unanimità dai
Delegati COBAR,COIR COCER della GDF
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ROMA, MANIFESTAZIONE 1 DICEMBRE 2007
I DELEGATI DEL COCER DORI, LEOTTA, TRINX,
SCINO, DE MATTEIS, TAVERNA, ZACCARIA D’ALESSANDRO E TISCI
HANNO ESPRESSAMENTE DECISO DI NON PARLARE DIRETTAMENTE E DI
DELEGARE AD ALTRI LA LETTURA DEL DOCUMENTO PER FAR EMERGERE,
CON FORZA, LA NEGAZIONE DEI DIRITTI COSTITUZIONALI CHE
LIMITANO, ANCORA OGGI, LA LIBERA PARTECIPAZIONE A
MANIFESTAZIONI COME QUESTA, DEMOCRATICAMENTE ORGANIZZATE E
RICONOSCIUTE QUALE DIRITTO DI OGNI CITTADINO.
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COMANDO GENERALE DELLA GUARDIA DI FINANZA Consiglio Centrale di Rappresentanza Viale XXI Aprile, 51 – 00162 Roma – Tel 06/44222631 – Fax 06/44222633
D E L I B E R A N. 01/62/10°
OGGETTO: Petizione popolare a sostegno del Disegno di Legge n. 1821 presentato al Senato della Repubblica per il sindacato ai militari.
I L C O C E R
PREMESSO che: - i delegati di questo Organismo hanno chiesto, con forza in tutte le sedi istituzionali, che anche ai militari debbano essere riconosciuti ed estesi i diritti fondamentali della nostra Carta Costituzionale;
- il testo unificato del D.D.L. sulla Riforma della Rappresentanza Militare, approvato dal gruppo ristretto istituito presso la Commissione Difesa del Senato della Repubblica è stato rigettato da questo COCER con propria delibera n. 01/59/10°. Esso, infatti, non farebbe altro che far regredire e comprimere ulteriormente i diritti acquisiti sia per i rappresentati che per i rappresentanti;
TENUTO CONTO che gli undici delegati componenti il COCER della Guardia di Finanza rigettano l’istituto rappresentativo interno all’Amministrazione (9 delegati per la costituzione di sindacati militari, 2 delegati per una associazione professionale esterna con diritti sindacali);
EVIDENZIANDO che quanto chiede il COCER della Guardia di Finanza non è unica voce nel deserto e che altri organi paritetici di altre Organizzazioni militari ai vari livelli così come altri Organismi confluenti del Corpo sono concordi nel proseguire sulla strada intrapresa;
A T T E S O che tali istanze non sono state vane e che parlamentari della Repubblica le hanno fatte proprie traducendole nel Disegno di Legge n. 1821 presentato al Senato della Repubblica;
RILEVATO che per dare forza a tale lodevole iniziativa (che deve andare fuori dagli schieramenti politici di appartenenza) vi è in atto una sottoscrizione popolare a sostegno del Disegno di Legge in parola;
RITENENDO che i delegati di questo Organismo non si debbano sottrarre al loro “credo” e devono dare un segnale forte al personale rappresentato, alla coscienza dei cittadini tutti e dei rappresentanti del popolo italiano affinché anche i militari diventino a pieno titolo cittadini di questa Repubblica,
AFFINCHÈ ci si uniformi agli altri stati europei che da tempo ai militari riconoscono il diritto ad avere il sindacato;
D E L I B E R A
di: - condividere i contenuti dell’iniziativa di cui all’oggetto;
- rivolgere un appello alla società civile, al mondo sindacale e della cultura a sostenere i diritti dei militari;
- rivolgere a tutti i parlamentari di questa Repubblica la richiesta di condividere il contenuto e lo spirito del Disegno di Legge sottoscrivendolo e/o intraprendendo analoghe iniziative fuori da preconcetti e schieramenti di appartenenza secondo propria coscienza e convinzione sui diritti dell’uomo militare;
- sensibilizzare la classe politica, affinché, in alternativa alla Rappresentanza Militare, valuti altresì la possibilità di prendere in considerazione anche la costituzione di Associazioni professionali esterne all’Amministrazione nella misura in cui ciò può essere la chiave di volta per creare il più ampio consenso a livello parlamentare,
- chiedere al Comandante Generale di inoltrare la presente delibera al Signor Ministro dell’Economia e delle Finanze e alle Commissioni Parlamentari competenti.
La presente delibera, approvata a maggioranza (9 votanti – favorevoli 7, contrari 1, astenuti 1) in data 21 novembre 2007, viene inviata a stralcio verbale.
IL SEGRETARIO IL PRESIDENTE DEL COCER (Lgt. Maurizio Dori) (Gen.D. Domenico Minervini)
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IL SEGRETARIO IL PRESIDENTE VICARIO
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Comando Generale della
Guardia di Finanza
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COMANDO GENERALE DELLA GUARDIA DI FINANZA Consiglio Centrale di Rappresentanza
DELIBERA N. 01/56/10°
OGGETTO: Attività propositiva della Rappresentanza Militare. Indizione di una seduta plenaria.
I L C O C E R
PREMESSO che continuano a pervenire da parte di militari del Corpo e dai Consigli Intermedi e di Base della Rappresentanza sollecitazioni per un incontro congiunto tra tutti i delegati della rappresentanza militare in ordine alle sottoelencate problematiche: riforma della legge 382/78; rinnovo del contratto di lavoro;
CONSIDERATO che durante l'incontro con il Comandante Generale svoltosi in data 10 ottobre u.s. si è avuto un assenso di massima all'effettuazione di tale incontro;
TENUTO CONTO che tali tematiche sono di primaria importanza per il personale del Corpo;
RILEVATA la necessità di avere sulle stesse un confronto propositivo con personalità estranee al Corpo, al fine di addivenire in tempi rapidi alla loro definizione,
D E L I B E R A
di chiedere al Comandante Generale di autorizzare lo svolgimento di un incontro con la partecipazione di tutti i Consigli di Base, Intermedi e di personalità del Parlamento, del Governo, della Magistratura e delle Istituzioni, alla presenza dei vertici del Corpo, da tenersi nella seconda metà del mese di novembre p.v. alla sede di Roma. La presente delibera, approvata all'unanimità (9 votanti) in data 11 ottobre 2007, viene inviata a stralcio verbale.
giovedì 11 ottobre 2007
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COMANDO GENERALE DELLA GUARDIA DI FINANZA Consiglio Centrale di Rappresentanza Viale XXI Aprile, 51 – 00162 Roma – Tel 06/44222631 – Fax 06/44222633
COMUNICATO STAMPA DEL COCER GDF:
GOVERNO INADEMPIENTE, IN FINANZIARIA MENO
DELLA META' DELLE RISORSE PROMESSE E NULLA PER IL RIORDINO,
NON SOTTOSCRIVEREMO IL PATTO PER LA SICUREZZA
Cocer Guardia di Finanza
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In uno stato normale l’articolo 39 della Costituzione, il diritto all’organizzazione sindacale sarebbe il simulacro della democrazia. In una democrazia matura il potere civile deve controllare il potere militare. Una classe politica con un forte rigore e senso civico farebbe uno più uno e direbbe che, se sono vere le prime due considerazioni, allora i militari, ancor prima di essere servitori dello Stato, sono semplici cittadini. Ma non è così: purtroppo! Oggi, - ieri per chi legge- presso la Sala Rossa della festa dell’Unità di Modena si è svolto, alle ore 17.30 circa, alla presenza di almeno 100 persone, un dibattito tra gli organi della rappresentanza interforze (COCER), il segretario confederale CGIL Paolo Nerozzi, il sottosegretario all’Economia con delega alle Finanze Paolo Cento, la senatrice Lidia Brisca Menapace, e il Deputato Antonio Rugghia. Il quesito, ormai decennale, è la rappresentanza sindacale delle forze di polizie militarmente organizzate, che ancor prima di essere un problema ristretto al “comparto” delle forze dell’ordine, è un problema di democrazia. Il rappresentante FICIESSE, Carlo Germi, che per l’occasione interpreta anche il ruolo di moderatore, ha ribadito con precisione e con grande fervore la necessità della nascita di un sindacato interno alle forze di polizia militare e l’urgenza di ratificare il D.D.L presentato a luglio in Commissione Difesa per la riforma della rappresentanza militare con relative norme sul diritto di associazione del personale delle Forze armate e delega al Governo in materia di contrattazione collettiva. “L’importante” - dice Germi- “è che il governo ci dica se dobbiamo continuare a sperare in questa risoluzione di legge o, come nella passata legislatura, se dobbiamo smetterla di farci false illusioni”. Per maggior chiarezza interviene Paolo Nerozzi (segretario confederale CGIL), il quale tiene a precisare quanto l’Italia sia socialmente indietro rispetto ai paesi europei che hanno già da molti anni sindacati di rappresentanza per gli organi militari e che la legge, se sarà attuata, non dovrà essere priva di 2 punti fondamentali: 1) L’allargamento della partecipazione al voto per la nomina dei rappresentanti, oggi fortemente limitata; 2) il principio di elettività: una testa un voto. La parte politica, personificata dal Verde Paolo Cento, risponde asserendo che è nell’intenzioni del Governo non venir meno a tale risoluzione, ma che l’iter legislativo non si preannuncia per niente facile. La Commissione Difesa, come sottolinea la senatrice Menapace (membro della commissione stessa), ha una rappresentanza spaccata, in quanto delegata a 12 esponenti del centro destra e 12 esponenti del centro sinistra, con a capo il senatore Sergio de Gregorio che fa sostanzialmente il bello e il cattivo tempo e ogni volta che bisogna far passare una proposta di legge, invisa al centro destra, si crea un impasse politico-legislativo difficilmente sormontabile. “Ciononostante” - ribadisce la senatrice- “è di indubbia l’importanza la creazione di un organo di rappresentanza concertativo che possa rendere più democratico lo Stato” Il deputato Ds-Ulivo e membro della Commissione Difesa, Rugghia, ha il non facile compito di districarsi nelle copiose domande, richieste e rimproveri da parte di alcuni delegati Cocer- Coir- Cobar come Maurizio Dori, il quale porta alla luce che a Roma, il prossimo mercoledì, rappresentanti delle forze dell’ordine insieme a esponenti di AN si riuniranno in via ufficiale senza dover chieder alcuna autorizzazione. Inoltre aggiunge, rivolgendosi ai parlamentari presenti, che gli uomini sono stanchi di vedere tanta attenzione quando si muore in servizio avendo di contro scarsa attenzione e solidarietà nella battaglia quotidiana dei diritti. Daniele Tisci recrimina l’impossibilità di riunirsi in sindacato delle forze militari, mentre alla polizia (legge 121 del 1981) tale diritto è già riconosciuto ormai da anni. Molti finanzieri, inoltre, chiedono il superamento della vecchia legge 382 del ‘78, ormai annosa e incapace di sopperire all’esigenza di democrazia all’interno delle forze armate. Rugghia risponde, in concerto a quanto detto precedentemente dal senatore Paolo Cento e della senatrice Menapace, che il problema non dovrà essere sindacato si, sindacato no, ma che bisognerà cercare di far compiere al mondo militare un processo evolutivo verso la democratizzazione, divenendo in tal modo parte sociale e concertativa.
L’articolo 52 della costituzione afferma: ……L’ordinamento delle Forze Armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.
Cosa si aspetta? Giuseppe Dori Tel. 338-7240461
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COMANDO GENERALE DELLA GUARDIA DI FINANZA Consiglio Centrale di Rappresentanza Viale XXI Aprile, 51 – 00162 Roma – Tel 06/44222631 – Fax 06/44222633
COMUNICATO STAMPA Incontro Palazzo Chigi - Roma 12 luglio 2007 Introduzione politica
Il Presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy per il recupero di risorse al fine di ridurre il rapporto tra debito e PIL (francese 65% - italiano 107%) ha detto chiaramente all’Europa come procederà per il risanamento. In particolare è questo il motivo della citazione, tre punti fondamentali ci riguardano da vicino:
Fatti e analogie identiche a quelli italiani. Come non trovarci d’accordo sulle soluzioni indicate se é da anni che chiediamo di agire in tale direzione? Il Governo, il nostro Governo, vuole sciogliere queste contraddizioni che in Italia sono più accentuate? La Guardia di Finanza è stanca di porgere l’altra guancia, è stanca di essere schiaffeggiata continuamente, a turno dalla Difesa, dagli Interni, e dai Finanziari.
Il Corpo non può essere l’arlecchino servo di molti padroni e gli si dà l’alibi di poter dire quando viene chiamato di essere sempre impegnato in altro settore.
Si vuole far diventare finalmente la Guardia di Finanza la Polizia economica/finanziaria del paese? Oppure la strategia in atto è quella di portarci al collasso sottraendoci quotidianamente compiti e specificità?
Nell’ultima audizione presso la Commissione Finanze del Senato della Repubblica il Viceministro On. VISCO, allora con delega per il Corpo, espresse plauso alla Guardia di Finanza per aver tagliato i costi fissi di funzionamento e dall’altro ribadì l’imperativo di una maggiore specializzazione del personale in modo da migliorare l’assolvimento dei compiti di polizia tributaria.
Ci domandiamo: con i tagli come si può specializzare ulteriormente il personale?
Il 5 luglio u.s. a Genova il Direttore delle Agenzie a dieci anni dalla nascita, nella sua relazione ha illustrato le “condizioni” indispensabili affinché possa realizzare il piano strategico triennale.
I numeri: assunzione di 3000 laureati e per rimpiazzare le 3100 uscite è previsto il turn-over di 2100 unità di cui 500 a fine anno.
È evidente la disparità di trattamento in cui versa il Corpo per effetto dei tagli di risorse.
Fuoriuscite di personale senza che sia garantito il turn-over. Reparti d’istruzione che sono cattedrali nel deserto.
A fronte di ciò noi rappresentanti del personale, oltre a denunciare i fatti, abbiamo le armi spuntate, limitate dall’inadeguatezza delle norme che disciplinano la Rappresentanza Militare.
Ci preme citare perciò un altro Presidente europeo – Josè Luis Rodriguez ZAPATERO - che come atto nel settore della sicurezza ha ricondotto la Guardia Civil nell’alveo del Ministero dell’Interno e dietro istanze forti del personale ha avuto il coraggio di percorrere la strada del riconoscimento dei diritti. Infatti è in procinto di dare a tale istituzione un associazione professionale sul modello dell’associazione nazionale magistrati.
Il Governo italiano avrà il coraggio di fare analoghe scelte?
Quando il Governo vorrà ricondurre la Guardia di Finanza nell’alveo del Ministero dell’Economia e delle Finanze?
Sono maturi i tempi per il riconoscimento effettivo dei diritti? Con il tavolo delle trattative aperte ci aspettiamo un segnale da parte dell’autorità governativa.
Entrando nei punti specifici il COCER ritiene di dover condizionare la sottoscrizione del contratto alle seguenti pregiudiziali: · sindacalizzazione del Corpo; · stanziamento di ulteriori risorse, oltre a quelle già disponibili per il rinnovo, per provvedere all'aggiornamento del costo orario dello straordinario (attualmente tale costo è inferiore a quello dell'ora del lavoro ordinario); · assegnazione e attribuzione della gestione di tali risorse alle singole amministrazioni (attualmente, per il comparto sicurezza, è gestito tutto dal Ministero degli Interni); · corresponsione di tutte le ore di straordinario svolte dal personale che se tagliate, come avviene attualmente, incidono, tra l'altro, negativamente ed in modo significativo sul trattamento previdenziale; · emanazione di una circolare, da parte del Dipartimento della Funzione Pubblica, attuativa-esplicativa del contratto, per tutte le amministrazioni del comparto sicurezza.
Roma, 11 luglio 2007
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COMUNICATO STAMPA IL CONTRATTO: UNA RISORSA?
Ieri 04 luglio 2007 si è tenuto il terzo incontro con il Dipartimento della Funzione Pubblica per le trattative per il rinnovo contrattuale (Biennio Economico 2006/07 e Quadriennio Normativo 2006/09).
La parte tecnico-politica ha portato sul tavolo le seguenti tematiche:
· l’aggiornamento della tariffa oraria dello straordinario; · presentazione di un articolato normativo sulla diramazione delle circolari attuative dei contratti da parte delle amministrazioni.
Per quanto riguarda il capitolo straordinari a fronte di un drenaggio di circa 27 milioni di euro, il prospetto riportava un incremento per le categorie più disagiate ovvero 13000 finanzieri circa di 0,08 centesimi di aumento. Constatato che la suddetta platea di militari accede al pagamento di una media di 10 ore mensili, questo incremento avrebbe una ricaduta di circa 0,80 centesimi lordi al mese.
La Sezione COCER Guardia di Finanza senza abbandonare, "per il momento", il tavolo delle trattative ha posto delle pregiudiziali che si sostanziano in:
· stanziamento di ulteriori risorse, oltre a quelle già disponibili per il rinnovo, per provvedere all'aggiornamento del costo orario dello straordinario (attualmente tale costo è inferiore a quello dell'ora del lavoro ordinario); · assegnazione e attribuzione della gestione di tali risorse alle singole amministrazioni (attualmente, per il Comparto Sicurezza, è gestito tutto dal Ministero degli Interni); · corresponsione di tutte le ore di straordinario svolte dal personale che se tagliate, come avviene attualmente, incidono, tra l'altro, negativamente ed in modo significativo sul trattamento previdenziale; · emanazione di una circolare, da parte della Funzione Pubblica, attuativa-esplicativa del contratto, per tutte le amministrazioni del Comparto Sicurezza; · elaborazione di prospetti che riportino l’attuale ricaduta del contratto sia sul trattamento stipendiale, sia sulla parte accessoria;
La Sezione Guardia di Finanza ha chiuso i lavori dando la disponibilità ad altri incontri solo alla completa soluzione delle suddette pregiudiziali. Fondamentale, altresì, sarà l'incontro con gli esponenti del Governo che dovrebbe avvenire il 10 luglio p.v..
In tale sede, questo COCER condizionerà la firma del contratto allo scioglimento dei seguenti nodi:
· riformulazione dell'attuale sistema di Rappresentanza, che allo stato priva il personale di una effettiva tutela, condizionandola alla richiesta di sindacalizzazione e non al mero riconoscimento del ruolo negoziale; · chiara distinzione e separazione del Comparto Sicurezza da quello della Difesa.
Roma, 05 luglio 2007 IL COCER DELLA GUARDIA DI FINANZA
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In data odierna un organo di informazione ha pubblicato la deposizione resa dal Comandante Generale all'Autorità Giudiziaria di Milano con riguardo all'avvio, lo scorso anno, dei procedimenti di trasferimento dei vertici del Corpo in Lombardia. Sono così diventati di pubblico dominio i dettagli di una vicenda che all'epoca creò preoccupazione in tutti coloro che vedono nel corretto rispetto delle procedure la garanzia dell'imparzialità di un Corpo come quello della Guardia di Finanza, chiamato ad operare per il mantenimento della legalità in ambiti delicati quali quelli finanziario ed economico. Peraltro, la pubblicazione di quest'atto giudiziario in un momento nel quale la vicenda appariva superata, considerato che tali trasferimenti non sono avvenuti e, a quanto a conoscenza di quest'Organismo, nessuna formale imputazione è stata mossa dall'Autorità Giudiziaria a chicchessia, rischia di trascinare nuovamente l’Istituzione e coloro che vi lavorano al centro di una polemica politica assolutamente inaccettabile. Se l’Autorità Giudiziaria ha ritenuto di indagare, è sua facoltà, attendiamo gli esiti. Ma utilizzare i fatti per fini di bassa speculazione politica e tentare di determinare una crisi nei rapporti tra la Guardia di Finanza e il Vice-Ministro è inaccettabile. I problemi sono ben altri, e sono stati da tempo rappresentati da questo COCER:
Chiediamo con fiducia al Vice Ministro Visco e al Comandante Generale di lavorare e risolvere i vari problemi. Noi faremo la nostra parte, confrontandoci anche duramente, se necessario, ma all’interno di un contesto di lealtà all’Istituzione. Se vogliamo veramente combattere l’illegalità economica e l’evasione fiscale chiediamo a gran voce strumenti e mezzi idonei. Non si può più pensare di ottenere grandi risultati solo con il sacrificio e senso del dovere del personale. Roma, 22 maggio 2007
IL COCER DELLA GUARDIA DI FINANZA
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COMANDO GENERALE DELLA
GUARDIA DI FINANZA
Tel 06/44222631 – Fax
06/44222633
Roma, 20 aprile 2007
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Lettera inviata all'Onorevole Giordano
PROPOSTA PER UNA RIFORMA DELLA RAPPRESENTANZA MILITARE
Una svolta del sistema di rappresentanza è particolarmente sentita dal personale del Corpo della Guardia di Finanza , al fine di addivenire ad una soluzione ai cronici problemi di rappresentatività che assillano la condizione del lavoratore in divisa. In Parlamento sono all’esame delle Commissioni Difesa di Camera e Senato alcune proposte di legge che certo non vanno nella direzione, auspicabile, di dare pieni diritti al cittadino finanziere,lavoratore in divisa uguale a tutti i lavoratori di questa Repubblica e la linea minimalistica che si intravede nei disegni di legge presentati di certo non vanno nella direzione di ristabilire l’equilibrio a favore degli uomini con le stellette come sancito dalla nostra carta costituzionale .La legge 11 luglio 1978, n. 382, da alcuni definita rivoluzionaria rispetto alle condizioni di allora da molti altri avvertita come un frutto di compromesso , mostra oramai tutti i suoi limiti. Da più di un decennio questa inadeguatezza è avvertita, ma le soluzioni prospettate sono state per lo più, nel migliore dei casi, contraddittorie, se non addirittura regressive rispetto alla condizione giuridica esistente. Con la nota Sentenza del 1999, la Corte costituzionale, in merito alla legittimità costituzionale dell’articolo 8 della detta legge n. 382 del 1978, aveva dichiarato non incostituzionale il divieto per i militari di costituire associazioni professionali o sindacali. Tuttavia, la Consulta precisava nella sentenza come dovesse essere il legislatore a definire la disciplina associativa per i militari. L’insoddisfazione degli appartenenti al Corpo verso questo istituto di rappresentanza è generale, avendo riscontrato che esso non garantisce una reale tutela del personale, sia dal punto di vista collettivo sia del singolo appartenente: infatti i meccanismi e le funzioni attribuite alla Rappresentanza militare non sono, a questo punto, adeguate ai progressi culturali, organizzativi e sociali che hanno investito il Corpo. A fronte di ciò il personale vive quotidianamente la rilevante differenza di condizione e di rappresentanza esterna che contraddistingue nel nostro Paese le Forze di Polizia . ad ordinamento civile rispetto a quelle militarmente ordinate, come appunto la Guardia di Finanza. Cittadini che svolgono il medesimo servizio di polizia, in molteplici circostanza anche in stretta collaborazione tra di loro, vivono diverse condizioni personali facendo tastare direttamente le conseguenze di due diversi sistemi di rappresentanza, che si ripercuotono negativamente, nella gran parte dei casi, sugli appartenenti al Corpo, con differenziazione di diritti, di tutela e di trattamento economico. La Rappresentanza militare, così concepita, è un istituto che ormai giunto al termine ma cosa più grave che come si prospetta è un istituto morto ancora prima di nascere! Negli ultimi anni si è assistito alla proliferazione di associazioni che a vario titolo si propongono di difendere gli interessi del personale, andando a colmare, di fatto, il vuoto che le carenze della Rappresentanza ha palesato proprio sul terreno per il quale era stata ideata cioè la tutela del militare. I tempi sono maturi per la svolta, per garantire ai Finanzieri di ogni ordine e grado i diritti fondamentali già di per sé sanciti dalla nostra Carta Costituzionale; diritti che in gran parte dei Paesi dell’Unione Europea sono già da tempo riconosciuti e salvaguardati dalle rispettive legislazioni. La proposta di cambiamento deve andare nella direzione di garantire sostanzialmente la contrattazione e la difesa degli interessi collettivi ed individuali dei Finanzieri (tutela rispetto ai trasferimenti, organizzazione del lavoro, turnazioni, etc), come avviene già per i colleghi della Polizia di Stato e della Polizia Penitenziaria in Italia, delle Forze Armate in genere in molti Paesi europei, senza che questo abbia scardinato l’organizzazione ed il funzionamento dell’apparato militare. La soluzione è il Sindacato . Rispetto a tale richiesta Rifondazione e Lei in particolare come ritiene di agire nella richiesta dei riconoscimenti dei diritti sanciti dalla carta costituzionale al cittadino con le stellette circa la creazione del sindacato per i militari? Onorevole Giordano lo sa che vi è una circolare dell’allora Ministro Martino che vieta addirittura la costituzione di una qualsiasi tipo di associazione se queste sono promosse da militari anche con altre persone che non indossano la divisa e che nonostante più richieste formulate dalla sezione cocer guardia di finanza in molte sedi istituzionali il Ministro Parisi non l’ha ancora abrogata? Signor segretario agirà politicamente per far abolire tale obbrobrio?
Salvatore Trinx Delegato Cocer Guardia di Finanza
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