RIORDINO delle CARRIERE, 

IL TEMPO DEL SILENZIO

Parole, promesse, celebrazioni.. ma per gli eroi in divisa è giunto il tempo del silenzio.

E’ da alcuni giorni che riflettevo su quali fossero le migliori proposte, quali gli emendamenti possibili da proporre, in merito al progetto di riordino delle carriere delle Forza Armate, e discuterne nell’ambito dei prossimi incontri della Rappresentanza Militare.

Stavo anche riflettendo su quali fossero i migliori concetti, le parole più significative per rappresentare ancora una volta che i tanti problemi che soffre il personale del comparto sicurezza-difesa, generati per la maggior parte dall’incostituzionale blocco degli stipendi, sono ancora tutti li sul tavolo irrisolti quanto in continua dilatazione.

Cercavo di trovare le migliori parole, anche se pesate con il bilancino, per dire che ormai sono troppe le promesse di interessamento, di attenzione, di miglioramento per la condizione dei cittadini in divisa non mantenute e, che sono forse sono maggiori le “fregature” approvate, queste sul serio, e passate nel silenzio.

Pensavo a come esprimere il disagio sofferto dagli Ufficiali o dai Funzionari della polizia, che dal 2011 hanno lo stipendio bloccato, come bloccata ne è la carriera, oppure del perché il bonus di 80 € mensili per poliziotti, carabinieri e militari, concreto riconoscimento per chi quotidianamente indossando una divisa opera per assicurare la sicurezza e la difesa dei cittadini italiani, nonostante le promesse di qualcuno alla fine non è stato attribuito agli stessi Ufficiali e Funzionari.

Ragionavo sulle parole per esprimere la preoccupazione sulle voci di eliminare gli scatti di anzianità biennali che, oltre ad essere congelati dal 2011, sono l’unico istituto esistente d’incremento dello stipendio sempre per Ufficiali e Funzionari.

Cercavo anche le parole per far comprendere che il concetto di responsabilità e gerarchia oggi non è più equilibrato, con tutte le ripercussioni che questo può generare, se si considera che tra il grado apicale del ruolo non direttivo e quello dei direttivi in virtù, dello sblocco dei salari sacrosanto per i parametri, del bonus degli 80 € e, dell’incremento dell’addizionale irpef regionale come ad esempio Piemonte, Lazio e Liguria che ha ulteriormente gravato di circa 100 € mensili i redditi medi, la differenza stipendiale si è ridotta al di sotto delle 300 €.

Non ultimo avrei cercato di comprendere, ed avere maggiori informazioni, sulle recenti preoccupazioni esternate da Lorena La Spina, segretario nazionale dell’Associazione nazionale funzionari polizia, cui va la mia stima, in merito alle voci di un intervento da parte dei tecnici del ministero dell’Economia e delle Finanze che, a mezzo di una interpretazione negativa sull’applicazione dello sblocco economico del 2015, vorrebbero concretizzare la restituzione delle somme percepite da parte dei Funzionari e degli Ufficiali delle Forze Armate e Guardia di Finanza.

Inutile, ormai, a pensare di poter far comprendere al mondo di come sia diventato infinito il vuoto di interlocutori politici e “tecnici” rispetto alle questioni che riguardano il comparto sicurezza-difesa e soccorso e, di come sia da tempo inutile confrontarsi con chi non sa, chi fa finta di sapere o peggio, chi consapevolmente e ideologicamente ci mette del suo per peggiorare le cose.

Mentre ragionavo su tutto questo, la mia attenzione è stata attratta dal titolo di un recente articolo di Luca Rocca pubblicato sul Tempo “Ora chiedete scusa ai nostri eroi in divisa”.

Dopo averlo letto, cosa che consiglio vivamente di fare, intanto voglio ringraziare di cuore il giornalista Rocca che oltre a farmi emozionare, ha dimostrato di sapere, davvero, cosa vuol dire indossare una divisa riuscendo chiaramente a raccontare e dipingere solo e soltanto la realtà.

Lo ringrazio perché ci ha ricordato che, nonostante tutti i problemi irrisolti sui quali spendiamo e sprechiamo energie, tempo, carta e parole ed ogni altra cosa che ci possa venire in mente, cercando di far comprendere la necessità di adottare soluzioni, nonostante, come lo stesso Rocca ha scritto nel suo articolo: “Li possono insultare e infangare, bastonare quando fanno il loro dovere nelle strade, mettere alla gogna, ingiustamente, senza mai sentirsi chiedere scusa da quel «partito dell’Anti-Polizia» che aspetta sempre l’occasione giusta per puntare il dito contro l’una o l’altra «divisa», per chiedere un’indagine o un processo, ma guardandosi bene dal dare una metaforica pacca sulla spalla, fosse anche solo d’incoraggiamento, dopo ore, giorni, settimane passate in mezzo alla devastazione, al sangue, alla morte, ai pianti dei bambini senza più genitori o di quest’ultimi senza più figli. Si ricordano di loro, per rimproverarli, solo quando chiedono ciò che gli spetta, una paga dignitosa e mezzi funzionanti, o quando protestano per un accorpamento che ritengono penalizzante”, nonostante tutto ciò, ci ha ricordato che il valore delle nostre divise è molto più alto, infinitamente più alto di tutto il resto.

Quindi si possono tenere gli scatti d’anzianità, si possono tenere gli aumenti contrattuali, si possono tenere carriere e gradi, perché le divise impolverate degli “eroi in divisa”, poliziotti, carabinieri, vigili del fuoco, forze armate, uomini della Guardia forestale e della Guardia di Finanza, nonostante tutto saranno sempre là dove c’è bisogno.

Oggi sono ad Amatrice ed Accumoli, come ieri erano ad Assisi e l’Aquila, sfidano la polvere e il rischio di rimanere sepolti se arriva un’altra scossa, sono in mare a salvare gli immigrati dal mare grosso, sono nei paesi distrutti dalle guerre per portare pace e speranza, sono nelle strade, tutti i giorni, per garantire la sicurezza del nostro paese.

Sono migliaia, e le loro divise anche se infangate, impolverate, lise e consumate unite all’orgoglio dei propri figli e delle famiglie che condividono i sacrifici di mestieri pericolosi, all’ammirazione degli amici, alle enormi emozioni vissute in un lavoro che è destinato ad aiutare a salvare gli altri, hanno un valore inestimabile.

E’ giunto il tempo del silenzio, basta sprecare parole, è inutile continuare a confrontarsi, parlare e discutere di problemi irrisolti con chi non solo ha dimostrato di non conoscere e voler conoscere, ma soprattutto con chi non sarà mai in grado di sapere od immaginare cosa significa veramente indossare una divisa e fare un lavoro che se difficile, pericoloso e malpagato ti ripaga con la soddisfazione e con l’orgoglio perché semplicemente è destinato ad aiutare e salvare chi è in difficoltà.

 

 

Cameri 02 settembre 2016                                                    Diego Spadafora